Quando il caso ha un volto
Quando il caso ha un volto
Ci sono giorni in cui la vita ci mette davanti a un incontro che non avevamo cercato. Una telefonata che arriva nell’ora esatta in cui stavamo per cedere. Un libro dimenticato che cade dallo scaffale e si apre sulla pagina di cui avevamo bisogno. Una persona ritrovata dopo anni, proprio nella settimana in cui la sua parola era l’unica che potesse raggiungerci. E ci sono i casi più grandi, come quello di chi si è salvato da uno schianto aereo perché ha perso il volo. Qualcosa di simile mi è accaduto pochi giorni fa: camminando, sono passato davanti a una bancarella di libri usati, e da qui è nata questa riflessione.L’occhio è caduto su due libri in particolare, uno dei quali è Nulla succede per caso, di Robert H. Hopcke.
Hopcke è uno psicoterapeuta junghiano che ha raccolto centinaia di storie di persone attraversate da quelle che chiama “coincidenze significative”, ciò che lo psichiatra Carl Gustav Jung chiamava “sincronicità”: coincidenze prive di un nesso causale, ma unite da un legame di significato tra ciò che accade fuori e ciò che si muove dentro di noi.
Ci sono coincidenze nella nostra vita che:
• Illuminano momenti di crisi o cambiamento, offrendo una direzione inaspettata
• Rivelano desideri, paure o bisogni profondi che non avevamo ancora riconosciuto
• Influenzano scelte affettive e professionali, talvolta in modo decisivo
• Portano alla luce ciò che dentro di noi stava già maturando, rendendolo consapevole
• Confermano o rafforzano il percorso che avevamo già iniziato a intuire
• Ci proteggono da un pericolo che non sapevamo di correre, a volte salvandoci la vita
• Trasformano un'avversità in un bene più grande, che all'inizio non potevamo vedere
Ma come dobbiamo interpretare queste coincidenze? Sono soltanto il prodotto del caso oppure rivelano qualcosa di più profondo?Forrest Gump esprimeva il dilemma in questi termini: “Non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento.”
La Bibbia propone un’altra prospettiva: non solo gli eventi hanno significato, ma quel significato è voluto e guidato da un Autore. Non siamo alla deriva, né governati da un fato impersonale. Dietro gli eventi della nostra vita c’è Dio che guida la storia secondo il Suo disegno.
Per questo la nostra vita è un racconto dotato di senso: Dio ne è l’Autore, e nulla accade fuori dal Suo piano, anche quando il significato di ciò che viviamo ci rimane ancora nascosto. Lo afferma la Bibbia:
• Dio conosceva ciascuno di noi prima ancora che nascessimo (Geremia 1:5)
• Nel Suo libro erano scritti tutti i giorni della nostra vita (Salmo 139:16)
• Dio guida la nostra storia (Isaia 44:6; 46:10), tutte le circostanze, anche i dettagli, per il bene di quelli che lo amano (Matteo 10:29-30; Romani 8:28) e per la Sua gloria (Isaia 43:7)
Dunque, la nostra vita non è una serie di episodi scollegati, ma un cammino scritto dalla mano saggia e amorevole di Dio che non sbaglia mai i tempi.
A volte non siamo consapevoli di ciò che Dio sta facendo. Come dice John Piper: “Dio sta sempre facendo diecimila cose nella tua vita, e tu forse ne vedi tre.” Spesso non ne conosciamo il motivo, ma siamo convinti, come diceva A. W. Tozer: “Non so perché Dio fa alcune cose, ma sono convinto che nulla è casuale nel suo universo.”
Giuseppe lo ha imparato sulla propria pelle. Gettato in una cisterna, venduto dai fratelli, calunniato, dimenticato in una prigione egiziana: ogni singolo passo di quella storia, vissuto dall’interno, sembrava un caso crudele dopo l’altro. Solo alla fine, con i fratelli tremanti davanti a lui, ha potuto dire: “Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso” (Genesi 50:20). Non ne vedeva il senso mentre lo stava attraversando. Lo ha capito guardando indietro alla luce del presente: la salvezza di un popolo intero, questo era il bene.
Il male, però, non cessa di essere male. Giuseppe ha pianto più volte (Genesi 42:24; 45:2; 50:17), e Dio non gli ha chiesto di fingere che quel dolore non fosse vero. Ha fatto di più: lo ha convertito in bene.
Così scriveva John Flavel: “La provvidenza di Dio è come una parola ebraica, che può essere letta solo all’indietro!”. Come l’ebraico si legge da destra a sinistra, così spesso la mano di Dio nella nostra storia si lascia decifrare solo voltandosi a guardare il cammino già fatto, e di rado mentre lo stiamo ancora percorrendo.
Ciò che molti chiamano “caso” è una pagina della provvidenza di Dio che non hanno ancora imparato a leggere.
E se oggi siamo ancora nella cisterna, o in quella prigione, venduti dalle persone più care, e il disegno non si vede? Giuseppe non lo vedeva. Gli è stato chiesto di restare fedele nel luogo in cui si trovava, sapendo Chi teneva in mano la storia.
Ora ci vengono chieste:
• La fiducia, non la comprensione
• La gratitudine, non il controllo
• L’adorazione, non l’ansia
Dio ci precede: conosce i nostri passi, prepara le nostre strade, dispone i nostri incontri. Quello che noi chiamiamo coincidenze, nella Bibbia è provvidenza: Dio ha un piano e lo guida fino a realizzarlo. Non una forza generica, ma il Creatore stesso, potente e sovrano, che regna su ogni cosa e compie ciò che vuole, guidando la nostra storia secondo il Suo disegno (Salmo 103:19; 135:6; Daniele 4:35; Efesini 1:11).
Ecco perché nulla accade “per caso”: accade perché siamo conosciuti. E quando lo comprendiamo, la vita smette di sembrarci casuale e diventa una chiamata – una chiamata a servirlo, a ringraziarlo, ad adorarlo secondo il Suo tempo e la Sua volontà.
Il caso smette di avere un volto anonimo: a volte lo riconosciamo subito, a volte solo guardando indietro – ma è sempre stato il volto di Dio. Non siamo nelle mani di un destino impersonale, né di una coincidenza senza autore: siamo nelle mani di un Padre, il Dio sovrano che ha scritto ogni pagina della nostra storia.
Una nota finale: penso che il libro di Hopcke non fosse lì per caso, in bella vista su quella bancarella a un prezzo stracciato. Il motivo? Farmi scrivere questa meditazione. Dio, a quanto pare, conosce bene come sono fatto: l’ispirazione mi trova dove capita.
Ma può essere anche per te. Se queste parole sono arrivate fino a te, non è per caso: spero che questa meditazione ti aiuti a trovare pace e conforto. Qualunque sia la cisterna in cui ti trovi, non sei dimenticato: sei conosciuto.
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