Post

Giobbe 3:1-3: Il grido contro la vita

 Giobbe 3:1-3: Il grido contro la vita  Quando non riesci più a tacere Serie: Piove sul bagnato Ti è mai capitato di essere così scoraggiato dalla tua sofferenza da desiderare di morire? Giobbe sì. La sua sofferenza era così estrema che preferiva la morte alla vita. Martin Lutero raccontò una parabola in cui il diavolo ascoltava i suoi demoni riferire i loro progressi nella distruzione delle anime degli uomini. Uno spirito maligno disse: “C’era una compagnia di cristiani che attraversava il deserto, e io scatenai i leoni su di loro. Presto le sabbie del deserto furono disseminate dei loro cadaveri sfigurati.” “Ma a cosa serve?” disse Satana. “I leoni distrussero i loro corpi, ma le loro anime furono salvate. Sono le loro anime che cerco.” Poi un altro spirito cattivo diede il suo racconto malvagio: “C’era una compagnia di pellegrini cristiani che navigavano attraverso il mare su una nave. Mandai un forte vento che spinse la nave contro le rocce, e ogni cristiano a bordo annegò...

Non è finita fino a quando non è finita

   Non è finita fino a quando non è finita  Stavo guardando una partita di calcio inglese, siamo quasi alla fine della partita. Si sa che nel calcio inglese può succedere di tutto negli ultimi minuti, e anche se una squadra è sotto due goal, può sempre recuperare, o addirittura vincere.  Così sottolineando questo concetto, il telecronista dice: “Non è finita fino a quando non è finita”, per sottolineare che la squadra che perde può avere sempre la speranza di pareggiare e addirittura vincere. Oggi voglio condividere con voi la verità profonda racchiusa in una questa frase apparentemente semplice: “Non è finita fino a quando non è finita.” Queste parole portano in sé una forza incredibile, una chiamata alla speranza da un punto di vista cristiano, che risuona attraverso tutta la Bibbia. Oggi esploreremo questa verità attraverso tre punti che iniziano con la lettera P. Cominciamo con la prima P:

Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta

 Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta  Serie: Piove sul bagnato Layton Talbert scrive: “Non c’è niente di peggio che sopravvivere a malapena a un’alluvione e poi scoprire che sta per arrivare altra pioggia. Il fuoco si può spegnere, ma come si ferma altra pioggia?” Siamo sempre nella serie: “Piove sul bagnato”, dall’esempio di Giobbe. Esiste una solitudine che non ha nome preciso, ma che tutti riconoscono immediatamente. Non è la solitudine del deserto – è la solitudine della stanza piena.  Non è l’abbandono dello straniero – è l’abbandono di chi conosce il tuo nome da decenni, di chi ha dormito nel tuo stesso letto, di chi ha tenuto in braccio i tuoi stessi figli. • Puoi sopportare che il mondo non ti capisca • Puoi sopportare che i colleghi si allontanino • Puoi sopportare che i vicini non sappiano cosa dire • Puoi sopportare che gli amici lontani spariscano nel silenzio. Ma quando chi ti ama non ti aiuta – quella è una ferita che nessun cerotto raggiun...

Quando la fede si ferma a metà strada

Quando la fede si ferma a metà strada La mediocrità spirituale A.W. Tozer scriveva: “Molti cristiani si accontentano di vivere tutta la vita a una comoda distanza dalla vetta.” Nota la parola chiave: comoda. Tozer non descrive chi ha rinunciato per stanchezza, o chi è caduto per una tentazione più grande di lui. Descrive una scelta – silenziosa, mai dichiarata, ma reale – di restare abbastanza vicino a Dio da sentirsi salvo, e abbastanza lontano da non dover cambiare. È la distanza calcolata di chi vuole vedere la vetta, non scalarla.  La “comodità” di cui parla Tozer non è un peccato che si nota – è un’abitudine che si installa, un accampamento che con gli anni comincia a sembrare casa. Viviamo in un tempo in cui la fede è stata compressa in slogan, frasi motivazionali, immagini patinate, “versetti” estratti come caramelle spirituali. Sui social vediamo un cristianesimo che spesso è: • Emotivo, invece che biblico • Superficiale, invece che radicato • Centrato sull’uomo, inve...

Cause della preghiera inefficace (3)

 Cause della preghiera inefficace (3) Mancanza di fede (Giacomo 1:5-8) Quando i nostri figli ci chiedono qualcosa o ce lo chiedevano quando erano piccoli, sicuramente davamo e diamo in base a come chiedono. Così Giacomo ci dice che non è sufficiente chiedere a Dio la saggezza, ma anche il modo come la chiediamo è importante per riceverla.  Dio, dice Giacomo al v.5, è disposto a donare la saggezza generosamente, cioè sinceramente o completamente e senza rinfacciare, ma Dio si aspetta da noi un donarsi completamente a Lui con piena fiducia.  Noi in questi versetti vediamo la condizione per ricevere la sapienza. Per ricevere la saggezza siamo chiamati a richiederla in un certo modo!  Perciò il rapporto con Dio e il modo di pregare non devono essere caratterizzati dal nostro modo di fare, ma da come Dio vuole!  Il nostro modo di chiedere deve essere fatto secondo come vuole il Signore! Non basta chiedere: conta come ci presentiamo a chiedere.

Quando il caso ha un volto

 Quando il caso ha un volto Ci sono giorni in cui la vita ci mette davanti a un incontro che non avevamo cercato. Una telefonata che arriva nell’ora esatta in cui stavamo per cedere. Un libro dimenticato che cade dallo scaffale e si apre sulla pagina di cui avevamo bisogno. Una persona ritrovata dopo anni, proprio nella settimana in cui la sua parola era l’unica che potesse raggiungerci. E ci sono i casi più grandi, come quello di chi si è salvato da uno schianto aereo perché ha perso il volo. Qualcosa di simile mi è accaduto pochi giorni fa: camminando, sono passato davanti a una bancarella di libri usati, e da qui è nata questa riflessione. L’occhio è caduto su due libri in particolare, uno dei quali è Nulla succede per caso, di Robert H. Hopcke.  Hopcke è uno psicoterapeuta junghiano che ha raccolto centinaia di storie di persone attraversate da quelle che chiama “coincidenze significative”, ciò che lo psichiatra Carl Gustav Jung chiamava “sincronicità”: coincidenze prive d...

Stereotipi sulla fede

Gli stereotipi sulla fede Ciò che crediamo sulla fede determina ciò che crediamo su tutto il resto. La fede è una delle realtà più fraintese del mondo moderno. Tutti ne parlano, pochi la comprendono. Molti la criticano, pochissimi l’hanno davvero incontrata. E così, come accade per Dio, per Gesù e per il cristianesimo, anche la fede è circondata da stereotipi distorti che impediscono alle persone di scoprire la sua vera natura. Questi stereotipi non nascono nel vuoto. Spesso derivano da esperienze negative, da ignoranza spirituale, da pregiudizi culturali, e certamente al cuore umano non piace il confronto con Dio, né tanto meno sottomettersi a Lui.  Perché: • Se la fede è irrazionale – posso ignorarla • Se è una stampella psicologica – posso deriderla • Se è un’illusione – posso vivere come voglio • Se è inutile – posso restare comodo nella mia incredulità Ma ogni stereotipo sulla fede è una barriera che ci separa dalla verità che salva. STEREOTIPO 1: “LA FEDE È IRRAZIONAL...

Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3)

  Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3) La risposta della fede (vv.20-22) Serie: Piove sul bagnato Nella prima predicazione di questa serie: “Piove sul bagnato”, abbiamo visto che anche i giusti soffrono: la sofferenza non è sempre conseguenza del peccato.  Nella seconda abbiamo seguito Giobbe nel cuore della tempesta: la rapidità dei colpi, l’enormità della perdita, la prima reazione al dolore.  Oggi arriviamo al centro, non a una nuova tragedia, ma a una risposta. La risposta di un uomo che ha perso tutto e che sceglie di prostrarsi davanti a Dio. Non possiamo evitare certe sofferenze, ma possiamo controllare le nostre reazioni. Gli agenti assicurativi chiamano ciò che accade a Giobbe “atti di Dio” – eventi imprevedibili, fuori controllo umano.  Ma è davvero così? • Dio non è coinvolto nelle tragedie? • Dio non è davvero interessato a ciò che accade sul pianeta che ha creato? • Dio non è abbastanza potente da controllare la natura? Non si sono fo...

Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (2)

 Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (2) La rapidità dei colpi e la reazione al dolore (vv.13-19) Serie: Piove sul bagnato Siamo sulla serie: “Piove sul bagnato” dall’esempio di Giobbe. La scorsa volta abbiamo conosciuto Giobbe. Un uomo integro, retto, timoroso di Dio –presentato dal narratore con una precisione che non lascia dubbi. Non è un uomo qualunque: è il migliore della sua generazione.  E proprio questo è il punto che oggi ci costringe a fermarci, perché quello che sta per accadergli demolisce una delle convinzioni più radicate nell’animo umano: che la sofferenza sia sempre la conseguenza di qualcosa.  Un peccato, un errore, una negligenza – se stai attraversando una tempesta, da qualche parte hai sbagliato strada. Giobbe smonta questa equazione una volta per tutte: i giusti soffrono, non sempre per colpa, non sempre per disciplina; a volte soffrono perché c’è un nemico: Satana (Giobbe 1:12; 2:6-7; Luca 13:16; 2 Corinzi 12:7). Ma c’è qualcosa che Satan...

Cosa è avvenuto alla croce (1)

 Cosa è avvenuto alla croce (1) La Croce al Centro  La sostituzione La croce non è un incidente della storia, è il cuore del piano eterno di Dio. Nella croce di Cristo, Dio compie realmente qualcosa di necessario, intervenendo nella frattura tra Sé e l’uomo. Questa frattura è descritta in termini molto forti. Tra Dio e l’uomo non esiste una semplice distanza naturale, ma un ostacolo reale, costituito dal peccato e dalla colpa.  La colpa non è qualcosa di superficiale, o facilmente eliminabile, ma una realtà personale, irrevocabile, che coinvolge il rapporto stesso con Dio.  La nostra colpa non è solo qualcosa che percepiamo dentro di noi, ma è un dato oggettivo davanti a Dio. Ed è questo che rende la situazione così seria. Per questo anche l’ira divina non è un’immagine simbolica da eliminare, ma l’espressione della santità e della giustizia di Dio di fronte al male. Se Dio prendesse alla leggera il peccato, cesserebbe di essere il Dio santo e giusto. Il messaggio pr...

Giobbe 1:1,13-22: Quando i colpi si moltiplicano (1)

 Giobbe 1:1,13-22: Quando i colpi si moltiplicano (1) Anche i giusti soffrono (v.1) Serie: Piove sul bagnato Era il 15 febbraio 1947. Il volo Avianca Airlines diretto a Quito – Ecuador – si schiantò su una vetta montuosa di 4.200 metri vicino a Bogotá.  Nessuno sopravvisse. Uno dei passeggeri era Glenn Chambers – un uomo con un sogno. Stava per iniziare un ministero radiofonico con “The Voice of the Andes” – il sogno di una vita, interrotto in un istante. Per i suoi cari, quel sogno divenne un incubo. Prima di lasciare l’aeroporto di Miami, quel giorno, Chambers aveva scritto in fretta un biglietto su un foglio pubblicitario trovato sul pavimento del terminal – dall’altro lato, stampata a carattere grandi, una sola parola: “PERCHÉ?” Tra la spedizione e la consegna, Glenn morì. Quando la lettera arrivò alla madre, davanti ai suoi occhi c’era quella parola silenziosa che assunse un significato inquietante e devastante: “PERCHÉ?” “Perché?” è la domanda più antica del dolore. “Dov...

La Necessità della Croce (2)

 La Necessità della Croce (2) La croce al centro Oggi molte persone non si riconoscono peccatrici. Si vedono come brave persone, considerano i propri peccati semplici debolezze e si immaginano un dio indulgente. Ma la croce non era un’opzione divina: era un’assoluta necessità morale, spirituale e teologica. La croce ci dice quanto seriamente Dio prende il peccato, quanto Gli sia costato, e quanto profondamente ami il peccatore. Abbiamo visto, la volta scorsa, che la croce era necessaria per la condizione peccaminosa dell’umanità e della sua impossibilità di salvarsi da sola. Oggi vedremo che questa stessa necessità nasce anzitutto dalla natura di Dio e del Suo piano eterno.   Prima di tutto vediamo che: I LA CROCE NASCE DALLA NATURA DI DIO La necessità della croce di Cristo nasce dalla natura stessa di Dio.  La croce è rivelazione di Dio, o per dirla con Karl Rahner: “La morte di Gesù è una dichiarazione di Dio su sé stesso.”

Quando la vita pesa troppo, Dio diventa la nostra forza

 Quando la vita pesa troppo, Dio diventa la nostra forza Questa estate, più persone hanno detto a proposito del caldo: “Non se ne può più. Quanto è troppo è troppo.” Il caldo non uccide sempre con un colpo: logora. Toglie il respiro un grado alla volta, finché il corpo dice quello che la bocca ripete: “Non se ne può più.” Ecco perché tante prove della vita non sono un fulmine, ma un’estate che non finisce mai – un caldo che ci si porta addosso, non che si subisce una volta sola. “Non se ne può più. Quanto è troppo è troppo”, non appartiene solo alle giornate afose. La diciamo quando: • La pazienza è messa alla prova sul lavoro • Le tensioni familiari si accumulano • Le relazioni in chiesa diventano difficili • I vicini di casa creano problemi continui • Un dolore o una preoccupazione non passa mai • Una sofferenza cronica sembra non cambiare È il linguaggio del limite umano. La Bibbia conosce bene questo limite. La Scrittura mostra che anche i più grandi servitori di Di...

La Necessità della Croce (1)

 La necessità della croce (1) La Croce al Centro  C’è una domanda che, se ci fermiamo davvero a pensarci, è la più grande domanda della storia: “Perché il Figlio di Dio doveva morire?”  È una domanda che non si lascia archiviare: torna, bussa, esige una risposta, come un macigno che nessuna corrente di secoli riesce a spostare. La croce (il sacrificio) di Gesù Cristo: • Non è ornamento della nostra religione • Non è esempio di coraggio • Non è vittima inerme trascinata dagli eventi Ma necessità – qualcosa che non poteva non accadere, che fu pianificata prima che il mondo esistesse, che attendeva il suo momento da tutta l’eternità (Atti 2:23; 4:27-28; Galati 4:4; 1 Pietro 1:20). Gesù non è stato trascinato: si è consegnato. Ha camminato verso la croce come un generale che avanza verso la battaglia decisiva, sapendo che ogni passo era parte del piano eterno per la salvezza dei peccatori (cfr. per esempio 1 Timoteo 1:15). Gesù era consapevole del Suo sacrificio:

1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore

 1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore  Nella precedente predicazione di questo versetto abbiamo visto come il nostro cuore, cioè la nostra coscienza ci può condannare legittimamente, o illegittimamente e possiamo arrivare anche a dubitare della nostra salvezza spirituale come ci ricorda Spurgeon quando dice: “La domanda che si pone al nostro cuore è: siamo cristiani o no? Abbiamo creduto in Cristo o no? La coscienza prende atto di tutte le nostre imperfezioni, mancanze e carenze, e dice: ‘No, quest’uomo non è cristiano; è colpevole di tali peccati.’ E molti cari figli di Dio hanno spesso ricevuto un verdetto nel tribunale della propria coscienza che è stato contrario alle loro speranze, perché la loro coscienza ha considerato solo un lato della questione, oppure hanno dimenticato qualche grande e importante verità che avrebbe dovuto essere menzionata davanti al tribunale, e allora il verdetto sarebbe stato diverso. C’è un significato di conforto benedetto in queste par...

Giona 2:9-10: L’illusione di confidare negli idoli!

 Giona 2:9-10: L’illusione di confidare negli idoli! Oggi le cose non sono molto cambiate dai tempi di Giona. Vediamo gli idoli che il Signore ha vietato di fare (Esodo 20:4-5), li vediamo nei luoghi di culto, o portati sulle spalle nelle feste cittadine. Un idolo è qualcosa realizzato da mani umane mediante uno strumento: scolpito nel legno, nella pietra, o inciso nel metallo, tagliato e modellato da mani umane, una rappresentazione artificiale di qualche essere divino. Ma gli idoli ci possono salvare? Ci possono liberare? Sono in grado di ascoltare le nostre preghiere? Giona scappava dalla chiamata del Signore di andare a predicare a Ninive.  Nella sua fuga s’imbarcò per Tarsis, ma il Signore scatenò una tempesta così grande che la nave era sul punto di sfasciarsi.  I marinai, secondo il volere di Giona, lo gettarono in acqua e per volere di Dio, un grande pesce lo divorò.  Dal ventre del pesce, Giona pregò il Signore (Giona 1-2). Nelle parole di questa preghi...

1 Giovanni 3:20: Quando il cuore ci condanna

 1 Giovanni 3:20: Quando il cuore ci condanna Tommaso da Kempis disse: “Dolce sarà il tuo riposo se il tuo cuore non ti rimprovera.” È proprio così. Il cuore, molte volte, ci tormenta a causa del peccato e dei sensi di colpa – non lascia dormire, non lascia respirare, torna a bussare proprio quando vorremmo solo pace.  Ma Giovanni non lascia che sia il cuore ad avere l’ultima parola. Il versetto fa parte di un’unità più ampia (1 Giovanni 3:19-22) che affronta la fiducia davanti a Dio, messa a rischio proprio dall’accusa del cuore.  Dopo aver parlato di come amare gli altri sull’esempio dell’amore di Dio per i Suoi figli (1 Giovanni 3:1-18), Giovanni si volta a guardare qualcosa di più intimo e più scomodo: quel senso di inadeguatezza e fallimento che coglie il credente proprio mentre sta cercando, sinceramente, di vivere in modo giusto secondo Dio. Non è l’ipocrita a sentirsi accusato – è chi sta davvero provando a obbedire a Dio, e proprio per questo sente ogni caduta co...

Il Dio su misura

Il Dio su misura “Può l’uomo farsi degli dèi? Eppure, non sono dèi!” (Geremia 16:20).  Possono gli uomini essere così stolti da pensare che gli idoli da loro stessi creati possano essere divinità? La risposta di Geremia è netta: l’uomo può fabbricare un dio, ma non può fabbricare la divinità. Il versetto lo dice in due mosse: prima una domanda retorica tagliente: “Può l’uomo farsi degli dèi?”, poi la risposta, altrettanto tagliente, che la smonta dall’interno: “Eppure, non sono dèi!” Ora, l’uomo può fabbricare un idolo – questo è innegabile, lo fa davvero. Ma fabbricare l’oggetto non equivale a fabbricare la divinità. Non è che il tentativo fallisca nella pratica: è impossibile in ogni caso, perché una creatura non può produrre l’increato, il finito non può produrre l’infinito, il mortale non può produrre l’eterno. Un dio fatto da noi non può essere più grande di noi. Una creatura finita può produrre un oggetto, un simbolo, un sistema – ma non può produrre il Dio sovrano e vivo, Co...

Isaia 40:28: La risposta

Isaia 40:28: La risposta Nel messaggio precedente abbiamo ascoltato le domande di Dio a Giacobbe – il popolo giudaico: “Perché dici tu... Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?”  Abbiamo visto che quelle domande non cercavano di informare, ma di risvegliare – martelli di luce contro la crosta indurita dello scoraggiamento. Ma una domanda, per quanto potente resta sospesa nell’aria finché non riceve una risposta, e Giacobbe esausto nell’esilio babilonese, non aveva bisogno di un’altra domanda: aveva bisogno di una risposta capace di reggere il peso della sua sofferenza, del suo sconforto. Ecco perché il v.28 non è un semplice dettaglio di stile, ma il cuore pulsante di tutto il capitolo, dove Dio rivela alcune Sue caratteristiche. Dio non risponde al dubbio di Giacobbe con una difesa, una spiegazione, o una giustificazione delle Sue vie – le stesse cose che noi, nei momenti di crisi, andiamo sempre cercando – Dio risponde rivelando Sé stesso. Non troviamo qui un trattato filosofico, né...

La Croce al Centro (2)

 La Croce al Centro (2) Nella predicazione precedente abbiamo visto che la croce è il compimento del piano eterno di Dio e che l’incarnazione del Figlio non può essere separata dal suo scopo redentivo: Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori (1 Timoteo 1:15).  Incarnazione e croce sono due momenti di un’unica storia. P. T. Forsyth diceva: “A volte si dice che la grande questione dell’ora per la fede della Chiesa sia cristologica: è la questione della persona di Cristo. È vero. Ma è ugualmente la questione della croce.” Ora vogliamo approfondire due realtà che la croce porta alla luce con forza insopportabile. La prima: la croce di Cristo è centrale, è il cuore del Vangelo e la chiave della salvezza – il centro attorno a cui ruota tutto il messaggio cristiano, senza il quale non esiste né chiesa né speranza autentica. La seconda è più scomoda: la croce è anche lo specchio più impietoso dell’umanità. È il luogo in cui il male umano raggiunge la sua forma più concentrata ...