📖 Il Vuoto e la Pienezza

La diagnosi, la cura e la scelta che cambiano tutto

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1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore

 1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore 
Nella precedente predicazione di questo versetto abbiamo visto come il nostro cuore, cioè la nostra coscienza ci può condannare legittimamente, o illegittimamente e possiamo arrivare anche a dubitare della nostra salvezza spirituale come ci ricorda Spurgeon quando dice: “La domanda che si pone al nostro cuore è: siamo cristiani o no? Abbiamo creduto in Cristo o no? La coscienza prende atto di tutte le nostre imperfezioni, mancanze e carenze, e dice: ‘No, quest’uomo non è cristiano; è colpevole di tali peccati.’ E molti cari figli di Dio hanno spesso ricevuto un verdetto nel tribunale della propria coscienza che è stato contrario alle loro speranze, perché la loro coscienza ha considerato solo un lato della questione, oppure hanno dimenticato qualche grande e importante verità che avrebbe dovuto essere menzionata davanti al tribunale, e allora il verdetto sarebbe stato diverso. C’è un significato di conforto benedetto in queste parole dell’apostolo Giovanni, così come un significato che dovrebbe suscitare in tutti noi una seria preoccupazione per la nostra reale posizione agli occhi di Dio.”

È proprio a questo conforto che vogliamo guardare oggi: ciò che rassicura, ciò che dà serenità a un cuore che si auto-condanna.

Cominciamo con:
I LA GRANDEZZA DI DIO 
“Dio è più grande del nostro cuore”

Giovanni qui sta facendo una dichiarazione rassicurante spiegando perché dobbiamo essere sereni (nel greco prima di c’è una congiunzione hoti che funge come dichiarazione esplicativa): Dio è più grande del nostro cuore.

Consideriamo:
A) Le sfumature della grandezza di Dio
La grandezza di Dio è quella qualità per cui Egli trascende infinitamente ogni categoria, ogni giudizio e ogni misura che la mente e il cuore dell’uomo possano concepire – non una grandezza tra le altre, ma la grandezza che rende ogni altra cosa piccola al Suo confronto.

La Bibbia ci dice che:
Dio è grande (gāḏôl- Deuteronomio 7:21; 10:17; 1 Cronache 16:25; Neemia 1:5; 9:32; Salmo 86:10; 145:3; Geremia 32:18; Daniele 9:4) – nessuno è grande come Lui (gāḏôl -Geremia 10:6)
Il Suo nome è grande (gāḏôl - Giosuè 7:9; 1 Samuele 12:22; 1 Re 8:42; 2 Cronache 6:32; Geremia 10:6; 44:26; Ezechiele 36:23; Malachia 1:11).
Un re grande (gāḏôl - Salmo 95:3; Malachia 1:14)
Più grande degli dèi (gāḏôl - Esodo 18:11)
I Suoi propositi sono grandi (gāḏôl - Geremia 32:19),
La Sua ira è grande (gāḏôl - Deuteronomio 29:23) 
La Sua indignazione è grande (gāḏôl -Geremia 21:5)
La Sua potenza è grande (gāḏôl - Esodo 32:11; Naum 1:3; gōḏel - Salmo 79:11)
Fa grandi cose (gāḏôl - Deuteronomio 11:7; megas - Apocalisse 15:3)
Fa interventi potenti di liberazione (gāḏôl - Deuteronomio 10:21; Giobbe 5:9; 9:10; 37:5)
Grandi opere di salvezza (gōḏel - cfr. per esempio Deuteronomio 3:24; 5:24; 9:26).
La Sua misericordia è grande (1 Re 3:6; 2 Cronache 1:8; gōḏel - Numeri 14:19; polus – 1 Pietro 1:3)
La Sua bontà è grande (gāḏôl - Neemia 9:25)
La Sua compassione è grande (gāḏôl - Isaia 54:7)
Il Suo amore è grande (polus- Efesini 2:4)

“Non c’è nulla di piccolo in Dio” (Spurgeon).
La Sua è una grandezza eccelsa (gōḏel - Salmo 150:2), non si può misurare (grandezza - geḏûllāh – Salmo 145:3).

Dio è al di là di ciò che la nostra mente può afferrare. La Sua vera grandezza è nota solo a Lui. La mente umana è troppo piccola per misuralo e contenerlo.

“Dio è tale che non si può concepire nulla di più grande” (Anselmo di Canterbury).

Non stiamo parlando di una grandezza tra le altre, misurabile e quindi in qualche modo paragonabile: è una grandezza che sfugge a ogni unità di misura che il cuore dell’uomo possa applicarle.

Ed è proprio questo il punto. Molte persone hanno una visione bassa di Dio, e questa è la radice di innumerevoli mali spirituali, come anche di una coscienza tormentata.

Il Dio di cui Giovanni sta per parlare non è un Dio ridotto alla misura del nostro cuore accusatore. 
Non è un Dio piccolo. È un Dio la cui grandezza – in ogni Sua sfumatura, dal nome alla potenza, alle Sue opere, all’ira e alla misericordia – non si lascia misurare.

In che senso Dio è più grande del nostro cuore?
B) La spiegazione della grandezza di Dio
Cosa significa che Dio è più grande?

“Grande” (meizōn – aggettivo comparativo), indica più grande, superiore, più forte, maggiore in senso comparativo (cfr. per esempio Giovanni 14:28; Ebrei 6:13; 1 Giovanni 4:4), in questo caso dei nostri cuori.

Visto il contesto che parla di condanna e rassicurazione, “più grande” si riferisce alla misericordia. 
E allora quando ci sentiremo schiacciati dal peso dei peccati e delle colpe, la Sua grande misericordia diventa spazio per respirare.

(1) La misericordia è nella natura di Dio (cfr. per esempio Neemia 9:17; Salmo 86:5; 103:8–12; Efesini 2:4-5; Tito 3:5).
La misericordia di Dio è quell’attributo della natura divina per cui Dio, mosso dalla Sua bontà e compassione, si china sulla miseria e sul bisogno delle Sue creature per soccorrerle, perdonarle e non trattarle secondo ciò che i loro peccati meriterebbero.

Abbiamo visto che la misericordia di Dio è grande (Numeri 14:19; 1 Re 3:6; 2 Cronache 1:8; 1 Pietro 1:3), ed è bella l’immagine di questa frase di Spurgeon: “La misericordia di Dio è così grande che è più facile prosciugare il mare, privare il sole della sua luce, o restringere lo spazio che diminuire la sua immensa misericordia.”

(2) La misericordia di Dio è più grande dei nostri cuori
Che mondo sarebbe se Dio sedesse su un trono di sola santità e giustizia e non mostrasse mai misericordia all’umanità?

Il Dio misericordioso “non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe” (Salmo 103:10); non serba l’ira per sempre, si compiace di usare misericordia e getta i peccati in fondo al mare (Michea 7:18-19).

Se Dio considerasse le colpe per quelle che sono, nessuno potrebbe resistere davanti a Lui, ma davanti a Lui c’è perdono (Salmo 130:3-4).

Cosa significa, in concreto, ricevere una misericordia che non si merita? Una storia lo illustra meglio di ogni spiegazione teologica.
Una madre andò dall’imperatore Napoleone per chiedere clemenza per suo figlio. Aveva commesso una violazione della legge francese e l’imperatore rispose: “Signora, è la seconda volta che il ragazzo commette un reato. La giustizia esige che muoia.”
Lei rispose: “Non sono venuta a chiedere giustizia. Imploro misericordia.”
Lui rispose: “Non merita misericordia.”
“Sire”, disse lei, “non sarebbe misericordia se lui la meritasse. Chiedo misericordia.”
Quando si espresse in questi termini, l’imperatore rispose: “Bene, allora avrò misericordia.”

La misericordia non si merita, si dona!
È la forza che irrompe dove la colpa ci spezza e apre un varco dove il cuore vede solo muri.

Dio trascende i nostri sensi di colpa e i fallimenti che sperimentiamo a causa del peccato.
Il cuore accusa, ma Dio è più grande in misericordia, pertanto, la Sua misericordia vince sulla condanna dei nostri cuori.

Quando la coscienza ci accusa, abbiamo bisogno di rassicurazioni sul fatto che il giudizio divino opera su un piano diverso dall’autocondanna umana.

Il versetto si rivolge direttamente ai credenti che lottano con il senso di colpa – l’insicurezza dei cristiani devoti, i cui cuori li convincono di non aver fatto ciò che avrebbero dovuto fare.

Quando la coscienza porta condanna, insinuando il dubbio che Dio non possa davvero perdonare, Giovanni ribatte che “Dio è più grande del nostro cuore”, cioè della nostra coscienza.

L’immagine descritta da Lutero vale più di mille parole: “La coscienza è una goccia; il Dio riconciliato è un mare di consolazione.”

Un uomo guardava un quadro da troppo vicino e lo vedeva confuso. Il custode gli disse: “Faccia qualche passo indietro.” Allontanandosi, vide la bellezza dell’opera.
Così molte volte è il nostro cuore: troppo vicino ai nostri errori per vedere la grazia di Dio.

Se i nostri cuori sono turbati, dovremmo ricordare la grandezza di Dio, una grandezza che scende a offrire perdono ogni volta che confessiamo i nostri peccati (1 Giovanni 1:9).

È proprio questo il cuore della rassicurazione di Giovanni, sintetizzato efficacemente da un commentatore contemporaneo Georg Strecker: “Dio supera le accuse mosse dalle nostre coscienze contro noi stessi.”

Dio è più grande, nel senso di più misericordioso, di quanto la nostra coscienza osi supporre e possiamo fidarci del Suo amore per noi. 

La grazia di Dio è più grande del nostro peccato (Romani 5:20).

Quando sentiamo la convinzione per i nostri peccati, l’amore di Dio è più grande di quella convinzione, e il credente non dovrebbe restare intrappolato nella colpa, ma chiedere il perdono e riposare nella verità che Dio è fedele nel perdonare.

(3) La misericordia di Dio rassicura i credenti tormentati
Noi troviamo qui una potente rassicurazione pastorale. 

Aveva ragione Eugenia Price quando disse: “La misericordia di Dio non è aumentata con la venuta di Gesù sulla terra, ma è stata manifestata! Manifestata in un modo che possiamo comprendere.”

I nostri sentimenti non sono sempre allineati con la nostra testa: nonostante sappiamo di essere perdonati in Cristo (cfr. per esempio Atti 10:43; 13:38-39; Efesini 1:7), spesso non sentiamo di esserlo.

Il punto di questa rassicurazione è semplice: la nostra giusta posizione davanti a Dio non si misura sui nostri sentimenti soggettivi riguardo l’autocondanna, perché Dio è più grande di essi. 

Per amore Dio ci ha resi Suoi figli (1 Giovanni 3:1), e proprio per questo possiamo stare sicuri alla Sua presenza anche quando il senso di colpa non ci abbandona.
Il nostro sentimento soggettivo non intacca la posizione oggettiva di figli di Dio.

La coscienza vede solo il debito, ma Dio vede anche la ricevuta del pagamento, cioè Cristo.
Quando guardiamo dentro noi stessi, non vediamo come potremmo essere salvati. Ma quando guardiamo a Gesù Cristo, non abbiamo motivi per sentirci perduti.

L’unico rifugio sicuro per un peccatore è la misericordia di Dio rivelata in Cristo nella quale la nostra salvezza è resa completa in ogni sua parte.

L’amore misericordioso di Dio nel “sangue di Gesù” (Efesini 1:7; Ebrei 9:14; 1 Giovanni 1:7-2:1-2; 4:9-10) è più grande della condanna del nostro cuore (coscienza).

Paolo scrive ai Romani: “Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:31-34).

Dio conosce il nostro peccato meglio di quanto lo conosciamo noi stessi, e il Suo standard è più alto del nostro – eppure ci ha dichiarati giusti!
Conosce il nostro cuore più a fondo di quanto lo conosciamo noi: vede fin nell’abisso, vede ciò che davvero siamo, conosce il peggio di noi e nonostante questo non ci condanna perché ci vede in Cristo.

Daniel L. Akin dice: “Anche se Cristo ha espiato tutti i nostri peccati con la Sua perfetta opera di redenzione, possiamo provare un senso di colpa o un atteggiamento di condanna, qualcosa che il Dio grande e onnipotente non vuole che proviamo. Quindi, quando la mia coscienza mi fa sentire in colpa, mi rivolgo con fede a Dio, che è più grande del mio cuore vacillante e che mi assicura il perdono totale e completo attraverso la perfetta opera di Gesù.”

Nei momenti in cui il nostro cuore (coscienza) ci condanna, dobbiamo fidarci della misericordia perdonante di Dio: non dobbiamo fidarci dei nostri sentimenti, ma sulla verità oggettiva di chi è Dio – un Dio misericordioso che perdona.

La serenità nasce quando:
Smettiamo di ascoltare solo la voce autocondannante del cuore (coscienza)
Iniziamo a fare nostra la verità del perdono di Dio in Cristo
Comprendiamo che la misericordia di Dio è più grande della nostra autocritica

Il cuore è come un mare agitato. Dio è come un faro: stabile, fermo, luminoso.
Ma un faro non si limita a restare fermo: conosce ogni scoglio, ogni corrente, ogni tratto pericoloso di quella costa. 

Ed è proprio questa conoscenza totale – il secondo motivo della nostra serenità – che Giovanni ci offre ora.
II LA CONOSCENZA DI DIO 
“E conosce ogni cosa.”

A) Dio conosce i nostri cuori meglio di noi stessi
“Conosce” (ginōskei – presente attivo indicativo) significa che Dio veramente conosce sempre. 
Non è solo sapere: è comprendere, penetrare, abbracciare.

La parola “conosce” (ginōskei) cattura la qualità della conoscenza divina che vede oltre le apparenze e i giudizi superficiali – conosce pienamente, profondamente, intimamente.

Questo termine non è semplicemente passivo; implica una consapevolezza attiva e penetrante che include le nostre motivazioni e intenzioni più profonde.

La conoscenza di Dio è così completa che penetra i contenuti più profondi dei nostri cuori.

Il nostro cuore è per noi come un pozzo oscuro e profondo: lo conosciamo solo in parte e può persino ingannarci (cfr. per esempio Geremia 17:9-10), con una diagnosi sbagliata e una condanna ingiusta.

La nostra coscienza, attraverso una conoscenza imperfetta, può essere o troppo severa, o troppo indulgente con noi.
Dio non può essere né l’una né l’altra cosa, perché Egli conosce perfettamente, valuta ogni cosa ed emette un giusto giudizio valido – Dio è un giusto giudice (cfr. per esempio Romani 2:5).

Nessuna sentenza della nostra coscienza è definitiva, lo è soltanto il giudizio di Dio nella sua onniscienza.

Il nostro cuore deve essere subordinato al giudizio supremo di Dio, e il Suo giudizio è più accurato e assoluto del nostro. 

Dio è un giudice superiore al nostro cuore: il fatto che conosce tutte le cose, non dovrebbe recarci paura, ma rassicurazione.

Karen H. Jobes afferma: “La rassicurazione non può venire da dentro di noi, ma deve venire dalla verità oggettiva su Dio e sulla Sua grazia e misericordia che ha mandato Gesù alla croce. E poiché Dio sa già tutto ciò che abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, possiamo confessargli sia la nostra legittima colpa per non aver amato gli altri pienamente come avremmo dovuto, sia quella che potrebbe essere una colpa illegittima, confidando unicamente nel giusto e misericordioso giudizio di Dio.”

Dio non commetterà mai errori di valutazione e di giudizio perché conosce ogni cosa.

“Ogni cosa” (panta) non si riferisce semplicemente a una raccolta di fatti esterni, ma sono incluse le nostre motivazioni e intenzioni – gli aspetti che spesso rimangono nascosti persino a noi stessi.

Un giudice umano deve ricostruire la verità da indizi parziali, testimonianze incerte, prove indirette – e per questo può sbagliare. 

Dio non ha bisogno di ricostruire nulla: vede la verità stessa, direttamente, così com’è. Il Suo verdetto non è mai una deduzione: è visione perfetta.

Quindi:
B) Dio conosce ogni cosa e non ci condanna
La Scrittura dice che:
Dio conosce il cuore (cfr. per esempio 1 Samuele 16:7; 1 Re 8:39) 
Dio conosce i pensieri (cfr. per esempio Salmo 94:11; 139:2).
Dio conosce le intenzioni (cfr. per esempio 1 Cronache 28:9; Salmo 7:9)
Dio conosce le motivazioni (cfr. per esempio Proverbi 16:2; 21:2)
Dio conosce i desideri (cfr. per esempio Salmo 21:2; 37:4)
Dio conosce le inclinazioni del cuore (cfr. per esempio Genesi 6:5)
Dio conosce le parole prima che siano dette (cfr. per esempio Salmo 139:4)
Dio conosce le azioni di tutti (cfr. per esempio Salmo 33:13-15; Proverbi 5:21)
Dio conosce i segreti (cfr. per esempio Daniele 2:22; Matteo 6:4) 
Dio conosce chi gli appartiene (cfr. per esempio Giovanni 10:14; 2 Timoteo 2:19)
Dio conosce tutto ciò che accade nel mondo (cfr. per esempio Giobbe 34:21-22; Proverbi 15:13; Ebrei 4:13)
Dio conosce il futuro della storia (cfr. per esempio Isaia 46:9-11; Atti 15:18)

Quindi la conoscenza di Dio è totale.

Se vogliamo dare una definizione dell’onniscienza di Dio possiamo dire: l’onniscienza è quell’attributo di Dio per cui conosce, in un unico atto eterno e senza successione temporale, tutte le cose possibili e reali – Sé stesso, la creazione, il passato, il presente, il futuro, ogni pensiero, intenzione, motivazione e desiderio delle Sue creature – in modo perfetto, immediato e senza possibilità di errore, o di apprendimento.

Spesso l’onniscienza di Dio viene percepita con timore, come un occhio giudicante che scruta i nostri cuori e azioni, quindi i peccati (cfr. per esempio Salmo 139:1-4; Proverbi 15:3; Geremia 17:10; 23:24; Ebrei 4:13).

Spesso pensiamo all’onniscienza di Dio come deterrente, qualcosa che ci spinge a comportarci bene per non incorrere nel Suo giudizio.
Ma in questo testo essa non funge d’avvertimento come deterrente, è al contrario, rassicurazione per le coscienze tormentate.

C’è una distinzione linguistica importante: Giovanni usa specificamente “conosce” (ginōskei) e non “condanna” (kataginōskē).

Questa scelta di parole è significativa: mentre il nostro cuore potrebbe condannarci, Dio non necessariamente ci condanna – piuttosto, conosce completamente la realtà dietro le nostre azioni.
Uno specchio ci mostra il volto, ma non può mostrarci ciò che pensiamo mentre lo guardiamo. Il nostro cuore è come quello specchio: rivela la superficie, ma non sempre la ragione più profonda di ciò che sentiamo – Dio vede oltre lo specchio.

Ed è proprio questo “vedere oltre” a rendere la Sua conoscenza una conoscenza rassicurante (cfr. per esempio Salmo 103:14; 139:5; Matteo 6:8; Romani 8:27) – la conoscenza totale di Dio non è una minaccia, ma una rassicurazione.

La Sua onniscienza dovrebbe rassicurarci, non terrorizzarci. 

William Barclay scrive: “Il proverbio francese dice: ‘Conoscere tutto significa perdonare tutto.’ Dio ci giudica in base alle emozioni più profonde del cuore; e se nel nostro cuore c’è amore, allora, per quanto debole e imperfetto possa essere, possiamo entrare con fiducia alla sua presenza. La conoscenza perfetta che appartiene a Dio, e solo a Dio, non è motivo di terrore, ma di speranza.”

Lo scopo principale di Giovanni è quello di rassicurare i credenti in modo che possiamo avvicinarci a Dio con fiducia.

Un credente, quando si sente schiacciato dal peso della propria imperfezione, tende a formarsi un’idea sfavorevole del proprio stato spirituale e può arrivare a mettere in discussione la propria salvezza. 

Chiunque abbia attraversato periodi di smarrimento, in cui sorgono dubbi e timori sulla propria condizione davanti a Dio, sa quanto sia necessario un segno che rafforzi la fede e restituisca serenità all’anima.

John MacArthur scrive: “L’apostolo Giovanni capiva che a volte i veri credenti possono lottare con la loro sicurezza. Alcuni dei suoi lettori potrebbero essere stati così sopraffatti dal ricordo dei peccati passati e dalla consapevolezza di quelli presenti che trovavano quasi impossibile accettare il pensiero del perdono di Dio. Le loro coscienze iperattive, che li assediavano con le proprie mancanze, forse rendevano difficile per loro avere una fiducia stabile nella loro giusta posizione davanti a Dio. Così Giovanni scrisse per incoraggiare quei credenti e permettere loro di valutare accuratamente la propria condizione spirituale. Così facendo, cercò di consolidare la loro convinzione, informare giustamente la loro coscienza e rafforzare la loro sicurezza con una vera comprensione della loro trasformazione e delle sue evidenze.”

Dio conosce:
Il nostro vero stato spirituale di essere Suoi figli
Il nostro cuore con i suoi pensieri, desideri, sentimenti, le buone motivazioni e intenzioni
Le nostre sofferenze
Le nostre incertezze
I nostri limiti, fragilità, fallimenti e peccati
Il nostro cordoglio per i nostri peccati 
Ciò che ci condanna
L’autenticità per Lui, anche quando per debolezza della carne, non viviamo all’altezza dei principi del nostro cuore che sono quelli di Dio

David Jackman dice: “Dio è più grande dei nostri cuori e conosce ogni cosa (versetto 20b). Non che Dio minimizzi, o ignori i nostri fallimenti. In realtà, Egli ci conosce meglio di noi, perché ci vede e ci comprende ancora più profondamente di quanto noi stessi possiamo mai conoscere. Egli sa esattamente dove ci troviamo spiritualmente: i nostri punti di forza e di debolezza, i nostri guadagni e le nostre perdite, i nostri successi e i nostri fallimenti. La nostra consolazione è che Dio sa che la misura dell’amore che possediamo è una prova inconfutabile dell’azione dello Spirito Santo nelle nostre vite, che siamo nati da Dio, che siamo passati dalla morte alla vita. E vuole che lo sappiamo anche noi.”

L’apostolo Pietro pianse amaramente dopo aver rinnegato Gesù, e senza dubbio era pieno di rimorso e pentimento per il suo peccato. 
Ma Gesù sapeva che Pietro si era pentito, e dopo la Sua risurrezione, il Signore mandò un messaggio a Pietro (Marco 16:7) che deve avere rassicurato il pescatore irascibile del Suo perdono. 
Il cuore di Pietro forse lo condannava, perché sapeva di aver rinnegato il Signore tre volte, ma Dio era più grande del suo cuore. 
Gesù, che conosce ogni cosa, diede a Pietro proprio la rassicurazione di cui aveva bisogno.

Torniamo a Romani 8:31-39: se Dio è con noi, chi può essere contro di noi? Chi condannerà chi Dio ha già giustificato? Nulla può separarci dal Suo amore in Cristo. 
Dio vede la realtà profonda dei nostri fallimenti – ne sa più di quanto ne sappia la nostra coscienza. 
Le nostre azioni malvagie possono riaffiorare per condannarci nel cuore e nella mente, ma Dio sa molto di più: sa, nel profondo, che lo amiamo. E come Pietro, dobbiamo poter dire: “Signore, non sarà evidente, ma Tu conosci il mio cuore, Tu sai che Ti amo.”

Come dice I. Howard Marshall: “Giovanni dice che possiamo tranquillizzare i nostri cuori ogni volta che ci condannano... Perché Dio ci comprende meglio di quanto i nostri cuori ci conoscano, e nella Sua onniscienza sa che i nostri tentativi, spesso deboli, di obbedire al Suo comando scaturiscono da una vera fedeltà a Lui.”

Questo passo ci fa capire che il credente deve trovare la sua rassicurazione in Dio, il quale, pur sapendo tutto di noi, pregi e difetti, ci ama immensamente, si prende cura di noi nonostante non lo meritiamo.
Certamente Dio conosce il nostro peccato e nulla gli sfugge. Ma questo è in definitiva rassicurante perché ci ha accolti nella Sua famiglia pur conoscendo appieno la portata del nostro peccato. 

Dio ci ha amati ancora prima che noi lo potessimo amare (cfr. per esempio 1 Giovanni 4:9-10), mentre ancora eravamo peccatori (cfr. per esempio Romani 5:6-8), e se lo ha fatto in quella nostra condizione a maggior ragione lo farà ora che siamo Suoi figli con una coscienza che ci accusa per i nostri peccati.

Dio vede:
La sincerità del nostro amore
Il desiderio di seguirlo
Il cammino, non solo la caduta
Cristo in noi, non solo le nostre debolezze

Allora qui la conoscenza di Dio è cura, tenerezza, comprensione profonda, è rifugio.
Quando non riusciamo a perdonare noi stessi, Dio, che vede tutto, conosce anche la nostra reale fragilità e il nostro amore sincero, andando oltre le nostre colpe.
Il senso è: Dio conosce tutto… e continua ad amarci in Cristo.

“Dio sa veramente tutto, eppure la sua conoscenza è guidata da un cuore paterno e amorevole che conosce pienamente la vita giusta che suo Figlio ha vissuto per noi e la morte espiatoria che suo Figlio ha subito al nostro posto” (Robert L. Plummer and E. Roderick Elledge).

Questa non è una semplice consolazione emotiva. È un’affermazione teologica importante.

CONCLUSIONE
Queste parole di Giovanni arrivano come un leggero vento fresco in un giorno afoso di estate.

La nostra sicurezza e serenità non si fondano sui nostri sentimenti soggettivi, ma su Dio.
Quando affrontiamo la crisi di una coscienza che ci condanna, i nostri cuori trovano rassicurazione e serenità nella certezza di poterci affidare alla misericordia di Dio che ci conosce meglio di quanto ci conosciamo noi stessi.

Come scrive Constantine R. Campbell: “Non c’è niente di più rassicurante di fronte alla paura o al dubbio. Sapere di essere accettati, sapere di essere amati e di poter stare tranquilli, dona un’immensa libertà e pace. Ci permette di gioire della nostra relazione con Dio e ci libera dalla fastidiosa sensazione che qualcosa non vada per il verso giusto con Lui. Forti di una solida certezza, siamo più capaci di amare e servire gli altri. Eppure, molti credenti faticano nel loro cammino di fede senza questa rassicurazione. Sanno che la loro posizione davanti a Dio è data loro tramite Cristo, ma in segreto nutrono il timore di essere in qualche modo esclusi. Alcuni arrivano persino a predicare agli altri la certezza della salvezza, pur sospettando di non poterla ottenere loro stessi. Così come la certezza porta a libertà e pace, la sua mancanza può paralizzare i credenti. Può impedire loro di crescere nella fede e, di fatto, allontanarli ulteriormente da una vera conoscenza di Dio Padre.”
E allora:
Quando il cuore ti accusa, non fuggire da Dio: corri verso di Lui sapendo che in Cristo sei perdonato
Quando la coscienza trema, non ascoltare solo la tua voce: ascolta la Sua
Quando ti senti indegno, ricorda: Dio è più grande del tuo cuore e conosce ogni cosa.

La coscienza non ha l’autorità finale sul credente.
Dio, che conosce tutto, è più grande dell’autocondanna e perdona pienamente chi ha fatto di Gesù Cristo il proprio Signore e Salvatore.

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