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Non è finita fino a quando non è finita

   Non è finita fino a quando non è finita  Stavo guardando una partita di calcio inglese, siamo quasi alla fine della partita. Si sa che nel calcio inglese può succedere di tutto negli ultimi minuti, e anche se una squadra è sotto due goal, può sempre recuperare, o addirittura vincere.  Così sottolineando questo concetto, il telecronista dice: “Non è finita fino a quando non è finita”, per sottolineare che la squadra che perde può avere sempre la speranza di pareggiare e addirittura vincere. Oggi voglio condividere con voi la verità profonda racchiusa in una questa frase apparentemente semplice: “Non è finita fino a quando non è finita.” Queste parole portano in sé una forza incredibile, una chiamata alla speranza da un punto di vista cristiano, che risuona attraverso tutta la Bibbia. Oggi esploreremo questa verità attraverso tre punti che iniziano con la lettera P. Cominciamo con la prima P:

Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta

 Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta  Serie: Piove sul bagnato Layton Talbert scrive: “Non c’è niente di peggio che sopravvivere a malapena a un’alluvione e poi scoprire che sta per arrivare altra pioggia. Il fuoco si può spegnere, ma come si ferma altra pioggia?” Siamo sempre nella serie: “Piove sul bagnato”, dall’esempio di Giobbe. Esiste una solitudine che non ha nome preciso, ma che tutti riconoscono immediatamente. Non è la solitudine del deserto – è la solitudine della stanza piena.  Non è l’abbandono dello straniero – è l’abbandono di chi conosce il tuo nome da decenni, di chi ha dormito nel tuo stesso letto, di chi ha tenuto in braccio i tuoi stessi figli. • Puoi sopportare che il mondo non ti capisca • Puoi sopportare che i colleghi si allontanino • Puoi sopportare che i vicini non sappiano cosa dire • Puoi sopportare che gli amici lontani spariscano nel silenzio. Ma quando chi ti ama non ti aiuta – quella è una ferita che nessun cerotto raggiun...

Quando la fede si ferma a metà strada

Quando la fede si ferma a metà strada La mediocrità spirituale A.W. Tozer scriveva: “Molti cristiani si accontentano di vivere tutta la vita a una comoda distanza dalla vetta.” Nota la parola chiave: comoda. Tozer non descrive chi ha rinunciato per stanchezza, o chi è caduto per una tentazione più grande di lui. Descrive una scelta – silenziosa, mai dichiarata, ma reale – di restare abbastanza vicino a Dio da sentirsi salvo, e abbastanza lontano da non dover cambiare. È la distanza calcolata di chi vuole vedere la vetta, non scalarla.  La “comodità” di cui parla Tozer non è un peccato che si nota – è un’abitudine che si installa, un accampamento che con gli anni comincia a sembrare casa. Viviamo in un tempo in cui la fede è stata compressa in slogan, frasi motivazionali, immagini patinate, “versetti” estratti come caramelle spirituali. Sui social vediamo un cristianesimo che spesso è: • Emotivo, invece che biblico • Superficiale, invece che radicato • Centrato sull’uomo, inve...

Cause della preghiera inefficace (3)

 Cause della preghiera inefficace (3) Mancanza di fede (Giacomo 1:5-8) Quando i nostri figli ci chiedono qualcosa o ce lo chiedevano quando erano piccoli, sicuramente davamo e diamo in base a come chiedono. Così Giacomo ci dice che non è sufficiente chiedere a Dio la saggezza, ma anche il modo come la chiediamo è importante per riceverla.  Dio, dice Giacomo al v.5, è disposto a donare la saggezza generosamente, cioè sinceramente o completamente e senza rinfacciare, ma Dio si aspetta da noi un donarsi completamente a Lui con piena fiducia.  Noi in questi versetti vediamo la condizione per ricevere la sapienza. Per ricevere la saggezza siamo chiamati a richiederla in un certo modo!  Perciò il rapporto con Dio e il modo di pregare non devono essere caratterizzati dal nostro modo di fare, ma da come Dio vuole!  Il nostro modo di chiedere deve essere fatto secondo come vuole il Signore! Non basta chiedere: conta come ci presentiamo a chiedere.

Quando il caso ha un volto

 Quando il caso ha un volto Ci sono giorni in cui la vita ci mette davanti a un incontro che non avevamo cercato. Una telefonata che arriva nell’ora esatta in cui stavamo per cedere. Un libro dimenticato che cade dallo scaffale e si apre sulla pagina di cui avevamo bisogno. Una persona ritrovata dopo anni, proprio nella settimana in cui la sua parola era l’unica che potesse raggiungerci. E ci sono i casi più grandi, come quello di chi si è salvato da uno schianto aereo perché ha perso il volo. Qualcosa di simile mi è accaduto pochi giorni fa: camminando, sono passato davanti a una bancarella di libri usati, e da qui è nata questa riflessione. L’occhio è caduto su due libri in particolare, uno dei quali è Nulla succede per caso, di Robert H. Hopcke.  Hopcke è uno psicoterapeuta junghiano che ha raccolto centinaia di storie di persone attraversate da quelle che chiama “coincidenze significative”, ciò che lo psichiatra Carl Gustav Jung chiamava “sincronicità”: coincidenze prive d...

Stereotipi sulla fede

Gli stereotipi sulla fede Ciò che crediamo sulla fede determina ciò che crediamo su tutto il resto. La fede è una delle realtà più fraintese del mondo moderno. Tutti ne parlano, pochi la comprendono. Molti la criticano, pochissimi l’hanno davvero incontrata. E così, come accade per Dio, per Gesù e per il cristianesimo, anche la fede è circondata da stereotipi distorti che impediscono alle persone di scoprire la sua vera natura. Questi stereotipi non nascono nel vuoto. Spesso derivano da esperienze negative, da ignoranza spirituale, da pregiudizi culturali, e certamente al cuore umano non piace il confronto con Dio, né tanto meno sottomettersi a Lui.  Perché: • Se la fede è irrazionale – posso ignorarla • Se è una stampella psicologica – posso deriderla • Se è un’illusione – posso vivere come voglio • Se è inutile – posso restare comodo nella mia incredulità Ma ogni stereotipo sulla fede è una barriera che ci separa dalla verità che salva. STEREOTIPO 1: “LA FEDE È IRRAZIONAL...

Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3)

  Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3) La risposta della fede (vv.20-22) Serie: Piove sul bagnato Nella prima predicazione di questa serie: “Piove sul bagnato”, abbiamo visto che anche i giusti soffrono: la sofferenza non è sempre conseguenza del peccato.  Nella seconda abbiamo seguito Giobbe nel cuore della tempesta: la rapidità dei colpi, l’enormità della perdita, la prima reazione al dolore.  Oggi arriviamo al centro, non a una nuova tragedia, ma a una risposta. La risposta di un uomo che ha perso tutto e che sceglie di prostrarsi davanti a Dio. Non possiamo evitare certe sofferenze, ma possiamo controllare le nostre reazioni. Gli agenti assicurativi chiamano ciò che accade a Giobbe “atti di Dio” – eventi imprevedibili, fuori controllo umano.  Ma è davvero così? • Dio non è coinvolto nelle tragedie? • Dio non è davvero interessato a ciò che accade sul pianeta che ha creato? • Dio non è abbastanza potente da controllare la natura? Non si sono fo...