Cause della preghiera inefficace (3)

 Cause della preghiera inefficace (3)
Mancanza di fede (Giacomo 1:5-8)
Quando i nostri figli ci chiedono qualcosa o ce lo chiedevano quando erano piccoli, sicuramente davamo e diamo in base a come chiedono. Così Giacomo ci dice che non è sufficiente chiedere a Dio la saggezza, ma anche il modo come la chiediamo è importante per riceverla. 
Dio, dice Giacomo al v.5, è disposto a donare la saggezza generosamente, cioè sinceramente o completamente e senza rinfacciare, ma Dio si aspetta da noi un donarsi completamente a Lui con piena fiducia. 
Noi in questi versetti vediamo la condizione per ricevere la sapienza. Per ricevere la saggezza siamo chiamati a richiederla in un certo modo! 
Perciò il rapporto con Dio e il modo di pregare non devono essere caratterizzati dal nostro modo di fare, ma da come Dio vuole! 
Il nostro modo di chiedere deve essere fatto secondo come vuole il Signore!
Non basta chiedere: conta come ci presentiamo a chiedere.

I LA RICHIESTA DEVE ESSERE FATTA CON FEDE (v.6)
Questo:
A) È un comando
“Chieda” (aiteō) è un imperativo attivo presente, esprime audacia e insistenza, dobbiamo chiedere ogni giorno.
Il significato è fare una richiesta, chiedere qualcosa per avere (cfr. per esempio Matteo 7:7-9; 10:11; Atti 13:21). 
La parola veniva usata nell’ambito dei rapporti d’affari e per designare le richieste indirizzate ai sovrani o alle autorità. 
Infatti, vediamo la richiesta fatta ad Erode da parte della figlia di Erodiada quando chiese la testa del Battista (Marco 6:22-24); o il popolo che chiedeva a Pilato che fosse crocifisso Gesù (cfr. per esempio Luca 23:23; Matteo 20:20-22; Marco 15:43; Giovanni 19:38; Atti 9:2; 12:20). 

La stessa parola è usata al v. 5 per la preghiera, per chiedere a Dio la sapienza; quindi, “la chieda con fede” si riferisce alla preghiera. 
Gesù parlando della perseveranza della preghiera dice in Luca 11:10: “Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.” (cfr. per esempio Matteo 7:9-10; Marco 11:24; Giovanni 11:22; 14:13; 15:16; 16:24; Colossesi 1:9; Giacomo 4:2; 1 Giovanni 5:14,16). 

Pertanto, Giacomo dice di pregare per avere la saggezza, ma:
B) La preghiera deve essere fatta con fede (pistis)
Nel v.6 leggiamo: “La chieda con fede.”

La preghiera senza fede è come un aereo senza motori: può avere una destinazione, un pilota e persino una pista, ma non si alzerà mai da terra, non arriverà in cielo.

Noi in questi versetti vediamo la necessità della fede nella preghiera. Chi chiede a Dio la sapienza deve credere e non dubitare. 
La fede è la condizione fondamentale di tutto il nostro rapporto con Dio! È l’inizio da parte nostra, del nostro rapporto con Dio, è il mezzo con cui noi ci appropriamo della salvezza, ma è anche necessaria per la nostra consacrazione (cfr. per esempio Efesini 2:8-9; Romani 1:16; 10:9). 
La fede è un impegno totale a Dio nella fiduciosa obbedienza. 
C’è un richiamo a quello che ha detto Gesù quando esorta a pregare con fede. 
Marco 11:22-24 dice: “Gesù rispose e disse loro: ‘Abbiate fede in Dio!  In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: -Togliti di là e gèttati nel mare-, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto. Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete.’” 

Così ancora in Matteo 21:21-22: “Gesù rispose loro: ‘Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: -Togliti di là e gèttati nel mare -, sarebbe fatto. Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete.’” 

A volte alcune preghiere non sono esaudite perché sono fatte senza fede! 
Noi vediamo per esempio che Gesù faceva i miracoli in risposta alla fede e non faceva i miracoli a causa dell’incredulità verso di lui in alcuni villaggi, come Nazaret (Matteo 9:29; 13:58). 
Dio vuole che noi esercitiamo la fede nella preghiera! 

Che cos’è la fede? In questo passo:
(1) Fede è affidarsi completamente a Dio
Mentre mi trovavo in aereo riflettevo che chi sale in aereo umanamente parlando, si affida completamente al pilota, affida la propria vita al pilota, la mette nelle mani del pilota. 
Una persona comune non sa come funziona un aereo, non vede il pilota che controlla l’aereo, non vede la strada, non esiste una strada, si è in mezzo alle nuvole, o sopra le nuvole; al buio è anche peggio; a volte si atterra con la nebbia! Perciò chi prende l’aereo si affida completamente al pilota! 

Così il credente si affida completamente a Dio come uno che prende l’aereo si affida al pilota! 

La parola fede era usata nel greco classico quando in un procedimento legale una testimonianza era accreditata, perché era credibile, attendibile. Oppure ogni contratto valido scritto era accreditato e accettato. 

Quindi si ha fede in qualcosa o in qualcuno perché è attendibile, credibile! Perciò la fede è la fiducia del vero credente che si affida a Dio, ma non è una fede cieca, è la fede in quel Dio che ha rivelato Sé Stesso e che noi conosciamo, lo riteniamo credibile, affidabile e perciò ci affidiamo a Lui!

La preghiera rivela ciò che crediamo veramente di Dio.
Quando preghiamo emerge la nostra vera teologia, non quella che professiamo con le labbra, ma quella che custodiamo nel cuore.
La preghiera rivela quanto realmente consideriamo Dio affidabile.

• Se crediamo che Egli è fedele, pregheremo con fiducia
• Se crediamo che Egli mantiene le Sue promesse, pregheremo con aspettativa
• Se invece dubitiamo del Suo carattere e della Sua bontà, il dubbio si manifesterà inevitabilmente nelle nostre preghiere.

La fede non è sapere che Dio può; è affidarsi a Lui con la certezza che farà quanto promesso.

Per questo la preghiera di fede non nasce da una grande opinione di noi stessi, ma da una grande visione di Dio.

(2) Fede è certezza, convinzione
Come ci insegna:
a) Il centurione (Matteo 8:5-13).
Dì soltanto una parola..! Il centurione era convinto che Gesù potesse guarire a distanza con una parola il proprio servo! 
In Ebrei 11:1 è scritto: “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.”

“Certezza” (hypostasis) indica una realtà oggettiva, la vera natura di una cosa che è insindacabile e saldamente stabilita, che dà garanzia assoluta ed è il fondamento per la fiducia! Perciò ciò che credi, lo credi perché sai che esiste! 

“Di cose che si sperano” sono le promesse future di Dio ‒ in primo luogo la realtà della salvezza futura in Cristo (cfr. per esempio Ebrei 9:28; 11:10,13-16; Luca 24:21; 1 Timoteo 4:10) ‒ che non sono ancora pienamente realizzate, ma verso le quali il credente cammina con fiducia. 
Sperare queste cose è guardare in avanti con fiducia a quello che è buono e che dà beneficio, qualcosa che si aspetta e non vede l’ora che arrivi o accada (cfr. per esempio Atti 24:26; Luca 6:34; 2 Corinzi 8:5; Romani 15:24; 1 Corinzi 16:7; 2 Giovanni 12; 3 Giovanni 14). 
La fede assicura al credente che ciò che si spera si realizzerà effettivamente.
Il senso è: quando speriamo in qualcosa che non possediamo ancora, il crederlo ci rende simili a chi già ne è proprietario: la fede dà sostanza alla speranza.

La fede è il ponte tra la promessa di Dio e il suo adempimento nella nostra vita.
La fede vede l’adempimento della promessa prima ancora di vedere la risposta.

Perciò la speranza è guardare avanti con fiducia. È l’attesa fiduciosa e certa dell’adempimento delle promesse di Dio.

“Dimostrazione” (elenchos) è credere che quello che noi non vediamo è una realtà, un’evidenza, una prova, una cosa che è dimostrata o provata come nel caso di un processo. 

Noi crediamo che Dio esiste e che la vita eterna è reale, non perché la vediamo già con i nostri occhi, ma perché Dio l'ha promessa nella sua Parola e Gesù l'ha confermata con la sua risurrezione. Per questo la nostra speranza è certa (cfr. per esempio Giovanni 3:16; 11:25-26; Tito 1:2).

Applicandolo alla preghiera possiamo dire che quando noi preghiamo con fede riguardo la saggezza siamo convinti e certi che Dio ce la darà, perché è fondata sulla promessa di Dio e se lo speriamo veramente, lo attendiamo con una grande aspettativa, non vediamo l’ora che ciò avvenga! 
Quindi nella preghiera di fede c’è un atteggiamento di aspettativa fiduciosa: ciò che chiediamo è certo che lo avremo secondo la promessa di Dio!

b) Senza fede non possiamo piacere a Dio! È impossibile!
Ebrei 11:6 afferma: “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.”
Dio premia chi lo cerca con fede, la convinzione cioè che Lui risponderà. Senza fede non possiamo piacere a Dio!

• Chi si accosta a Dio deve (dei), cioè è necessario, inevitabile, indispensabile che creda che Egli è, cioè esiste!
Dio si presentò a Mosè in questo modo per indicare fra le altre cose che Dio esiste ed entra nella scena della vita del Suo popolo. 
Esodo 3:14 dice: “Dio disse a Mosè: ‘Io sono colui che sono.’ Poi disse: ‘Dirai così ai figli d'Israele: -l’IO SONO mi ha mandato da voi-.’” 

“Io sono colui che sono” indica la sua esistenza realmente perfetta, incondizionata, indipendente! 
Ma la Bibbia dice anche che c’è solo un unico vero Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio che si è rivelato al popolo di Israele e in definitiva si è rivelato tramite Gesù. 

In Isaia 45:5-6 leggiamo: “Io sono il SIGNORE, e non ce n’è alcun altro; fuori di me non c'è altro Dio! Io ti ho preparato, sebbene non mi conoscevi, perché da oriente a occidente si riconosca che non c'è altro Dio fuori di me. Io sono il SIGNORE, e non ce n'è alcun altro.”

1 Corinzi 8:4-6 dice: “Quanto dunque al mangiar carni sacrificate agli idoli, sappiamo che l'idolo non è nulla nel mondo, e che non c'è che un Dio solo.   Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.”
Questo indica che noi siamo chiamati a pregare solo Dio per mezzo di Gesù! (cfr. per esempio Giovanni 14:12-13).

Ma deve anche credere:
• Che ricompensa quelli che lo cercano (ekzēteō)
“Ricompensa” (misthapodotēs) letteralmente è “colui che paga un salario.” Il senso è che Dio risponde, dà a chi lo cerca per fede! 
È irragionevole pensare che una persona possa pregare Dio senza credere che Lui esista, ma è anche irragionevole non credere che Dio risponda e aiuti quelli che lo cercano secondo il suo carattere e promesse!

“Cercare” (ekzētéō) è effettuare una ricerca attenta, diligente, impegnarsi seriamente! Desiderare sinceramente! (cfr. per esempio Atti 15:17; Romani 3:11; Ebrei 12:17; 1 Pietro 1:10). 
Questo è un linguaggio che troviamo nell’Antico Testamento per coloro che facevano parte dell’alleanza con Dio, coloro che avevano un rapporto con Dio (cfr. per esempio Deuteronomio 4:29; Salmo 34:4; 69:32). 

Quindi cercare il volto di Dio non va fatto in modo superficiale, ci deve essere un coinvolgimento serio e sincero! 
Dio risponde e dà quello che promette a chi lo cerca con fede! In questo caso, se ha promesso di darci la saggezza a chi la chiede con fede, allora la darà! 

Dio dà la saggezza a chi lo cerca e chi lo cerca ha la certezza che Dio lo esaudirà! Che cosa è allora la fede? 
La fede è qualcosa di vivo, dinamico, è un movimento che coinvolge l’aspetto intellettuale, cioè il conoscere la persona, avere i dati, le informazioni su quella persona su cui poggiare la fede, coinvolge il nostro consenso cioè crediamo in Lui, siamo convinti in quello che Lui è che è vero e può fare e ci affidiamo a Lui.

Perciò:
C) La preghiera deve essere fatta senza dubitare
Il dubbio è spesso rappresentato come l’antitesi del credere, che indica essere convinti che Dio farà ciò che ha promesso, anche con prove apparentemente contrarie (cfr. per esempio Matteo 21:21; Marco 11:23; Giovanni 20:27; Romani 4:20; 14:23).

È inutile pregare per qualcosa senza aspettare la sua realizzazione dopo aver pregato per essa! Il Dr. Guthrie, un predicatore scozzese, ha pregato una mattina per la pioggia. Mentre andava in chiesa, il pomeriggio, la piccola Maria, sua figlia, disse: “Ecco l’ombrello, papà.” “A che cosa ci serve?”  rispose il predicatore. “Hai pregato per la pioggia questa mattina, e non ci aspettiamo che Dio la manderà?” disse la figlia. Così hanno portato l’ombrello, che gli è servito perché al ritorno a casa Dio aveva mandato la pioggia! 

Questa è la preghiera fatta con fede: non avere alcun dubbio e aspettarsi la risposta. 
Chi prega e non si aspetta nulla contraddice l’essenza stessa della preghiera.

Chi prega dubitando non può aspettarsi una risposta da Dio!
Il dubbio rappresenta una mancanza di piena fiducia in Dio; significa essere divisi e tirati in direzioni opposte.
La sola fede apre le porte al tesoro senza limiti di Dio, che nel nostro contesto è la saggezza.

L’incredulità riceve il rifiuto di Dio che dice: “Richiesta negata a causa dei dubbi”, pertanto cerchiamo di essere attenti per non avere una fede esitante. 
Dubitare di Dio è una questione seria! Un dubbio del genere comporta una visione di Dio bassa! 

Perciò nella preghiera è importante avere una conoscenza profonda di Dio! 
“Dubitare” (diakrinō) letteralmente è disgiungere uno da un altro, oscillare tra due opinioni, essere in conflitto con sé stesso con l’anima lacerata, essere indecisi, esitanti. 
In un momento può esprimere fede in Dio in quello che Lui è, e nell’altro incredulità: dubita dell’esistenza, del Suo carattere e delle Sue promesse. 

La stessa parola la troviamo in Romani 4:20 dove è scritto che Abramo davanti la promessa di Dio “non vacillò” per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede. (cfr. per esempio Atti 10:20). 

Alcuni oscillano tra l’autonomia e la fiducia in Dio, tra il contare su sé stessi e Dio! Quindi il problema principale non è la quantità della fede, ma se e in chi poniamo la fede! La persona che prega con il dubbio è una persona che dubita, divisa! 
Infatti: Chi non prega con fede è di animo doppio!

Dio promette di rispondere alla preghiera della fede, non ai dubbi di un cuore diviso!

Pertanto:
II LA RICHIESTA VA FATTA DA UN ANIMO COMPATTO (vv.6-8)
Giacomo fa:
A) Un’illustrazione
Leggiamo nel v.6: “Perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare agitata dal vento e spinta qua e là.”

Chi dubita assomiglia ad un’onda del mare, agitata (anemizō - presente participio passivo) dal vento e spinta (rhipízō - presente participio passivo) qua e là. 

Chi prega senza fede è una persona instabile come dice il v.8, una persona passiva, in balia del vento come le onde, quotidianamente! (presente participio passivo). 

L’uomo che dubita è come una bottiglia gettata nel mare e sballottata qua e là dalle onde.
• Non decide la direzione
• Non sceglie la meta
• Non controlla il viaggio.

È trasportato dalle emozioni, dalle circostanze e dalle opinioni altrui.

Il dubbioso non segue la via diritta della fiducia, è simile perciò a un’onda marina buttata qua e là dal vento senza una direzione fissa! 

L’incessante via vai delle onde mosse dal vento, indica un animo passivo senza controllo, senza stabilità, sempre mutevole a seconda del vento che oscilla tra il dubbio e la fede! 

Le nostre preghiere per la sapienza non devono alternarsi tra fede e incredulità. Dobbiamo avere fiducia che Dio esaudirà la nostra richiesta secondo la sua volontà.

Ma notiamo:
B) L’illusione
Il v.7 dice: “Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore.”

Il “pensi” si riferisce a un giudizio soggettivo sbagliato, a un sentimento personale piuttosto che a un pensiero ben fondato, quindi vero. 

Giacomo fa un’affermazione forte, con un tono di disapprovazione dice: “Quel tale (cioè il dubbioso) non pensi di ricevere qualcosa!” 
Se sei dubbioso non riceverai la sapienza, non riceverai niente! 

Giacomo sta parlando di qualcuno che non è dubbioso da adesso, ma di chi lo è da diverso tempo (Tempo perfetto indica azione fatta nel passato, ma con gli effetti che si vedono oggi).

Il dubbio persistente è un’ancora gettata mentre si cerca di navigare.
Il dubbio getta l’ancora, la fede apre le vele.

Ma osserviamo:
C) La motivazione: perché le preghiere sono prive di fiducia
Nel v.8 leggiamo: “Perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie.”
Ogni cosa ha una causa! Chi è privo di fiducia costantemente nella preghiera è di animo doppio! 

Non stiamo, perciò, parlando di chi può essere perplesso alcune volte, come vediamo in alcuni salmi, come a volte può succedere a tutti, ma di uno che lo è costantemente! (cfr. per esempio Salmo 13:1; 35:17; 77:10). 
Giacomo ha in mente coloro che erano pronti a riconoscere Gesù come Messia, perché attratti da Gesù, ma che ancora erano aggrappati alle loro abitudini non cristiane. 

Secondo Giacomo non esiste una via di mezzo tra fede e non fede o ce l’hai e ti comporti di conseguenza, o non ce l’hai!

Vediamo:
(1) La natura dell’animo doppio (dipsychos)
Animo doppio indica:
a) Piegato insieme, piegato in due, con due anime, due generi, diviso di mente: tra il mondo e la fede, tra il piacere del peccato e Dio.

È quella persona con due anime in petto, due anime con due personalità e due volontà, ecco perché vive in conflitto con sé stesso! 
Sono i credenti ipocriti! I credenti nominali! (Salmo 12:2). 

Quando Howard Carter e i suoi collaboratori trovarono la tomba del re Tutankhamen, scoprirono la sua mummia (il suo corpo) dentro tre sarcofagi, uno inserito nell’altro. Il primo, quello esterno, era in legno di cipresso lungo 2,24 m, con le superfici del coperchio e della base decorate a bassorilievo. La sottile lamina d’oro che lo ricopriva poggiava su uno strato di stucco. Il secondo sarcofago antropomorfo, avvolto in un sudario di lino, era ancora più splendido. Anch'esso era laminato in oro e recava stupende decorazioni: intarsi di vetro policromo e pietre semi-preziose sottolineavano i dettagli del volto e adornavano gli addobbi della figura. Intorno al collo vi era un ampio collare su cui spiccavano gemme di vetro rosso, blu e turchese. Il terzo sarcofago si era, nel corso dei millenni, ricoperto di uno strato bituminoso, risultato dei processi di alterazione dei liquidi usati durante l’unzione sacra nel processo di imbalsamazione. Una volta ripulito si mostrò come il più prezioso: una massiccia lamina d’oro di circa tre millimetri di spessore e pesante oltre un quintale. Sul petto portava un largo collare, fragilissimo, composto di granelli di vetro blu, fiori, foglie, bacche e frutti cuciti su una banda di papiro. Al suo interno giaceva la mummia con il volto protetto dalla celebre maschera d’oro e col corpo adornato di una collana di fiori, dello scettro, del flabello e di altri ornamenti esterni. Ora, senza offesa per nessuno, se stiamo tentando di coprire con un bel cofanetto di oro, con un mantello ed una maschera, la nostra falsa spiritualità per impressionare gli altri, la bellezza esteriore non cambia l’essenza della vita interiore morta. 

Dietro il cofanetto d’oro, il mantello e la nostra maschera, spiritualmente parlando siamo come delle mummie, siamo morti spiritualmente! 
Si può essere dorati fuori e morti dentro!

Gli animi doppi sono coloro che non hanno una relazione genuina con Dio! 
Quindi quel tale nella preghiera dubita perché non si è dato completamente al Signore! È una persona infedele a Dio! È un ipocrita! 
Da una parte dice di credere, dall’altra non fa secondo quello che crede; quindi, non chiede con fede perché non ha una vera fede!

Animo doppio indica:
b) Una persona contrassegnata da indecisione, in cui le scelte morali sono coinvolte 
Il richiamo di Giacomo è al ravvedimento! (Giacomo 4:4-10).

Esopo, favolista greco (VI sec. a.C.), probabilmente lo scrittore più celebre delle favole, parla in una delle sue favole di un tempo in cui le bestie e gli uccelli erano impegnati nella guerra. Il pipistrello cercava di appartenere a entrambe le parti. Quando gli uccelli vincevano, il pipistrello diceva a tutti che era un uccello, quando le bestie vincevano una battaglia, diceva e assicurava a tutti che era una bestia. Ma ben presto la sua ipocrisia è stata scoperta, ed egli è stato respinto dalle bestie e dagli uccelli. Egli dovette nascondersi, e ora può apparire apertamente solo di notte. 

Non si può trattenere con una mano il mondo e con l’altra il Signore. Non saremo né carne né pesce, saremo ibridi come persone! 

Giacomo ammonisce quei credenti nominali distratti dalle passioni e dalle tentazioni, che dicono di vivere la fede, ma non la vera fede, e amano il mondo, mondo inteso come principio contrario a Dio (1 Giovanni 2:16).

Perciò animo doppio indica:
c) Una persona che vive in conflitto tra fiducia e sfiducia, non si getta tra le braccia di Dio in preghiera perché in realtà non si è affidato completamente a Dio, non lo conosce!
Mentre il vero credente è completamente devoto a Dio con la totalità della sua persona.  Deuteronomio 6:5 ci esorta: “Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze” (cfr. per esempio Deuteronomio 13:3; 18:13; 26:16; 29:17; 1 Cronache 12:38; 2 Cronache 31:21; Salmo 18:25; 101:2,4-6; Ezechiele 14:3). 

Il credente è devoto completamente a Dio con tutto sé stesso, non può serve due padroni! (Matteo 6:24; Luca 16:13). 

Giacomo in tutta la sua lettera fa appello alla fedeltà assoluta a Dio, quindi senza compromesso con il mondo, il peccato.

Chi ha il cuore doppio avrà un comportamento:
(2) Instabile (akatastatos) 
Un comportamento incostante, volubile, irrequieto, senza controllo come un’onda agitata e sballottata dal vento
In tutte le sue vie è un modo giudaico di dire in tutta la sua condotta (cfr. per esempio Salmo 91:11; 145:17; Proverbi 3:6; Geremia 16:17; Salmi 1:1,6; 15:11; 118:1,32; Proverbi 1:15). 

Senza la fede in Dio, la vita è caotica, senza direzione o bussola morale. 
Queste persone non sono stabili nella fede e nell’obbedienza a Dio! 
Quindi non è un dubbio occasionale, o una caduta, ma uno stile di vita, come lo erano molti credenti a cui scrisse Giacomo! 
Il cuore diviso di cui parla Giacomo non cade una volta sola: oscilla per tutta la vita.

Se non hai fede costantemente quando preghi Dio, forse sei di animo doppio: allora non ti aspettare che Dio esaudisca la tua preghiera!!

CONCLUSIONE
La maggior parte delle persone si rivolgono a Dio solo quando hanno esaurito ogni altra possibilità.
Il credente fedele sa che tutto dipende da Dio, perciò si rivolge a Dio prima di fare qualsiasi cosa. 

Secondo un giornale del 1974, Leo Fortier ha suonato la campana della sua chiesa parrocchiale in una cittadina del Quebec, ogni domenica per 52 anni. Un record di fedeltà. 
• Sei fedele a Dio? 
• Stai dimostrando la realtà della tua fedeltà esclusiva a Dio? 
• Non solo nella preghiera, ma anche nella vita di tutti i giorni? 

La preghiera costante e il modo di pregare ci fanno capire quello che siamo veramente: se non hai uno stile di vita di preghiera e se preghi senza fede, pensando che Dio non ti risponderà, in base a quello che dice Giacomo, sei di animo doppio. 

Se sei di animo doppio, vuol dire che sei come l’onda del mare sballottata tra l’amore per il peccato e per il mondo e, qualche volta la fede in Dio, perciò sei un credente diviso e moralmente ipocrita! 
Dio non cerca preghiere più forti, ma cuori integri!
Arrenditi completamente a Dio, ravvediti, porta i tuoi peccati a Cristo e chiedi a Dio che ti dia un cuore puro!

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