La Necessità della Croce (2)
La Necessità della Croce (2)
La croce al centro
Oggi molte persone non si riconoscono peccatrici. Si vedono come brave persone, considerano i propri peccati semplici debolezze e si immaginano un dio indulgente.
Ma la croce non era un’opzione divina: era un’assoluta necessità morale, spirituale e teologica.
La croce ci dice quanto seriamente Dio prende il peccato, quanto Gli sia costato, e quanto profondamente ami il peccatore.
Abbiamo visto, la volta scorsa, che la croce era necessaria per la condizione peccaminosa dell’umanità e della sua impossibilità di salvarsi da sola.
Oggi vedremo che questa stessa necessità nasce anzitutto dalla natura di Dio e del Suo piano eterno.
Prima di tutto vediamo che:
I LA CROCE NASCE DALLA NATURA DI DIO
La necessità della croce di Cristo nasce dalla natura stessa di Dio.
La croce è rivelazione di Dio, o per dirla con Karl Rahner: “La morte di Gesù è una dichiarazione di Dio su sé stesso.”
Nella croce di Gesù Cristo, Dio rivela ciò che Egli è eternamente.
L’espiazione non è un semplice “meccanismo” di salvezza: è la rivelazione del carattere di Dio.
Ciò che Cristo manifesta non è altro ciò che Dio è eternamente.
Dio si lascia conoscere attraverso un atto di auto-donazione radicale senza compromettere la Sua natura (cfr. per esempio Atti 20:28; Romani 8:32).
Ma questa auto-rivelazione non è un gesto libero e basta: è anche un debito che Dio ha verso Sé Stesso. Non può rivelarsi in un modo che tradisca ciò che è.
A) La croce è una necessità che soddisfa la natura di Dio
La croce è una necessità perché soddisfa la natura di Dio, è una necessità perché ha origine in Dio stesso.
La croce non è imposta a Dio da qualcosa di esterno: è la forma in cui Egli rimane fedele a Sé Stesso.
John Stott scriveva: “La necessità di ‘soddisfazione’ per Dio, non si trova in nulla al di fuori di Sé, ma dentro di Sé, nella Sua stessa immutabile natura. È una necessità intrinseca, inerente.”
L’umanità è incapace di espiare i propri peccati, ma Dio stesso provvede l’espiazione attraverso la morte di Gesù Cristo.
Solo il sacrificio di Gesù poteva soddisfare Dio!
Nella persona e sacrificio di Gesù Cristo vediamo che Dio non solo esige, ma dà ciò che Lui chiede: un sacrificio perfetto che lo soddisfa!
Dio ha molte qualità che i teologi chiamano “attributi”, ma in riferimento alla croce di Cristo ne vediamo tre.
Cominciamo con:
(1) La santità
La croce non è un incidente, né un gesto simbolico: è la conseguenza inevitabile di due realtà che la Bibbia prende con assoluta serietà:
• La gravità del peccato umano
• La santità perfetta di Dio
Più si comprende la profondità di queste due verità, più si vede che la croce non è “una delle possibili soluzioni”, ma l’unica via coerente con ciò che Dio è.
La santità di Dio è la perfezione assoluta del Suo essere: Egli è totalmente separato dal peccato e moralmente puro in tutto ciò che è e fa, ama perfettamente ciò che è buono e odia ciò che è male in relazione alla Sua natura (cfr. per esempio Salmo 5:4-5; Abacuc 1:13).
Vediamo:
(2) La giustizia
La giustizia di Dio è il Suo agire retto, santo e imparziale, mediante il quale Egli giudica il male senza compromessi e ristabilisce ciò che è conforme alla Sua verità.
Dio non può fare finta di niente davanti al colpevole, ma tratta il peccato secondo ciò che la Sua natura giusta richiede (cfr. per esempio Esodo 34:7; Naum 1:3; Romani 2:5-6).
Il giudizio di Dio non è arbitrio, ma necessità della Sua natura: Dio è giusto perché è fedele a Sé Stesso.
Non può ignorare il peccato, né trattarlo superficialmente, perché farlo significherebbe negare la Sua natura.
Il peccato non può essere tollerato, l’ira di Dio manifesta alla croce, è reale e necessaria (cfr. Romani 1:18; 2:5).
Infine:
(3) L’amore
L’amore di Dio è la Sua decisione libera e benevola di donarsi per il bene delle Sue creature, cercando la loro salvezza – non ignorando il peccato, ma affrondandolo e vincendolo anche a costo del proprio sacrificio, nel modo perfettamente coerente con la Sua santità e giustizia (cfr. per esempio Romani 5:8; 2 Corinzi 5:21; 1 Giovanni 4:10).
Se Dio e l’uomo devono riconciliarsi, se il senso di colpa deve essere tolto dalle coscienze umane, se l’amore di Dio deve manifestarsi all’uomo, la croce appare come la necessità suprema.
La croce di Cristo è la massima dimostrazione dell’amore di Dio.
L’espiazione di Gesù Cristo era necessaria non perché Dio debba soddisfare una legge esterna, ma perché deve essere fedele a Sé Stesso: la Sua santità reagisce al peccato e il Suo amore provvede il sacrificio che soddisfa la Sua stessa giustizia.
Una volta mi fu chiesto come si potessero conciliare l’amore e la giustizia di Dio, come se fossero due poli incompatibili.
Ma non c’è nessun conflitto, operano insieme. Alla croce di Cristo: santità, giustizia e amore si rivelano simultaneamente nel medesimo evento.
Non come attributi in competizione, ma come un’unica fiamma che arde con tre colori perfettamente uniti.
La croce di Cristo rappresenta il punto di convergenza dove santità, giustizia e amore divino hanno un equilibrio perfetto, rivelando la natura complessa e inseparabile di Dio.
Quindi, questi attributi non sono compartimenti separati sono espressioni coerenti dell’unico Dio eterno e immutabile.
T. J. Crawford ha sottolineato questo punto: “È un errore assoluto... supporre che Dio agisca a volte secondo uno dei suoi attributi e altre volte secondo un altro. Egli agisce in conformità con tutti e in ogni momento... Per quanto riguarda in particolare la giustizia divina e la misericordia divina, lo scopo della sua [cioè di Cristo] opera non era quello di armonizzarle, come se fossero state in contrasto tra loro, ma di manifestarle e glorificarle congiuntamente nella redenzione dei peccatori. È un caso di azione combinata, e non di contrapposizione, da parte di questi attributi, che si manifesta sulla croce.”
Nel perdonare, Dio non può mai contraddire la perfezione della Sua natura, e la croce è il luogo in cui la Sua santità (cfr. per esempio Isaia 6:3; 1 Pietro 1:15-16), la Sua giustizia (cfr. per esempio Salmo 11:7; Romani 3:25-26) e il Suo amore (Giovanni 3:16; Romani 5:8) restano pienamente fedeli a ciò che Egli è: Dio così è soddisfatto.
La croce di Cristo è necessaria perché solo lì la santità, la giustizia e l’amore di Dio si incontrano realmente per vincere la colpa umana.
Thomas Oden scrive: “Fu l’amore di Dio a mandare il Figlio unigenito (Giovanni 3:16), fu la santità di Dio a richiedere la soddisfazione della giustizia divina attraverso il sacrificio del Figlio.”
Sulla croce di Cristo:
• La santità rifiuta ogni compromesso con il male
• La giustizia giudica il peccato
• L’amore salva il peccatore offrendo Sé Stesso
La santità e la giustizia di Dio non possono ignorare il peccato, e il Suo amore non può abbandonare il peccatore.
E allora Dio compie un unico atto in cui nessuno dei tre viene tradito: affronta il peccato e salva il peccatore – nello stesso istante, sullo stesso legno.
Con un unico atto in cui Dio resta perfettamente fedele a ciò che Egli è.
La croce è il luogo in cui Dio salva l’uomo senza mai cessare di essere pienamente Sé Stesso.
La croce non è un compromesso: è la coerenza di Dio resa visibile, è una sostituzione, dove Cristo soddisfa la natura di Dio portando la pena che noi meritavamo (cfr. per esempio Isaia 53:5; Galati 3:13), volontariamente (cfr. per esempio Marco 10:45; Giovanni 10:17-18), nella Sua persona.
Nel sacrificio di Gesù non furono i chiodi a trattenerlo, ma la Sua ferma volontà di deporre la Sua vita per glorificare Dio e per salvare i peccatori.
Il paradosso della croce è: Dio non perdona ignorando il peccato – perdona subendo il peccato nella persona del Figlio.
La croce è l’unico luogo dove il Dio amorevole si rivela in modo tale che percepiamo che la Sua santità, giustizia e amore sono ugualmente infiniti ed eterni.
Senza croce, la santità avrebbe oscurato il cielo, la giustizia avrebbe chiuso la porta, e l’amore sarebbe rimasto sospeso.
Ma sulla croce, i tre attributi si allineano come un’eclissi al contrario: non oscurano, ma illuminano.
La croce è l’alba in cui Dio mostra che in Lui non esiste alcuna contraddizione – solo perfezione.
La croce è il luogo dove Dio può dire: “Sono santo, sono giusto e ti amo” senza contraddirsi.
Questi tre attributi di Dio, non sono uniti solo a causa del peccato, sono uniti da sempre e per sempre in Dio.
La croce è la loro manifestazione storica, non la loro origine.
Dio era santo, giusto e amore, prima della croce.
E ancora:
B) La croce è l’unico mezzo disponibile per salvare i peccatori
Sebbene la morte di Gesù renda il messaggio scandaloso e stolto secondo i canoni umani, rappresenta comunque la saggezza e la potenza di Dio (1 Corinzi 1:24).
Il vero elemento oggettivo dell’espiazione dei peccati in croce non è che qualcosa sia stato offerto a Dio: è Dio stesso che ha fatto l’offerta del Figlio (cfr. per esempio Giovanni 3:16; Atti 2:23; Romani 3:25; 8:32, Galati 4:4).
Dio poteva non salvare nessuno, ma avendo deciso di farlo, l’unico mezzo possibile – secondo la Sua natura perfetta in modo che lo soddisfacesse – era la morte espiatrice e vicaria del Figlio sulla croce (cfr. per esempio Ebrei 2:10,17; 9:22-23).
La morte di Cristo non è stata una necessità imposta dall’esterno, ma la via migliore.
La croce non è stata un’alternativa tra molte, ma l’unico mezzo conforme alla Sua natura.
Bruce Demarest scrive: “Avendo liberamente preso la decisione di salvare, Dio agì poi in accordo con la sua natura intrinseca e le sue perfezioni. Egli operò in armonia con la sua perfetta saggezza (1 Corinzi 1:24, 30; 2:7; Efesini 3:10), giustizia (Salmo 51:14; 71:15-16), santità (Esodo 15:11; Isaia 49:7; 1 Pietro 1:15-16), misericordia (Efesini 2:4-5; Tito 3:5) e, soprattutto, il suo amore agapico (Giovanni 3:16; 15:13; Romani 5:8; Efesini 5:2; 1 Giovanni 4:9-10).”
Ancora Demarest aggiunge: “Mandando suo Figlio a essere ferito e a portare su di sé i nostri mali, Dio diede il meglio di sé. Altre presunte opzioni che potremmo considerare meno ottimali, per rispetto della sua stessa natura, il Dio della perfezione non poteva prenderle in considerazione. Perciò l’apostolo Paolo affermò semplicemente: ‘Grazie a Dio per il suo dono ineffabile!’ (2 Corinzi 9:15). Agostino approvò questa linea di ragionamento con il seguente commento: ‘In questo modo, mediante il quale Dio si degnò di liberarci per mezzo del Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù era sia buono che degno della dignità divina... non c’era altro modo più adatto, né altro necessario per guarire la nostra miseria.’ Dio agì per salvare il genere umano peccatore nel modo in cui lo fece proprio in virtù di chi Egli è.”
Nessun’altra via sarebbe stata degna di Dio, o possibile.
La croce nasce dalla natura di Dio, e ancora:
II LA CROCE ERA NELL’ETERNO PIANO DI DIO
Nel 1989, durante il volo United 232, il motore centrale esplose e tranciò tutti i sistemi idraulici. L’aereo divenne ingovernabile. Non esisteva un manuale, né una procedura. I piloti dovettero improvvisare, usando solo la spinta dei motori laterali per tentare un atterraggio e in parte ci riuscirono, anche se molti passeggeri – 111 su 296 – persero la vita a causa dell’impatto violento sulla pista di atterraggio.
Fu una soluzione nata sul momento, davanti a un problema non previsto, senza nessun piano precedente.
Gli uomini improvvisano quando qualcosa va storto. Dio no! Non ha improvvisato la croce di Cristo!
La croce non è stata una toppa, un piano B: è il centro del Suo piano di redenzione fin dall’eternità.
La croce non fu un atterraggio d’emergenza: era il piano di volo stabilito fin dall’eternità!
Dio non è come i piloti del volo 232. Non si è trovato davanti a un problema imprevisto – il peccato – non ha dovuto inventarsi una soluzione d’emergenza – la croce –.
Il peccato di Adamo ed Eva non ha costretto Dio a cambiare rotta: ha semplicemente rivelato il piano che aveva già stabilito in Cristo, compresa l’elezione e la salvezza dei credenti per la Sua gloria (cfr. per esempio Efesini 1:3-14).
Dio manifesta e accresce la Sua gloria nel mondo attraverso l’incarnazione e la morte del Figlio, assumendo su di Sé il bisogno più profondo dell’umanità. Egli si impegna a compiere ciò che l’uomo è incapace di fare: fermare e invertire la sua corsa verso la rovina, salvandolo per la gloria del Suo nome.
La morte di Cristo non fu un evento casuale, un evento sfuggito al controllo divino, ma l’adempimento del proposito eterno di Dio (cfr. per esempio Efesini 3:11; 2 Timoteo 1:9), pianificata nell’eternità, prima della creazione del mondo e realizzata attraverso le mani di uomini malvagi (Atti 2:23; 4:27-28; 1 Pietro 1:20).
Dio non è stato sorpreso dalla croce; l’ha voluta in un periodo storico preciso, il più adatto (cfr. per esempio Galati 4:4).
La croce non è un simbolo da appendere al collo: è l’epicentro della storia, il punto in cui l’eternità ha squarciato il tempo.
Dio ha decretato la croce, ma gli uomini l’hanno compiuta nel loro peccato.
La croce è il punto in cui la sovranità di Dio e la responsabilità dell’uomo si incontrano senza contraddirsi.
Dio realizza i Suoi propositi eterni attraverso le scelte responsabili e colpevoli degli agenti umani, senza essere contaminato dal loro male (cfr. per esempio Giacomo 1:13).
Le loro scelte malvagie diventano lo strumento attraverso cui Dio realizza la salvezza dell’umanità (cfr. per esempio Proverbi 16:4-5; Isaia 10:5-6; Atti 2:23).
Gli uomini malvagi agiscono secondo le loro intenzioni peccaminose, ma simultaneamente eseguono ciò che Dio ha predeterminato: è Dio stesso ad aver consegnato Gesù (cfr. per esempio Isaia 53:4,6,10; Giovanni 3:16; Romani 8:32; 1 Giovanni 4:9-10).
Dio ha prestabilito la croce, ma non ha commesso il male della croce. Gli uomini hanno commesso il male, ma non hanno potuto impedire il piano di Dio.
Possiamo riepilogare così:
• Dio controlla gli eventi
• Dio usa strumenti umani, anche il loro peccato
• Dio non è l’autore del loro peccato
• Gli uomini restano responsabili
• Tutto avviene secondo un progetto eterno
Dio ha guidato l’evento malvagio storico – la croce – e l’ha trasformato nel più grande bene: la salvezza.
Dio è lo specialista che trasforma il male in bene (Genesi 50:20).
CONCLUSIONE
Leon Morris scriveva: “Finché non impareremo che non c’è assolutamente nulla nell’uomo che meriti la salvezza, non potremo nemmeno iniziare a comprendere il significato della salvezza per grazia di Dio.”
Morris intende dire che la grazia non è un premio per chi possiede qualche merito, ma un dono totalmente immeritato.
Solo quando riconosciamo che l’uomo non ha alcuna capacità di salvarsi da sé, comprendiamo perché la croce non è un gesto accessorio, ma l’unico atto attraverso cui Dio salva chi non può salvarsi.
La croce è:
• La santità che non può ignorare il peccato
• La giustizia che prende sul serio la nostra colpa
• L’amore che sanguina per salvarci
La croce è la prova che Dio prende il peccato più seriamente di quanto noi prendiamo la nostra stessa vita.
Solo guardando alla croce di Gesù Cristo possiamo capire veramente chi è l’uomo peccatore, quanto grave sia il peccato, e la coerenza della natura di Dio.
La gravità del peccato si misura dal prezzo della redenzione: se per vincerlo è stato necessario che il Figlio di Dio morisse, allora il peccato non è un piccolo difetto o una fase evolutiva, ma una realtà radicale e terribile davanti al Dio santo e giusto.
Eppure, proprio qui appare la grazia: ciò che l’uomo non poteva fare da sé, Dio lo ha fatto in Cristo, al suo posto.
La croce di Cristo è il vero e unico atto di espiazione con cui Dio stesso ristabilisce il rapporto spezzato con l’uomo, rivelando insieme la serietà del peccato e la grandezza del Suo amore.
Solo alla luce della croce l’uomo comprende davvero quanto sia grave e profondo il peccato e, allo stesso tempo, quanto sia radicale la santità, la giustizia e l’amore di Dio.
Per questo la croce è il luogo in cui l’uomo viene umiliato nel suo orgoglio, ma è anche il luogo in cui riceve la rivelazione più alta della santità, giustizia e amore di Dio.
Adoriamo il Signore santo, giusto e amorevole e ringraziamolo perché ha provveduto la salvezza donando il Figlio alla croce per i nostri peccati.
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