Spezzare le catene della negatività (2)
Spezzare le catene della negatività (2)
Le caratteristiche della negatività
Viviamo nell’epoca dell’informazione istantanea. Ogni giorno i nostri telefoni ci bombardano con notifiche: notizie di crisi, disastri, conflitti.
I social media e anche la TV con telegiornali, film, talk show, ci inondano di notizie negative che non fanno altro che alimentare il pessimismo, soprattutto in chi già tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto.
Anche quando andiamo a prendere il caffè al bar, ci tocca ascoltare frasi negative di ogni tipo, lamentele contro i politici nazionali e locali, sul mondo del lavoro, sullo stipendio, sulle bollette, sulle tasse, costo della vita, sull’arrivare a fine mese, sui servizi sanitari, sul traffico e i trasporti, sulla scuola, sul palazzo dove abitiamo, sui figli, sulla moglie e il marito, la compagna e il compagno, i colleghi e persino sulla nostra squadra del cuore.
C’è l’effetto cascata: esposti a così tanta negatività, diventiamo noi stessi più negativi. Ci si lamenta di più perché tutti si lamentano.
È quasi diventato il linguaggio comune per connettersi con gli altri, come una sorta di consolazione solidale collettiva.
Insomma, SIAMO SATURI DI NEGATIVITÀ!
La negatività è una disposizione mentale che tende a vedere, enfatizzare o aspettarsi il peggio. Non è solo un pensiero: è un’atmosfera interiore che può influenzare emozioni, parole, decisioni e relazioni.
Non è sempre urlata. A volte è sottile, camuffata da realismo, da prudenza, da “sincerità”. Ma il suo effetto è sempre lo stesso: spegne la speranza, spesso distorce la realtà e indebolisce la fede, o deriva da una fede debole.
Nella precedente predicazione abbiamo esplorato le cause, ora approfondiamo come la negatività si manifesta concretamente nella nostra vita, quindi le caratteristiche della negatività.
Prima di tutto vediamo che:
I LA NEGATIVITÀ INDOSSA DIVERSE MASCHERE
La negatività raramente si presenta a viso scoperto. Si traveste, si camuffa, prende forme che sembrano perfino ragionevoli o virtuose.
Vediamo cinque maschere che indossa più spesso la negatività.
La negatività si traveste di:
A) Realismo
“Io sono solo realista!”
Quante volte abbiamo sentito questa frase quando qualcuno viene accusato di essere pessimista o negativo?
La negatività si nasconde dietro la presunta obiettività, come se vedere il peggio fosse semplicemente guardare la realtà com’è.
Altre volte, la negatività si nasconde dietro la:
B) Sincerità
“Io dico solo quello che penso”.
La negatività si traveste da franchezza e onestà, quando in realtà stiamo spargendo veleno con le nostre parole mascherato di autenticità.
E ancora la negatività si traveste di:
C) Esperienza
“Io l’ho già visto, so come va a finire...”.
Si usa il passato per giustificare il pessimismo sul futuro, bloccando ogni possibilità di cambiamento.
La negatività prende in ostaggio l’esperienza per soffocare la speranza.
Poi troviamo ancora la maschera della:
D) Preoccupazione
“Lo dico per il tuo bene, mi preoccupo per te...”
Maschera il proprio pessimismo da cura verso gli altri, ma in realtà toglie fiducia e speranza.
Infine, la maschera del:
E) Sarcasmo
“Sto solo scherzando, non sai accettare una battuta?”
Usa il cinismo come scudo, nascondendo dietro l’ironia una tossicità che comunque diffonde e inquina le relazioni.
Queste maschere sono pericolose proprio perché sembrano legittime.
La negatività non dice mai: “Sono negatività”.
È come un ladro che bussa alla porta vestito da postino – non dice mai apertamente: “Sono un ladro venuto a casa tua per derubarti”.
Si presenta sempre come qualcos’altro: buonsenso, verità, saggezza. Ma dietro ogni maschera, il risultato è sempre lo stesso: ruba la speranza, distorce la realtà, indebolisce la fede.
Ma forse il pericolo che trascuriamo di più è: quando indossiamo queste maschere così a lungo non riconosciamo più il nostro vero volto, la negatività diventa la nostra identità.
Dopo aver visto come la negatività si traveste, esaminiamo ora le forme concrete che assume nella nostra vita quotidiana, ecco:
II LA NEGATIVITÀ ASSUME DIVERSE FORME
Prima di tutto:
A) C’è la negatività che si lamenta costantemente
Come il popolo di Israele che aveva la manna dal cielo, ma si lamentava perché voleva ciò che aveva lasciato in Egitto: pesci, cocomeri, meloni, porri, cipolle e aglio (Numeri 11:4-5).
Mentre Dio gli dava il soprannaturale, loro volevano l’ordinario dell’Egitto quando erano schiavi!
Secondo la loro memoria, preferivano l’abbondanza della schiavitù alla libertà con la manna!
Questo non era solo nostalgia: era ribellione contro il Dio che li aveva liberati, al quale invece dovevano essere riconoscenti!
Sembra assurdo, ma quante volte facciamo lo stesso?
Non siamo mai contenti di quello che abbiamo, di quello che Dio ci dona secondo la Sua grazia nonostante tutti noi meritiamo l’inferno!
Dio è il nostro sostentamento e disprezzare ciò che Egli provvede significa disprezzare Lui!
La negatività ci acceca e ci fa dimenticare la grazia di Dio, preferisce la prigione conosciuta alla libertà sconosciuta.
Alphonse Karr disse una volta: “Alcune persone si lamentano perché le rose hanno spine. Io sono felice che le spine abbiano rose.”
È esattamente la differenza tra una persona negativa e una persona grata. Stessa rosa, stessa spina – ma due modi completamente opposti di vedere la realtà.
Uno guarda la bellezza e si lamenta delle spine. L’altro guarda le spine ed è grato per la bellezza.
Gli Israeliti avevano la manna dal cielo – un miracolo quotidiano – ma si lamentavano perché volevano aglio e cipolle: VEDEVANO LE SPINE, NON LE ROSE.
(1) La negatività può essere nostalgia per le proprie catene del passato
È in riferimento alla vita senza Dio, prima di conoscere Gesù Cristo, con tutto quello che ci teneva prigionieri a causa del peccato (cfr. per esempio Romani 6:20).
Eppure, a volte certi credenti rimpiangono quella vita perché le catene erano familiari.
Non dovevamo fidarci di Dio, ma decidevamo noi e facevamo quello che ci pareva meglio, anche se ci rendeva schiavi.
Non dovevamo morire a noi stessi – vivevamo per i nostri desideri.
La nostalgia per il peccato è sempre nostalgia per il controllo, anche se quel controllo ci stava distruggendo.
(2) La negatività è ingratitudine travestita da memoria
La memoria spesso romanticizza il passato.
Quando affrontiamo nuovi disagi, tendiamo a minimizzare i vecchi disagi – è una comune debolezza umana.
Israele ricordava che il cibo in Egitto era abbondante e gratis, ma dimenticava che il prezzo era la loro libertà.
Ricordare solo il buono, i sapori d’Egitto cancellando il prezzo: le frustate della schiavitù, è una memoria selettiva che diventa ingratitudine.
(3) La negatività è preferire l’impossibile passato al miracolo presente
Volere tornare a qualcosa che non esiste più, rifiutando il miracolo che Dio sta facendo oggi.
Vivere nel rimpianto invece che nella gratitudine.
L’ingratitudine è immaginazione impoverita, l’incapacità di vedere ciò che realmente abbiamo.
(4) La negatività è essere innamorati di un’illusione del passato, invece di cercare ciò che Dio aveva in serbo per loro nel futuro
Dio pensava per loro alla terra promessa, che era davvero una terra dove scorreva latte e miele (cfr. per esempio Esodo 3:8; Numeri 13:27), tutto il cibo migliore che potessero mai desiderare! Non solo aglio e cipolle, ma vigne, fichi, melograni, grano, orzo, olio – una terra di abbondanza e soprattutto LIBERTÀ!
Il meglio di Dio per noi è sempre davanti a noi, mai dietro di noi, ecco come possiamo vincere la negatività nel presente: ricordando le benedizioni passate e guardando avanti con fede a cose migliori secondo le promesse di Dio, non indietro con rimpianto.
Non solo la negatività si lamenta costantemente, in secondo luogo:
B) C’è la negatività che vede solo giganti
Le persone negative vedono le difficoltà in ogni opportunità; quelle positive vedono le opportunità in ogni difficoltà.
Questo lo vediamo nella storia delle spie in Numeri 13.
Dieci delle dodici spie tornarono dall’esplorazione della terra di Canaan dicendo: “E vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette, e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:33)
Le spie non solo ingigantirono il problema, ma rimpicciolirono sé stesse.
Questa è la dinamica tipica della negatività: fare i problemi enormi e sentirsi insignificanti davanti a essi.
Le spie non solo si sentivano inadeguate: proiettarono la loro insicurezza sugli altri, dissero: “E tali sembravamo a loro” (Numeri 13:33).
Ma questo era pura supposizione! Non sapevano affatto come i giganti li percepivano.
Un aspetto interessante è l’assenza di Dio nel capitolo 13! QUEI DIECI ESPLORATORI NON MENZIONANO MAI DIO!
Le dieci spie valutarono la situazione in termini puramente umani: giganti contro cavallette senza includere Dio nell’equazione.
La negatività non è solo pessimismo – è amnesia spirituale. È valutare le circostanze come se Dio non esistesse o non fosse rilevante.
Quelle spie vedevano i giganti nella terra promessa e dimenticavano il DIO GIGANTE che li aveva portati lì in modo sovrannaturale.
La loro paura cancellò la memoria della fedeltà e potenza di Dio.
Giosuè e Caleb videro gli stessi giganti, ma dissero: “Se il Signore ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele.” (Numeri 14:8).
Stessa situazione, ma prospettiva completamente diversa.
Quello che faceva la differenza era: la consapevolezza della grandezza di Dio.
Non deve essere la grandezza del problema a determinare l’esito, ma LA GRANDEZZA DEL DIO IN CUI CONFIDIAMO.
La consapevolezza della grandezza di Dio alimenta la fede che ci fa vedere anche le sfide più grandi con occhi diversi.
Evidentemente i dieci esploratori non l’avevano e vedevano la sfida in modo negativo attraverso la lente dell’incredulità.
Joe M. Sprinkle commenta: “La differenza di prospettiva è la fede: Giosuè e Caleb vedono Dio in modo positivo attraverso la lente della fede, il popolo in modo negativo attraverso la lente dell’incredulità.”
Gli Israeliti non dovevano cedere ai loro sentimenti di paura, rabbia contro Dio e d’incredulità (Numeri 14:9).
Per grazia di Dio potevano scegliere di sottomettersi e fidarsi di Dio! Ma non lo hanno fatto!
Spesso ragioniamo condizionati dai nostri sentimenti negativi come la paura, il senso di inadeguatezza, i complessi di inferiorità, di rassegnazione, e così via tanto da bloccarci, ci sentiamo “cavallette”.
Ma questi sentimenti non devono dettare le nostre scelte.
Non si tratta di fingersi forti quando siamo deboli.
Si tratta di ricordare che la forza di Dio si manifesta proprio attraverso la nostra debolezza riconosciuta (cfr. per esempio 2 Corinzi 12:9).
Potenziata da Dio, anche la più piccola o insignificante delle cavallette può dare filo da torcere ai giganti.
Riconosciamo i limiti, ma confidiamo nelle risorse ILLIMITATE DI DIO!
Chi sono per noi oggi i giganti?
I giganti sono i grandi ostacoli, paure, o sfide impossibili da superare con le sole forze umane.
Possono essere malattie, problemi economici, relazioni difficili, e così via.
Forse il tuo gigante oggi:
• Si chiama diagnosi medica
• Si chiama debito
• Si chiama relazione distrutta
• Si chiama futuro incerto
Ha un nome, ha una faccia, sembra invincibile. Ma la domanda rimane: stiamo guardando ai giganti o al Dio che è più grande dei giganti?
Per chi ha fede, come Giosuè e Caleb, non sono un problema insormontabile: DIO È PIÙ GRANDE DEI GIGANTI!
Oggi hai davanti a te la stessa scelta di Israele nel deserto di Paran: puoi fare come le dieci spie: vedere i giganti, dimenticare Dio con la tua negatività e morire nel deserto delle tue paure per la tua incredulità (Numeri 14:29).
Oppure puoi fare come Caleb, che ha avuto un altro spirito ed entrò nella terra promessa (Numeri 14:24).
Stai guardando ai giganti o al Dio che è più grande dei giganti?
In terzo luogo:
C) C’è la negatività che critica e giudica gli altri
L’invidia è carburante per la negatività.
L’invidia ti fa passare la vita a contare le benedizioni degli altri mentre perdi il conto delle tue.
Guardiamo la vita degli altri e confrontiamo: loro hanno di più, sembrano più felici, sono più benedetti.
E così iniziamo a lamentarci della nostra vita, convinti che sia meno di quella meritata – tutto basato su quello che pensiamo di vedere negli altri.
Ci può essere il veleno anche sotto la maschera della religiosità dovuta all’amara gelosia o all’invidia.
Anche persone di un certo livello spirituale, impegnate nel ministero per il Signore possono diventare negative nei riguardi degli altri come Maria e Aaronne che criticarono un uomo umile come Mosè prendendo la scusa che aveva sposato una Cusita, oggi diremmo l’area a sud dell’Egitto. (Numeri 12:1-2).
Maria e Aronne non erano persone qualunque. Maria era la profetessa che aveva guidato le donne nella danza di vittoria dopo il Mar Rosso.
Aronne era il sommo sacerdote, colui che entrava nel Luogo Santissimo.
Eppure, caddero nella negatività più tossica.
E questo ci dice qualcosa di profondo: nessuno è immune! Questo veleno può infettare anche i più spirituali.
L’INVIDIA È IL VELENO DELL’ANIMA. È l’unico peccato dal quale non si trae alcun piacere; è tutto dolore e nessuna gioia.
Maria e Aronne non godevano di nulla. Avevano doni, posizioni, rispetto – ma l’invidia aveva avvelenato tutto!
Qual è stata la dinamica della negatività di Maria e Aaronne?
Non dissero apertamente: “Siamo gelosi di Mosè”.
Usarono la classica tecnica della negatività: mascherare l’invidia con preoccupazioni “legittime” secondo la legge (cfr. per esempio Deuteronomio 7:1–4); infatti, prima attaccarono la moglie di Mosè, una straniera, ma questa era solo la facciata perché poi subito dopo dissero: “Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?” (Numeri 12:2).
Ecco il cuore della questione: volevano lo stesso riflettore, la stessa autorità, lo stesso riconoscimento di Mosè!
Maria e Aronne avevano già dei doni e ministeri incredibili. Ma non bastava loro. Volevano quello che aveva Mosè, e questo li ha portati alla negatività!
Questa è la negatività al suo livello più distruttivo: quando anche le benedizioni che hai non ti bastano, perché sei ossessionato da quelle che ha qualcun altro.
È come avere un pranzo delizioso davanti a te, ma fissi continuamente il piatto del vicino finché il tuo cibo diventa amaro.
Il Signore non approva simili comportamenti, infatti la Sua ira si scagliò contro Maria e Aaronne (Numeri 12:9-10).
La negatività verso le persone è spesso, in realtà, negatività travestita verso Dio.
Quando siamo negativi per un dono o un ministero di un fratello o di una sorella della chiesa, in realtà lo siamo contro Dio, perché è Dio che ha dato loro quel dono e ministero (cfr. per esempio 1 Corinzi 12:4-11; 15:10; 2 Corinzi 3:4-6; Efesini 4:11-16).
Il teologo Stephen Charnock scrisse parole che sembrano descrivere esattamente Maria e Aronne: “L’invidia è una negazione della provvidenza. Essere invidiosi dei doni di un altro è accusare la provvidenza di distribuzione ingiusta. Nella nostra invidia, violiamo la libertà di Dio e gli neghiamo il diritto di distribuire i suoi stessi beni come vuole, come se Dio fosse il nostro maggiordomo e noi fossimo i suoi padroni.”
Quando punti il dito contro le benedizioni di qualcun altro, stai in realtà stringendo il pugno verso il cielo.
Maria e Aronne stavano trattando Dio come se fosse il loro maggiordomo! Come se dovesse rendere loro conto delle sue scelte!
“Dio, perché hai dato a Mosè quella posizione? Perché non hai dato a noi la stessa autorità? Non è giusto!”
La negatività verso le benedizioni degli altri è sempre, in fondo, un’accusa contro Dio.
Quindi secondo questo caso, quali sono le lezioni per noi oggi?
• La negatività può raggiungere anche le persone più spirituali
Se Maria la profetessa e Aronne il sommo sacerdote ci caddero, possiamo caderci anche noi.
• La negatività maschera sempre le sue vere motivazioni
Raramente ammette: “Sono geloso.” Trova sempre una ragione “legittima” per criticare.
• La negatività è essenzialmente ribellione contro Dio
Quando critichiamo chi Dio ha messo in posizioni di autorità o benedizione, stiamo mettendo in dubbio Dio stesso.
• Quante volte siamo stati Maria e Aaronne negativi contro qualcuno?
• Quante volte siamo stati negativi e abbiamo criticato qualcuno usando ragioni “spirituali” quando in realtà eravamo solo gelosi?
• Quante volte abbiamo mascherato la nostra negatività come “preoccupazione legittima”?
• Quante volte abbiamo voluto ciò che Dio aveva dato a qualcun altro invece di essere grato per ciò che aveva dato a noi?
Numeri 12 è uno specchio che ci mostra quanto facilmente possiamo scivolare nella negatività, anche quando pensiamo di stare servendo Dio.
CONCLUSIONE
La buona notizia è questa: non siamo condannati alla negatività. Non è facile. Ma non è impossibile. E sappiamo benissimo che ne vale la pena.
La negatività è una prigione con la porta aperta. Puoi uscire in qualsiasi momento!
Come possiamo vincerla? Certamente con l’aiuto del Signore (cfr. per esempio Salmo 121:2; Filippesi 4:13).
Ci sono alcuni passi da considerare per vincere la negatività.
1) Primo: Scegli la gratitudine come disciplina spirituale
Non aspettare di sentirti grato – SCEGLI SEMPLICEMENTE DI ESSERLO.
Paolo disse: “In ogni cosa rendete grazie” (1 Tessalonicesi 5:18).
E poi ancora: “Ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesú Cristo” (Efesini 5:20).
(2) Secondo: Controlla i tuoi pensieri
Filippesi 4:8 dice: “Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtú e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.”
Evidentemente queste caratteristiche sono in relazione alla volontà di Dio (Romani 12:2) e in sottomissione a Cristo (2 Corinzi 10:5).
Paolo capiva qualcosa di fondamentale: l’azione giusta fluisce naturalmente dall’atteggiamento giusto. E l’atteggiamento giusto inizia dai pensieri giusti.
Se continui a riempire la tua mente con pensieri negativi, inevitabilmente svilupperai un atteggiamento negativo, e poi agirai negativamente.
Ma se scegli deliberatamente di concentrarti su cose vere, onorevoli, giuste, pure, amabili –trasformerai il tuo atteggiamento e le tue azioni seguiranno naturalmente.
(3) Terzo: Pratica la lode
Giobbe, che perse tutto in un giorno, disse: “Il SIGNORE ha dato, il SIGNORE ha tolto; sia benedetto il nome del SIGNORE” (Giobbe 1:21).
Paolo e Sila erano in prigione, con i piedi nei ceppi, le schiene sanguinanti (Atti 16:22-25).
Invece di lamentarsi, a mezzanotte cantarono inni a Dio. Non aspettarono di uscire per lodare – lodarono nella prigione! E cosa successe? Un terremoto. Le catene caddero. Le porte si aprirono.
La tua lode nel momento più buio può essere il terremoto che Dio usa per liberarti.
(4) Quarto: Controlla le tue parole
Proverbi 18:21 dice: “La morte e la vita sono in potere della lingua.”
Le tue parole hanno potere creativo. Quando parli negativamente, crei un’atmosfera di morte intorno a te.
(5) Quinto: Frequenta attivamente una chiesa locale
L’isolamento è il terreno fertile della negatività.
Ebrei 10:25 ci esorta a non abbandonare le riunioni della comunità.
Perché? Perché insieme possiamo ricordarci della verità quando la negatività urla bugie.
Qualcuno potrebbe dire: “Ma tu non capisci quanto è difficile la mia situazione.”
Hai ragione, non la capisco.
Ma conosco questo:
• Dio ha liberato un popolo dalla schiavitù più potente del mondo antico
• Ha aperto il Mar Rosso
• Ha dato la manna dal cielo
• Ha fatto cadere le mura di Gerico
• Ha risuscitato Suo Figlio dalla morte
E tu pensi che la tua negatività sia troppo grande per Lui?
• Inizia ogni giorno con tre gratitudini
• Memorizza un versetto a settimana contro la negatività
• Ogni volta che sei tentato a essere negativo, prega e trasforma quel pensiero secondo la volontà di Dio
Quando spezziamo le catene della negatività, diventiamo una luce in un mondo buio, e il mondo ha disperatamente bisogno di vedere persone che vivono con gioia inspiegabile in circostanze difficili.
La negatività ti ha derubato abbastanza.
• È ora di riprenderti la tua gioia
• È ora di riprenderti la tua speranza
• È ora di riprenderti la tua vita
Che Dio ci aiuti a vivere come il popolo della risurrezione che siamo – pieni di speranza, traboccanti di gioia, irradianti la luce di Cristo.
Non domani! Oggi!
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