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Non è finita fino a quando non è finita

   Non è finita fino a quando non è finita  Stavo guardando una partita di calcio inglese, siamo quasi alla fine della partita. Si sa che nel calcio inglese può succedere di tutto negli ultimi minuti, e anche se una squadra è sotto due goal, può sempre recuperare, o addirittura vincere.  Così sottolineando questo concetto, il telecronista dice: “Non è finita fino a quando non è finita”, per sottolineare che la squadra che perde può avere sempre la speranza di pareggiare e addirittura vincere. Oggi voglio condividere con voi la verità profonda racchiusa in una questa frase apparentemente semplice: “Non è finita fino a quando non è finita.” Queste parole portano in sé una forza incredibile, una chiamata alla speranza da un punto di vista cristiano, che risuona attraverso tutta la Bibbia. Oggi esploreremo questa verità attraverso tre punti che iniziano con la lettera P. Cominciamo con la prima P:

Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta

 Giobbe 2:7-10: Quando chi ti ama non ti aiuta  Serie: Piove sul bagnato Layton Talbert scrive: “Non c’è niente di peggio che sopravvivere a malapena a un’alluvione e poi scoprire che sta per arrivare altra pioggia. Il fuoco si può spegnere, ma come si ferma altra pioggia?” Siamo sempre nella serie: “Piove sul bagnato”, dall’esempio di Giobbe. Esiste una solitudine che non ha nome preciso, ma che tutti riconoscono immediatamente. Non è la solitudine del deserto – è la solitudine della stanza piena.  Non è l’abbandono dello straniero – è l’abbandono di chi conosce il tuo nome da decenni, di chi ha dormito nel tuo stesso letto, di chi ha tenuto in braccio i tuoi stessi figli. • Puoi sopportare che il mondo non ti capisca • Puoi sopportare che i colleghi si allontanino • Puoi sopportare che i vicini non sappiano cosa dire • Puoi sopportare che gli amici lontani spariscano nel silenzio. Ma quando chi ti ama non ti aiuta – quella è una ferita che nessun cerotto raggiun...

Quando la fede si ferma a metà strada

Quando la fede si ferma a metà strada La mediocrità spirituale A.W. Tozer scriveva: “Molti cristiani si accontentano di vivere tutta la vita a una comoda distanza dalla vetta.” Nota la parola chiave: comoda. Tozer non descrive chi ha rinunciato per stanchezza, o chi è caduto per una tentazione più grande di lui. Descrive una scelta – silenziosa, mai dichiarata, ma reale – di restare abbastanza vicino a Dio da sentirsi salvo, e abbastanza lontano da non dover cambiare. È la distanza calcolata di chi vuole vedere la vetta, non scalarla.  La “comodità” di cui parla Tozer non è un peccato che si nota – è un’abitudine che si installa, un accampamento che con gli anni comincia a sembrare casa. Viviamo in un tempo in cui la fede è stata compressa in slogan, frasi motivazionali, immagini patinate, “versetti” estratti come caramelle spirituali. Sui social vediamo un cristianesimo che spesso è: • Emotivo, invece che biblico • Superficiale, invece che radicato • Centrato sull’uomo, inve...

Cause della preghiera inefficace (3)

 Cause della preghiera inefficace (3) Mancanza di fede (Giacomo 1:5-8) Quando i nostri figli ci chiedono qualcosa o ce lo chiedevano quando erano piccoli, sicuramente davamo e diamo in base a come chiedono. Così Giacomo ci dice che non è sufficiente chiedere a Dio la saggezza, ma anche il modo come la chiediamo è importante per riceverla.  Dio, dice Giacomo al v.5, è disposto a donare la saggezza generosamente, cioè sinceramente o completamente e senza rinfacciare, ma Dio si aspetta da noi un donarsi completamente a Lui con piena fiducia.  Noi in questi versetti vediamo la condizione per ricevere la sapienza. Per ricevere la saggezza siamo chiamati a richiederla in un certo modo!  Perciò il rapporto con Dio e il modo di pregare non devono essere caratterizzati dal nostro modo di fare, ma da come Dio vuole!  Il nostro modo di chiedere deve essere fatto secondo come vuole il Signore! Non basta chiedere: conta come ci presentiamo a chiedere.

Quando il caso ha un volto

 Quando il caso ha un volto Ci sono giorni in cui la vita ci mette davanti a un incontro che non avevamo cercato. Una telefonata che arriva nell’ora esatta in cui stavamo per cedere. Un libro dimenticato che cade dallo scaffale e si apre sulla pagina di cui avevamo bisogno. Una persona ritrovata dopo anni, proprio nella settimana in cui la sua parola era l’unica che potesse raggiungerci. E ci sono i casi più grandi, come quello di chi si è salvato da uno schianto aereo perché ha perso il volo. Qualcosa di simile mi è accaduto pochi giorni fa: camminando, sono passato davanti a una bancarella di libri usati, e da qui è nata questa riflessione. L’occhio è caduto su due libri in particolare, uno dei quali è Nulla succede per caso, di Robert H. Hopcke.  Hopcke è uno psicoterapeuta junghiano che ha raccolto centinaia di storie di persone attraversate da quelle che chiama “coincidenze significative”, ciò che lo psichiatra Carl Gustav Jung chiamava “sincronicità”: coincidenze prive d...

Stereotipi sulla fede

Gli stereotipi sulla fede Ciò che crediamo sulla fede determina ciò che crediamo su tutto il resto. La fede è una delle realtà più fraintese del mondo moderno. Tutti ne parlano, pochi la comprendono. Molti la criticano, pochissimi l’hanno davvero incontrata. E così, come accade per Dio, per Gesù e per il cristianesimo, anche la fede è circondata da stereotipi distorti che impediscono alle persone di scoprire la sua vera natura. Questi stereotipi non nascono nel vuoto. Spesso derivano da esperienze negative, da ignoranza spirituale, da pregiudizi culturali, e certamente al cuore umano non piace il confronto con Dio, né tanto meno sottomettersi a Lui.  Perché: • Se la fede è irrazionale – posso ignorarla • Se è una stampella psicologica – posso deriderla • Se è un’illusione – posso vivere come voglio • Se è inutile – posso restare comodo nella mia incredulità Ma ogni stereotipo sulla fede è una barriera che ci separa dalla verità che salva. STEREOTIPO 1: “LA FEDE È IRRAZIONAL...

Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3)

  Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (3) La risposta della fede (vv.20-22) Serie: Piove sul bagnato Nella prima predicazione di questa serie: “Piove sul bagnato”, abbiamo visto che anche i giusti soffrono: la sofferenza non è sempre conseguenza del peccato.  Nella seconda abbiamo seguito Giobbe nel cuore della tempesta: la rapidità dei colpi, l’enormità della perdita, la prima reazione al dolore.  Oggi arriviamo al centro, non a una nuova tragedia, ma a una risposta. La risposta di un uomo che ha perso tutto e che sceglie di prostrarsi davanti a Dio. Non possiamo evitare certe sofferenze, ma possiamo controllare le nostre reazioni. Gli agenti assicurativi chiamano ciò che accade a Giobbe “atti di Dio” – eventi imprevedibili, fuori controllo umano.  Ma è davvero così? • Dio non è coinvolto nelle tragedie? • Dio non è davvero interessato a ciò che accade sul pianeta che ha creato? • Dio non è abbastanza potente da controllare la natura? Non si sono fo...

Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (2)

 Giobbe 1:13-22: Quando i colpi si moltiplicano (2) La rapidità dei colpi e la reazione al dolore (vv.13-19) Serie: Piove sul bagnato Siamo sulla serie: “Piove sul bagnato” dall’esempio di Giobbe. La scorsa volta abbiamo conosciuto Giobbe. Un uomo integro, retto, timoroso di Dio –presentato dal narratore con una precisione che non lascia dubbi. Non è un uomo qualunque: è il migliore della sua generazione.  E proprio questo è il punto che oggi ci costringe a fermarci, perché quello che sta per accadergli demolisce una delle convinzioni più radicate nell’animo umano: che la sofferenza sia sempre la conseguenza di qualcosa.  Un peccato, un errore, una negligenza – se stai attraversando una tempesta, da qualche parte hai sbagliato strada. Giobbe smonta questa equazione una volta per tutte: i giusti soffrono, non sempre per colpa, non sempre per disciplina; a volte soffrono perché c’è un nemico: Satana (Giobbe 1:12; 2:6-7; Luca 13:16; 2 Corinzi 12:7). Ma c’è qualcosa che Satan...

Cosa è avvenuto alla croce (1)

 Cosa è avvenuto alla croce (1) La Croce al Centro  La sostituzione La croce non è un incidente della storia, è il cuore del piano eterno di Dio. Nella croce di Cristo, Dio compie realmente qualcosa di necessario, intervenendo nella frattura tra Sé e l’uomo. Questa frattura è descritta in termini molto forti. Tra Dio e l’uomo non esiste una semplice distanza naturale, ma un ostacolo reale, costituito dal peccato e dalla colpa.  La colpa non è qualcosa di superficiale, o facilmente eliminabile, ma una realtà personale, irrevocabile, che coinvolge il rapporto stesso con Dio.  La nostra colpa non è solo qualcosa che percepiamo dentro di noi, ma è un dato oggettivo davanti a Dio. Ed è questo che rende la situazione così seria. Per questo anche l’ira divina non è un’immagine simbolica da eliminare, ma l’espressione della santità e della giustizia di Dio di fronte al male. Se Dio prendesse alla leggera il peccato, cesserebbe di essere il Dio santo e giusto. Il messaggio pr...

Giobbe 1:1,13-22: Quando i colpi si moltiplicano (1)

 Giobbe 1:1,13-22: Quando i colpi si moltiplicano (1) Anche i giusti soffrono (v.1) Serie: Piove sul bagnato Era il 15 febbraio 1947. Il volo Avianca Airlines diretto a Quito – Ecuador – si schiantò su una vetta montuosa di 4.200 metri vicino a Bogotá.  Nessuno sopravvisse. Uno dei passeggeri era Glenn Chambers – un uomo con un sogno. Stava per iniziare un ministero radiofonico con “The Voice of the Andes” – il sogno di una vita, interrotto in un istante. Per i suoi cari, quel sogno divenne un incubo. Prima di lasciare l’aeroporto di Miami, quel giorno, Chambers aveva scritto in fretta un biglietto su un foglio pubblicitario trovato sul pavimento del terminal – dall’altro lato, stampata a carattere grandi, una sola parola: “PERCHÉ?” Tra la spedizione e la consegna, Glenn morì. Quando la lettera arrivò alla madre, davanti ai suoi occhi c’era quella parola silenziosa che assunse un significato inquietante e devastante: “PERCHÉ?” “Perché?” è la domanda più antica del dolore. “Dov...

La Necessità della Croce (2)

 La Necessità della Croce (2) La croce al centro Oggi molte persone non si riconoscono peccatrici. Si vedono come brave persone, considerano i propri peccati semplici debolezze e si immaginano un dio indulgente. Ma la croce non era un’opzione divina: era un’assoluta necessità morale, spirituale e teologica. La croce ci dice quanto seriamente Dio prende il peccato, quanto Gli sia costato, e quanto profondamente ami il peccatore. Abbiamo visto, la volta scorsa, che la croce era necessaria per la condizione peccaminosa dell’umanità e della sua impossibilità di salvarsi da sola. Oggi vedremo che questa stessa necessità nasce anzitutto dalla natura di Dio e del Suo piano eterno.   Prima di tutto vediamo che: I LA CROCE NASCE DALLA NATURA DI DIO La necessità della croce di Cristo nasce dalla natura stessa di Dio.  La croce è rivelazione di Dio, o per dirla con Karl Rahner: “La morte di Gesù è una dichiarazione di Dio su sé stesso.”

Quando la vita pesa troppo, Dio diventa la nostra forza

 Quando la vita pesa troppo, Dio diventa la nostra forza Questa estate, più persone hanno detto a proposito del caldo: “Non se ne può più. Quanto è troppo è troppo.” Il caldo non uccide sempre con un colpo: logora. Toglie il respiro un grado alla volta, finché il corpo dice quello che la bocca ripete: “Non se ne può più.” Ecco perché tante prove della vita non sono un fulmine, ma un’estate che non finisce mai – un caldo che ci si porta addosso, non che si subisce una volta sola. “Non se ne può più. Quanto è troppo è troppo”, non appartiene solo alle giornate afose. La diciamo quando: • La pazienza è messa alla prova sul lavoro • Le tensioni familiari si accumulano • Le relazioni in chiesa diventano difficili • I vicini di casa creano problemi continui • Un dolore o una preoccupazione non passa mai • Una sofferenza cronica sembra non cambiare È il linguaggio del limite umano. La Bibbia conosce bene questo limite. La Scrittura mostra che anche i più grandi servitori di Di...

La Necessità della Croce (1)

 La necessità della croce (1) La Croce al Centro  C’è una domanda che, se ci fermiamo davvero a pensarci, è la più grande domanda della storia: “Perché il Figlio di Dio doveva morire?”  È una domanda che non si lascia archiviare: torna, bussa, esige una risposta, come un macigno che nessuna corrente di secoli riesce a spostare. La croce (il sacrificio) di Gesù Cristo: • Non è ornamento della nostra religione • Non è esempio di coraggio • Non è vittima inerme trascinata dagli eventi Ma necessità – qualcosa che non poteva non accadere, che fu pianificata prima che il mondo esistesse, che attendeva il suo momento da tutta l’eternità (Atti 2:23; 4:27-28; Galati 4:4; 1 Pietro 1:20). Gesù non è stato trascinato: si è consegnato. Ha camminato verso la croce come un generale che avanza verso la battaglia decisiva, sapendo che ogni passo era parte del piano eterno per la salvezza dei peccatori (cfr. per esempio 1 Timoteo 1:15). Gesù era consapevole del Suo sacrificio:

1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore

 1 Giovanni 3:20: Più grande del nostro cuore  Nella precedente predicazione di questo versetto abbiamo visto come il nostro cuore, cioè la nostra coscienza ci può condannare legittimamente, o illegittimamente e possiamo arrivare anche a dubitare della nostra salvezza spirituale come ci ricorda Spurgeon quando dice: “La domanda che si pone al nostro cuore è: siamo cristiani o no? Abbiamo creduto in Cristo o no? La coscienza prende atto di tutte le nostre imperfezioni, mancanze e carenze, e dice: ‘No, quest’uomo non è cristiano; è colpevole di tali peccati.’ E molti cari figli di Dio hanno spesso ricevuto un verdetto nel tribunale della propria coscienza che è stato contrario alle loro speranze, perché la loro coscienza ha considerato solo un lato della questione, oppure hanno dimenticato qualche grande e importante verità che avrebbe dovuto essere menzionata davanti al tribunale, e allora il verdetto sarebbe stato diverso. C’è un significato di conforto benedetto in queste par...

Giona 2:9-10: L’illusione di confidare negli idoli!

 Giona 2:9-10: L’illusione di confidare negli idoli! Oggi le cose non sono molto cambiate dai tempi di Giona. Vediamo gli idoli che il Signore ha vietato di fare (Esodo 20:4-5), li vediamo nei luoghi di culto, o portati sulle spalle nelle feste cittadine. Un idolo è qualcosa realizzato da mani umane mediante uno strumento: scolpito nel legno, nella pietra, o inciso nel metallo, tagliato e modellato da mani umane, una rappresentazione artificiale di qualche essere divino. Ma gli idoli ci possono salvare? Ci possono liberare? Sono in grado di ascoltare le nostre preghiere? Giona scappava dalla chiamata del Signore di andare a predicare a Ninive.  Nella sua fuga s’imbarcò per Tarsis, ma il Signore scatenò una tempesta così grande che la nave era sul punto di sfasciarsi.  I marinai, secondo il volere di Giona, lo gettarono in acqua e per volere di Dio, un grande pesce lo divorò.  Dal ventre del pesce, Giona pregò il Signore (Giona 1-2). Nelle parole di questa preghi...

1 Giovanni 3:20: Quando il cuore ci condanna

 1 Giovanni 3:20: Quando il cuore ci condanna Tommaso da Kempis disse: “Dolce sarà il tuo riposo se il tuo cuore non ti rimprovera.” È proprio così. Il cuore, molte volte, ci tormenta a causa del peccato e dei sensi di colpa – non lascia dormire, non lascia respirare, torna a bussare proprio quando vorremmo solo pace.  Ma Giovanni non lascia che sia il cuore ad avere l’ultima parola. Il versetto fa parte di un’unità più ampia (1 Giovanni 3:19-22) che affronta la fiducia davanti a Dio, messa a rischio proprio dall’accusa del cuore.  Dopo aver parlato di come amare gli altri sull’esempio dell’amore di Dio per i Suoi figli (1 Giovanni 3:1-18), Giovanni si volta a guardare qualcosa di più intimo e più scomodo: quel senso di inadeguatezza e fallimento che coglie il credente proprio mentre sta cercando, sinceramente, di vivere in modo giusto secondo Dio. Non è l’ipocrita a sentirsi accusato – è chi sta davvero provando a obbedire a Dio, e proprio per questo sente ogni caduta co...

Il Dio su misura

Il Dio su misura “Può l’uomo farsi degli dèi? Eppure, non sono dèi!” (Geremia 16:20).  Possono gli uomini essere così stolti da pensare che gli idoli da loro stessi creati possano essere divinità? La risposta di Geremia è netta: l’uomo può fabbricare un dio, ma non può fabbricare la divinità. Il versetto lo dice in due mosse: prima una domanda retorica tagliente: “Può l’uomo farsi degli dèi?”, poi la risposta, altrettanto tagliente, che la smonta dall’interno: “Eppure, non sono dèi!” Ora, l’uomo può fabbricare un idolo – questo è innegabile, lo fa davvero. Ma fabbricare l’oggetto non equivale a fabbricare la divinità. Non è che il tentativo fallisca nella pratica: è impossibile in ogni caso, perché una creatura non può produrre l’increato, il finito non può produrre l’infinito, il mortale non può produrre l’eterno. Un dio fatto da noi non può essere più grande di noi. Una creatura finita può produrre un oggetto, un simbolo, un sistema – ma non può produrre il Dio sovrano e vivo, Co...

Isaia 40:28: La risposta

Isaia 40:28: La risposta Nel messaggio precedente abbiamo ascoltato le domande di Dio a Giacobbe – il popolo giudaico: “Perché dici tu... Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?”  Abbiamo visto che quelle domande non cercavano di informare, ma di risvegliare – martelli di luce contro la crosta indurita dello scoraggiamento. Ma una domanda, per quanto potente resta sospesa nell’aria finché non riceve una risposta, e Giacobbe esausto nell’esilio babilonese, non aveva bisogno di un’altra domanda: aveva bisogno di una risposta capace di reggere il peso della sua sofferenza, del suo sconforto. Ecco perché il v.28 non è un semplice dettaglio di stile, ma il cuore pulsante di tutto il capitolo, dove Dio rivela alcune Sue caratteristiche. Dio non risponde al dubbio di Giacobbe con una difesa, una spiegazione, o una giustificazione delle Sue vie – le stesse cose che noi, nei momenti di crisi, andiamo sempre cercando – Dio risponde rivelando Sé stesso. Non troviamo qui un trattato filosofico, né...

La Croce al Centro (2)

 La Croce al Centro (2) Nella predicazione precedente abbiamo visto che la croce è il compimento del piano eterno di Dio e che l’incarnazione del Figlio non può essere separata dal suo scopo redentivo: Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori (1 Timoteo 1:15).  Incarnazione e croce sono due momenti di un’unica storia. P. T. Forsyth diceva: “A volte si dice che la grande questione dell’ora per la fede della Chiesa sia cristologica: è la questione della persona di Cristo. È vero. Ma è ugualmente la questione della croce.” Ora vogliamo approfondire due realtà che la croce porta alla luce con forza insopportabile. La prima: la croce di Cristo è centrale, è il cuore del Vangelo e la chiave della salvezza – il centro attorno a cui ruota tutto il messaggio cristiano, senza il quale non esiste né chiesa né speranza autentica. La seconda è più scomoda: la croce è anche lo specchio più impietoso dell’umanità. È il luogo in cui il male umano raggiunge la sua forma più concentrata ...

La Croce al Centro (1)

 La Croce al Centro (1) Il mondo antico conosceva la croce come strumento di terrore: lo strumento d’esecuzione più crudele e infamante dell’Impero Romano, riservato agli schiavi, ai ribelli, ai rifiuti della società.  Due travi di legno venivano inchiodate insieme a formare una croce o una T.  I polsi e le caviglie della vittima venivano inchiodati al legno, che veniva poi conficcato nel terreno. Lì l’uomo rimaneva appeso fino alla morte. Eppure, al cuore del messaggio cristiano, troviamo proprio questo simbolo – un tempo al centro della fede, oggi sembra essersi svuotato del suo significato. Nel cristianesimo occidentale si è formato un vuoto: dove un tempo si ergeva la croce, ora rimane l’assenza.  Non che la croce sia scomparsa del tutto: si erge ancora in cima al campanile della chiesa, si porta al collo, pende dalle orecchie con orecchini più o meno scintillanti, è stampata sulle copertine delle Bibbie.  Tuttavia, la croce di Cristo non è più una realtà vi...

Salmo 27:14: L’attesa fiduciosa nel Signore

 Salmo 27:14: L’attesa fiduciosa nel Signore “Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sí, spera nel Signore!” • Viviamo nell’epoca della velocità assoluta  • Un messaggio inviato raggiunge l’altro capo del mondo in frazioni di secondo  • Un pasto arriva a domicilio in trenta minuti • Un film è disponibile in streaming prima ancora che esca nelle sale La cultura contemporanea ha elevato la rapidità a virtù fondamentale e l’attesa a difetto da eliminare.  “Non aspettare” è diventato il nuovo imperativo del nostro tempo. Ma questo versetto, scritto da un uomo che aveva conosciuto la fuga notturna, la grotta, l’esilio e la guerra – ci pone davanti un imperativo diametralmente opposto: l’attesa fiduciosa nel Signore.  Questo versetto ci fa capire come per il salmista – Davide – Dio è l’unico bene e sostegno. Chi sono i destinatari di queste parole? A chi sono dirette? • C’è chi sostiene che si tratti di una risposta del Signore alla preghi...

L’aridità spirituale (2)

 L’aridità spirituale (2) Cosa può nascere dall’aridità spirituale Nel messaggio precedente abbiamo guardato in faccia la realtà dell’aridità spirituale: il deserto dell’anima, il silenzio di Dio percepito come abbandono, l’esaurimento che segue spesso non la sconfitta ma la vittoria più grande. Abbiamo visto che questo non è un’anomalia del cammino cristiano, ma un dato di fatto che la Bibbia stessa include nei suoi salmi e nelle sue biografie più sante. Abbiamo visto anche perché Dio lo permette – talvolta lo produce: per rivelarci che cosa abbiamo davvero nel cuore, per insegnarci a dipendere da Lui, per prepararci a una missione, per purificare le nostre motivazioni più profonde.  Resta una domanda. E allora? Che cosa nasce da tutto questo? Il deserto è soltanto un luogo da sopportare, da attraversare stringendo i denti finché non finisce – o è qualcosa di più? È a questa domanda che vogliamo rispondere oggi. Walter Trobisch disse: “La sofferenza causata dall’aridità spiri...

L’aridità spirituale (1)

 L’aridità spirituale (1) Una realtà che ha uno scopo C’è un momento nel cammino di fede in cui sembra che attraversiamo il deserto, o che la nostra anima sia arida spiritualmente, dove non percepiamo più la presenza di Dio. Madame Guyon, che aveva conosciuto profondità di vita spirituale rare, scrisse: “Ho sopportato lunghi periodi di privazione, verso la fine quasi continui: eppure, di tanto in tanto, ricevevo inondazioni della Tua Divinità così profonde e intime, così vivide e penetranti, che mi fu facile giudicare che Tu eri solo nascosto da me e non perduto.” • Nascosto, non perduto  • Assente alla percezione, non assente alla realtà Questa è la distinzione che ci permette di attraversare ciò che la tradizione spirituale ha chiamato in vari modi: aridità spirituale, deserto dell’anima, notte oscura.  Questa: • Non è un’anomalia del cammino cristiano • Non è il segnale che qualcosa si è rotto • Non è un fallimento da nascondere • Non è un’esperienza per i ...

Giovanni 14:13-14: L’atteggiamento di chi prega riguardo a Cristo

 Giovanni 14:13-14: L’atteggiamento di chi prega riguardo a Cristo J. C. Ryle disse: “Il nome di Gesù è un passaporto infallibile per le nostre preghiere. In quel nome un uomo può avvicinarsi a Dio con audacia e chiedere con fiducia. Dio si è impegnato ad ascoltarlo. Pensateci. Non è forse questo un incoraggiamento?” Giovanni 14:13 dice: “E quello che chiederete nel mio nome, lo farò.”  Ancora nel v.14 è scritto: “Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” Gesù ci fa la promessa dell’esaudimento alla nostra preghiera, ma c’è un presupposto importante: Gesù ci dice di pregare nel Suo nome, e questa è una novità assoluta introdotta da Gesù nell’Ultima Cena. Ma quante volte hai chiuso una preghiera con “nel nome di Gesù, amen” senza fermarti un secondo a pensare cosa stavi dicendo? Non per ipocrisia – per abitudine.  Quella frase è diventata per molti ciò che la firma è per chi firma documenti tutto il giorno: necessaria, automatica, svuotata. Eppure, Gesù non ...

Isaia 40:28: Le domande che risvegliano la fede

 Isaia 40:28: Le domande che risvegliano la fede “Dietro il silenzio deprimente di questo mare, il silenzio di Dio… la sensazione che mentre gli uomini levano la loro voce angosciata Dio rimane silenzioso, a braccia conserte.” Questo è il grido interiore di Padre Rodrigues, protagonista del romanzo “Silenzio” dello scrittore giapponese Shūsaku Endō, da cui Martin Scorsese ha tratto il film “Silence” nel 2016.  Endō si ispirò a eventi realmente accaduti: le brutali persecuzioni dei cristiani in Giappone nel XVII secolo, sotto la spietata dittatura militare della dinastia Tokugawa, un’epoca in cui il Giappone aveva sigillato i propri confini e scatenato una caccia ai cristiani. Endō trasformò quella pagina oscura di storia in una meditazione profonda sul silenzio di Dio, sulla fede provata e sulla fragilità dell’animo umano. Due giovani gesuiti portoghesi, Padre Rodrigues e Padre Garupe, intraprendono un viaggio clandestino in quella terra con un duplice obiettivo: prestare conf...

Luca 24:33-35: Dalla fuga angosciata alla fede proclamata

 Luca 24:33-35: Dalla fuga angosciata alla fede proclamata La speranza che cammina con noi Stiamo concludendo la serie: La speranza che cammina con noi – e lo facciamo davanti a una scena che somiglia a molte vite.  Nelle predicazioni precedenti abbiamo visto due discepoli sulla strada per Emmaus, discepoli delusi e in fuga da Gerusalemme, Gesù che prende l’iniziativa di avvicinarsi a loro, ma loro non lo riconoscono. Nella seconda predicazione abbiamo ascoltato la conversazione sulla strada: il dolore verbalizzato, la Parola aperta, il cuore che inizia ad ardere. Gesù non li zittisce – li ascolta, poi apre le Scritture e i loro occhi iniziano a vedere ciò che non avevano compreso. Oggi arriviamo alla svolta finale del racconto. Luca 24:33-35 ci mostra cosa succede dopo l’incontro con il Risorto. Non è la fine della storia – è l’inizio di qualcosa di nuovo. Quattro movimenti ci guidano nel testo: • L’angoscia che allontana • L’annuncio che accende • L’assemblea che atten...

Luca 24:25-27,30-32: Dalla cecità ostinata alla chiarezza donata

 Luca 24:25-27,30-32: Dalla cecità ostinata alla chiarezza donata  La speranza che cammina con noi Un bambino si era perso in una città del nord dell’Inghilterra. Un poliziotto lo trovò che piangeva. “Figliolo, cosa c’è che non va?” “Mi sono perso. Non riesco a trovare la strada di casa”, ripose il bambino. Il poliziotto cominciò a elencare punti di riferimento – ristoranti, negozi, monumenti. Ma il bambino non conosceva nessuno di quei luoghi. Poi il poliziotto pensò alla grande chiesa con la croce illuminata.  “Figliolo, vedi quella chiesa laggiù con la croce?” Con il volto illuminato, il bambino rispose: “Sì! Portami alla croce. Da lì troverò la strada di casa.” Sulla strada di Emmaus, due discepoli erano persi, non geograficamente – conoscevano la strada, ma spiritualmente – avevano perso ogni speranza.  Il loro Messia era morto sulla croce. I loro sogni sepolti con Lui.  Camminavano via da Gerusalemme – via dalla comunità, via dalla speranza.  E mentre...

Matteo 13:18-23: La parabola dei quattro terreni

 Matteo 13:18-23: La parabola dei quattro terreni Quel giorno Gesù uscì di casa e andò a sedersi in riva al mare. Attorno a Lui si radunò una folla così grande che dovette salire su una barca. Seduto sull’acqua, con la folla sulla riva, cominciò a parlare con parabole. In Matteo 13:3-9 leggiamo: “Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo: ‘Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra, e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde tra le spine, e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi [per udire] oda.’” Una scena quotidiana. Ogni ascoltatore l’aveva vista con i propri occhi – i campi di Galilea, il seminatore con la borsa, il seme che vola e ...

Numeri 14:6-9: Quando la paura e l’incredulità ci rubano le benedizioni del Signore

 Numeri 14:6-9: Quando la paura e l’incredulità ci rubano le benedizioni del Signore Possiamo privarci di una benedizione di Dio tirandoci indietro per paura e incredulità (cfr. per esempio Ebrei 3:19; 4:6-7). Ci sono momenti nella vita in cui Dio ci mette davanti una terra buona: una promessa, una chiamata, un cambiamento, una crescita, una benedizione preparata per noi. Eppure, come Israele alle soglie di Canaan, possiamo fermarci, tirarci indietro, perdere ciò che Dio voleva donarci, desiderando di ritornare alla nostra vecchia vita, al nostro Egitto (Numeri 14:1-4). Il momento più atteso della storia della salvezza è diventato il momento del più grande fallimento per quella generazione Israelita, ai tempi di Giosuè e Caleb. Anche noi, come quella generazione, possiamo trovarci sulla soglia di qualcosa che Dio ha preparato per noi – e fermarci. I IL DONO PREPARATO (Numeri 14:6-8)

Salmo 3

  Salmo 3 Dio è scudo anche quando sei circondato dai nemici su ogni lato. Meditazione Questo salmo è un’arma contro l’angoscia e la disperazione. Il contesto è drammatico: Davide scrive questo salmo fuggendo da Gerusalemme – in grande angoscia e a piedi nudi umiliato (2 Samuele 15:30) da suo figlio Absalom – tradimento familiare, ribellione politica, esilio forzato. Il salmo descrive una situazione disperata: “Molti sono quelli che si levano contro di me.” I nemici si moltiplicano e con loro le voci devastanti dicono: “Non c’è più salvezza per lui presso Dio!”  È una ferita profonda in ogni crisi: sentire altri insinuare che Dio ti abbia abbandonato. Queste voci malefiche e insinuanti sono forse il nemico più pericoloso: fanno sembrare che non c’è più speranze. Ma la fiducia di Davide in Dio è incrollabile, risponde con un “ma tu” che nasce da consapevolezza e verità.  La fede non è teoria – è azione, e si vede nella sua preghiera fervente che parla di fiducia in un Dio ...

Luca 24:13-19,28-29: Dalla presenza nascosta alla presenza invocata

 Luca 24:13-19,28-29:  Dalla presenza nascosta alla presenza invocata La Speranza che cammina con noi  Avete mai attraversato un momento così buio da sentirvi completamente soli?  Dove Dio sembrava assente, le preghiere sembravano perdersi nell’aria, e la speranza sembrava morta? Il brano che leggiamo oggi ci porta sulla strada da Gerusalemme a Emmaus, una strada di circa undici chilometri.   È il giorno della risurrezione, ma due discepoli camminano in direzione opposta a quella della speranza. Stanno letteralmente dando le spalle a Gerusalemme, alla città dove tutto era accaduto. Ma c’è qualcosa di straordinario in questo racconto: mentre camminano nella disperazione, convinti di essere soli, Gesù è lì, al loro fianco.  Il Signore non aspetta che noi siamo pronti, lucidi o spiritualmente forti. È Lui che si fa vicino proprio quando siamo più fragili. Gesù cammina con loro, parla con loro, ascolta il loro dolore – eppure non lo riconoscono. Questa è la nos...

Ecclesiaste 2:1-3: Provare ogni piacere

 Ecclesiaste 2:1-3: Provare ogni piacere “Se solo avessi questo, sarei felice.” Quante volte l'abbiamo pensato? Se solo avessi quella casa, quella macchina, quel lavoro, quella relazione... allora sì che la mia vita avrebbe senso! È facile guardare qualcuno come Bill Gates, Elon Musk, Jeff Bezos, e pensare: “Loro sì che ce l’hanno fatta. Ricchi, potenti, liberi di godere ogni piacere”. C’era un uomo che, ai suoi tempi, aveva tutto. Salomone. Non solo era re, ma era anche l’uomo più ricco del suo tempo e aveva tutto ciò che poteva desiderare a portata di mano. Eppure, nonostante il suo potere e la sua ricchezza, non riusciva a trovare significato nella ricerca del piacere. Salomone ci insegna una verità devastante: il piacere non riempie il vuoto esistenziale. Più pensiamo di averne bisogno per essere felici, più vuoti rimaniamo. Così decise di fare un esperimento: avrebbe inseguito ogni forma di piacere e soddisfazione che questo mondo può offrire, per vedere se in esso si potesse ...

Luca 6:46: Una confessione incoerente

  Luca 6:46: Una confessione incoerente  “Perché mi chiamate: ‘Signore, Signore!’ e non fate quello che dico?” Questa domanda di Gesù non lascia scampo. Non è rivolta ai farisei, non è indirizzata ai nemici di Gesù. È rivolta a chi lo segue. A chi lo chiama. Ed è precisamente questo che la rende così tagliente. È una domanda che mette a nudo la nostra fede e di conseguenza la nostra obbedienza; infatti, sono collegate come ci ricorda Dietrich Bonhoeffer quando dice: “Solo chi crede è obbediente, e solo chi è obbediente crede… Perché la fede è reale solo quando c’è obbedienza, mai senza di essa, e la fede diventa fede solo nell’atto dell’obbedienza.” Nel contesto Gesù sta parlando delle caratteristiche che devono avere i discepoli; quindi, questa è una domanda che vuole evidenziare la vera natura di un discepolo: chi è veramente senza l’obbedienza al Maestro a Gesù. Ci troviamo davanti a un versetto breve e semplice, ma tagliente come un bisturi.  Gesù con questa domanda v...

Salmo 6:3-4: Fino a quando? Quando la sofferenza sembra infinita

 Salmo 6:3-4: Fino a quando? Quando la sofferenza sembra infinita Adoniram Judson (1788-1850) fu missionario in Birmania per quasi quarant’anni. Tradusse l’intera Bibbia in birmano – un’opera monumentale che ancora oggi porta frutto. Ma il prezzo fu altissimo. Judson soffrì enormemente: imprigionamento brutale durante la guerra anglo-birmana (1824-1826), dove fu torturato e incatenato in condizioni disumane; la morte della prima moglie Ann e di diversi figli; malattie tropicali che lo portarono sull’orlo della morte; e depressione profonda che lo accompagnò per anni. Si racconta che, dopo la morte della moglie Ann e della figlia Maria, Judson scavò una tomba vuota accanto alle loro, vi si sedette per giorni e la fissò in silenzio.  Tre anni dopo la morte di Ann, avrebbe scritto parole che sembrano impossibili da un uomo di fede: “Dio è per me il Grande Sconosciuto. Credo in lui, ma non lo trovo.” Eppure, nonostante queste sofferenze immense, Judson perseverò nella missione fin...

Osea 4:7-10: La denuncia di Osea ai sacerdoti corrotti

 Osea 4:7-10: La denuncia di Osea ai sacerdoti corrotti  Cosa succede quando chi è chiamato a condurre il popolo verso Dio diventa invece complice del male? Immaginate un ospedale in cui i medici tengono i pazienti malati per continuare a guadagnare. Impensabile, vero?  Eppure, è esattamente quello che Osea denuncia: un sistema religioso in cui i sacerdoti prosperavano sul peccato del popolo anziché combatterlo. Ci troviamo di fronte a uno dei giudizi più severi dell’Antico Testamento contro la leadership religiosa corrotta. Osea 4:7-10 è un allarme profetico che, purtroppo, risuona nella chiesa di oggi. La domanda che Osea ci pone è brutalmente onesta: la nostra fede è autentica o è solo una religiosità ipocrita? Preparati: questo messaggio non è comodo. Ma è necessario per tutti – per i leader come per i fedeli. Partiamo con: I IL LUCRO COME MOTIVAZIONE (v.7-8) 

Apocalisse 1:17-18: Il Risorto che tiene le chiavi

Apocalisse 1:17-18: Il Risorto che tiene le chiavi Gesù è risorto! • Non è una formula liturgica • Non è un saluto tradizionale di Pasqua È la notizia più sconvolgente che il mondo abbia mai sentito – e cambia tutto. • Cambia il modo in cui guardiamo la storia • Cambia il modo in cui affrontiamo la sofferenza • Cambia il modo in cui guardiamo la morte in faccia In Apocalisse 1:17-18 il Cristo risorto apre la bocca e parla. E ciò che dice a Giovanni – prostrato ai Suoi piedi come morto – è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno di sentire anche noi oggi, non solo a Pasqua, ma ogni giorno della nostra vita. Perché il Risorto non è un ricordo. Non è una figura del passato. È vivo. È sovrano. Tiene in mano la storia dell’umanità – e la tua storia personale. In questi versetti vediamo prima di tutto:

Osea 4:4-6: La letale negligenza dei sacerdoti

 Osea 4:4-6: La letale negligenza dei sacerdoti  Un edificio non crolla mai tutto in un colpo: prima si crepa una trave portante, poi si inclina una parete, infine tutto precipita con un boato. Così accade anche alle chiese e alle nazioni.  Il collasso spirituale di Israele non fu un evento improvviso, ma il risultato di un deterioramento progressivo, e furono proprio le travi portanti – i leader spirituali – a cedere per prime, trascinando nella rovina l’intera struttura. La negligenza dei capi spirituali non esplose in un solo giorno. Fu come una brace nascosta sotto la cenere: non la vedi, non la senti, sembra innocua. Ma lentamente divora il legno, indebolisce le travi, e quando finalmente divampa è troppo tardi per spegnerla.  Così la corruzione spirituale è un fuoco silenzioso che consuma le fondamenta della fede mentre tutti pensano che l’edificio sia ancora solido. Nel libro di Osea, Dio attraverso il profeta pronuncia un giudizio severo contro i leader spiri...

Il segreto della vita

Il segreto della vita “The Secret of Life” di James Taylor, è una canzone riflessiva e filosofica che esplora il tema del significato della vita. Il brano tratta essenzialmente della ricerca umana di senso e felicità. Taylor presenta quello che chiama il “segreto della vita” in modo apparentemente semplice: godere del passaggio del tempo.  Questa visione non è nuova nella storia del pensiero umano. I filosofi antichi, in particolare gli stoici, parlavano dell’importanza di vivere nel momento presente, di accettare il fluire naturale degli eventi, di non affannarsi per ciò che non possiamo controllare. Insegnavano che la pace si trova nell’accettazione serena della transitorietà della vita. Anche i filosofi moderni hanno esplorato temi simili, alcuni parlano dell’importanza di semplificare la vita e vivere deliberatamente, mentre altri hanno sviluppato il concetto di “mindfulness” – essere pienamente presenti nel momento invece di vivere costantemente proiettati nel futuro o ancorat...