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📖 Il Vuoto e la Pienezza

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Spezzare le catene della negatività (3)

Spezzare le catene della negatività (3)
La negatività dell’autocommiserazione 
Avete mai vissuto un momento di grande vittoria spirituale, seguito subito dopo da un crollo emotivo devastante?
 
Magari avete pregato per mesi per qualcosa, Dio ha risposto in modo potente, e poi... improvvisamente vi siete trovati svuotati, scoraggiati, persino depressi.
 
Se vi è capitato, non siete soli. Oggi guarderemo a uno dei più grandi profeti della Bibbia che visse esattamente questa esperienza: Elia.
 
La sua storia ci mostra come anche i credenti più forti possono cadere nella negatività dell’autocommiserazione, e soprattutto ci insegna come Dio risponde alla nostra debolezza con grazia e verità.
 
Elia aveva appena vissuto uno dei momenti più gloriosi della storia biblica. 
Sul monte Carmelo aveva sfidato 450 profeti di Baal e aveva pregato perché scendesse fuoco dal cielo. E il fuoco era sceso così potente che aveva consumato l’olocausto, la legna, le pietre, la polvere e persino tutta l’acqua che era nel fosso (1 Re 18:38). Il popolo si era prostrato gridando due volte: “Il Signore è Dio!”(1 Re 18:39).
 
Ma poi arriva una minaccia della regina Izebel e tutto cambia.
Quest’uomo che aveva appena visto scendere fuoco dal cielo fugge via lasciando il suo servo a Beer-Sceba, è scritto: “Ma egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi la mia anima, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri!’” (1 Re 19:4).
Poi arriva a Oreb, il monte di Dio, e quando Dio gli chiede: “Che fai qui, Elia?”, ecco una parte della sua risposta: “Sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” (1 Re 19:10,14).
 
Cosa è successo? Come si passa dal fuoco del cielo alla negatività dell’autocommiserazione e al desiderio di morire in così poco tempo?
 
David Guzik commenta così: “I momenti scoraggianti fanno sentire i servitori di Dio più isolati e soli di quanto non siano in realtà.”
 
Lo scoraggiato Elia pensava di essere rimasto solo, abbandonato, incompreso, vittima e poverino: questa è l’autocommiserazione nella sua forma più pura.
 
Ma Dio gli risponde con una verità che Elia non conosceva, cioè, aveva settemila uomini fedeli (1 Re 19:18).
Settemila! Non era solo! Non lo era mai stato! Ma si sentiva solo, e quel sentimento aveva preso il controllo di tutta la sua prospettiva.
 
Oggi parleremo della negatività dell’autocommiserazione. 
Cominciamo con:
I I FATTORI DELL’AUTOCOMMISERAZIONE
Perché Elia arrivò a questo punto? 
 
Tre fattori contribuirono al crollo di Elia:
A) Elia era fisicamente ed emotivamente esausto
Il monte Carmelo aveva richiesto un enorme dispendio di energie fisiche ed emotive. Poi aveva corso davanti al carro di Acab da Carmelo a Izreel – circa 30 chilometri. 
Poi era fuggito per oltre 150 chilometri da Izebel fino a Beer-Sceba. 
Aveva svuotato completamente le sue riserve fisiche ed emotive. Soffriva di quello che oggi chiameremmo “esaurimento da combattimento.”
 
Anche i grandi profeti non erano esenti dalle leggi fisiche ed emotive della vita.
 
Dunque: a volte la nostra negatività ha radici molto concrete: siamo semplicemente stanchi.
 
Il secondo fattore dell’autocommiserazione:
B) Elia era deluso – le sue aspettative erano state infrante divenendo disilluso
Vi ricordate cosa ho detto nella prima predicazione di questa serie sulla negatività?
 
“La disillusione è sempre figlia dell’illusione. Quando ci costruiamo aspettative irrealistiche che non corrispondono alla realtà, prepariamo la strada per la delusione e il crollo nella negatività. La disillusione è quando ti rendi conto che qualcosa non è come pensavi e quell’illusione infranta ti fa crollare. È quell’immagine idealizzata che si scontra duramente con la realtà. Più alta è l’aspettativa, più dolorosa è la caduta.”
Questo è esattamente ciò che accadde a Elia dopo il monte Carmelo.
 
La delusione nasce sempre quando la realtà non corrisponde alle nostre aspettative. 
Elia aveva pensato che una grande vittoria avrebbe prodotto un cambiamento permanente e che Izebel si sarebbe arresa. 
 
Ma la realtà era che, mentre il Carmelo era stata una svolta, non era la fine della battaglia. Izebel era tenace e resiliente, era diventata ancora più determinata a ucciderlo.
 
Elia immaginava di avere quello che serviva per cambiare la sua nazione da solo. 
Ora la negatività gli diceva la bugia opposta: che tutte le sue azioni erano state inutili.
Ed Elia divenne disilluso – cioè, non si aspettava più niente. 
Non solo era deluso, ma aveva perso ogni speranza che qualcosa potesse cambiare. 
 
Quando abbiamo aspettative irrealistiche, quando ci carichiamo di pressioni che nemmeno Dio ci ha messo addosso, prepariamo la strada per la delusione e il crollo; diventiamo disillusi, negativi, e questo nasce dall’illusione, che per Elia era che quella grande vittoria sui quattrocentocinquanta profeti di Baal avrebbe prodotto un cambiamento permanente e che Izebel si sarebbe arresa.
 
Infine, il terzo fattore:
C) Elia aveva una prospettiva distorta
La delusione, lo portò a ignorare completamente quello che era accaduto sul Carmelo. 
Concentrato sul negativo e dimenticato tutto ciò che era positivo, affondava sempre più nella palude dello sconforto. 
Izebel era diventata molto grande e Dio molto piccolo.
 
Quando le persone diventano grandi e il Signore diventa piccolo, siamo diretti verso la negatività.
L’autocommiserazione ha questa capacità di distorcere completamente la prospettiva: cancella le vittorie, magnifica le minacce, rimpicciolisce Dio, ingigantisce i problemi.
 
Consideriamo ora:
II IL FUNZIONAMENTO DELL’AUTOCOMMISERAZIONE
Guardiamo più da vicino i meccanismi della negatività dell’autocommiserazione.
 
Prima di tutto:
A) L’autocommiserazione cerca l’isolamento
Elia lasciò il suo servo a Beer-Sceba e proseguì da solo nel deserto (1 Re 19:3-4). L’autocommiserazione ama l’isolamento. 
·    Non cerca compagnia, cerca solitudine
·    Non vuole essere consolata, vuole confermare la propria tristezza
 
L’isolamento non è solo un effetto dell’autocommiserazione – la alimenta. 
Quando ti isoli, i tuoi pensieri negativi diventano l’unica voce che ascolti. 
·    Non c’è nessuno che ti ricordi la verità
·    Nessuno che ti incoraggi
·    Nessuno che ti offra una prospettiva diversa
 
Ti chiudi in una stanza con il nemico più pericoloso: te stesso nel tuo momento più buio.
 
Martyn Lloyd-Jones scrisse qualcosa che dovremmo tutti memorizzare: “Passiamo troppo tempo ad ‘ascoltare noi stessi’ e non abbastanza tempo a ‘parlare a noi stessi.’”
 
Cosa significa? Significa che nell’autocommiserazione, ascoltiamo passivamente ogni pensiero negativo che ci passa per la testa. 
 
Invece dovremmo attivamente parlare a noi stessi, predicarci la verità:
·    Quando il pensiero dice: “Sei solo” – rispondi: “Dio ha detto ‘Non ti lascerò mai.’”
·    Quando il pensiero dice: “Hai fallito” – rispondi: “Cristo ha vinto per me”.
·    Quando il pensiero dice: “Non ce la farai” –rispondi: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica.”
 
Smetti di essere un pubblico passivo dei tuoi pensieri negativi. 
Diventa il protagonista attivo della verità che riguarda te stesso in Cristo!
 
E ancora vediamo come:
B) L’autocommiserazione magnifica i problemi e cancella le vittorie
L’autocommiserazione arriva spesso dopo le vittorie spirituali.
Elia crollò non durante la battaglia, ma dopo – quando l’adrenalina scese, quando tornò alla normalità.
 
Elia aveva appena visto uno dei più grandi miracoli della storia, ma nella sua autocommiserazione quella vittoria non contava più. 
L’unica cosa che riempiva la sua mente era la solitudine e il desiderio di morire (1 Re 19:4,10,14).
 
Dimentichiamo troppo in fretta le vittorie che Dio ci ha dato nel passato, di come abbiamo superato con successo situazioni difficili grazie allo Spirito Santo.
 
Inoltre:
C) L’autocommiserazione spesso nasce da aspettative irrealistiche su noi stessi
Quando Elia disse: “Io non valgo più dei miei padri!” (1 Re 19:4), cosa intendeva? 
·    Forse si era illuso che il suo ministero avrebbe cambiato tutto Israele definitivamente
·    Forse aveva sognato di essere il profeta che avrebbe riportato l’intera nazione a Dio
E ora, vedendo che Izebel era ancora al potere e l’idolatria ancora presente, si sentiva un fallito. 
 
Quando ci mettiamo una pressione che nemmeno Dio ci ha messo addosso, il crollo è inevitabile, la negatività può avventarsi senza preavviso!
 
Ancora:
D) L’autocommiserazione ti mette al centro di tutto
“Sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita”, tutto ruota intorno a te. 
·    La tua sofferenza
·    Il tuo isolamento
·    La tua situazione
·    La tua vita
 
C’è un paradosso straziante nell’autocommiserazione di Elia: fuggiva da chi voleva ucciderlo, ma chiedeva a Dio di farlo morire Egli stesso.
Aveva paura della morte per mano di Izebel, ma desiderava la morte per mano di Dio!
Questo è il cortocircuito emotivo dell’autocommiserazione: non ha senso logico, ma ha perfettamente senso per chi ci si trova dentro.
 
Non abbiamo ancora finito:
E) L’autocommiserazione parla sempre in assoluti e nasce spesso da una prospettiva parziale
“Sono rimasto io solo” (1 Re 19:10,14)
 
Elia pensava di essere unico profeta del Signore (1 Re 18:22).
Suonano un po’ strane le motivazioni fornite da Elia, erano in realtà ragioni importanti per cui lui doveva rimanere in vita. 
 
·    Se era davvero l’unico profeta o credente in vita, non avrebbe dovuto cercare di vivere il più a lungo possibile? 
·    Se i nemici di Dio come la regina Izebel lo volevano morto, non avrebbe dovuto fare di tutto per sopravvivere e sconfiggere i suoi piani malvagi? 
 
Questa è la natura irragionevole della negatività dell’autocommiserazione: contraddittoria, illogica e autodistruttiva.
 
L’autocommiserazione ama questi assoluti, e oggi suona esattamente uguale. 
Quante volte abbiamo detto o pensato:
·    “Nessuno mi capisce”
·    “Sempre a me capita questo”
·    “Mai una volta che le cose mi vadano bene”
·    “Tutti gli altri hanno benedizioni, io solo problemi”
·    “Mai una gioia”
·    “Nessuno apprezza quello che faccio”
·    “Sono sempre io quello che si sacrifica”
·    “Tutti hanno famiglie felici tranne me”
·    “Dio benedice tutti tranne me”
·    “Tanto non serve a niente quello che faccio”
 
Queste sono le frasi dell’autocommiserazione. E sono profondamente negative perché negano la bontà di Dio, paralizzano la nostra vita, respingono l’aiuto.
 
L’autocommiserazione nasce spesso da una prospettiva parziale.
Elia guardava le circostanze visibili e non vedeva nessun altro che stesse prendendo una posizione così radicale per il Signore. I profeti di Baal erano stati numerosi sul Carmelo. 
 
Ma i profeti del Signore? Dove erano? Izebel ne aveva uccisi molti (1 Re 18:4). 
Abdia ne aveva nascosti cento in una caverna (1 Re 18:13), ma erano nascosti, non visibili, non pubblicamente attivi.
 
Così quando Elia disse che era rimasto da solo (1 Re 19:10,14), stava esprimendo la sua percezione onesta. 
Dal suo punto di vista sembrava vero, ma nella realtà non era così.
 
Ma Dio aveva una prospettiva più ampia: “Ma io lascerò in Israele un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s’è piegato davanti a Baal, e la cui bocca non l’ha baciato” (1 Re 19:18).
 
SETTEMILA!
·    Non erano profeti pubblici come Elia
·    Non facevano scendere fuoco dal cielo
·    Non sfidavano re
MA ERANO FEDELI! 
Silenziosi, nascosti forse, ma fedeli – Elia non lo sapeva.
 
Questa è la natura dell’autocommiserazione: non necessariamente distorce la verità, ma vede solo una parte della realtà e da quella parte trae conclusioni devastanti.
 
·    L’autocommiserazione guarda a ciò che manca e conclude: “Non c’è niente”.
·    L’autocommiserazione guarda a chi non vede e conclude: “Non c’è nessuno”.
·    L’autocommiserazione guarda alle proprie difficoltà e conclude: “Sono l’unico che soffre”.
 
Ma la prospettiva limitata non è la verità completa!
 
Infine:
F) L’autocommiserazione cerca la morte invece della soluzione
“Ed espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi la mia anima, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri!’” (1 Re 19:4).
 
Elia era come se stesse dando a Dio le sue dimissioni dall’ufficio profetico. Era finito! E voleva dimettersi anche dalla vita stessa. 
Prendi la mia anima era un appello per la morte. Voleva davvero morire!
Pensava di non valere più dei suoi padri, forse perché erano già morti, o forse perché i suoi predecessori profetici non hanno avuto un impatto significativo nella vita morale e spirituale della nazione, e nemmeno lui.
Le cose avrebbero dovuto essere così diverse! Avrebbe dovuto poter fare così tanto di più!
 
Non era la prima volta che un grande servo di Dio cadeva nell’autocommiserazione nel deserto.
 
Anche Mosè, secoli prima, aveva gridato a Dio.
In Numeri 11:11-15 è scritto: “Mosè disse al Signore: ‘Perché hai trattato cosí male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia agli occhi tuoi, e mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? 12L'ho forse concepito io tutto questo popolo? L'ho forse dato alla luce io, che tu mi dica: “Portalo sul tuo seno’, come la balia porta il bimbo lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Dove prenderei della carne da dare a tutto questo popolo? Poiché piagnucola dietro a me, e dice: ‘Dacci da mangiare della carne!’ Io non posso, da solo, portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. Se mi vuoi trattare cosí, uccidimi, ti prego; uccidimi, se ho trovato grazia agli occhi tuoi; che io non veda la mia sventura!”
 
Nessuno è immune dalla negatività dell’autocommiserazione – nemmeno i giganti della fede.
 
In un momento di profondo sconforto, molti hanno desiderato la morte come Mosè ed Elia. 
 
Se sei lì ora, ascolta: Dio non ha finito con te. Come non aveva finito con Elia, non ha finito con te. 
La tua storia ha ancora capitoli da scrivere. Non mollare! Non lasciarti vincere da questo veleno!
 
Vediamo ora:
III LA FEDELTÀ DI DIO NONOSTANTE L’AUTOCOMMISERAZIONE
·    Quando noi crolliamo – Dio rimane in piedi!
·    Quando noi ci arrendiamo – Lui non si arrende mai!
 
La storia di Elia ci mostra qualcosa di straordinario: la fedeltà di Dio va oltre la nostra autocommiserazione. 
 
·    Dio non abbandona i Suoi servi nel loro momento più buio!
·    Non li condanna quando crollano!
·    Non accetta le loro dimissioni quando vogliono mollare tutto!
 
La fedeltà e la grazia di Dio incontrano Elia esattamente nella condizione dove si trova: esausto, disperato, convinto di aver fallito. 
E lì, in quel deserto di scoraggiamento e negatività, Dio scende ad occuparsi di lui con tenerezza.
 
Prima di tutto:
A) Dio provvede ai bisogni fisici 
Dio nella Sua saggezza non sempre esaudisce le nostre preghiere!
Elia voleva la morte. Dio gli manda da mangiare.
 
John Blanchard dice: “Lo stesso Dio che controlla il sole si prende cura del passero”, e possiamo aggiungere anche della nostra vita! (Matteo 10:29-31; cfr. per esempio Atti10:25; Filippesi 4:19).
 
Se Dio si preoccupa quando un passero cade a terra, se tiene il conto dei capelli sulla nostra testa, quanto più si prende cura di noi quando siamo abbattuti!
 
Nulla è troppo piccolo per la Sua attenzione, nessuno è troppo insignificante per la Sua cura.
 
Dopo che Elia espresse il suo desiderio di morire, prima di parlare, Dio lo lascia dormire. Poi gli manda un angelo con pane e acqua (1 Re 19:5-6).
 
La prima risposta di Dio non è una predica, ma una focaccia e una brocca di acqua!
 
In 1 Re 19:5-6 è scritto: “Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra. Allora un angelo lo toccò, e gli disse: ‘Àlzati e mangia.’ Egli guardò, e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre calde, e una brocca d’acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo.”
 
Dio capisce che a volte il problema spirituale ha radici fisiche. Prima di parlare a Elia, lo fa riposare e mangiare. 
 
Poi:
B) Dio ascolta con pazienza
Siamo come vetri appannati: non vediamo bene, ci sentiamo inutili. 
Ma Dio, con pazienza, non ci butta via, passa il Suo panno di grazia fedele, rimuove la nebbia, e ci mostra che possiamo ancora riflettere la Sua luce. 
 
·    La Sua pazienza non è passiva: è attiva, restauratrice, fiduciosa – dove noi vediamo fine, Lui vede inizio.
 
·    La pazienza di Dio è la sopportazione di ciò che è spiacevole; quindi sopportare i malvagi e aspettare così a lungo prima di punirli. 
 
Dio ha il pieno controllo su Sé stesso: non è sottoposto alle passioni, come lo sono gli gli esseri umani, bensì Egli può contenere la Sua ira di fronte a delle provocazioni che prevedrebbero di esercitarla (Atti 13:18; Romani 9:22).
 
·    La pazienza di Dio è anche la perseveranza nel ricercare il bene per le Sue creature (2 Pietro 3:9).
 
Forse per questo che John Benton diceva: “Non c’è attributo divino più meraviglioso della pazienza di Dio.” 
 
La pazienza di Dio è il tempo della grazia, il respiro della misericordia, la prova che Dio non si arrende con noi, anche quando noi ci arrendiamo con noi stessi.
 
Due volte Dio chiede: “Che fai qui, Elia?” (1 Re 19:9,13).
 
Due volte Elia risponde con la stessa lamentela: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il Signore, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari, e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” (1 Re 19:10,14).
 
·    Dio non lo interrompe
·    Non lo rimprovera immediatamente
·    Lascia che Elia esprima tutto ciò che ha dentro
 
Elia meritava forse un rimprovero per la sua mancanza di fede. 
Ma ciò di cui aveva bisogno in quel momento era un orecchio che lo ascoltasse.
 
C) Dio corregge la prospettiva distorta
“Ma io lascerò in Israele un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non si è piegato davanti a Baal, e la cui bocca non l’ha baciato” (1 Re 19:18).
 
Settemila! Non era solo! Non lo era mai stato! Ma si sentiva solo, e quel sentimento aveva preso il controllo di tutta la sua prospettiva.
 
Dio non cambia la realtà – cambia la prospettiva distorta di Elia sulla realtà.
 
È come quando guardi attraverso un obiettivo fotografico completamente sfocato. 
Vedi forme confuse, colori indistinti, tutto è nebuloso. Poi qualcuno gira la ghiera della messa a fuoco – clic, clic, clic – e improvvisamente l’immagine diventa nitida. La realtà era sempre lì, ma ora la vedi chiaramente.
 
Se volessimo usare un’altra metafora: Elia guardava attraverso un telescopio al contrario. 
 
Elia vedeva Izebel gigantesca e Dio piccolo; i suoi problemi enormi e le risorse di Dio insignificanti; sé stesso solo e Dio lontano.
 
Dio gentilmente, ma fermamente gira il telescopio nel verso giusto: “Guarda meglio, Elia. Io non sono mai stato assente e non sono piccolo. La Mia opera non si è fermata. Tu non sei l’unico. E soprattutto –Io sono ancora qui”.
 
D) Dio gli dà nuovi compiti
Dio non cancella quelli che si credono falliti. Li rilancia!
 
Invece di accettare le “dimissioni” di Elia, Dio gli dà tre incarichi specifici: ungere Azael re di Siria, ungere Ieu re d’Israele, e ungere Eliseo come suo successore.
 
In 1 Re 19:15-16 leggiamo: “Va’, rifà la strada del deserto, fino a Damasco; e quando vi sarai giunto, ungerai Azael come re di Siria; ungerai pure Ieu, figlio di Nimsci, come re d’Israele, e ungerai Eliseo, figlio di Safat da Abel-Meola, come profeta, al tuo posto.”
 
Dio non dice: “Ok, sei finito, vai in pensione”.
Dice: “Hai ancora lavoro da fare. Alzati e torna in azione. Ti do ancora fiducia”.
 
Questa è la fedeltà di Dio in azione: mentre Elia aveva perso fiducia in sé stesso, Dio non aveva perso fiducia in lui.
 
E lo stesso accade con l’apostolo Paolo; sappiamo che non era un uomo che aveva semplicemente sbagliato: era un persecutore della chiesa, un nemico dichiarato del Vangelo. Eppure, Dio non lo ha distrutto. Lo ha fermato, trasformato, e chiamato.
 
In 1 Timoteo 1:15-16 scrive: “Io ringrazio colui che mi ha reso forte, Cristo Gesú, nostro Signore, per avermi stimato degno della sua fiducia, ponendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità; e la grazia del Signore nostro è sovrabbondata con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesú. Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesú è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesú Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti, in seguito, avrebbero creduto in lui per avere vita eterna.”
 
Paolo non solo viene perdonato, ma viene mandato. 
Non solo viene salvato, ma viene incaricato per la misericordia, la grazia e la pazienza di Dio!
 
L’autocommiserazione dice: “È finita. Non posso più fare niente”. La grazia di Dio risponde: “No. La tua storia non è finita. Alzati. C’è ancora un capitolo da scrivere”.
L’autocommiserazione vuole fermarsi. La grazia di Dio ci rimette in movimento.
 
CONCLUSIONE
L’autocommiserazione è una delle forme più insidiose della negatività perché:
·    Si maschera da “essere realistici” riguardo ai nostri problemi
·    Si isola, rifiutando l’aiuto che potrebbe liberarla
·    Distorce la realtà, ingrandendo i problemi e cancellando le benedizioni
·    Parla in termini assoluti – “sempre” – “mai” – “nessuno”.
·    Cerca la morte invece della soluzione
 
Ma la storia di Elia ci insegna anche che:
·    I più grandi della fede possono cadere in questo veleno
·    L’esaurimento fisico ed emotivo ci rende vulnerabili
·    Dio risponde con grazia, non con condanna
·    C’è sempre una via d’uscita
 
Se ti riconosci in Elia oggi, ecco cosa puoi fare:
·    Riposa: A volte hai solo bisogno di prenderti cura del tuo corpo
·    Parla a qualcuno: L’isolamento alimenta l’autocommiserazione – rompi il silenzio!
·    Rifiuta gli assoluti: Quando pensi “sempre”, “mai”, “nessuno” – fermati e cerca la verità!
·    Ricorda le vittorie passate: Elia aveva dimenticato il Carmelo – cosa hai dimenticato tu?
·    Guarda con gli occhi di Dio: C’erano settemila fedeli che Elia non vedeva – cosa vede Dio che tu non vedi?
·    Rimettiti in azione: L’autocommiserazione vuole che tu ti fermi – fai il prossimo passo, anche piccolo
 
LA BUONA NOTIZIA È CHE DIO NON HA FINITO CON TE. 
Elia pensava che la sua storia fosse finita sotto quella ginestra nel deserto. 
Ma Dio aveva ancora un ministero potente per Lui – e un successore da preparare.
 
LA TUA STORIA NON È FINITA. 
Il tuo migliore capitolo potrebbe essere ancora davanti a te.
·    Alzati
·    Mangia
·    Bevi
·    Riposa
·    E poi cammina nella forza che Dio ti darà, perché il viaggio è ancora lungo.
 
MA NON SEI SOLO. NON LO SEI MAI STATO!
 
Che Dio ci liberi dall’autocommiserazione e ci riempia della Sua prospettiva, della Sua forza, e della Sua speranza.

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