Luca 9:25: Il paradosso del guadagno e della perdita
Luca 9:25: Il paradosso del guadagno e della perdita
“Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina sé stesso?”
Gesù è per la nostra anima ciò che il cuore è per il corpo. I polmoni, il fegato, i reni hanno valore solo in relazione al cuore. Quando il cuore si ferma, tutto il resto collassa istantaneamente. Senza Gesù, tutto ciò che accumuli in questa vita perde significato – perché non lo puoi portare con te quando entri nell’eternità.
Gesù pone una domanda che penetra come una lama affilata nel cuore delle nostre priorità; ci svela un calcolo tragicamente sbagliato, un investimento disastroso che molti oggi stanno facendo. Non è una domanda retorica da liquidare velocemente, ma un invito alla riflessione profonda sul valore della nostra anima.
Gesù sta parlando delle condizioni e del prezzo di essere suoi discepoli: rinunciare a sé stessi, prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo (v.23). Poi spiega il paradosso espresso nel v. 24: “salvare la propria vita” significa aggrapparsi a tutto ciò che il mondo offre, mentre “perdere la propria vita” significa rinunciarvi per amore di Cristo.
Il paradosso esistenziale di essere discepoli di Gesù è questo: l’apparente perdita è vera vita, l’apparente guadagno è vera perdita. Chi sceglie il mondo perde l’eternità; chi sceglie Cristo perde il mondo, ma riceve la vita. Non c’è nulla di materiale che valga la perdita di sé.
Perché? Perché il valore dell’anima non ha paragoni con alcuna ricchezza terrena. Tutto ciò che accumuli qui è destinato a svanire – è temporaneo per definizione, come nebbia al sole del mattino. L’eternità invece è infinita, senza confini e senza fine. Ecco perché conviene perdere la vita ora, rinunciando a noi stessi, per guadagnarla per sempre nella gioia e nella gloria che non avranno fine.
Gesù con la domanda del v. 25 fornisce la ragione per seguirlo e sottolinea l’urgenza di scegliere tra le due vie della vita del v.24. Cosa si intende per guadagnare tutto il mondo? Significa conquistare tutto ciò che esiste o qualsiasi cosa la persona desideri che il mondo offre, che possiamo tradurre per esempio con: successo professionale, sicurezza materiale, riconoscimento sociale, edonismo.
Che senso ha avere ricchezza, potere, realizzazione, piaceri, se poi perdiamo la nostra vita o roviniamo noi stessi per l’eternità? È come costruire un grattacielo magnifico su fondamenta di sabbia: hai investito tutto nella struttura, nulla nelle fondamenta. Quando arriva la tempesta, il crollo non è parziale – è totale, irreversibile, catastrofico.
Ecco la matematica spirituale di cui Gesù ci parla, dove i conti non tornano come pensiamo. Possiamo accumulare tutto soldi, conquistare vette professionali, godere di ogni lusso, ma se nel processo trascuriamo la nostra anima, siamo in perdita netta e grave.
Badate bene: Gesù non sta parlando di un danno temporaneo o superficiale, ma di una perdita irreversibile: sta parlando di vita eterna (Giovanni 3:16) e di perdizione eterna – l’inferno (2 Tessalonicesi 1:9). Una volta morti è impossibile passare da un posto a un altro, da una condizione a un’altra, dalla sofferenza eterna alla beatitudine eterna, o viceversa (Luca 16:26,23-25; Apocalisse 21:4).
Thomas Watson disse: “L’eternità per il credente è un giorno che non ha tramonto; l’eternità per l’empio è una notte che non ha alba.”
Questa verità è completamente seria e merita la nostra attenzione urgente, perché è realistica, è devastante, è definitiva, non negoziabile!
Non ci viene chiesto semplicemente di rifletterci sopra, o di considerarla filosoficamente, o solo di ammirarla come saggezza antica, ma di prendere decisioni concrete alla sua luce – decisioni che determineranno il nostro destino eterno.
Gesù ti sta avvertendo riguardo al tuo valore e alla tua condizione eterna. Questo è cruciale anche per te oggi, perché puoi avere successo, ricchezza, fama, potere e perdere la tua anima per sempre!
Jim Elliot aveva 28 anni quando fu ucciso dagli indios Auca in Ecuador mentre cercava di portargli il Vangelo. Prima di partire per quella missione aveva scritto nel suo diario: “Non è stolto colui che dà ciò che non può conservare per guadagnare ciò che non potrà mai perdere.” Elliot capì il paradosso di Gesù: diede la sua vita terrena, che avrebbe comunque perso, per guadagnare ciò che nessuno può toglierci – l’anima salvata per l’eternità. Non è stoltezza dare tutto per Cristo quando tutto ciò che accumuli sulla terra lo lascerai comunque quando morirai. Le tue mani non possono portare nulla dove andrai dopo la morte.
Essere fieri del conto in banca gonfio, dei beni materiali accumulati, del prestigio professionale conquistato, dei viaggi esotici, dei resort esclusivi, di quelle esperienze perfette che raccolgono centinaia di like sui social, mentre l’anima langue nell’indigenza spirituale – affamata, assetata, morente – è una tragica stoltezza!
Oggi Gesù ti chiede di fermarti e guardare la tua vita con onestà brutale.
La domanda non è se stai guadagnando, ma cosa stai perdendo mentre pensi che stai guadagnando?
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