📖 Il Vuoto e la Pienezza

La diagnosi, la cura e la scelta che cambiano tutto

Scopri perché il vuoto che senti non è casuale ma la prova che sei fatto per qualcosa di più grande.

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Numeri 14:6-9: Quando la paura e l’incredulità ci rubano le benedizioni del Signore

 Numeri 14:6-9: Quando la paura e l’incredulità ci rubano le benedizioni del Signore
Possiamo privarci di una benedizione di Dio tirandoci indietro per paura e incredulità (cfr. per esempio Ebrei 3:19; 4:6-7).

Ci sono momenti nella vita in cui Dio ci mette davanti una terra buona: una promessa, una chiamata, un cambiamento, una crescita, una benedizione preparata per noi.

Eppure, come Israele alle soglie di Canaan, possiamo fermarci, tirarci indietro, perdere ciò che Dio voleva donarci, desiderando di ritornare alla nostra vecchia vita, al nostro Egitto (Numeri 14:1-4).

Il momento più atteso della storia della salvezza è diventato il momento del più grande fallimento per quella generazione Israelita, ai tempi di Giosuè e Caleb.
Anche noi, come quella generazione, possiamo trovarci sulla soglia di qualcosa che Dio ha preparato per noi – e fermarci.

I IL DONO PREPARATO (Numeri 14:6-8)
Il dono di Dio è già pronto!
 
Numeri 14:6-8 dice:“E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: ‘Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. Se il Signore ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele.’”

Qui c’è una definizione semplice e potente di fede: La fede è credere che Dio è favorevole verso di noi e che ciò che Egli dona è buono (cfr. per esempio Giacomo 1:16-17).

La fede è credere che Dio è per noi, non contro di noi, e che ciò che dona è sempre orientato al bene.
La terra promessa non è un sogno lontano, né un premio da meritare (cfr. per esempio Deuteronomio 6:10-11; 9:4-6; 8:17-18).
È un dono già preparato, frutto della fedeltà di Dio alle promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe (cfr. per esempio Genesi 17:8; 26:3-4; 28:13-15; Esodo 6:8).

Il peccato d’Israele consiste nel disprezzare il dono della terra promessa, non fidandosi della promessa divina.
Dio apre la porta, ma il popolo non entra
Dio offre, ma il popolo non accoglie

Dio prepara doni che noi possiamo rifiutare; nel caso di Israele non gli stava offrendo Canaan come un’opzione tra tante – era un comando: “Sali, prendine possesso, come il Signore ti ha detto; non temere e non ti spaventare” (Deuteronomio 1:21; cfr. per esempio Deuteronomio 1:8; Numeri 13:2). 

“Tornare in Egitto” significava rigettare lo scopo stesso della liberazione: la terra promessa.

Dio non li aveva liberati per farli vagare nel deserto, ma per farli entrare in Canaan. 
Rifiutare il dono non era solo perdere una benedizione: era disobbedire a un comando esplicito di Dio.

E quando li rifiutiamo, non sono solo benedizioni perdute – è Dio stesso che viene rigettato!

Il Signore stesso dice: “Ho steso tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle” (Isaia 65:2). 

Gesù pianse su Gerusalemme: “Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Luca 13:34). 

E il dono per eccellenza? 
Possiamo rifiutare persino il dono più grande.
Gesù il dono ineffabile (2 Corinzi 9:15). 
Giovanni 3:16 dice: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio.” 

Ma Gesù stesso dovette dire: “Eppure non volete venire a me per avere la vita!” (Giovanni 5:40). 
Anzi è stato rigettato (cfr. per esempio Matteo 21:33-46; Giovanni 1:11).

Tuttavia, il rifiuto non nasceva dall’assenza del dono, ma dalla paura di accoglierlo.
È come ricevere un’eredità milionaria ma rifiutare di firmare i documenti perché hai paura della responsabilità. 
Il dono è reale, è tuo, è già pronto. Ma la paura ti convince che è meglio restare povero e “sicuro” piuttosto che ricco e “a rischio”.

Il dramma non è che Dio non doni. Il dramma è che noi possiamo non accogliere. 

Questo ci porta al secondo punto:
II La distorsione della paura (Numeri 13:31–33)
Quando la memoria si spegne, la paura prende il controllo, e quando prende il sopravvento cambia, la nostra teologia.

La paura deforma la realtà dimenticando chi è Dio e cosa ha fatto nella storia.

Quanto più chiaramente comprendiamo, ricordiamo e crediamo nella fedeltà di Dio di come ha operato nel passato, tanto meglio saremo in grado di confidare in Lui per le sfide del presente.

Allora dovremmo pregare che il Signore ci aiuti a ricordare ciò che ha fatto nella storia Biblica, ma anche personalmente nella nostra vita così da avere una prospettiva sufficiente per confidare attivamente in Lui nel presente. 

Che ci doni una memoria santificata e un crescente senso di gratitudine per ciò che ha fatto fedelmente, saggiamente e potentemente nella nostra vita.

Quegli Israeliti, invece, dimenticarono la liberazione miracolosa del Signore dall’Egitto con tutti quei prodigi e di come si è preso cura di loro (cfr. per esempio Esodo 15; Deuteronomio 2:7; 4:9; 6:12; 7:18; 11:2-4).

Rudyard Kipling afferma: “Di tutti i bugiardi del mondo, a volte i peggiori sono le tue stesse paure.”

Ed è esattamente ciò che accadde a quegli Israeliti: La paura ha trasformato la promessa in minaccia e il dono in pericolo.

Le spie non mentono: i nemici sono reali. Ma la paura li trasforma in giganti invincibili e Israele in cavallette – rimpicciolirono sé stessi.

Che cosa strana: la paura rende i giganti invincibili proprio là dove Dio aveva preparato la benedizione di una terra promessa ricca di frutti.

Numeri 13:32-33 dice: “E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: ‘Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette, e tali sembravamo a loro.’”

La paura non è solo un’emozione: è una lente che distorce la realtà.

Come ha detto qualcuno: “La paura guarda alle circostanze, la fede guarda a Dio. La paura vede i giganti, la fede vede Dio più grande dei giganti.”

La paura, come l’incredulità, è come indossare occhiali deformanti. 

Notate il contrasto drammatico: Le dieci spie dissero: “Paese che divora i suoi abitanti” (Numeri 13:32); Caleb e Giosuè dissero: “Paese buono, molto buono” (Numeri 14:7).
Le dieci spie dissero: “Ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:33); Caleb e Giosuè dissero: “Ne faremo nostro pascolo” (Numeri 14:9), cioè pane per noi, nel senso che saranno facilmente conquistati.

Le dieci spie dissero di non essere capaci contro il popolo di Canaan perché era più forte, mentre Caleb disse che potevano riuscirci benissimo (Numeri 13:30-31).
Stessi giganti. Stessa terra. Stesso Dio. 
Stessa realtà, lente diverse: una lente vedeva Dio, l’altra no.

Dove le dieci spie vedevano divoratori invincibili, Giosuè e Caleb vedevano un pasto facile – non per loro, ma per Dio che combatteva con loro. 
Inversione totale della prospettiva.
La domanda non è: “Ci sono giganti?”
La domanda è: “Attraverso quali lenti li sto guardando?”

Quando domina il cuore pauroso e incredulo: 
Ingigantiamo i problemi e sminuiamo noi stessi
Dimentichiamo la fedeltà di Dio
Preferiamo la sicurezza del passato alla promessa del futuro

Il popolo voleva ritornare in Egitto e arriva a dire: “Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!”
(Numeri 14:4).

Robertson Davies disse: “Il mondo è pieno di persone la cui nozione di un futuro soddisfacente è, in realtà, un ritorno a un passato idealizzato.” 

La paura non solo distorce il presente – riscrive anche il passato. 

Israele dimenticò i gemiti sotto la schiavitù (Esodo 2:23) e ricordò solo i pesci che mangiavano, i cocomeri, i meloni, i porri, le cipolle e l’aglio (Numeri 11:5). 

Un passato doloroso diventa un’età dell’oro quando il futuro ci terrorizza. 

Così la memoria diventa complice della paura, e il ritorno alla prigione sembra più sicuro dell’avanzare verso la promessa.

Che tragedia spirituale: preferire la schiavitù conosciuta alla libertà promessa.

Il popolo chiamava “buono” tornare alla schiavitù. 
Dio offriva qualcosa di straordinariamente buono: libertà e benedizione. 

Ma scelsero il “buono” della paura invece del “molto, molto buono” (Numeri 14:7) della fede.

Il missionario David Livingstone, mentre esplorava l’Africa, scrisse nel suo diario: “Non so dove andrò, ma so chi viene con me.” 

Affrontava leoni, malattie, tribù ostili. Ma la sua visione di Dio era così grande che i pericoli tornavano alla loro vera misura.

Israele invece? Aveva una visione dei giganti così grande che Dio era ridotto a qualcosa di irrilevante.

Quando Dio apre la porta della promessa, l’incredulità la richiude.
Ed è proprio questa la tragedia più profonda del deserto.

Infine, vediamo:
III LA DIFFIDENZA VERSO DIO (Numeri 14:9)
Potrebbe sembrare solo disobbedienza, ma la disobbedienza è il frutto, non la radice (cfr. Genesi 3:1-6; Ebrei 3:18-19).

“Disobbedienza e incredulità sono due facce della stessa medaglia” (Ronald Dunn).

Israele pensava che Dio non potesse sconfiggere i giganti (incredulità), perciò rifiuta di entrare (disobbedienza). 
“L’incredulità ci rende ribelli e disertori” (Giovanni Calvino).

Israele non fu prima ribelle e poi incredulo. Fu prima incredulo e poi ribelle.

La radice profonda fu l’incredulità, non credevano che Dio fosse degno di fiducia.

A volte noi credenti siamo come quel bambino che sta sul bordo della piscina. Il padre è nell’acqua, braccia tese: “Buttati, ti prendo!” 
Ma il bambino vede solo l’acqua profonda, non vede la forza del padre. 
Il problema non è che il padre non sia capace di prenderlo. 
Il problema è che il bambino non crede che il padre lo prenderà.

Quando non ci fidiamo di Dio, anche i doni più belli possono sembrarci pericolosi.
Non crediamo che Dio sia:
Fedele
Potente
Buono
Presente

La paura diventa incredulità quando fissiamo lo sguardo sul problema e Dio smette di essere per noi una presenza reale, vicina, immanente, benevola e fedele.

Lo vediamo chiaramente in tutta la Bibbia: quando lo sguardo si sposta da Dio al problema, la paura si trasforma in incredulità.

Pietro, mentre camminava sulle acque, vedendo il vento, ebbe paura e cominciò ad affondare (Matteo 14:30).

Finché guardava Gesù, camminava; quando guardò il vento, affondò.

Quando guardiamo il problema, Dio diventa lontano; quando guardiamo Dio, il problema torna alla sua vera misura.

Quando Dio perde il Suo posto nel nostro cuore e sguardo, la paura prende il suo posto.

E la paura, una volta insediata, diventa incredulità al punto da non credere più alle promesse di Dio.

John Piper ha detto con precisione: “L’incredulità è l’insulto supremo a Dio perché dice che Dio non è abbastanza buono, non è abbastanza saggio, non è abbastanza potente da mantenere le Sue promesse.”

Nulla offende Dio più dell’incredulità verso le Sue promesse e della disperazione di fronte al loro compimento, solo perché vediamo ostacoli lungo il cammino.

L’incredulità tratta Dio come un bugiardo, anzi peggio, come un impostore che non mantiene nemmeno i Suoi giuramenti.

Quando la paura giudica Dio incapace di operare, diventa incredulità.

Il cuore dell’incredulità è questo: non credere che Dio mantenga ciò che promette, che sia bugiardo.

Orazio Bonar lo disse chiaramente: “Ogni incredulità è la credenza in una menzogna.”

Allora la paura diventa incredulità quando:
Vedo un problema più grande di me
Dimentico ciò che Dio ha fatto
Ascolto la paura più della Parola di Dio
Giudico Dio in base alle circostanze
Decido che Dio non è affidabile
Mi tiro indietro e rifiuto il dono

La paura è umana. L’incredulità è una scelta.

L’incredulità nel senso biblico non è passiva e né innocente, al contrario è attiva, guidata da un oscuro dinamismo – che non solo non si fida della Parola di Dio – si ribella anche a Dio!

Il vero problema non erano i giganti, ma l’immagine ristretta che le dieci spie avevano di Dio.

Il problema non è mai il gigante davanti a noi, ma come vediamo Dio dentro di noi. 

Le dieci spie non avevano la consapevolezza di Giosuè e Caleb: “Non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il Signore è con noi; non li temete” (Numeri 14:9).
Nel deserto, l’ombra è protezione vitale dal sole. 
Questa metafora indica che Dio aveva protetto i Cananei fino a quel momento, ma ora la protezione era rimossa a causa del loro peccato. 
I giganti sembravano invincibili, ma erano già esposti al giudizio di Dio. 
E, con Dio dalla loro parte, la battaglia era già vinta prima di iniziare. 

Non è più una questione di giganti contro cavallette – è Dio con noi contro giganti senza protezione.
Israele non lo vide perché guardava i giganti, non Dio.

Il rifiuto andava ancora più in profondità. Non era solo questione di terra e giganti. Cosa stavano veramente rifiutando?

La risposta è profonda, il popolo non rifiuta solo la terra: rifiuta l’immagine di Dio che la terra rappresenta: la Sua bontà, fedeltà, potenza.

Il popolo non fallisce perché Dio è debole, ma perché non crede a ciò che Dio ha fatto per lui in passato!

Quante volte Dio ci chiama a un passo di fede e noi ci fermiamo perché:
Le circostanze sembrano troppo grandi
Le nostre forze troppo piccole
Il futuro troppo incerto

Eppure, la Scrittura ci invita a guardare oltre le apparenze: “IL SIGNORE È CON NOI.”

La fede non è negare i giganti, ma riconoscere che Dio è più grande dei giganti
La fede non è chiudere gli occhi davanti alle difficoltà, ma aprirli davanti alla presenza di Dio
La fede non è sentirsi forti, ma sapere che Dio è fedele, buono e potente da mantenere le promesse

C. H. Spurgeon disse: “L’incredulità distruggerà il migliore di noi. La fede salverà il peggiore di noi.”

Dio prende seriamente l’incredulità. 
Le conseguenze furono reali: trentotto anni nel deserto, una generazione che morì senza entrare in Canaan.

E qui si rivela un’ironia tragica e terribile: Il destino che temevano di incontrare in Canaan li raggiunse nel deserto. 

Dissero che sarebbero morti di spada in Canaan davanti ai giganti (Numeri 14:3).
La realtà: morirono nel deserto per la loro incredulità (Numeri 14:29,33,35).

Dissero: “I nostri bambini diventeranno preda del nemico” (Numeri 14:3). 
La realtà: i loro figli entrarono.
 
La paura che doveva proteggerli divenne la loro condanna. 

Il destino della vittoria in Canaan che rifiutarono, fu sostituito dal destino che scelsero – la morte nel deserto.
Ebrei 3:19: “Non vi poterono entrare a causa della loro incredulità.” 
Quella generazione pagò il prezzo del suo rifiuto. 

CONCLUSIONE
Questa storia non è solo un ricordo antico: è uno specchio per la nostra fede.
Questa storia non è solo un episodio del passato: è una scelta che si ripete in ogni generazione e in ogni cuore.

Sappiamo benissimo che ogni volta che Dio ci chiama avanti, la paura e l’incredulità ci chiamano indietro.

Dio prepara per noi terre buone: 
Chiamate che sfidano
Cambiamenti che scuotono
Crescite che elevano
Relazioni che attendono guarigione
Passi di fede che aprono la strada alla promessa
Opportunità che richiedono coraggio
Responsabilità che formano il carattere

il missionario Hudson Taylor, quando gli fu chiesto come affrontasse tante difficoltà in Cina, rispose: “Non è una questione di quanto sono grandi le difficoltà, ma di quanto è grande il mio Dio.”

Israele fece esattamente l’errore opposto: misurò i giganti invece di misurare Dio, se mai si possa misurare.

La domanda non è: “La terra è buona?”  La domanda è: “Mi fido del Dio che me la dona?”
Non lasciare che la paura ti rubi ciò che Dio ha preparato per te
Non lasciare che i giganti ti impediscano di entrare nella promessa
Non lasciare che il passato ti trattenga quando Dio ti chiama avanti

Possiamo scegliere la fede di Giosuè e Caleb, la fede che non si concentra sui giganti, ma che dice: “Il Signore è con noi.”
Caleb e Giosuè vedono la stessa terra, la stessa sfida, ma interpretano la vita alla luce di Dio.
Una fede che non nega i giganti, ma riconosce che Dio è più grande dei giganti.

Oppure possiamo scegliere la paura e l’incredulità del resto del popolo, che ci priva delle benedizioni che Dio aveva preparato per noi con un atteggiamento che:
Ingigantisce i problemi
Dimentica la promessa
Rifiuta il dono di Dio
Torna indietro invece di andare avanti

Quale sarà la nostra scelta?
Kenneth Boa esprime bene questa tensione spirituale quando scrive: “Signore, è spaventoso realizzare che posso commettere il peccato del potenziale inutilizzato tirandomi indietro nell’incredulità. Ti chiedo la fede di onorarti nonostante le apparenze contrarie e di credere che desideri sempre ciò che è meglio per me.”

C’è il peccato del potenziale inutilizzato: quante terre promesse abbiamo lasciate fuori, o stiamo lasciando fuori dalla porta del nostro cuore per paura e incredulità? 

Ricordiamo: Mosè e Aronne, consapevoli della gravità del peccato del popolo, si prostrarono davanti a Dio (Numeri 14:5) – non per paura del popolo, ma in intercessione davanti a Dio. 

Caleb e Giosuè strapparono le loro vesti in segno di lutto (Numeri 14:6). 
Non piangevano per la perdita di una persona amata
Non piangevano per i giganti

Il vero dramma non erano i nemici fuori, ma gli Israeliti stessi. 
Piangevano per la perdita della fede
Piangevano per l’incredulità del popolo
Piangevano per la morte della speranza 

Non commettiamo lo stesso errore per non far piangere gli altri per noi per lo stesso motivo.
Il problema delle dieci spie non fu riconoscere le difficoltà – quelle erano reali. 
Gli errori sono stati:
Ingigantire i problemi e minimizzare Dio 
Esagerare gli ostacoli e sottostimare la potenza di Dio
Non credere alle promesse di Dio che avrebbe combattuto per loro e dato la terra di Canaan

Preghiamo:
Per la fede di riconoscere che Dio è favorevole verso di noi e che ciò che dona è buono 
Per occhi che vedano il dono preparato invece di fissarsi sui giganti 
Per un cuore che non lasci la paura deformare la realtà, trasformando la promessa in minaccia 
Per la grazia di vincere l’incredulità e credere che Dio mantiene ciò che promette
Per la grazia di non giudicare Dio in base alle circostanze, ma le circostanze alla luce di chi è Dio 
Per la grazia di non lasciare inutilizzato il potenziale che Dio ha preparato per noi 
Per la fiducia nella fedeltà, bontà, potenza e presenza di Dio 
Per lo sguardo fisso su Cristo che ci tiene a galla sulle acque anche quando il vento soffia forte 
Per il coraggio di non preferire la schiavitù conosciuta alla libertà promessa 
Per la consapevolezza che “Il Signore è con noi” – e questo cambia ogni gigante 
Per la fede che non nega i problemi, ma riconosce che Dio è più grande dei problemi 
Per la scelta di andare avanti quando Dio chiama, invece di tirarci indietro quando la paura sussurra

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