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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

Luca 6:46: Una confessione incoerente

  Luca 6:46: Una confessione incoerente  “Perché mi chiamate: ‘Signore, Signore!’ e non fate quello che dico?” Questa domanda di Gesù non lascia scampo. Non è rivolta ai farisei, non è indirizzata ai nemici di Gesù. È rivolta a chi lo segue. A chi lo chiama. Ed è precisamente questo che la rende così tagliente. È una domanda che mette a nudo la nostra fede e di conseguenza la nostra obbedienza; infatti, sono collegate come ci ricorda Dietrich Bonhoeffer quando dice: “Solo chi crede è obbediente, e solo chi è obbediente crede… Perché la fede è reale solo quando c’è obbedienza, mai senza di essa, e la fede diventa fede solo nell’atto dell’obbedienza.” Nel contesto Gesù sta parlando delle caratteristiche che devono avere i discepoli; quindi, questa è una domanda che vuole evidenziare la vera natura di un discepolo: chi è veramente senza l’obbedienza al Maestro a Gesù. Ci troviamo davanti a un versetto breve e semplice, ma tagliente come un bisturi.  Gesù con questa domanda v...

Salmo 6:3-4: Fino a quando? Quando la sofferenza sembra infinita

 Salmo 6:3-4: Fino a quando? Quando la sofferenza sembra infinita Adoniram Judson (1788-1850) fu missionario in Birmania per quasi quarant’anni. Tradusse l’intera Bibbia in birmano – un’opera monumentale che ancora oggi porta frutto. Ma il prezzo fu altissimo. Judson soffrì enormemente: imprigionamento brutale durante la guerra anglo-birmana (1824-1826), dove fu torturato e incatenato in condizioni disumane; la morte della prima moglie Ann e di diversi figli; malattie tropicali che lo portarono sull’orlo della morte; e depressione profonda che lo accompagnò per anni. Si racconta che, dopo la morte della moglie Ann e della figlia Maria, Judson scavò una tomba vuota accanto alle loro, vi si sedette per giorni e la fissò in silenzio.  Tre anni dopo la morte di Ann, avrebbe scritto parole che sembrano impossibili da un uomo di fede: “Dio è per me il Grande Sconosciuto. Credo in lui, ma non lo trovo.” Eppure, nonostante queste sofferenze immense, Judson perseverò nella missione fin...

Osea 4:7-10: La denuncia di Osea ai sacerdoti corrotti

 Osea 4:7-10: La denuncia di Osea ai sacerdoti corrotti  Cosa succede quando chi è chiamato a condurre il popolo verso Dio diventa invece complice del male? Immaginate un ospedale in cui i medici tengono i pazienti malati per continuare a guadagnare. Impensabile, vero?  Eppure, è esattamente quello che Osea denuncia: un sistema religioso in cui i sacerdoti prosperavano sul peccato del popolo anziché combatterlo. Ci troviamo di fronte a uno dei giudizi più severi dell’Antico Testamento contro la leadership religiosa corrotta. Osea 4:7-10 è un allarme profetico che, purtroppo, risuona nella chiesa di oggi. La domanda che Osea ci pone è brutalmente onesta: la nostra fede è autentica o è solo una religiosità ipocrita? Preparati: questo messaggio non è comodo. Ma è necessario per tutti – per i leader come per i fedeli. Partiamo con: I IL LUCRO COME MOTIVAZIONE (v.7-8) 

Apocalisse 1:17-18: Il Risorto che tiene le chiavi

Apocalisse 1:17-18: Il Risorto che tiene le chiavi Gesù è risorto! • Non è una formula liturgica • Non è un saluto tradizionale di Pasqua È la notizia più sconvolgente che il mondo abbia mai sentito – e cambia tutto. • Cambia il modo in cui guardiamo la storia • Cambia il modo in cui affrontiamo la sofferenza • Cambia il modo in cui guardiamo la morte in faccia In Apocalisse 1:17-18 il Cristo risorto apre la bocca e parla. E ciò che dice a Giovanni – prostrato ai Suoi piedi come morto – è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno di sentire anche noi oggi, non solo a Pasqua, ma ogni giorno della nostra vita. Perché il Risorto non è un ricordo. Non è una figura del passato. È vivo. È sovrano. Tiene in mano la storia dell’umanità – e la tua storia personale. In questi versetti vediamo prima di tutto:

Osea 4:4-6: La letale negligenza dei sacerdoti

 Osea 4:4-6: La letale negligenza dei sacerdoti  Un edificio non crolla mai tutto in un colpo: prima si crepa una trave portante, poi si inclina una parete, infine tutto precipita con un boato. Così accade anche alle chiese e alle nazioni.  Il collasso spirituale di Israele non fu un evento improvviso, ma il risultato di un deterioramento progressivo, e furono proprio le travi portanti – i leader spirituali – a cedere per prime, trascinando nella rovina l’intera struttura. La negligenza dei capi spirituali non esplose in un solo giorno. Fu come una brace nascosta sotto la cenere: non la vedi, non la senti, sembra innocua. Ma lentamente divora il legno, indebolisce le travi, e quando finalmente divampa è troppo tardi per spegnerla.  Così la corruzione spirituale è un fuoco silenzioso che consuma le fondamenta della fede mentre tutti pensano che l’edificio sia ancora solido. Nel libro di Osea, Dio attraverso il profeta pronuncia un giudizio severo contro i leader spiri...