Cause della preghiera inefficace (1) Motivazioni sbagliate: l’egoismo! (Giacomo 4:1-3).

Cause della preghiera inefficace (1)
Motivazioni sbagliate: l’egoismo! (Giacomo 4:1-3).
Tozer scrisse: “La preghiera è generalmente raccomandata come la panacea per tutti i mali e la chiave per aprire ogni porta della prigione, e sarebbe davvero difficile esagerare i vantaggi e il privilegio della preghiera ispirata dallo Spirito. Ma non dobbiamo dimenticare che se non siamo saggi e vigili, la preghiera può diventare una fonte di autoinganno”.

Quando i nostri motivi non sono giusti nella preghiera, le nostre preghiere non hanno efficacia!

Uno degli ostacoli alla preghiera efficace è quando è motivata dal nostro egoismo!

Quando le nostre preghiere sono motivate dal nostro egoismo, quando chiediamo a Dio ciò che vogliamo piuttosto che ciò che Egli vuole (cfr. Luca 22:42; 1 Giovanni 5:14), le nostre preghiere saranno inefficaci. 

Ci sono preghiere che sembrano salire verso Dio e invece girano intorno a noi.

Giacomo dopo aver parlato della grandezza della lingua e del suo potere incontrollabile, distruttivo e dell’uso duplice ‒ con essa benediciamo, e nello stesso tempo malediciamo il nostro prossimo ‒ parla di due tipi di saggezza: quella che viene dall’alto e quella che viene dal basso.

Poi Giacomo dice che il frutto di giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace. 

“Giustizia” si riferisce alla condotta che Dio approva in accordo con la Sua volontà (Giacomo 1:20; Matteo 5:6,10,20). 
Quindi, dove c’è la saggezza che viene dall’alto ci sarà il frutto di un comportamento che Dio approva, secondo la Sua legge e i Suoi standard: in questo vediamo che è un sommario delle virtù elencate al v.17.

In questo senso la giustizia si riferisce a una chiesa che cresce nel carattere spirituale, matura nell’accogliere le persone con tutte le loro problematiche, che serve il Signore impegnandosi attivamente per il progresso del regno dei cieli: quindi una chiesa ubbidiente, una chiesa sana! 

Ma il frutto di giustizia nasce dove c’è la pace. 
Quando c’è armonia tra credenti, lì ci sarà la giustizia! 
Giacomo conclude il capitolo 3 enfatizzando l'importanza della pace. 
Ma le chiese a cui Giacomo scrisse avevano problemi riguardo alla pace! 

Giacomo è molto preoccupato per la discordia e la rivalità nella comunità cristiana causate da coloro che non hanno la sapienza dall'alto. 

E così, per concludere la discussione della vera sapienza, vuole affrontare la situazione caotica e litigiosa sottolineando la necessità della pace e dell'armonia.    

Invece di pace e frutto della giustizia, i suoi destinatari manifestavano esattamente l'opposto: erano pieni di contrasti; dicevano di essere credenti, ma dimostravano di non esserlo; manifestavano la saggezza che viene dal basso e lo spirito del mondo, come leggiamo in questi versetti.

Questi versetti ci parlano della:
I CONDIZIONE DI CONFLITTO DELLA CHIESA.
Noi vediamo una chiesa in conflitto con sé stessa come leggiamo al v.1: "Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi?"

Queste parole sottolineano:  
A) La Gravità della condizione della chiesa.
Le parole “guerre” (polemoi) e “contese” (machai), sono normalmente utilizzati come termini militari, ma erano diventate parole comuni, espressioni di forza per qualsiasi tipo di antagonismo aperto tra individui, famiglie o gruppi.

“Guerre”, si riferisce allo stato continuo di ostilità.
Questa parola era usata per un conflitto armato, quindi ci troviamo di fronte a un’immagine violenta.

“Contese” si riferisce alle battaglie che fanno parte delle guerre, scoppi occasionali, antagonismo attivo, schermaglie, oppure a controversie accese e rabbiose. 

Ma probabilmente Giacomo usa entrambi i termini con lo stesso significato per enfatizzare i conflitti che sono all’interno delle chiese.

Le parole che usa Giacomo sono spaventosamente forti.
Sono una metafora, ma non dobbiamo permettere che la metafora tolga forza alle sue parole e all'orrore che vogliono suscitare, perché dove ci sono guerre ci sono sempre tanti morti e orrori di ogni genere.

Perciò Giacomo usa queste parole soprattutto per indicare:
(1) La Disapprovazione di Dio.
Queste situazioni sono un orrore davanti a Dio, perché Dio vuole l’unità com'è sottolineata varie volte nella Bibbia (per esempio Romani 15:5-7; 1 Corinzi 1:10; Efesini 4:1-3; Filippesi 2:1-4). 

Giacomo sceglie il vocabolario bellicoso per esprimere polemiche e litigi, rancori e malumori tra i cristiani, violente dispute verbali non perché non ci sia altro modo di dirlo, ma perché non c'è altro modo di esprimere l'orrore.

Egli vede le relazioni della chiesa come le vede di Dio e Dio non è contento se ci sono delle guerre all’interno della chiesa.       

In secondo luogo, Giacomo con queste parole sottolinea:
(2) La Dannosità della situazione.
Atteggiamenti, o reazioni violente recano conseguenze gravi ai singoli credenti e alla chiesa, come se ci fosse una guerra militare, ma con i danni, però morali, sociali e spirituali. 

Il conflitto molto probabilmente come vediamo al capitolo 3:1,14-15, era dovuto agli insegnanti e alle fazioni di cui erano a capo.

Anche la chiesa di Corinto aveva problemi di fazione e Paolo rimprovera tale comportamento (1 Corinzi 1:10-13). 

Ma questi versetti possono essere applicati a tutti i conflitti interpersonali!

Noi vediamo:
B) La Cronicità della condizione della guerra.  
Lo studioso William Barclay scriveva: “Quando guardiamo alla società umana, vediamo così spesso una massa ribollente di odio e conflitto”.

Questo non ci stupisce, ma Giacomo sta parlando della chiesa!

Le guerre e le contese sono al plurale e indicano che i conflitti sono cronici, piuttosto che incidenti occasionali. 

Non era qualcosa di passeggero!
La situazione era davvero pesante! 
Una situazione simile non faceva bene alla chiesa!

Lo studioso ebreo Filone scriveva: "Considera la guerra continua che prevale tra gli uomini anche in tempi di pace, e che esiste non solo tra nazioni e paesi e città, ma anche tra case private, o, potrei dire, è presente con ogni uomo individuale; osserva l'indicibile tempesta furiosa nelle anime degli uomini che è eccitata dalla violenta corsa degli affari della vita; e potreste chiederti se qualcuno può godere della tranquillità in una tale tempesta e mantenere la calma tra l'ondata di questo mare gonfio ".

Noi vediamo ancora:
C) La Serietà nell’affrontare l’unità della chiesa.      
Giacomo fa proprio questo: affronta il problema seriamente!

In primo luogo, vediamo che:
(1) Una chiesa in guerra, divisa, è una chiesa rovinata, destinata alla spaccatura totale! 
Ci sono situazioni in cui la spaccatura è necessaria, se è per l’onore di Dio, o per questioni dottrinali, o di visione, ma molte volte nasce per questioni futili, in cui manca l’amore.

(2) Una chiesa in guerra è una chiesa criticata.
Ha una cattiva testimonianza nella società! 

Gesù, invece dice in Giovanni 13:34-35: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.  Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".

Nel XVII secolo il filosofo ebreo Spinoza osservò: "Mi sono spesso meravigliato che persone che si vantano di professare la religione cristiana - e cioè l'amore, la gioia, la pace, la temperanza e la carità verso tutti gli uomini – debbano litigare con tale animosità rancoroso e mostrare quotidianamente un odio amaro l'uno verso l'altra, piuttosto che le virtù che professano: questo è il criterio di valutare la loro fede."

Le nostre azioni dimostrano di che pasta è fatta la nostra fede!!!

Inoltre, quante chiese con denominazioni diverse sono in guerra tra di loro! 

Questa non dà gloria a Dio e non è nemmeno una buona testimonianza! 

Ognuno può avere la sua convinzione, ma questo non significa che dobbiamo farci la guerra.       
   
(3) Una chiesa in guerra è una chiesa malata.
Ci priva della pace e della nostra efficacia in Cristo e con Cristo! 

Quando vi è un litigio, non solo si perdono la pace interiore e la comunione con Cristo, ma in alcuni casi, non si ha voglia di servire il Signore, perché si è turbati e consumati dalla situazione. 

Le liti ci sottraggono un sacco di energie che potremmo utilizzare per il progresso del regno di Dio. 

Dovremmo fare del nostro meglio per conservare l’unità, dice Paolo in Efesini 4:1-3. 

Un missionario in Africa occidentale andò a trovare un uomo malato; poiché era presente anche la moglie, fece alcune domande, tra cui se vivessero in pace insieme. L’uomo rispose: “A volte dico una parola o faccio qualcosa che a mia moglie non piace, ma quando stiamo per litigare ci stringiamo le mani, chiudiamo la porta, e andiamo a pregare: e così facciamo pace.”

Forse sembra troppo semplicistico, ma questa è una buona formula per mantenere in pace i rapporti tra di noi! 

Prima di chiarire eventuali problemi preghiamo con un atteggiamento di sottomissione, si allenterà la tensione!

La chiesa è chiamata a essere unita (Atti 4:32). 

Giacomo dice anche:
II LA CAUSA DEL CONFLITTO DELLA CHIESA.  
La causa del conflitto sono le passioni! I desideri! 

Quando Giacomo dice al v.1: "Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi?”, vuole riportare i credenti non ad auto-giustificarsi, ma orientare sé stessi verso un auto-esame per sradicare l’egoismo, quindi è un richiamo al pentimento. 

Noi tendiamo a giustificarci quando abbiamo un conflitto, non siamo disposti a cedere riguardo alle nostre convinzioni e ai nostri diritti, e quindi ci mettiamo sulla difensiva.
Giacomo non fa un discorso del genere: afferma che la causa dei conflitti sono i desideri!!!

Noi vediamo che:
A) Il Desiderio è Personale.
Nel v.1 leggiamo: "Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?" 

“Derivano” (enteuthen) si riferisce alla ragione, o alla risorsa, o alla fonte.  

La parola “passioni” (hēdonōn), cioè desideri, nella letteratura antica era considerata responsabile di guerre e battaglie. 

Platone identifica i desideri come una causa di guerre, lui diceva: “Da dove vengono le guerre, i combattimenti e le fazioni? Da dove? Ma dal corpo, dalle passioni del corpo?”

Cicerone parla di guerre che derivano dall’interno, dai desideri dell'essere umano: l'odio, la discordia, i disaccordi, le sedizioni, le guerre nascono tutti dai desideri. 

Le cattive passioni portano a conseguenze cattive! 

Un uomo famoso è stato giudicato colpevole di omicidio volontario. Alla sua esecuzione, rivolgendosi ai circa diecimila spettatori disse loro: "I giovani, tutti voi, prendete esempio da me: è la passione che mi ha portato qui.” 

La parola “passioni” è usata nel Nuovo Testamento in senso peggiorativo, negativo. 

In Luca 8:14 Gesù spiega che il seme caduto tra le spine rappresenta coloro che ascoltano la parola di Dio, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri (hēdonē) della vita e non arrivano a maturità. 

In Tito 3:3 i piaceri fanno parte della vita non redenta delle persone, Paolo dice: "Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda".

(1) Le passioni riguardano l’Edonismo. 
Infatti, dalla paraola “passioni” (hēdonē) deriva il termine “edonismo”.

L’edonismo era una dottrina filosofica, il cui fondatore fu Aristippo di Cirene (435-355 a.C.). 
Questo filosofo insegnava che il piacere è lo scopo della vita! 

(2) Le passioni riguardano l’Egoismo.
“Passioni” è un desiderio per la personale soddisfazione, desiderio egoistico un’auto-indulgenza al piacere e si riferisce ai desideri sfrenati per i piaceri peccaminosi, ai piaceri mondani che sono in contrasto con la volontà espressa di Dio.

Implica non il semplice godimento della vita, ma una folle corsa verso il piacere immediato che rende schiavi e separa da Dio (Luca 8:14; Tito 3:3, 2 Pietro 2:13).
Questa parola è sinonimo della parola “concupiscenza” (epithumía) che Giacomo usa in 1:14-15. 

Noi vediamo ancore che:
B) Il Desiderio è Conflittuale. 
Nel v.1 è scritto: "Che si agitano nelle vostre membra".
 
(1) È un conflitto Incessante. 
“Agitano” (strateuomenōn) è ancora un’altra metafora militare di guerra, per descrivere il conflitto attivo. 

Il verbo è al presente, e può quindi essere reso come "sono in costante lotta” o "sono sempre in lotta. . . "        

(2) È un conflitto Interiore.    
"Che si agitano nelle vostre membra"(v.1). 
“Nelle” indica dentro, “membra” (melesin) sono le parti del corpo, cioè noi stessi individualmente (cfr. Giacomo 3:5-6).

Giacomo non dà la colpa al diavolo, o a qualsiasi altra forza esterna, ma ai desideri personali! 

L’immagine della guerra interiore si trova anche in altre parti nel Nuovo Testamento come in 1 Pietro 2:11-12: "Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l'assalto contro l’anima, avendo una buona condotta fra gli stranieri, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà". (Romani 7:21-23; Galati 5:17).

Tasker afferma: “E Giacomo dice che queste voluttà (passioni) guerreggiano nelle nostre membra. Non dice, come invece fa Pietro, che guerreggiano contro l’anima, ma ciò è implicito, fintanto che hanno il controllo della situazione, impediscono all’uomo di fare quello per cui è stato originariamente creato - riconoscere e ubbidire la volontà di Dio”.            
 
L’immagine, perciò, è quella di un’anima assalita e conquistata da queste passioni, dalla spedizione di un esercito, da una forza travolgente che lotta contro di essa e le impedisce di realizzare la giustizia di Dio, la volontà di Dio (Giacomo 3:18).       
 
Noi ancora vediamo che:
C) Il Desiderio è Carnale.
Nel v.2 Giacomo ancora ribadisce, ancora in modo più specifico, la relazione che c’è tra i desideri carnali e i conflitti. 

Leggiamo infatti: "Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere". 
Giacomo usa la parola “bramate” (epithymeō) che significa desiderare intensamente, impostare il proprio cuore e la propria anima su una cosa; qui ha però una connotazione negativa.

Usato per indicare il desiderio di ciò che appartiene a un altro (Atti 20:33; Matteo 5:28).

Giacomo ritorna, quindi, a un tema già introdotto in precedenza, quello della concupiscenza (Giacomo 1:13-15).

Giacomo usa ancora la parola “invidiate (zēloute) che significa ardere, bollire di invidia. 

Questo verbo deriva dalla parola menzionata in Giacomo 3:14,16 (zé̄los). 

L’invidia comporta sentimenti negativi che possono arrivare all’odio, al rancore, all’ostilità verso qualcuno, perché non ha quello che ha l’altro e desidera averlo: successo, soldi e così via. 

In questo contesto l’invidia è il desiderio di una posizione sociale, di un rango, di fama, di ambizione. 

In questo desiderio carnale vediamo:
(1) La Delusione.
Nel v.2 è scritto: “Non avete”, “non potete ottenere”, “non avete”.

Vediamo che questo tipo di desideri egoistici Dio non li soddisfa!

Non ricevono (“non ricevete”) per questo motivo, come dirà al v.3!

La concupiscenza non porta sempre al possesso, l’invidia non raggiunge sempre la posizione dei suoi rivali.

Il risultato inevitabile è:
(2) La Distruzione.
Il senso del v.2 è: "Voi bramate, non avete, perciò uccidete; invidiate, non potete ottenere, perciò litigate".

Un desiderio frustrato conduce a gravi conseguenze: porta a un atto ostile e violento.

Giacomo dice:
a) Uccidete (phoneuete).
Si discute se uccidere è letterale, o se è metaforico, cioè se un cristiano possa uccidere veramente (Davide - 2 Samuele 11; 1 Pietro 4:15).
E se la risposta è “si”, si può riferire al anche al futuro, se gli uomini scelgono di vivere senza Dio e quindi lasciarsi controllare dalle passioni.

Come se Giacomo stesse dicendo: “Guardate che le passioni possono causare anche omicidi e guerre”.

Metaforicamente può essere riferito all’odio come ci fa capire 1 Giovanni 3:15: "Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in sé stesso la vita eterna”. 

Può riferirsi ad adirarsi verso il prossimo offendendolo e disprezzandolo (Cfr. Matteo 5:21-24).

In ogni caso, nel suo significato metaforico assume la connotazione di distruggere l’altra persona: offendendola, o rovinandole la sua reputazione.

La logica della competizione si muove nella direzione dell’eliminazione!

Giacomo dice:
b) Litigate.
L’invidia crea ostilità come leggiamo in Atti 7:9-10: "I patriarchi, portando invidia (zēloō) a Giuseppe, lo vendettero, perché fosse condotto in Egitto; ma Dio era con lui, e lo liberò da ogni sua tribolazione, e gli diede sapienza e grazia davanti al faraone, re d'Egitto, che lo costituì governatore dell'Egitto e di tutta la sua casa". 

Gesù stesso è stato consegnato alla morte per invidia (Matteo 27:18; Marco 15:10). 

Gli apostoli, Paolo in particolare, sono stati spesso perseguitati perché i loro avversari erano invidiosi (Atti 5:17; 13:45, 17:5).

In questi versetti vediamo ancora:
(3) La Discontinuità.
Il v.2 dice: "Non avete perché non domandate". 

Questo è dovuto al fatto che i credenti erano di animo doppio (Giacomo 1:8; 4:8). 

A volte pregavano e a volte non pregavano come vediamo dai vv.2-3. 

Giacomo continua a spiegare che il mancato raggiungimento di ciò che si desidera dipende dalla trascuratezza della preghiera!!

Il motivo per cui non si ha ciò che si vuole è perché non si chiede a Dio!

Ovviamente le preghiere devono essere secondo la volontà: chiedere ciò che Dio ama e desiderare ciò che Dio promette! (1 Giovanni 5:14-15). 

Se sono fatte in questo modo, possiamo aspettarci l’esaudimento, in questo caso, è chiedere la sapienza dall’alto.

Tasker scrive: “Perciò il bisogno primo dell’uomo è quello di desiderare le cose giuste, cioè le cose che Dio elargirà ai suoi figli se gli è li chiederanno; ed Egli gliele darà perché sa che saranno quelle cose a favorire il loro più elevato stato di benessere”.
 
I desideri cattivi hanno:
III UNA CONSEGUENZA.
Dio non esaudirà la preghiera! 

Giacomo ci vuol far capire, come è confermato in 5:16, che la preghiera è potente ed efficace, ma solo per i giusti, cioè per coloro che cercano la volontà di Dio invece del proprio piacere!

Oggi c’è la polemica sulle centrali nucleari come soluzione al problema dell’energia elettrica; infatti, noi in Italia, prendiamo la corrente elettrica dalla Francia e dalla Svizzera.

Qualche anno fa, non so se vi ricordate, l’Italia è rimasta senza luce per diverse ore perché un cavo di un traliccio si è rotto in Svizzera.

Per ricevere la "corrente" di Dio, se non vogliamo che venga interrotta, cioè se vogliamo che le nostre preghiere siano esaudite, sono necessarie certe condizioni.

Il motivo per cui Dio non ci esaudisce è da ricercare:
A) Per lo spirito sbagliato con cui preghiamo.

Tozer scrisse: “Il problema è l’io. L'egoismo non è mai così squisitamente egoista come quando è in ginocchio...Il sé trasforma quella che altrimenti sarebbe una preghiera pura e potente in una debole e inefficace. Posso, ad esempio, pregare sinceramente affinché la gloria di Dio si manifesti a questa generazione di uomini e rovinare l'intera cosa con la mia segreta speranza che io possa essere colui attraverso il quale Egli manifesta la gloria. Potrei gridare ad alta voce a Dio che la chiesa sia restituita allo splendore del Nuovo Testamento, e sognare segretamente che possa essere io a condurla; così blocco il lavoro dello Spirito per il mio motivo impuro. Il mio desiderio nascosto di condividere la gloria impedisce a Dio di sentirmi. Quindi l’io, tutto audace e spudorato, mi segue all'altare, s’inginocchia con me in preghiera e distrugge la mia preghiera prima che sia pronunciata...Troppo spesso preghiamo per le cose giuste ma desideriamo la risposta per ragioni sbagliate, una ragione è il desiderio di ottenere una reputazione tra i santi”. 

Non ogni ginocchio piegato è un cuore inchinato a Dio!

Giacomo sta scrivendo a dei cristiani che non camminano con Dio e ricorda loro che chi ha la propria vita controllata completamente dai piaceri, come avviene per il non credente, può pregare, ma tali preghiere hanno poca probabilità di essere esaudite! 

Giacomo dice loro nel v.3: "Domandate e non ricevete, perché domandate male".

Il senso è di domandare male (male- kakōs -avverbio).

“Male” (kakōs) è un termine molto forte.
Indica un approccio sbagliato e improprio con Dio, perché i motivi e i desideri sono cattivi (v.1), malvagi, (cfr. Giovanni 18:23).

Giacomo spiega perché essi pregano male e cioè perché il motivo della loro preghiera è male. 

La loro preghiera è cattiva, perché il motivo è cattivo!

Il male consiste:
B) Nello scopo egoistico.
Nel v.3 è scritto: "Per spendere nei vostri piaceri".

Quando l'egoismo si manifesta nella preghiera, si può dire che stiamo pregando male. 

Che cosa è l’egoismo? 
Jacques e Clare Poujoul riguardo l'egoismo scrivono: “L’egoismo è un attaccamento eccessivo a sé, che porta a ricercare esclusivamente, in modo voluto e calcolato, il proprio piacere e interesse personale”.

I credenti a cui scrisse Giacomo, chiedevano cose che servivano solo a soddisfare i loro piaceri. 

Spendere nei vostri piaceri implica in primo luogo:
(1) L’Intenzione.
“Spendere” (dapanēsēte- aoristo) indica che la loro intenzione completa era l'appagamento dei loro piaceri.

Spendere nei vostri piaceri implica in secondo luogo:
(2) La Dissipazione.
“Spendere” (dapanēsēte) indica sprecare una qualsiasi risorsa in senso negativo. 

Infatti, troviamo la stessa parola per il figliol prodigo, che sperperò malamente tutto ciò che aveva (Luca 15:14).    

Spendere nei vostri piaceri implica in terzo luogo:
(3) La Gratificazione.
“Spendere nei vostri piaceri” (hēdonais) indica in modo egoistico per la propria gratificazione! 

Come il figliol prodigo che chiese al Padre i beni per sé stesso! 

Quindi Giacomo si riferisce a coloro che chiedono per acquisire le risorse che permettano loro di ottenere gli oggetti dei loro desideri e delle loro voglie. 

A volte chiediamo a Dio una benedizione, ma in realtà vogliamo raggiungere un'altra benedizione e lo facciamo non per la gloria di Dio e per il bene degli altri, ma per il nostro piacere.
 
Quando preghiamo per il nostro piacere non aspettiamoci un esaudimento!!!!

Il problema per questi credenti molto probabilmente era farsi da maestri come leggiamo in Giacomo 3:1.

“Maestri” (didaskaloi) indicava un titolo di dignità e rispetto, equivalente alla parola rabbì (Giovanni 1:38) con il significato di “mio grande”.

Nella chiesa primitiva, come per il maestro giudaico, essere un insegnante significava occupare una posizione di prestigio e di autorevolezza all'interno della comunità.

Chiedevano la saggezza dall’alto, l’essere maestri, ma lo scopo era per essere riconosciuti dalla comunità, quindi per orgoglio. 

Dio non esaudisce questo tipo di preghiera perché è uno spreco inutile! Anzi, fa male alla chiesa e a sé stessi, se si è motivati dall’orgoglio!     
  
In questo caso la preghiera è un mezzo, uno strumento per soddisfare sé stessi. 

Questo può diventare idolatria, se ciò che chiediamo lo vogliamo a tutti i costi ed è più importante di Dio! 

Perciò la richiesta non è per il bene e l’edificazione della chiesa e per la gloria di Dio, ma per l’auto-gratificazione.
 
Il nostro motto, invece, deve essere ciò che è scritto in 1 Corinzi 10:31-33: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio. Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio; così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati". (cfr. Giovanni 14:13-14; Filippesi 1:19-24).

Certo, Dio vuole il nostro bene e vuole la nostra gioia; per questo Gesù dice in Giovanni 16:24: "Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa".

Ma possiamo chiedere una cosa giusta con una motivazione essere sbagliata, peccaminosa. 

La nostra felicità, o il perseguimento del nostro interesse non deve essere mai al di sopra di Dio e per innalzarci sugli altri!

Quindi, Dio guarda alle nostre motivazioni quando preghiamo! 

Chiediti perché vuoi che la tua preghiera sia esaudita! 
Non chiedere con motivazioni sbagliate non riceverai niente da Dio!

CONCLUSIONE.
Noi abbiamo visto tre verità importanti.
1) Quando c’è un conflitto, la causa è da ricercare dentro sé stessi!
La fonte è l’egoismo la radice di tutti i peccati! 

Il nemico abita dentro di noi ed è impegnato in un combattimento mortale.  

Il nemico principale non è l'altra persona! 
Il nemico principale è il tuo peccato, il tuo egoismo.

2) Gli uomini e le donne possono avere la vera soddisfazione solo in Dio, cercandolo in preghiera.
Solo Dio soddisfa pienamente la nostra anima, dandoci pace, pieno appagamento e gioia non effimera, cosa che i desideri carnali non possono dare.

Fino a quando permetteremo che i desideri carnali governino la nostra vita noi non potremo avere vera soddisfazione!

3) Se vogliamo che la nostra preghiera sia esaudita deve essere giusta la richiesta, ma deve esserlo anche la motivazione. 
Dobbiamo stare attenti perché la preghiera stessa può diventare una fonte di autoinganno. 
Possiamo chiedere una cosa giusta, ma se la motivazione è sbagliata Dio non esaudirà la nostra preghiera!

La nostra felicità e il perseguimento del nostro interesse devono mirare alla gloria di Dio e all’edificazione degli altri.   

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