2 Re 2:21: La sorgente – il problema alla fonte
2 Re 2:21: La sorgente – il problema alla fonte
C’è una città nel deserto di Giuda che oggi produce i datteri più dolci del mondo. Ma circa 3000 anni fa, le sue acque portavano solo morte.Gerico – la città delle palme, l’oasi della valle del Giordano. Bellissima fuori, velenosa dentro. Come molte delle nostre vite: apparenza perfetta, realtà mortale.
Quando Eliseo vi arrivò, fresco del mantello di Elia, si trovò davanti la sua prima grande prova: una città intera stava morendo.
Non per guerra, non per carestia, ma perché la sorgente della vita – l’acqua – era diventata fonte di morte.
Oggi vedremo come Dio non si accontenta di gestire i sintomi, ma va dritto alla sorgente per operare una trasformazione radicale e permanente.
Vediamo prima di tutto:
I LA SITUAZIONE: UN PAESE STERILE
“Egli andò alla sorgente delle acque.”
Nella situazione vediamo quattro aspetti.
Il primo aspetto è:
A) L’acqua
L’acqua è vita! Gli abitanti di Gerico lo sapevano bene, sapevano che è indispensabile per vivere: disseta, irriga i campi permettendo l’agricoltura, rende fertile il suolo trasformando deserti in oasi.
Permette l’igiene e previene malattie, sostiene ogni ecosistema, genera energia pulita, facilita il commercio attraverso le vie fluviali.
Dove scorre acqua potabile, fioriscono civiltà, crescono città, prosperano comunità. È il primo requisito per ogni insediamento umano – senza di essa, in tre giorni sopraggiunge la morte a una persona.
Per questo motivo durante le crociate e altri conflitti, avvelenare oppure otturare i pozzi con pietre o detriti, era considerato uno degli atti di guerra più crudeli, ma era ritenuto necessario ed efficace per conquistare una città, per rallentare l’avanzata dei nemici.
Anche nella Prima Guerra Mondiale, durante la ritirata tedesca del 1917 (Operazione Alberich), l’esercito tedesco sistematicamente avvelenò o distrusse pozzi e sorgenti nel nord della Francia per rallentare l’avanzata alleata.
Ora anche a Gerico ai tempi di Eliseo, c’era un grosso problema dell’acqua: non era potabile – tanta acqua, ma nessuna goccia che potevano bere o usare per i terreni.
Il secondo aspetto è:
B) L’assedio
Gerico fu la prima città Cananea che il popolo di Dio assediò e conquistò quando entrò nella terra promessa.
Marciarono intorno alla città suonando le trombe per sette giorni, le mura crollarono e la città fu distrutta (Giosuè 5:13–6:25).
Divenne poi una città del territorio di Beniamino (Giosuè 18:12,21).
Il terzo aspetto è:
C) L’anatema
La città di Gerico cadde anche sotto la maledizione di Dio, in Giosuè 6:26 è scritto: “Allora Giosuè fece questo giuramento: ‘Sia maledetto, davanti al Signore, l'uomo che si alzerà a ricostruire questa città di Gerico! Egli ne getterà le fondamenta sul suo primogenito, e ne rizzerà le porte sul più giovane dei suoi figli.’”
La maledizione di Giosuè si avverò poco prima che Eliseo iniziasse il suo ministero, quando ai tempi del re Acab, un imprenditore locale decise di considerare la maledizione di Dio una sfida piuttosto che una minaccia: “Al tempo di lui, Chiel, di Betel, ricostruí Gerico; ne gettò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne rizzò le porte su Segub, il piú giovane dei suoi figli, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per bocca di Giosuè, figlio di Nun” (1 Re 16:34).
Forse i figli di Chiel furono colpiti dall’angelo della morte, o forse li offrì come sacrifici umani per placare gli dèi pagani.
In ogni caso, la città di Gerico rimase sotto la maledizione di Dio; la sua desolazione era prima spirituale che materiale.
La maledizione di Giosuè non fu solo una condanna verbale, ma una forza spirituale che continuava a operare, manifestandosi nella condizione fisica della città.
Ecco perché Gerico, pur ricostruita, rimaneva sotto il peso di quella maledizione.
Il quarto aspetto è:
D) L’avvelenamento
Eliseo si trova di passaggio a Gerico (2 Re 2:18-19), la città era appena stata ricostruita ma portava ancora il peso spirituale di quella maledizione antica, anche se sembra ci fosse una sede della scuola dei profeti (2 Re 2:5), ma le sue acque rimanevano cattive e il paese sterile segni tangibili che la maledizione non era stata completamente rimossa.
“Gli abitanti della città dissero a Eliseo: ‘Ecco, il soggiorno in questa città è gradevole, come vede il mio signore; ma le acque sono cattive, e il paese è sterile’” (2 Re 2:19).
Gerico era una città nota per la sua bellezza e posizione strategica, ma aveva un grave difetto: le sue fonti d’acqua erano contaminate, rendendole inutilizzabili.
La città è piacevole, ma che qualcosa di letale nell’acqua sta causando aborti a donne e ad animali.
Gli abitanti cercano l’aiuto del Signore, si rivolgono a Eliseo riconoscendo che serve un intervento divino: la città fisica era stata ricostruita, ma aveva bisogno di essere spiritualmente risanata.
La gente di Gerico non cerca di risolvere il problema da sola. Non organizza un comitato, non fa una raccolta fondi, non assume degli esperti. Va dal profeta di Dio.
Eliseo, il cui nome significa “Dio è salvezza” (ʾeliyšāʿ), sta per dimostrare che il Dio d’Israele stava sanando le acque contaminate.
Qualcuno ha detto: “Molti hanno una religione decorosa ma una sorgente avvelenata. Hanno l’apparenza della pietà, ma ne rinnegano la potenza.”
Che contraddizione! La città era gradevole, ma in realtà era un luogo pessimo dove vivere perché l’acqua non era potabile, anzi portava morte.
È un’immagine di questo mondo sotto la maledizione di Dio (Genesi 3:17-19), che spesso appare un luogo piacevole in cui vivere, ma i suoi piaceri peccaminosi non possono mai soddisfare, anzi portano alla morte (cfr. per esempio Romani 6:23).
Oppure è l’immagine di molte vite oggi: tutto sembra funzionare in superficie, ma alla radice c’è sterilità spirituale.
Quante volte anche noi diciamo che tutto va bene quando in realtà, alla sorgente della nostra vita, c’è qualcosa di profondamente sbagliato da dove provengono tutti i nostri problemi?
Gerico, dopo 500 anni dalla maledizione, Gerico era diventata come la Chernobyl dopo l’esplosione nucleare del 1986. Una città maledetta con acque avvelenate alla sorgente, paese sterile dove nulla poteva crescere, un luogo di morte che necessitava di una bonifica radicale.
Mentre Chernobyl ha richiesto decenni di decontaminazione e resta ancora parzialmente inabitabile, Eliseo con un gesto profetico risanò istantaneamente e permanentemente Gerico.
Dove l’uomo impiega generazioni per rimediare ai suoi disastri, Dio può trasformare istantaneamente la maledizione in benedizione!
“Cattive” (rāʿîm) nel senso di non potabile, ma non solo anche dannoso, nocivo (cfr. per esempio 2 Re 4:41; Geremia 24:8), possiamo dire oggi acque inquinate, che causano danni concreti come malattie, sterilità, inadatte al consumo e all’irrigazione.
“Paese” (ʾāreṣ) può riferirsi al terreno (cfr. per esempio Levitico 26:20) come anche ad abitanti (cfr. per esempio Isaia 37:18), o una regione (cfr. per esempio Genesi 12:1).
Può allora indicare la mancanza di frutti nel senso di sterilità agricola, come anche le donne che perdevano i propri figli; infatti, la parola sterile (šāḵōl) indica anche essere privato dei figli (cfr. per esempio Genesi 27:45; 43:14; Levitico 26:22; 1 Samuele 15:33), come anche abortire (cfr. per esempio Esodo 23:26; Giobbe 21:10).
È ragionevole supporre che sia i raccolti che il tasso di natalità sarebbero stati gravemente compromessi da una sorgente inquinata.
La maledizione di Dio su Gerico non era un evento statico e passato, ma una condizione spirituale attiva che tormentava la città.
Questa maledizione si manifestava fisicamente attraverso le sue acque e la sua terra, che non erano solo improduttive, ma agivano come una forza distruttiva.
“È sterile” (mĕšakkālet – piel attivo participio), non si limita a “fare in modo che la terra sia sterile”, ma descrive che la terra attivamente, intensamente e continuamente rendeva sterile il paese per la maledizione di Dio.
La parola ebraica non indica solo una terra sterile, ma una terra che causa sterilità – che attivamente distrugge la vita invece di sostenerla.
Allora non è solo che la terra, con l’acqua inquinata non produceva, ma che faceva morire i frutti della terra e delle donne! Vi era una sterilità agricola e umana.
La terra non solo non dava vita – toglieva la vita!
L’acqua è vita – ma a Gerico l’acqua era diventata morte!
E questa è l’immagine perfetta di tante nostre vite.
Quante volte nella nostra vita abbiamo sperimentato o stiamo sperimentando che ciò che doveva farci bene ci ha avvelenati, perché? Perché la sorgente era, o è contaminata!
Le acque tossiche avevano trasformato la terra in un killer silenzioso – invece di nutrire la vita, la distruggeva. Non era solo assenza di vita, ma presenza di morte.
Per questo gli abitanti erano disperati: non bastava lavorare di più o pregare per la pioggia. Finché l’acqua alla sorgente rimaneva avvelenata, tutto ciò che toccava moriva.
Serviva un miracolo che andasse alla radice – purificare la sorgente stessa.
Questo rende il miracolo di Eliseo ancora più significativo: non solo purifica l’acqua, ma trasforma un luogo di morte in fonte di vita, spezzando una maledizione che colpiva sia la terra che le persone.
Gli abitanti di Gerico stavano per imparare una lezione che vale anche per noi oggi: quando hai il coraggio di portare la tua sorgente avvelenata a Dio, Lui può trasformare la maledizione più antica in benedizione eterna.
Così la storia di Gerico non è solo antica storia. Tutti noi possiamo riconoscerci in una città bella fuori ma con acque amare.
Tutti abbiamo aree della nostra vita dove l’apparenza è gradevole, ma la sorgente ha bisogno di guarigione.
Passiamo al secondo punto principale:
II LA MOTIVAZIONE DEL PAESE STERILE
Sono state proposte spiegazioni scientifiche per la sterilità del paese.
Una teoria suggerisce che terremoti abbiano causato il rilascio di un’elevata quantità di inquinanti radioattivi nelle sorgenti della regione, producendo acqua che causava sterilità.
Un’altra ipotesi fa risalire il problema a certe specie di lumache d’acqua dolce che sono state trovate negli scavi di Gerico.
Queste lumache sono note per essere portatrici di una malattia responsabile di un’elevata mortalità infantile.
Senza togliere nulla a queste interpretazioni, il punto fondamentale resta la conseguenza della maledizione di Giosuè, come abbiamo letto prima (Giosuè 6:26).
Eliseo allora non stava solo purificando la sorgente dell’acqua inquinata – stava portando la benedizione di Dio dove per secoli c’era stata solo maledizione.
La città che era sotto la maledizione ora sta ricevendo una benedizione dal Signore.
Questo ci insegna che il Signore può trasformare i luoghi di maledizione in luoghi di benedizione, Dove la maledizione aveva portato morte, ora la benedizione di Dio attraverso Eliseo porta vita.
Vediamo la grazia di Dio! La città della maledizione divenne la città della grazia.
Che speranza per noi oggi!
Qualsiasi sia il tuo peccato, anche se l’hai confessato ti senti erroneamente sotto la maledizione di Dio, sei convinto che, sebbene Dio possa tollerarti, non potrà mai accoglierti o gioire in te.
Pensa che alla città di Gerico, quella stessa Gerico che fu conquistata da Giosuè, ha un problema mortale: le sue acque sono contaminate per la maledizione di Dio.
Immagina una città intera paralizzata dalla paura:
• Le donne non possono concepire
• I raccolti muoiono
• La speranza si spegne
Ma si rivolgono al Signore tramite il Suo profeta! E cosa fa Dio? Li respinge dicendo: “Avete quello che meritate”?
No! Attraverso Eliseo, Dio trasforma la loro maledizione in benedizione, la loro morte in vita.
Se Dio può fare questo per Gerico – la città più maledetta d’Israele – cosa non può fare per te?
Dio è un Dio di grazia! (cfr. per esempio Salmo 145:8; Romani 11:6; Efesini 2:8-9).
La Sua specialità è prendere situazioni impossibili e trasformarle. Non importa quanto profonda sia la maledizione, quanto amara sia l’acqua, quanto sterile sia la terra – la Sua grazia è più potente.
Gerico ci mostra che non esistono casi disperati per Dio - solo opportunità per la Sua grazia.
La città che sotto maledizione diventa testimone della Sua grazia.
Le acque che portavano morte ora portano vita – e continuano a farlo ancora oggi, quasi 3000 anni dopo!
Il tuo passato non determina il tuo futuro quando incontri la grazia di Dio.
Come gli abitanti di Gerico, tutto quello che devi fare è riconoscere il problema e rivolgerti a Lui.
La grazia che trasformò Gerico può trasformare anche te. Oggi.
La Sua specialità? Prendere situazioni impossibili e trasformarle in testimonianze di grazia.
Infine, vediamo:
III LA SOLUZIONE ALLA SORGENTE
“Egli andò alla sorgente delle acque.”
Un missionario in Africa raccontò di un villaggio la cui fonte principale era contaminata da batteri mortali. Gli abitanti continuavano ad ammalarsi, ma invece di pulire la fonte, continuavano a bollire l’acqua ogni giorno.
Il missionario disse: “Perché non purifichiamo la fonte una volta per tutte?” Gli risposero: “È sempre stato così. È troppo difficile.”
Ci vollero mesi per convincerli, ma quando finalmente purificarono la fonte, tutto il villaggio fu trasformato. Non più malattie, non più mortalità infantile, non più tempo sprecato a bollire acqua.
Il missionario concluse: “È esattamente quello che fa Dio con le nostre vite. Invece di gestire i sintomi ogni giorno, Lui vuole purificare la fonte una volta per tutte.”
Non bastava ricostruire le mura… serviva risanare la sorgente!
Eliseo ci mostra tre azioni essenziali:
A) Andare personalmente
“Andò” (yēṣēʾ- qal imperfetto attivo) indica un movimento deciso, intenzionale. Eliseo non manda qualcun altro, non mandò i suoi servi, non delegò, andò lui personalmente.
Questo è il cuore del ministero: la presenza. La presenza è più potente di qualsiasi programma, demolisce ciò che le strategie non riescono nemmeno a scalfire.
Una seconda azione collegata alla prima è:
B) Andare precisamente
Eliseo non andò dove l’acqua veniva bevuta. Non dove causava danni. Ma dove nasceva: andò alla sorgente.
La parola Ebraica per “sorgente” (môṣāʾ) indica una fonte di acqua che sgorga dal profondo della terra (cfr. per esempio Salmo 107:33; Isaia 58:11), non una cisterna artificiale o un pozzo scavato dall’uomo.
Finché l’acqua alla sorgente rimaneva avvelenata, tutto ciò che toccava moriva!
Molti cercano di sistemare i sintomi, ma Dio va sempre alla sorgente!
Adrian Rogers insegnava: “Se il tuo rubinetto perde acqua sporca, non metti un filtro al rubinetto. Vai a controllare la cisterna. Se la tua vita produce frutti amari, non cercare di migliorare i frutti. Vai a controllare le radici.”
O cambiando metafora: non serve a nulla mettere un cerotto su un’arteria che sanguina, bisogna operare al cuore!
O ancora non serve a nulla sistemare i rami quando il problema è nelle radici dell’albero!
Pensate a un’infiltrazione d’acqua in casa. Non ha senso continuare ad asciugare il pavimento, ma è necessario trovare e riparare la perdita dove si trova.
• Mentre gli altri cercano di curare i sintomi, Dio elimina le cause
• Mentre gli altri applicano cerotti, Dio opera al cuore
• Mentre gli altri tagliano rami, Dio trapianta radici
Eliseo comprese intuitivamente un principio fondamentale: per risolvere un problema bisogna andare all’origine, non ai sintomi.
La trasformazione deve iniziare alla fonte: sarebbe stato inutile cambiare l’acqua nel ruscello, lasciando la fonte inquinata, ma Eliseo andò alla sorgente.
La trasformazione inizia dove inizia il problema: alla sorgente.
La maggior parte di noi passa la vita a combattere i sintomi invece di affrontare le cause.
Ecco la tragedia della vita moderna: spendere tanto e forse anche tutto combattendo effetti, mentre ignoriamo le cause.
Per esempio:
• Combattiamo l’ira invece di affrontare l’orgoglio
• Combattiamo l’ansia invece di affrontare la mancanza di fede.
• Combattiamo i problemi coniugali invece di affrontare l’egoismo.
La terza azione è:
C) Andare coraggiosamente
Eliseo fu coraggioso in due sensi: nel senso che andò dove c’era il problema, non ebbe paura di confrontarsi con la fonte del problema. Affrontò la fonte del veleno senza esitazione.
La maggior parte di noi gira intorno alla sorgente senza mai entrarci. Eliseo ci andò direttamente.
In secondo luogo, Eliseo dimostrò coraggio di rischiare tutto sul primo miracolo, sfidare il male e senza paura di fallire.
Eliseo si trovò di fronte alla sua prima prova dopo aver ricevuto il mantello di Elia (2 Re 2:12-15): salvare una città intera!
• Non una prova facile
• Non un trucchetto da circo
• Non un esperimento
• Non un miracoletto per impressionare
Una città intera dipende dalla sua risposta.
Fallire qui avrebbe significato perdere credibilità per sempre. La credibilità di una vita si giocava in un momento.
Ma Eliseo aveva imparato qualcosa da Elia: quando Dio è presente in modo attivo, quando è coinvolto, l’impossibile diventa inevitabile.
Dio non solo diagnostica i problemi, ma li risolve alla radice.
Come gli abitanti di Gerico, prima della guarigione viene la resa dei conti con la verità. E ci vuole coraggio per affrontarla.
• Non puoi essere curato da una malattia che rifiuti di ammettere
• Non puoi essere liberato da catene che fingi di non vedere
• Non puoi essere trasformato da un problema se continui a incolpare altri
Milioni vivono la grande menzogna: “I miei problemi sono colpa delle circostanze, delle persone, del momento.”
Questo è FALSO!!
Finché il tuo cuore rimane la fonte avvelenata, nessun cambiamento esterno ti salverà.
Finché non riconosciamo che il problema è alla sorgente del nostro cuore, non ci sarà mai vera guarigione.
A volte sappiamo qual è la sorgente dei nostri problemi, ma fuggiamo da questa, gli resistiamo.
Perché milioni di persone continuano a bollire acqua velenosa invece di purificare la fonte?
Perché andare alla sorgente è terrificante.
• Andare alla sorgente significa guardarsi allo specchio senza filtri
• Significa ammettere che TU sei il problema principale della tua vita
• Significa smettere di fare la vittima e diventare responsabile
E questo fa paura.
La zona di comfort è un cimitero mascherato da salotto. Ci uccide lentamente, ma almeno è familiare.
• “Bollire acqua” ogni giorno è faticoso, ma lo sappiamo fare
• Combattere sempre gli stessi sintomi è estenuante, ma ci sentiamo esperti
• Lamentarci delle circostanze è deprimente, ma non richiede coraggio
• La sorgente invece richiede tutto: coraggio, onestà, cambiamento radicale
Le scuse che ci tengono prigionieri
Riconosci queste voci? Sono le catene invisibili che ti trattengono:
• “È troppo complicato cambiare ora...”
• “Ho sempre fatto così, perché dovrei cambiare?”
• “Gli altri non capirebbero...”
• “Non ho tempo per rivoluzioni personali...”
• “Forse non è così grave come sembra...”
• “Prima devo sistemare altre cose...”
Ma il trucco più diabolico della mente umana è: convincerti che stai già facendo abbastanza.
• “Sto lavorando sui miei problemi” - mentre eviti la sorgente.
• “Sto migliorando” - mentre gestisci solo sintomi.
• “Ci sto provando” - mentre fuggi dalle vere cause.
• "Provarci"- non è andare alla sorgente. È bollire acqua con più entusiasmo.
Poi c’è la paura della perdita d’identità
Ecco la verità che nessuno vuole affrontare: andare alla sorgente significa morire a chi sei per rinascere a chi dovresti essere.
• E se tutta la tua identità è costruita sui tuoi problemi?
• Se sei “quello che ha sempre sfortuna”?
• Se sei “quello che non riesce mai”?
• Se sei “quello con il passato difficile”?
• Chi saresti senza le tue scuse familiari?
La risposta terrorizza perché non si conosce. Si preferisce un’identità miserabile, ma conosciuta a una identità gloriosa ma sconosciuta.
C’è un prezzo letale della procrastinazione spirituale!
• Ogni giorno che non vai alla sorgente, il veleno si diffonde
• Oggi puoi ancora dire “cambierò domani”
• Domani dirai “cambierò la settimana prossima”
• La settimana prossima dirai “cambierò il mese prossimo”
Ma il veleno non aspetta i tuoi comodi!
• Mentre tu procrastini, la tua vita si avvelena
• I tuoi rapporti si deteriorano
• Le tue opportunità marciscono
• La tua anima si indurisce
• Il tempo che spendi a evitare la sorgente è tempo che non tornerà mai più
Ricorda: Dio può guarire qualsiasi malattia, ma solo se smetti di negarla
Una volta ammesso il problema, resta un’unica cosa da fare: arrendersi a Dio. Smettere di combattere da soli e lasciare che Lui operi alla radice.
• La resa non è debolezza, è saggezza
• La resa non è passività, è fede determinata
• La resa non è rinunciare alla responsabilità, è riconoscere chi ha veramente l’autorità
Smetti di bollire acqua avvelenata ogni giorno. Lascia che Dio purifichi la fonte una volta per tutte. La trasformazione ti aspetta alla sorgente.
CONCLUSIONE
La storia di Gerico non è solo un racconto del passato, ma una guida per il nostro presente. Da essa, possiamo trarre tre principi potenti per una vita rinnovata:
Il principio della sorgente
Non sprecare tempo a curare i sintomi, vai dritto alla radice. La vera trasformazione non arriva aggiustando le apparenze, ma purificando la sorgente stessa.
Il principio della grazia
Nessuna maledizione, nessun errore, nessun fallimento può resistere alla grazia di Dio. Se Gerico è stata trasformata, allora non esiste una situazione impossibile per te.
Il principio dell’azione coraggiosa
La fede non è un’attesa passiva, ma un’azione audace. Ci vuole coraggio per ammettere che la sorgente della tua vita è avvelenata.
Ma quando smetti di “bollire acqua” ogni giorno e ti affidi a Dio, scopri che la tua resa è la tua più grande vittoria.
E allora, come gli abitanti di Gerico e anche Eliseo affrontiamo i problemi alla sorgente!
Non puoi avere acque pure da una sorgente contaminata!
Che siano problemi personali, lavorativi, familiari, economici, ecclesiali, sociali, il problema va affrontato alla sorgente con l’aiuto di Dio, Colui che ha la potenza di trasformare:
• I problemi in miracoli inaspettati
• La sconfitta in vittoria
• Il dolore in gioia
• Lo scoraggiamento in forza
• La maledizione in benedizione
• La morte in vita
Non c’è niente che il Signore il Dio onnipotente non possa cambiare!
Mentre chiudiamo questa Parola, voglio che guardiate dentro il vostro cuore e vi chiediate: “Qual è la sorgente che ha bisogno di essere purificata nella mia vita?”
• Forse è la sorgente dell’amarezza che avvelena ogni relazione
• Forse è la sorgente della paura che paralizza ogni decisione
• Forse è la sorgente dell’orgoglio che distrugge ogni comunione
• Forse è la sorgente dell’incredulità che impedisce ogni miracolo
Oggi il Dio di Eliseo vi dice: “Io posso rendere sane quelle acque!”
• Non importa da quanto tempo la sorgente è contaminata
• Non importa quanto profonda è la contaminazione
• Non importa quante persone sono state danneggiate da quelle acque
Quando il Dio dell’impossibile dice: “Io rendo sane”, tutto cambia!
Ma ricordate: per vedere il miracolo, dovete andare alla sorgente. Non potete rimanere in superficie, non potete accontentarvi di miglioramenti temporanei.
Eliseo non mise un filtro all’acqua, la trasformò alla fonte. Dio non vuole mettere un filtro alla vostra vita, vuole trasformarla alla radice.
Come la gente di Gerico, dovete essere onesti abbastanza da ammettere: “Tutto sembra andare bene, ma alla sorgente c’è morte.” E dovete essere coraggiosi abbastanza da dire: “Dio, non voglio più gestire questo problema. Voglio che Tu lo risolva.”
Pregate con me:
“Signore Gesù, oggi Ti portiamo le sorgenti contaminate della nostra vita. Non vogliamo più accontentarci di gestire i sintomi. Non vogliamo più vivere con acque che portano morte e sterilità.
Come Eliseo gettò il sale nelle acque di Gerico, noi gettiamo la nostra fede nelle Tue mani. Tu hai detto: “Io rendo sane queste acque.” Oggi dichiariamo la stessa promessa sulla nostra vita.
Rendi sane le acque della nostra vita spirituale. Rendi sane le acque del nostro matrimonio. Rendi sane le acque della nostra famiglia. Rendi sane le acque delle nostre finanze. Rendi sane le acque del nostro lavoro. Rendi sane le nostre relazioni.
E come quelle acque rimasero sane per sempre, così la tua trasformazione nella nostra vita sarà permanente. Nel nome di Gesù che ha il potere di trasformare ogni sorgente di morte in fiume di vita. Amen!”
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