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📖 Il Vuoto e la Pienezza

La diagnosi, la cura e la scelta che cambiano tutto

Scopri perché il vuoto che senti non è casuale ma la prova che sei fatto per qualcosa di più grande.

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Al di sopra dei problemi: lezioni dall’incarnazione di Gesù

 Al di sopra dei problemi: lezioni dall’incarnazione di Gesù
Serie: Al di sopra dei problemi
Al di sopra dei problemi: lezioni dall’incarnazione di Gesù
Serie: Al di sopra dei problemi
Il Natale che celebriamo non è una cartolina innevata con angeli di porcellana: 
È sangue, sudore e polvere di strada
È una ragazza adolescente che trema davanti a un angelo
È una coppia che bussa a porte che rimangono chiuse
È una famiglia che fugge alla morte di notte con un neonato in braccio

Le storie dell’incarnazione non nascondono i problemi - li mettono in piena luce. 
Ma quello che ci mostrano non è come evitare le difficoltà, bensì come attraversarle da vincitori.

Oggi parliamo di tre momenti, tre crisi, tre decisioni che hanno cambiato la storia del mondo.

Cominciamo con:
I L’ANNUNCIO A MARIA: LA FEDE CHE SI AGGRAPPA ALLA PAROLA (Luca 1:26-38)
A) Il problema 
Maria è una ragazza vergine di Nazaret (vv.26-27), probabilmente di quattordici anni. Promessa sposa a Giuseppe, pianifica il suo matrimonio, sogna il suo futuro. E poi un angelo irrompe nella sua stanza e spacca in mille pezzi tutto quello che aveva immaginato.

“Concepirai e partorirai un figlio” (v.31), le dice l’angelo.
Queste parole, in quella cultura, potevano significare una sola cosa: la morte per lapidazione (cfr. per esempio Deuteronomio 22:23-24; Matteo 1:19).

Non stiamo parlando allora di un semplice inconveniente sociale; stiamo parlando di pietre che fracassano il corpo, di una comunità che si riunisce per eliminare la vergogna, di sangue sulla polvere. 
Maria lo sa. L’angelo lo sa. Eppure, l’annuncio arriva comunque.

La domanda di Maria è chirurgica: “Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” (v.34).
Maria era molto perplessa all’annuncio dell’angelo che avrebbe avuto un figlio; il motivo è semplice: non aveva mai avuto rapporti sessuali con un uomo!

Non è dubbio, è matematica. Le vergini non rimangono incinte da sole. È una legge della natura quanto la gravità. Eppure, Dio sta dicendo che quella legge sta per piegarsi.

Ma questo passo ci parla di come superare il problema, vediamo:
B) La potenza di Dio 
È: 
(1) La potenza che si manifesta
“L’angelo le rispose: ‘Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio’” (Luca 1:35).

La dichiarazione dell’angelo indica che il bambino sarà concepito senza intervento del seme umano, e Maria è il recipiente passivo dell’azione divina, mediante il quale Dio opera attraverso lo Spirito Santo.

“Coprirà dell’ombra sua” (episkiasei) è un verbo attivo che indica la presenza e la potenza attiva (cfr. per esempio Esodo 40:35; Matteo 17:5; Marco 9:7; Luca 9:34), e creatrice di Dio operante in Maria mediante la quale ci fu il concepimento di Gesù.

L’opera di Dio in Maria si tradurrà in un bambino per azione dello Spirito Santo (cfr. per esempio Genesi 1:2; Salmi 104:30).
Il concepimento di Gesù è dovuto all’azione miracolosa dello Spirito Santo e non all’azione umana, è un’opera sovrannaturale.

Il concepimento miracoloso di Gesù è un’affermazione della grazia e della potenza di Dio che esclude ogni merito umano.

Il Dio Creatore che ha creato ogni cosa dal nulla, ha creato l’uomo dalla polvere dandogli vita, è anche in grado di creare la vita umana in un utero senza intervento del seme umano. 

La potenza di Dio è:
B) La potenza efficace
La “potenza dell’Altissimo” è la presenza e l’effetto della volontà di Dio; nessuna delle Sue parole rimane inefficace (Luca 1:37). 

Nel concepimento di Gesù vediamo che la potenza di Dio è creatrice, produttiva, non trova resistenza né ostacoli.

La verginità di Maria è presentata come un ostacolo, un bel problema, che solo Dio può superare con un miracolo, con la Sua potenza miracolosa! 

L’angelo chiude il dialogo con una dichiarazione disarmante: “Nessuna parola di Dio rimarrà inefficace” (v.37).

In greco, “parola” (rhēma) non indica una parola generica scritta in un libro polveroso, ma una dichiarazione specifica, pronunciata in un momento preciso, carica di potenza divina.

“Rimarrà inefficace” (ouk adunatēsei) è: “non sarà impossibile”, letteralmente “non mancherà di potere”, oppure “non sarà impotente”.

Quando Dio pronuncia una dichiarazione specifica (rhēma), quella parola contiene in sé la potenza (dynamis) per realizzarsi: la parola di Dio non è mai senza potere, impotente o impossibile!  (adynatos).

La Parola di Dio non può rimanere inefficace. È impossibile! È come dire che “l’acqua è asciutta” o “il fuoco è freddo”. Non esiste! 
È nella natura di Dio essere potente come l’acqua è bagnata e il fuoco è caldo. 

Quando Dio parla, porta con sé il potere di compiere ciò che dice. 
La Sua parola non è un augurio: è un decreto. 
Non è una vaga speranza: è una certezza in viaggio verso il suo compimento.

“Dio disse: ‘Sia luce.’ E luce fu” (Genesi 1:3).
Non ci fu comitato di valutazione; non ci fu processo di approvazione. Dio parlò e l’universo obbedì.
Non esiste un “forse” nel vocabolario di Dio
Non esiste un “ci provo” nella bocca dell’Onnipotente
Dio parla e galassie si accendono
Dio sussurra e montagne si spostano

Anche all’incredula vecchia Sara, dopo che le fu detto che avrebbe avuto un figlio (Isacco), il Signore le disse: “Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore? Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio” (Genesi 18:14). Così poi è stato!

La stessa potenza con cui creò l’universo, o rese fertile una donna sterile, era nella stanza con Maria. 
E quella potenza le stava dicendo: “Quello che ti sto promettendo, lo farò. Non dipende dalle tue capacità. Non dipende dalle tue circostanze. Dipende dalla Mia Parola. E la Mia Parola non rimane inefficace”.
Come è scritto in Isaia 55:11 la parola uscita dalla bocca del Signore non gli ritorna a vuoto, senza aver compiuto ciò che vuole e condotto a buon fine ciò per cui l’ha mandata.

Niente di ciò che Dio promette o progetta è impossibile! Dio non fallisce! Ha la capacità di realizzare i Suoi piani! (cfr. per esempio Giobbe 42:2; Geremia 32:27; Zaccaria 8:6).

L’essere umano è impotente, ma Dio è Onnipotente! 
Gesù risponderà ai discepoli dicendo: “Le cose impossibili agli uomini, sono possibili a Dio” (Luca 18:27). 

Il problema è reale, ma la Parola di Dio è più reale
Il problema è grande, ma la Parola di Dio è più grande
Il problema può sembrare definitivo, ma la Parola di Dio è eterna ed efficace

Consideriamo ora:
C) Le parole di Maria
Maria reagì con fede e con un’arresa e sottomissione totale.
“Maria disse: ‘Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola.’ E l’angelo la lasciò.” (v.38).

Questa è fede pura!
Non fede nelle proprie capacità
Non fede nelle circostanze favorevoli
Non fede nel caso

È una fede attiva! 
Fede nella rivelazione di Dio
Fede nella Parola pronunciata dall’alto
Fede che implica sottomissione a Dio

“La vera fede si basa sul carattere di Dio e non chiede altre prove se non le perfezioni morali di Colui che non può mentire. È sufficiente che Dio l’abbia detto” (A.W. Tozer).
Maria ascolta l’angelo e fa una scelta istantanea: 
Crede alla rivelazione più che alla realtà visibile
Crede a quello che Dio dice più che a quello che vedeva
Crede alla promessa più che alla lapidazione possibile, quindi è stata anche UNA FEDE CORAGGIOSA.

La fede comporta coraggio in certi nostri problemi!

Maria non ha ricevuto un piano d’azione in cinque punti. 
Non le è stato consegnato un manuale su “come gestire una gravidanza miracolosa e uno scandalo pubblico”. 
Le è stata data una rivelazione. E ha ancorato tutta la sua vita a quella rivelazione!

Questa è la definizione di stare “al di sopra” dei problemi: vedere qualcosa di più grande del problema stesso - la rivelazione divina - e aggrapparvisi con fede, sottomissione e coraggio con tutto sé stessi.

La fede di Maria non era cieca. Era visionaria e andava oltre la paura.
Vedeva oltre la lapidazione possibile
Vedeva oltre lo scandalo certo
Vedeva il piano di Dio dispiegarsi attraverso la rivelazione dell’angelo, e ha detto: “Voglio farne parte, qualunque sia il costo”.

Quale rivelazione di Dio stai soffocando con i tuoi dubbi, con le tue paure, o con la tua ribellione? 
Quale parola che Dio ti ha dato stai lasciando morire perché le circostanze urlano più forte?

La domanda non è: “Come può succedere?”. La domanda è: “Dio l’ha rivelato? Dio l’ha detto?”.
Se l’ha detto, quella Parola porta in sé il miracolo necessario per compiersi, allora certamente devi credere nell’efficacia della potenza di Dio per te in qualsiasi problema di trovi!

La Parola di Dio non rimane mai inefficace! È impossibile!
È come aspettarsi che il sole sorga senza luce. Come aspettarsi che l’oceano si fermi a metà onda… è impossibile!

La Parola di Dio è come un treno in corsa verso il suo destino - niente lo ferma, nessuno lo devia.

Il tuo compito non è capire il come
Il tuo compito non è vedere la soluzione
Il tuo compito è credere alla rivelazione e dire, come Maria: “Mi sia fatto secondo la tua parola.”

Vediamo ora il secondo momento, la seconda crisi, la terza decisione:
II IL RIFIUTO A BETLEMME: L’ARTE DI ADATTARSI SENZA ARRENDERSI (Luca 2:1-7) 

Esploriamo prima di tutto:
A) Il problema
Roma ha parlato. L’impero ha decretato un censimento (Luca 2:1-2). E Maria e Giuseppe, come milioni di altri, devono obbedire. 
Un viaggio faticoso, soprattutto per una donna in gravidanza su un asino, attraverso colline e strade polverose, verso la città di origine, Betlemme (Luca 2:3-5) che non li vuole.

Betlemme è un formicaio umano; le case straripano di parenti tornati per il censimento; ogni angolo è occupato; ogni stanza è piena.
Maria e Giuseppe bussano. E bussano ancora. E ancora.
“Non c’è posto.” “Siamo al completo.” “Provate altrove.”
Porta dopo porta, il rifiuto si ripete come un ritornello crudele. 

È un bel problema. Immaginatevi la scena: Giuseppe e Maria con il pancione che cercano un posto dove dormire e non lo trovano.

Giuseppe bussa e Maria aspetta. Il bambino nel grembo scalcia e Betlemme dice: “Non c’è posto per voi”.
L’ironia è: la città di Davide chiude la porta ai discendenti di Davide, al Re dei re (Apocalisse 17:14).

Finché non rimane altro che una stalla vera e propria, forse una caverna, forse una casa povera dove le persone coabitavano con gli animali, o un cortile; di certo un posto umile che puzzava di sterco! 
Non possiamo essere certi nello specifico quale posto fosse.
Leon Morris a riguardo scrive: “Non lo sappiamo, sappiamo soltanto che ogni particolare è un segno di povertà, di oscurità, e perfino di rifiuto.” 

Dio sceglie sempre i luoghi che noi evitiamo
Entra dalle porte che noi chiudiamo
Fa miracoli nei posti dove noi diciamo: “Qui no, qui non può succedere niente di buono”.

E lì, in quel buco povero, buio e rifiutato, qualcuno potrebbe dire: “Dimenticato da Dio”, nasce la Parola che ha creato l’universo (Giovanni 1:1-3).

In Luca 2:6-7 è scritto: “Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.”

L’assurdo è totale!
Colui che ha fatto le stelle dorme sotto le stelle
Colui che ha fatto gli animali giace nella loro mangiatoia

Il Re dei re non ha un letto. Il Signore del cielo e della terra non ha una stanza.

Trent C. Butler scrive: “I discendenti di Davide scesero in una stalla per trovare un posto dove deporre la testa del Re dei re. È così che Dio si servì del più basso della terra per portare la salvezza dal più alto del cielo.”

La “mangiatoia” (phatnē) può significare tutta la stalla (Luca 13:15), ma anche una specie di vasca, o scatola rettangolare in una stalla o granaio, progettata per contenere alimenti (ad esempio il fieno) per gli animali dove mangiavano (Luca 2:12,16).

Quindi la prima culla di Gesù fu dove mangiavano gli animali. 

Oggi si comprano culle che costano quanto uno stipendio: ergonomiche, certificate, con materassi bio e vernici atossiche. Culle che devono essere fotografabili per Instagram. 

E il Re dell’universo? Dorme in una cassetta del fieno che puzza di mucca, o di asino!
La prima culla del Salvatore:
Nessun numero di serie
Nessun brand
Nessun comfort
Nessuna recensione a cinque stelle!

Ma attenzione! La mangiatoia non è un incidente di percorso: è una dichiarazione teologica!

Dio non ha bisogno della nostra scenografia per fare miracoli. 
Non aspetta che le luci siano giuste, che il palco sia pronto, che il pubblico sia in piedi ad applaudire.
Viene anche nella sporcizia. Entra nella vergogna. Si manifesta ed è presente anche nel rifiuto.

Dio sta dicendo: 
Non aspetto che tu sia pronto
Non aspetto che tu abbia tutto sistemato
Non aspetto che la tua vita sia presentabile
Vengo ora 
Vengo così come sei
Vengo dove sei
E farò quello che devo fare con quello che tu hai!

Secoli prima, il profeta aveva sussurrato: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni” (Michea 5:2).

Dio non cerca talenti a Hollywood
Non cerca talenti a Broadway
Non recluta nelle università d’élite
Va nei posti dimenticati, sceglie le persone ignorate, usa le situazioni disperate.

Perché, quando Dio lavora con lo zero, nessuno può rubargli la gloria.

Dio sceglie l’umile, il piccolo, il rifiutato
Abbraccia l’inadeguato
Usa l’improbabile (cfr. per esempio 1 Corinzi 1:26-27).

Questo ci insegna Gesù posto nella mangiatoia!
Vediamo:
B) La reazione: si sono adattati al problema
Il testo non spreca parole: “Lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia” (v.7).
Nessun lamento
Nessuna protesta
Nessuna amarezza che emerge dalle parole

Il testo è nudo, essenziale. Come se Luca stesse dicendo: “Non c’è dramma qui. C’è adattamento”.
Maria non scrive un post lamentoso. 
Giuseppe non chiede di parlare con il sindaco di Betlemme. 
Adagiano Gesù nella mangiatoia.

Qui vediamo qualcosa di profondo: L’ADATTAMENTO AL PROBLEMA.

Maria e Giuseppe:
Non possono cambiare la situazione
Non possono far apparire una stanza
Non possono eliminare il rifiuto della società
Non possono trasformare la mangiatoia in un palazzo

Ma possono scegliere come rispondere, e scelgono l’adattamento creativo. 
Prendono quello che hanno - una mangiatoia, della paglia, delle fasce - e lo trasformano in un luogo dove adagiare il Figlio di Dio.
C’è una dignità silenziosa che riempie quel luogo. 

Questa è metamorfosi spirituale. 
Trasformare sterco in santità
Fare di un rifiuto un santuario
Prendere quello che il mondo getta via e farne la culla di Dio

Maria non permette che la mangiatoia definisca suo figlio. 
Le circostanze sono solo la cornice, non il dipinto
Il problema è solo il palco, non lo spettacolo
La mangiatoia è solo il contenitore, non il contenuto

E Maria lo sa: non è dove nasci che ti definisce, è chi sei veramente!

Adattarsi non significa arrendersi
   Arrendersi è dire: “Il problema ha vinto, la mia visione è morta, Dio mi ha abbandonato”.
Adattarsi è dire: “Il problema è reale, ma io continuo ad andare avanti. Farò quello che posso con quello che ho, esattamente dove sono”.

Adattarsi:
È l’arte di navigare nella tempesta senza perdere la bussola 
È l’arte di piegare senza spezzare
È l’arte di cambiare rotta senza cambiare destinazione

Questo è stare al di sopra dei problemi: 
Non lasciare che le circostanze scrivano la tua storia
Non permettere che quello che ti manca oscuri quello che hai
Non dare al rifiuto il potere di definirti

Gesù nella mangiatoia ti insegna che ti devi adattare, ma non arrenderti!
L’arresa dice: “È finita” – l’adattamento si chiede: “Quale nuova opportunità?” 
L’arresa abbassa le vele – l’adattamento le aggiusta per navigare senza fermarsi
L’arresa affonda la nave – l’adattamento la conduce in porto cambiando rotta

Ci possono essere situazioni più grandi di noi, ma dobbiamo imparare, con l’aiuto di Dio, a surfarle come un surfista fa con le onde, che a volte sono piccole, altre volte grandi.

È giusto pregare che Dio cambi le circostanze. Gesù stesso ci ha insegnato a chiedere.
Ma Dio non sempre cambia le circostanze.
Paolo supplicò tre volte che Dio rimuovesse la spina nella carne. E Dio rispose: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9).

Dio non ha tolto la spina. Ha dato la grazia per viverci dentro. Ha trasformato la debolezza in dimostrazione di potenza.

A volte, Dio usa i problemi per mostrare la Sua potenza, a volte se non cambia le tue circostanze, è perché vuole cambiare te!

Non perché è crudele; Non perché non gli importa, ma perché attraverso i problemi Dio produce qualcosa che la rimozione istantanea del problema non produrrebbe mai: carattere forgiato, fede rafforzata, dipendenza totale da Dio (Romani 8:28-29; Giacomo 1:2-4).

Dio, comunque, ti darà la forza per affrontare qualsiasi cosa. Paolo testimonia: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13).

Se Dio può nascere in una mangiatoia, può operare ovunque. 
Se Dio può iniziare la salvezza del mondo in una stalla dimenticata, può iniziare qualcosa di grande nella tua situazione dimenticata che tu pensi sia:
Il tuo appartamento troppo piccolo
Il tuo conto in banca troppo vuoto
Il tuo curriculum troppo debole
La tua chiesa troppo piccola
Il tuo ministero troppo invisibile

Dio non è impressionato dai tuoi “troppo”. Anzi sono il terreno fertile di Dio. Sta cercando solo una cosa: la tua disponibilità ad adattarti e continuare fedelmente!
Smetti di aspettare il momento perfetto
Smetti di dire “quando avrò abbastanza”, o “quando sarò pronto”, o “quando le cose si sistemeranno”.

Dio non sta aspettando la tua perfezione. 
Sta aspettando il tuo “sì”. 
Sta aspettando che tu ti adatti a quello che hai e che tu continui ad andare avanti con una fede attiva in Lui.

La mangiatoia grida: “Inizia da dove sei, con quello che hai, adesso anche se stai vivendo un periodo problematico”.

E allora se Dio chiude le porte, o secondo quello che hai, adattati al problema. Ma non arrenderti al problema. Servi il Signore.

Infine, il terzo momento, la terza crisi, la terza decisione:
III LA FUGA IN EGITTO: LA PRONTA OBBEDIENZA CHE SALVA (MATTEO 2:13-15) 
Prima di tutto, vediamo:
A) Il problema
È notte, Giuseppe dorme accanto a Maria. Il bambino respira piano nella sua culla improvvisata. E poi, un angelo si rivela in sogno con parole che ghiacciano il sangue e dice a Giuseppe: “Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire” (Matteo 2:13).

Un bel problema: questione di vita e di morte!
L’intervento dell’angelo del Signore è stato puntuale come sempre! E offre un supporto per la direttiva.
Il messaggero di Dio dice a Giuseppe di alzarsi (egertheis – aoristo passivo participio) e poi di prendere Maria e Gesù e fuggire in Egitto.

C’è una certa urgenza nei verbi: “Prendi” (paralabe – aoristo attivo imperativo) e “fuggi” (pheuge – presente attivo imperativo), sono dei comandi.

Giuseppe, con la sua famiglia doveva muoversi subito, non c’era tempo da perdere.

Erode, il macellaio del trono, il re che annega nel sangue ogni minaccia al suo potere, l’uomo che ha ucciso due delle sue mogli e tre figli (Alessandro, Aristobulo e Antipatro) per paranoia, per paura che potessero macchinare contro di lui per succedergli al trono, vuole uccidere il bambino Gesù, il re che era appena nato! Poi farà uccidere tutti i bambini da due anni in giù (Matteo 2:16).

Giuseppe ha secondi per decidere, non giorni, non ore, non minuti, ma secondi.
L’obbedienza non può aspettare l’alba. La morte non bussa prima di entrare!

Davanti a lui: quattrocento chilometri di deserto che brucia di giorno e gela di notte con un neonato e una moglie probabilmente ancora stremata dal parto, e alle spalle le spade di Erode che brillano nell’oscurità.

Zero tempo per pianificare
Zero certezze tranne una: se rimangono, il bambino muore

Un grande problema! Ma c’è:
B) La provvidenza di Dio
In questo versetto, nella provvidenza di Dio, vediamo due verità.
(1) La prima verità: Dio avverte in tempo
L’angelo non arriva dopo che i soldati hanno sfondato la porta. Arriva prima. 

Dio vede il pericolo prima che arrivi
Dio non sta rattoppando una brutta situazione – la previene 
Dio corre un passo avanti ai piani diabolici, precede la minaccia

Questa è la differenza tra il Dio vero e gli idoli: gli idoli sono statue mute quando hai bisogno di loro. 
Il Dio vivente parla esattamente quando devi sentirlo.
“Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te” dice il Salmo 32:8.

(2) La seconda verità: Dio provvede la via d’uscita
L’Egitto non è scelto a caso. Era il luogo più naturale in cui fuggire: era vicino a Israele, fuori la giurisdizione di Erode e secondo il filosofo di origine ebraica, Filone, la sua popolazione comprendeva circa un milione di ebrei, quindi potevano trovare sostegno e aiuto.

I Magi erano appena stati a Betlemme, avevano portato oro, incenso e mirra. Non era un omaggio casuale – erano risorse per la fuga. 
Dio prepara la via d’uscita e provvede il necessario prima ancora che tu sappia di essere intrappolato.

E qui entra Paolo con una promessa universale: “Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare” (1 Corinzi 10:13).

Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla!

Ascoltate bene questa promessa, non dice: “Dio non permetterà che siate tentati”. 
Dice: “Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze.” 

Dio non permetterà (easei – futuro attivo indicativo) una tentazione che va oltre le nostre “capacità” (dynasthe – presente medio indicativo), così forte da non poterle resistere.

E aggiunge: “Con la tentazione - insieme, nello stesso pacchetto – vi darà anche la via d’uscita.”

Il problema e la soluzione sono già nel piano del Dio fedele. 
Prima che tu ti trovi nella crisi, Dio ha già preparato l’Egitto.
Prima che Erode alzi la spada, Dio ha già mandato i Magi con l’oro.
Dio scrive il finale prima che il problema inizi. 
La Sua provvidenza non improvvisa – orchestra.

La via d’uscita c’è sempre. 
Non sempre è comoda. Non sempre è quella che avresti scelto. Ma c’è.
Per Giuseppe; Maria e Gesù era l’Egitto: esilio, lontananza, perdita di tutto il familiare. Ma era anche protezione, salvezza, vita.

Dio permette una sofferenza per prevenire una sofferenza più grande!
Fidati di Dio anche nella sofferenza! È per il tuo bene!

Infine, vediamo:
C) La pronta obbedienza
Matteo scrive semplicemente: “Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto” (v.14).

Come l’ordine è stato esplicito e urgente, così lo è stata anche l’obbedienza di Giuseppe.
Giuseppe è stato rapido e fedele nella sua obbedienza, non ha esitato a obbedire al comando divino.
Di notte:
Non all’alba, dopo aver fatto i bagagli
Non il giorno dopo, dopo aver sistemato le cose
Non appena possibile, dopo aver avvisato i parenti 

Ma nell’oscurità, immediatamente: questa è pronta obbedienza.

Giuseppe non discute con Dio. 
Non negozia i termini
Non chiede un piano B più comodo
Non dice: “Ma Signore, Maria ha appena partorito”
Non dice: “Ma Signore, il mio lavoro è qui”.
Non dice: “Ma Signore, dammi almeno una settimana per organizzarmi”

Anche nei problemi dobbiamo obbedire a Dio e non cercare le nostre vie di fuga che compromettono la nostra fede!

Giuseppe sente la voce dell’angelo di Dio e obbedisce! Punto e basta!
Zero negoziati
Zero compromessi
Zero “ci penso su”

L’obbedienza vera non ha clausole! 
L’obbedienza autentica a Dio non ammette riserve nascoste, condizioni “in piccolo” o clausole scritte a caratteri microscopici come nei contratti umani. 
È un’obbedienza radicale, assoluta e totale, senza asterischi o note a piè di pagina.

Questa è la fede che Dio cerca: 
Non quella che calcola 
Non quella che temporeggia 
Non quella che negozia 

Ma quella che, quando sente la voce di Dio, risponde: “Eccomi. Ora. Comunque.”

Come in Matteo 1:24, Giuseppe obbedisce al comando immediatamente fuggendo con la sua famiglia in Egitto. 
Giuseppe è un uomo che obbedisce senza fare domande.
Se Giuseppe obbedisce prontamente, è perché ama, teme e si fida di Dio!
Non possiamo obbedire a Dio se non lo amiamo, temiamo e ci fidiamo di Lui veramente!

“L’obbedienza non è l’essenza di un giusto rapporto con Dio, ma è la prova di esso” (John Blanchard).

L’obbedienza a Dio è la prova che abbiamo un rapporto con Lui.
E notate: non è solo Giuseppe. Anche Maria obbedisce prontamente. Appena partorita, fisicamente provata, eppure si alza di notte e parte. 
Nessuna protesta
Nessun “Giuseppe, è troppo presto”
Nessun “Aspettiamo che io mi riprenda”

Pronta obbedienza per entrambi.
Prendono il bambino che tiene tra le braccia il destino del mondo; prendono il poco che hanno, e si buttano nell’oscurità della notte, verso una nazione straniera, senza sapere quando torneranno.
Questa è fede con i muscoli non teoria teologica, azione immediata, obbedienza punto e basta.

Giuseppe e Maria ci stanno urlando attraverso i secoli: “Quando Dio parla, il tempo del dibattito è finito. È il tempo di muoversi. Subito”.

Quanto sarebbe cambiata la storia se Giuseppe avesse detto “domani”? 
Una sola notte di ritardo e il Messia sarebbe morto in una pozza di sangue, insieme ai bambini di Betlemme.
La pronta obbedienza non è solo una virtù spirituale, a volte è letteralmente questione di vita o di morte.

Così, sotto pressione, con problemi anche gravi, dobbiamo essere prontamente obbedienti al Signore!
La pronta obbedienza ti posiziona sotto la protezione divina. Ti mette sulla via d’uscita che Dio ha già preparato.
Non l’obbedienza “quando mi sento pronto”
Non l’obbedienza “dopo aver valutato tutte le opzioni”
Non l’obbedienza “se mi dai qualche garanzia in più”

L’obbedienza immediata e completa!

Alcuni di noi stanno vivendo un grande problema, per altri è un periodo senza problemi, ma comunque sia: quale istruzione di Dio stai ancora “valutando”? 
Quale direzione chiara stai ancora “pregandoci sopra” quando in realtà la risposta è già cristallina?

L’obbedienza ritardata è disobbedienza mascherata da prudenza.
Dio non ti deve convincere
Dio non ti deve supplicare
Dio non ti deve dare cinque conferme e tre visioni

Quando Dio parla, tu ti devi  alzare subito, anche di notte, se necessario; senza sapere tutto, se necessario; anche se hai paura, se necessario. 
Perché, quando Dio dice “adesso”, il tuo “dopo” è già troppo tardi. 
La protezione di Dio cammina sul sentiero dell’obbedienza immediata – non su quello delle buone intenzioni rimandate.
Perché Dio ha già preparato la via d’uscita. Ma quella via si trova solo sul sentiero dell’obbedienza pronta.

CONCLUSIONE: TRE CRISI, UN FILO D’ORO 
Tre momenti, tre crisi, tre decisioni che hanno aperto la porta alla salvezza del mondo.
Pensate se Giuseppe e Maria non avessero avuto fede, coraggio, spirito di adattamento e pronta obbedienza, non ci sarebbe stato Gesù e con Lui la salvezza dei peccatori!

Con Maria abbiamo visto: “Non capisco come, ma credo alla rivelazione. La Parola di Dio non rimane inefficace”.

Con la mangiatoia: “Non è quello che speravo, ma mi adatto e continuo. Dio opera ovunque”.

Con Giuseppe e Maria: “Non so dove mi porta, ma obbedisco subito. Dio ha già preparato la via d’uscita”.

E c’è un filo conduttore in tutte e tre le situazioni: in nessuno dei tre casi il problema scompare. 
Ma qualcosa di più grande del problema riscrive il significato di tutto.

Essere “al di sopra dei problemi” significa:
Credere alla rivelazione di Dio più che alla realtà visibile
Adattarsi alle circostanze senza arrendersi alla sconfitta
Obbedire prontamente sapendo che Dio ha già preparato la via d’uscita

Tre domande finali:
Quale rivelazione di Dio stai soffocando con le tue paure? 
La Parola di Dio non rimane inefficace. Mai!
A quale problema devi adattarti senza arrenderti? 
Dio non sta aspettando la tua perfezione. Sta aspettando che tu inizi - oggi, dove sei, con quello che hai
Quale istruzione chiara di Dio stai ancora “valutando” invece di andare? 

L’obbedienza ritardata è disobbedienza mascherata.

Il bambino nella mangiatoia diventerà l’uomo sulla croce. Anche lì, quando tutto sembrerà finito, Dio starà compiendo la salvezza del mondo.

Le storie dell’incarnazione ti sussurrano una verità che può cambiare la tua vita: il tuo problema più grande potrebbe essere il palcoscenico del prossimo miracolo di Dio.


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