Giovanni 12:46: La nascita della speranza
Giovanni 12:46: La nascita della speranza
Gesù in Giovanni 12:46 pronuncia queste parole pochi giorni prima della croce: “Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.”
L’umanità ha sempre cercato la speranza. È un bisogno universale, profondo, irrinunciabile. Ogni persona che nasce cerca qualcosa in cui sperare – qualcosa che dia senso alla vita, che renda sopportabile il dolore, che vinca la paura della morte.
Senza speranza non si può vivere. Non c’è medicina come la speranza, nessun incentivo così grande, e nessun tonico così potente come l’aspettativa di qualcosa di migliore domani.
Se non ci fosse la speranza, il cuore si spezzerebbe.
Come scrisse Fëdor Dostoevskij: “Vivere senza speranza significa smettere di vivere.”
Ma dov’è la speranza che non delude?
Quando i grandi pensatori del mondo hanno cercato di costruire una visione dell’esistenza senza Dio, sono arrivati a conclusioni devastanti.
• Hanno visto la speranza come un’illusione crudele che prolunga solo la sofferenza
• Hanno descritto la vita umana come assurda, priva di significato intrinseco, una passione inutile in un universo indifferente
• Hanno parlato dell’uomo come prodotto del caso, destinato all’estinzione, condannato a una lotta continua contro il dolore e alla sconfitta finale
Il verdetto è unanime: senza un fondamento trascendente, la speranza vera non esiste. Solo tenebre.
E quando parlo di tenebre, non sto usando una metafora poetica. Sto parlando di una realtà spirituale devastante che distrugge le vite delle persone proprio ora, mentre vi parlo.
Ma quella notte a Betlemme è accaduto qualcosa che ha cambiato tutto.
Non è nata semplicemente una bella storia da raccontare ai bambini. Quella notte è nata la Speranza – non un’idea filosofica, non un sentimento passeggero, ma una Persona.
J.I. Packer lo dice magnificamente: “Il messaggio di Natale è che c’è speranza per un’umanità in rovina – speranza di perdono, speranza di pace con Dio, speranza di gloria – perché per volontà del Padre Gesù Cristo si è fatto povero ed è nato in una stalla affinché trent’anni dopo potesse essere appeso a una croce.”
Ecco la differenza tra la filosofia umana e il Vangelo: la filosofia ti dice che devi accettare la disperazione; il Vangelo ti dice che Dio è sceso nella tua disperazione per portarti speranza.
La notizia gloriosa è questa: la Luce è venuta!
E:
• Dove c’è luce, le tenebre non possono rimanere
• Dove c’è luce, nasce la speranza
• Dove c’è Cristo, c’è vita
La speranza cristiana non è un ottimismo vago o un desiderio incerto come quello che il mondo offre. È una certezza fondata su un fatto storico: Dio è sceso nelle nostre tenebre.
Il Natale è l’irruzione della Speranza divina nella disperazione umana. È la risposta di Dio al grido dell’umanità che brancola nel buio.
Ma prima di poter apprezzare la luce della speranza, dobbiamo guardare in faccia l’orrore delle tenebre della disperazione.
Vediamo:
I LA DISPERAZIONE - LA VITA SENZA SPERANZA NELLE TENEBRE
Consideriamo prima:
A) La condizione delle tenebre
Prima di poter apprezzare la luce, dobbiamo guardare in faccia l’orrore delle tenebre.
Gesù dice: “Affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.”
Non dice “non cada”, dice “non rimanga”.
Questo significa che le tenebre sono il punto di partenza, la prigione naturale dell’umanità separata da Dio – non una parte, ma tutta l’umanità.
La frase nel greco mette in enfasi “nelle tenebre”, è: “Nelle tenebre non rimanga” (en tē skotia mē meinē), cioè, dimorare, abitare, persistere in una condizione (Settanta Salmo 9:7; 111:5,9; Giovanni 12:34; 1 Corinzi 7:8,20,24,40; 2 Corinzi 9:9; 1 Pietro 1:25; 1 Giovanni 3:4); continuare a vivere (cfr. per esempio la Settanta Salmo 9:8; 101:13; Daniele 6:27; Giovanni 12:34; 1 Corinzi 15:6; Ebrei 7:24; 1 Giovanni 2:17).
“Rimanga” (meinē - aoristo attivo congiuntivo) viene usato in senso figurato per indicare qualcuno che non lascia il regno o la sfera in cui si trova.
Le tenebre sono lo stato abituale dell’umanità senza Dio, non un passaggio temporaneo.
Ma Cristo è venuto proprio per questo: affinché chi crede in Lui sia strappato definitivamente da quella condizione.
“Non” (mē) indica una certezza assoluta, questa è la promessa inequivocabile di Gesù.
Le “tenebre” (skotia) sono l’assenza di luce (cfr. per esempio Giovanni 1:5); essere spiritualmente ottenebrati, ignoranti, estranei alla vita di Dio (cfr. per esempio Efesini 4:18); moralmente nell’oscurità, dominati dal male e dal peccato (cfr. per esempio Giovanni 3:19); incatenati a Satana (Atti 26:18); morti spiritualmente e sotto l’ira di Dio (cfr. per esempio Efesini 2:1-3); esiliati da Dio per sempre (cfr. per esempio Giuda 13).
Le tenebre sono il vuoto lasciato dall’assenza di Dio, il territorio del peccato, il regno dove la morte regna sovrana, il potere malvagio dell’ignoranza, dell’errore, della menzogna e dell’inganno mortale (cfr. per esempio Giovanni 3:19-20; 8:44; 12:35; 1 Giovanni 1:6; 2:4,11).
Ma quella notte, la Luce è venuta affinché le persone che credono non rimangano nelle tenebre.
Leon Morris scriveva: “L’oscurità è lo stato in cui le persone si trovano naturalmente, ma Gesù è venuto a liberarci da questo stato. Non è suo scopo che continuiamo nell’oscurità... Lo scopo della venuta di Cristo era la salvezza. È venuto per liberarci dall’oscurità, non per imprigionarci in essa.”
Gesù è venuto per strapparci dall’oscurità attraverso la Sua luce meravigliosa.
La conseguenza di questa condizione malvagia e ostile che si oppone totalmente alla luce divina, è uno stato rovinoso di miseria caratterizzato non solo da cecità spirituale, ma anche da ferite esistenziali profonde.
Esploriamo ora:
B) La manifestazione delle tenebre
La vediamo ogni giorno, nella società, la vediamo nel web, in tv, nei quotidiani, nei libri, e così via.
L’oscurità si manifesta:
(1) Nella disperazione dell’ansia
Quella che ti stringe la gola di notte quando non riesci a dormire, quando pensi al futuro e vedi solo un buco, o un abisso nero.
Quando i conti non tornano, quando il lavoro è precario, quando la malattia ti spaventa.
Ti svegli alle tre di notte con il cuore che martella forte il petto, e tutto sembra crollare.
Non sai se ce la farai. Non sai come andrà domani.
Questa è l’oscurità dell’incertezza che divora l’anima.
Il salmista ha gridato: “Il mio cuore è in angoscia dentro di me, terrori di morte mi sono piombati addosso. Paura e tremito mi invadono, e sono coperto di brividi” (Salmo 55:4-5).
Questa è l’oscurità dell’ansia.
E ancora, l’oscurità si manifesta:
(2) Nella disperazione della solitudine
Il salmista gridava: “Guarda alla mia destra e vedi; non c’è nessuno che mi riconosca. Ogni rifugio mi è venuto a mancare; nessuno si prende cura dell’anima mia” (Salmo 142:4).
Anche oggi, possiamo sentirci invisibili anche quando siamo circondati da persone! Quando nessuno ci capisce veramente.
Abbiamo mille “amici” sui social, ma nessuno che ci conosce davvero, o è pronto ad aiutarci nei momenti di bisogno.
Torniamo a casa la sera e il silenzio ci schiaccia come una lastra di pietra.
Ci guardiamo intorno e ci chiediamo:
• Se sparissi domani, qualcuno se ne accorgerebbe?
• Qualcuno piangerebbe davvero?
Questa è l’oscurità della solitudine.
E ancora, l’oscurità si manifesta:
(3) Nella disperazione del vuoto esistenziale
Hai tutto ma niente ti riempie. Raggiungi un obiettivo e dopo due giorni ti chiedi: “È tutto qui?”
Compri cose, cerchi esperienze, cambi partner, ma quel vuoto dentro resta lì, come un buco che inghiotte tutto!
Cerchi di riempirlo con il lavoro, con il sesso, con l’alcol, con lo shopping, con lo sport, con qualsiasi cosa.
Ma è come versare acqua in un pozzo senza fondo. Niente funziona. Perché? Perché stai cercando di riempire un vuoto che solo Dio può colmare!
Salomone, che aveva provato tutto, ha confessato: “Vanità delle vanità, tutto è vanità... Io ho visto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità, è un correre dietro al vento” (Ecclesiaste 1:2,14).
Questa è l’oscurità del non – senso.
Poi c’è la manifestazione:
(4) Nella disperazione della colpa
Il tuo passato ti perseguita. Gli errori che hai fatto ti gridano contro.
Ti guardi allo specchio e ti vergogni di quello che vedi, perché hai fatto cose che non puoi cancellare, hai detto parole che non puoi ritirare, hai ferito persone che non puoi più raggiungere.
E quella colpa ti rode dentro come un cancro.
Davide ha espresso quest’angoscia: “Le mie iniquità hanno superato il mio capo; come un peso grave, sono troppo pesanti per me... Il mio cuore palpita, le forze mi vengono meno” (Salmo 38:4,10).
Questa è l’oscurità del senso di colpa.
Infine, l’oscurità si manifesta:
(5) Nella disperazione ultima: la paura della morte
Quella paura sottile, ma pervasiva che ti accompagna sempre. Non ne parli, la nascondi, ma è lì, come un’ombra che non ti abbandona mai.
• Che cosa c’è dopo?
• Dove andrò?
• È davvero tutto finito?
E questa paura non è solo un’emozione passeggera – è uno stato permanente di ansia che avvelena tutta l’esistenza di ogni essere umano: dall’infanzia fino alla morte.
È quella paura che ti tiene schiavo!
Ebrei 2:15 descrive questa condizione con parole devastanti parlando di Gesù come liberatore: “E liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.”
Non solo hai paura della morte, ma quella paura ti incatena. Diventi prigioniero del terrore di morire.
• Ti condiziona ogni scelta
• Ti paralizza
• Ti ruba la gioia
• Ti impedisce di vivere veramente. Sei vivo, ma sei schiavo
Ma ascolta bene il versetto precedente, il v.14: Cristo con la sua incarnazione è venuto: “Per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo.”
Paradossalmente Gesù con la Sua morte ha vinto la morte!
Gesù non ha aggirato la morte, non la evitata, ma l’ha attraversata! È morto per vincere la morte. È entrato nell’arena del nemico - la morte stessa - e lì l’ha sconfitto dall’interno.
Attraverso la morte ha reso impotente colui che aveva il potere sulla morte.
Cristo è venuto proprio per questo! Per spezzare le catene della morte, per neutralizzare il potere del diavolo.
E quando il potere del tiranno è spezzato, automaticamente i prigionieri sono liberati! Non puoi più essere schiavo di un padrone che è stato sconfitto!
L’autore dell’epistola agli Ebrei non dice solo che Cristo ci libera dalla morte – il fatto finale –ma dalla PAURA della morte: la schiavitù esistenziale presente.
Fratelli e sorelle, ascoltate: grazie a Gesù NON SIETE PIÙ PRIGIONIERI!
• Il tiranno è stato sconfitto
• Le catene sono spezzate
• La paura della morte non ha più diritto di paralizzarvi
Cristo vi ha liberati!
Questa è la vostra nuova identità: non più schiavi della paura delle tenebre, ma figli liberati che camminano nella luce!
Infine, dopo la condizione e la manifestazione delle tenebre, vediamo:
C) La lamentazione delle tenebre
C’è una storia davvero toccante. Una bambina cresciuta in una famiglia atea si ammalò gravemente. Era in fin di vita. I genitori, che non credevano in Dio, cercavano di confortarla. Il padre le diceva: “Tesoro, tieni duro. Papà ti ama. Non ci vorrà molto. Tieni duro.” La bambina morente rispose: “Papà, mi dici di tenere duro, ma non c’è niente a cui aggrapparmi.”
Non c’è niente a cui aggrapparmi! Questa è la tragedia delle tenebre!
L’uomo cerca disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi. Lo cerca nelle filosofie, nelle religioni, nel successo, nelle relazioni, nell’alcol, nella droga, nei soldi, in sé stesso.
Ma sono tutte lucciole nel buio, un bagliore momentaneo che rende le tenebre ancora più evidenti quando svanisce.
Senza Cristo non c’è vera speranza! Possono esserci distrazioni, illusioni, anestetici temporanei. Ma speranza solida, reale, che regge davanti alla morte? No. Quella non esiste nelle tenebre. È solo disperazione.
Il profeta Isaia, parlando a nome di un popolo che viveva separato da Dio a causa del peccato, descrive questa disperazione – come conseguenza del giudizio di Dio – con parole che penetrano l’anima: “Perciò la rettitudine è lontana da noi, e non arriva fino a noi la giustizia; noi aspettiamo la luce, ma ecco le tenebre; aspettiamo il chiarore del giorno, ma camminiamo nel buio. Andiamo tastando la parete come i ciechi, andiamo a tastoni come chi non ha occhi; inciampiamo in pieno mezzogiorno come nel crepuscolo, in mezzo all’abbondanza sembriamo dei morti” (Isaia 59:9-10).
Questa condizione disperata non è solo una descrizione biblica antica. È una realtà esistenziale che attraversa i secoli.
Il cantautore Franco Battiato l’ha espressa con parole di una bellezza struggente nella canzone “Prospettiva Nevsky” : “Com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.”
E aveva ragione!
Cosa significa? Significa che è difficile cercare la nascita quando tutto muore, cercare la luce quando tutto si fa buio, cercare la speranza nel momento del declino.
Secondo la Bibbia, questa è la tragedia dell’uomo senza Cristo: cerca disperatamente l’alba – un nuovo inizio, una rinascita, una speranza – ma la cerca proprio nel momento sbagliato, nel luogo sbagliato, con le forze sbagliate. La cerca dentro l’imbrunire, dentro le tenebre che avanzano, dentro sé stesso che sta morendo.
• Non puoi trovare l’alba nelle tenebre
• Non puoi generare luce dall’oscurità
• Non puoi creare speranza dal nulla
Questa è la realtà disperata dell’umanità senza Gesù. Ma qui inizia la meraviglia del vero Natale: Gesù è venuto proprio per questo: è la LUCE NEL MONDO!
L’Alba non deve essere trovata da te! L’Alba è venuta a cercare te!
Eppure, c’è un aspetto terribile: l’umanità, creati per la Luce, ama l’oscurità invece della Luce, rimane deliberatamente nell’oscurità fredda e mortale del diavolo! (cfr. per esempio Giovanni 3:20-21; Efesini 2:2).
Come sottolinea James Montgomery Boice: “Quando il Signore Gesù Cristo venne nel mondo e brillò come la luce di Dio, egli rivelò l’oscurità del mondo come nessuno aveva mai fatto prima. E naturalmente, coloro che avevano un interesse personale nelle cose lo odiavano per aver esposto la loro oscurità e alla fine lo fecero crocifiggere.”
Ma torniamo a quella notte gloriosa quando tutto è cambiato, al momento della nascita della Speranza, scopriamo:
II LA DISCESA - GESÙ, LA LUCE CHE VIENE DALL’ALTO
“Io sono venuto come luce nel mondo.”
Gesù non ha detto: “Sono apparso per caso, oppure “mi hanno costretto”, ma “io sono venuto” dove il pronome “io” (egō) come la parola “luce” è enfatico.
“Sono venuto” (elēlutha – perfetto attivo indicativo) indica volontà, scelta, scopo, missione, amore.
Il Natale è l’irruzione deliberata della Luce nelle tenebre di questo mondo. È come se Dio dicesse: “Basta. Non vi lascio soli nel buio.”
Il tempo del verbo greco (perfetto) è cruciale! Non indica semplicemente un’azione passata, ma un’azione passata i cui effetti continuano nel presente.
Quindi “sono venuto” (elēlytha) significa: “Sono venuto e la mia venuta continua ad avere effetto adesso”.
Non è solo “venni una volta a Betlemme”, ma “sono venuto e rimango presente, la mia venuta è un fatto permanente con conseguenze durature”.
È un’azione compiuta con risultati permanenti. Gesù era, è e sarà la Luce del mondo!
La frase: “Io sono venuto come luce nel mondo”, contiene l’intera teologia del Natale che ci parla della speranza.
Il Creatore dell’universo, la Parola che ha creato ogni cosa dal nulla (Giovanni 1:1-3), si è fatta creatura (Giovanni 1:14), ha scelto di diventare un bambino indifeso in una mangiatoia.
Questa potrebbe sembrare, una cosa assurda, una follia, ma è la speranza gloriosa del Natale per ogni persona.
Pensateci Dio:
• Non ha mandato un messaggio
• Non ha inviato istruzioni
• Non ha proclamato un codice etico dalla distanza sicura del cielo
Lui stesso è sceso. Si è fatto uno di noi. Ha assunto carne umana (cfr. per esempio Romani 8:3; Filippesi 2:6-7; Ebrei 2:14,17-18), ha respirato la nostra stessa aria, ha sentito freddo, fame, stanchezza. Si è fatto vulnerabile. Si è fatto bambino (Luca 2:7).
E notate cosa dice: “Come luce.”
• Non come filosofo
• Non come un illuminato che spiega la luce
• Non come un rivoluzionario sociale che annuncia la luce
• Non come maestro di morale che indica la luce
Gesù stesso è la Luce!
In Giovanni 8:12 Gesù proclama: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre.”
Ancora una volta vediamo Gesù, la Luce, rivela anche la terribile oscurità del cuore umano.
La speranza non è una dottrina da studiare, è una Persona da incontrare!
Non è un sistema da capire, è un Salvatore da accogliere!
Questo dovrebbe far riflettere il Natale.
Purtroppo, molti festeggiano il Natale, senza il festeggiato!
Il Natale è diventata solo una festa culturale, spogliata suo significato, una festa di regali, di abbuffate, di alberi e di luci colorate, ma senza la Luce che è Cristo!
La domanda è: che tipo di luce è Gesù?
Esploriamo allora:
A) Le caratteristiche della luce
Gesù come “luce” nel mondo (phōs) significa che Gesù è fonte di illuminazione, come il sole lo è per la vita fisica, Gesù lo è per la vita spirituale, opposto alle tenebre (cfr. per esempio Giovanni 1:5); puro moralmente e spiritualmente (cfr. per esempio 1 Giovanni 1:5); che rivela la verità (cfr. per esempio Giovanni 3:19-21); che manifesta la presenza di Dio (cfr. per esempio Giovanni 1:14-18); che porta vita e salvezza (cfr. per esempio Giovanni 1:4; 8:12).
Gesù non è venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo: la Sua missione è redentrice, non punitiva!
Cristo è venuto come un medico in un ospedale da campo, non come un giudice in un tribunale. La Sua missione non era pronunciare sentenze, ma salvare vite.
La ragione della venuta di Gesù era quella di portare le persone dall’oscurità spirituale – che porta potenzialmente all’oscurità eterna, cioè la perdizione eterna – alla luce della salvezza, cioè alla riconciliazione con Dio e alla vita eterna attraverso il Suo sacrificio espiatorio per i peccati (cfr. per esempio Giovanni 3:16; Atti 26:18; Romani 2:19; 2 Corinzi 4:6; Efesini 5:8; 1 Pietro 2:9).
Il mondo è già in stato di condanna. Cristo non viene a condannare, ma a salvare i peccatori da una condanna preesistente (cfr. per esempio Giovanni 3:16-21).
Cristo non crea la tua condanna come un termometro non crea la febbre. Il termometro rivela solo ciò che già c’è: Cristo rivela una condizione preesistente di peccato.
La salvezza implica necessariamente il giudizio. Sono due facce della stessa medaglia.
Gesù è venuto per portare salvezza, ma il fatto stesso della salvezza per tutti quelli che credono implica il giudizio su tutti quelli che non credono.
Le persone che preferiscono le tenebre alla luce, che odiano la luce e non vanno alla luce, lo fanno perché non vogliono che le loro opere malvagie siano scoperte e rimproverate.
• Non è un cieco destino che li condanna!
• Non è che le persone non vedono la luce.
La vedono fin troppo bene.
Il problema è che amano qualcos’altro di più – è una scelta significativa: loro stessi hanno scelto le tenebre!
Le tenebre sono comode. Lì dentro puoi mantenere le tue illusioni, proteggere i tuoi segreti, giustificare le tue scelte.
Invece, la luce è scomoda – ti costringe a vedere la verità.
Il giudizio di cui parla Giovanni non è una sentenza futura che Dio pronuncia dall’esterno – è il processo dinamico reale e presente per cui le persone, rifiutando la luce, si rinchiudono da sole nelle tenebre.
Chi non crede vive già nella condizione di separazione dalla luce, che è essa stessa il giudizio.
È un verdetto che si autodetermina: rifiutando Cristo, la persona si ritrova separata dalla fonte della vita – e questa separazione è il giudizio stesso.
Immagina una stanza in fiamme con una porta spalancata verso la salvezza. Chi muore nell’incendio non muore perché la porta era chiusa, ma perché ha scelto di rimanere dentro. Cristo è la porta aperta. Il giudizio è rimanere nel fuoco.
Le persone che rifiutano Gesù Cristo, da sé si sono messe sotto il giudizio di Dio – si stanno già condannando da sole per la propria incredulità (Giovanni 3:17-20, 36).
Chi rifiuta Cristo si sta già condannando da solo per la propria incredulità.
Vedete il quadro? Cristo viene come luce per salvare. Ma la luce, per sua stessa natura, divide. Non perché vuole escludere, ma perché rivela.
E davanti a questa rivelazione, ogni persona deve scegliere: venire alla luce e lasciare che esponga le proprie opere, oppure rimanere nelle tenebre per proteggerle.
Il giudizio non è un fulmine che cade dal cielo – è la naturale conseguenza di preferire l’oscurità quando la luce è offerta.
Quella notte a Betlemme, due mondi si sono scontrati: la luce e le tenebre, la vita e la morte, la speranza e la disperazione. E ogni persona, da allora, deve scegliere in quale mondo vuole vivere.
Questo ci porta ora a considerare:
(B) Il contrasto glorioso
Pensate al contrasto quella notte a Betlemme. Fuori, l’oscurità della notte e l’oscurità del mondo.
L’Impero Romano con la sua brutalità. Erode con la sua paranoia omicida. I religiosi con la loro ipocrisia. L’umanità con il suo peccato.
E in mezzo a tutto questo buio, in una stalla dimenticata, nasceva la Speranza.
Quella notte fu l’invasione più silenziosa della storia.
• Nessun esercito
• Nessuna tromba
• Nessun proclama
Solo un vagito in una stalla, ma quel pianto di bambino fu il grido di guerra contro ogni oscurità che aveva mai afflitto l’umanità.
• Nessuno se ne accorse
• Nessun giornale ne parlò
• Nessun potente lo seppe
Ed è esattamente così che Dio voleva.
Mentre i potenti dormivano nei loro palazzi, Dio stava cambiando la storia in una stalla.
Mentre i religiosi contavano le loro offerte nel tempio, Dio stava in una mangiatoia.
Il mondo guardava altrove, e Dio agiva.
Quella notte tutto cambiò. La Luce era entrata nel mondo, e nulla sarebbe più stato lo stesso.
E questa Luce porta con sé una speranza che nessuna oscurità può spegnere!
• Speranza per la purificazione da ogni tipo di peccato
La Luce non è venuta per condannarti, ma per purificarti
1 Giovanni 1:7 dice: “Il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.”
• Speranza per chi è perduto
La Luce non aspetta che tu la trovi - viene a cercarti nelle tenebre.
In Luca 19:10 è scritto: “Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era
perduto.”
• Speranza della gloria
Paolo in Colossesi 1:27 rivela un mistero glorioso: “Cristo in voi, speranza della gloria.”
Non solo Cristo per voi, non solo Cristo con voi, ma Cristo IN VOI!
La Luce che è nata a Betlemme quella notte può nascere oggi nel tuo cuore.
La Speranza può diventare parte di te, può vivere dentro di te.
Questo è il miracolo del Natale che continua: Cristo vuole abitare in te. Non come un ospite temporaneo, ma come la tua vita stessa (cfr. per esempio Colossesi 3:4).
Lui diventa la tua speranza vivente, non qualcosa di esterno a cui ti aggrappi, ma qualcuno che vive dentro di te.
E questa è “speranza della gloria” - non solo speranza per oggi, ma speranza che ti porta alla gloria eterna, a un luogo glorioso, riferito al cielo!
La condizione dell’essere nell’altra vita è descritta come la partecipazione allo splendore o alla gloria della vita.
È lo stato eccelso di perfezione beata eterna che è la parte di coloro che abitano con Dio in cielo (cfr. per esempio Romani 2:7, 10; 8:18; 1 Corinzi 2:7; 15:43; 2 Corinzi 4:17; Colossesi 3:4; 1 Tessalonicesi 2:12; 2 Tessalonicesi 2:14; 2 Timoteo 2:10; Ebrei 2:10; 1 Pietro 5:1,4) con un corpo glorioso come quello di Gesù Cristo risplenderanno insieme a Lui con un corpo risorto (cfr. per esempio Daniele 12:3; Matteo 13:43; Romani 8:17,29-30; 1 Corinzi 15:43; Filippesi 3:21).
• È una speranza che inizia adesso ma non finisce mai!
• È una speranza che trasforma il tuo presente e garantisce il tuo futuro.
La speranza cristiana non è una vaga possibilità!
La “speranza” cristiana è il desiderio certo che sarà soddisfatto, aspettazione fiduciosa e sicura perché è fondata sulla promessa di Dio! (cfr. per esempio Romani 4:19-20).
È, in un certo senso, il possesso della gloria futura prima che quella gloria sia effettivamente realizzata.
La “speranza” si riferisce concretamente a ciò che già attende i credenti in cielo: la gloria già conferita a Cristo, che sarà condivisa con il Suo popolo!
Paolo precedentemente aveva parlato che i credenti hanno una speranza conservata nei cieli (Colossesi 1:5), cioè la salvezza futura.
Quando le tenebre ti circondano, quando tutto sembra crollare, puoi dire: “Cristo è in me. La Luce abita in me. La Speranza vive in me”.
Non dipende dalle circostanze esterne, perché la Speranza è dentro di te.
E quando la vita ti colpisce duramente?
Quando la malattia ti devasta, quando il dolore ti spezza, quando tutto sembra crollare – proprio lì questa speranza della gloria mostra la sua forza.
Perché capisci una verità potente: questo è solo temporaneo!
Paolo chiama le nostre sofferenze: “Momentanea, leggera afflizione” (2 Corinzi 4:17).
• Momentanea! Anche quando sembra eterna
• Leggera! Anche quando ti schiaccia
Perché le sta paragonando a: “Un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:17).
• La malattia? Temporanea
• Il dolore? Passerà
• Le lacrime? Saranno asciugate
Apocalisse 21:4 dice: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore.”
Stai attraversando un tunnel buio verso una luce abbagliante!
Stai camminando verso una consolazione eterna che renderà ogni sofferenza degna di essere sopportata.
Cristo è in te. La Luce non si spegne – nemmeno nelle notti più buie.
E allora, anche nel dolore, ringrazierai e loderai il Signore per la Speranza!
CONCLUSIONE: CREDERE PER USCIRE DALLE TENEBRE
Il mondo ti dice che non c’è speranza vera. Ma il Natale proclama il contrario!
C’è speranza per un’umanità in rovina – e quella speranza ha un nome: Gesù Cristo.
Sei ancora nelle tenebre che abbiamo descritto all’inizio?
• Quella dell’ansia che ti stringe la gola di notte?
• Quella della solitudine che ti schiaccia anche quando sei circondato da persone?
• Quella del vuoto che nessuna cosa riesce a riempire?
• Quella della colpa che ti rode dentro?
• Quella della paura della morte che ti tiene schiavo?
Stai ancora brancolando nel buio, cercando speranza nelle cose sbagliate?
Gesù dice oggi a te: “Io sono venuto come luce nel mondo.”
• Non per condannarti, ma per salvarti
• Non per giudicarti, ma per liberarti
• Non per lasciarti nelle tenebre, ma per portarti nella luce
C.H. Spurgeon disse: “Non guardare alla tua speranza, ma a Cristo, la fonte della tua speranza.”
E la Sua promessa è assoluta: “Affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.”
• Qualunque sia il tuo passato
• Qualunque sia la profondità delle tue tenebre
• Qualunque sia la gravità dei tuoi peccati
Se credi non rimarrai più nelle tenebre!
• Non devi compiere opere impossibili
• Non devi scalare montagne spirituali
• Non devi diventare perfetto prima
Semplicemente sei chiamato a credere (pisteuōn – presente attivo participio) in Gesù Cristo, cioè, pensare che sia vero, implicando fiducia, affidarti a Lui (cfr. per esempio Matteo 24:23; Luca 1:20; 1 Corinzi 11:18).
Descrive l’atto di credere o confidare in qualcosa sulla base della sua veridicità e affidabilità.
Quindi “credere” è pensare che qualcosa sia vero e affidarsi completamente a quella verità.
Lascia che ti faccia un esempio. Immagina di essere intrappolato in un edificio in fiamme al terzo piano. Le fiamme si avvicinano, il fumo ti soffoca, non c’è via d’uscita. I pompieri arrivano con una rete di salvataggio sotto la tua finestra e gridano: “Salta! Ti prenderemo!”
Ora, puoi credere intellettualmente che i pompieri siano capaci di prenderti. Puoi credere che la rete sia resistente. Puoi persino gridare dalla finestra: “Vi credo! So che potete salvarmi!”
Ma finché non salti - finché non lasci il davanzale e ti affidi completamente a quella rete - non hai veramente creduto.
Credere in Cristo è così. Non è solo dire: “Sì, credo che Gesù sia morto per i peccati”. È saltare. È lasciare andare tutto il resto – le tue opere, le tue sicurezze, i tuoi meriti – e affidarti completamente a Lui per la tua salvezza.
Non devi prima sistemarti; non devi prima diventare migliore; vieni come sei, nelle tue tenebre, con tutti i tuoi fallimenti, con tutte le tue paure.
Se oggi vuoi accogliere Gesù nella tua vita, prega con me nel tuo cuore: “Signore Gesù, riconosco di essere nelle tenebre. Ho cercato speranza in mille cose, ma solo tu sei la vera Luce. Oggi ti accolgo nella mia vita. Perdona i miei peccati. Entra nel mio cuore. Diventa la mia speranza, la mia luce, il mio Salvatore. Grazie perché sei venuto per me. Amen.”
E per voi che avete già accolto la Luce, ricordate Matteo 5:14: “Voi siete la luce del mondo.”
La Luce che è nata a Betlemme ora vive in voi. E un mondo nelle tenebre ha bisogno disperatamente di vedere quella Luce brillare attraverso le vostre vite.
• Andate – portate la speranza
• Andate – riflettete la Luce
• Andate - fate sapere a questo mondo che la Luce è venuta, le tenebre sono sconfitte, e c’è speranza per chiunque crede.
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