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Il segreto della vita

Il segreto della vita
“The Secret of Life” di James Taylor, è una canzone riflessiva e filosofica che esplora il tema del significato della vita. Il brano tratta essenzialmente della ricerca umana di senso e felicità. Taylor presenta quello che chiama il “segreto della vita” in modo apparentemente semplice: godere del passaggio del tempo. 

Questa visione non è nuova nella storia del pensiero umano. I filosofi antichi, in particolare gli stoici, parlavano dell’importanza di vivere nel momento presente, di accettare il fluire naturale degli eventi, di non affannarsi per ciò che non possiamo controllare. Insegnavano che la pace si trova nell’accettazione serena della transitorietà della vita.

Anche i filosofi moderni hanno esplorato temi simili, alcuni parlano dell’importanza di semplificare la vita e vivere deliberatamente, mentre altri hanno sviluppato il concetto di “mindfulness” – essere pienamente presenti nel momento invece di vivere costantemente proiettati nel futuro o ancorati al passato. 
Il messaggio di fondo è simile: la vita non va inseguita freneticamente, ma vissuta con calma e cuore aperto.

Da un punto di vista Biblico, il segreto della vita non è semplicemente un principio da applicare o una tecnica di consapevolezza da imparare. 
Il segreto della vita è una Persona: Dio stesso, e la relazione con Lui; da questo dipende tutto il resto.

Oggi esploreremo questo segreto attraverso tre dimensioni fondamentali della vita, tre “P” che ci aiuteranno a comprendere perché Dio non è semplicemente rilevante per la nostra vita, ma è la vita stessa. 
Parleremo della provenienza della vita, della presenza della vita, della proiezione della vita.

I LA PROVENIENZA DELLA VITA
Per capire i segreti ci vogliono delle chiavi, bisogna andare al punto fondamentale e seguendo Paolo, se vogliamo capire il segreto della vita, dobbiamo iniziare dalla provenienza, dalla sorgente stessa.

Paolo si trova ad Atene, la capitale intellettuale del mondo antico, circondato da filosofi che cercavano il senso della vita attraverso le loro speculazioni umane. 
Ovunque guardasse, vedeva altari, statue, templi dedicati a divinità che non potevano vedere, sentire o agire.

Paolo nota qualcosa di straordinario: un altare sul quale era scritto: “Al dio sconosciuto”; poi fu condotto all’Areopago – una collina rocciosa ad Atene dove si riuniva l’antica corte suprema. Lì, davanti ai giudici e ai filosofi più prestigiosi della città, Paolo risponde riguardo al nuovo insegnamento che stava proclamando. 
Paolo inizia dicendo: “Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio” (Atti 17:23).

E poi proclama con coraggio: “Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo; e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa.” (Atti 17:24-25).

Paolo afferma che Dio è il Creatore (cfr. per esempio Genesi 1:1; Salmo 146:5-6; Isaia 40:28; 45:18; Geremia 32:17; Zaccaria 12:1; Efesini 3:9; Colossesi 1:16; Apocalisse 4:11; 10:6), non di alcune cose, ma di tutto. 
Dal più grande ammasso di galassie al più piccolo atomo, tutto porta la firma del Creatore.

Dio è Signore su tutto e tutti! (cfr. per esempio Salmo 47:2-8; 103:19; Daniele 4:34-35), e non può essere confinato in strutture umane. 
Come potrebbe il cielo stesso contenere Colui che ha creato il cielo?  (cfr. per esempio 1 Re 8:27; Isaia 66:1-2; Atti 7:58). 
Non dipende dall’uomo per nulla, tutto è Suo (cfr. per esempio Genesi 14:19; Salmo 24:1).

Il punto è chiaro: Dio è la fonte di tutta l’esistenza.
Non ha bisogno di noi, ma noi dipendiamo completamente da Lui per ogni singolo respiro!

Paolo sta parlando del Dio della Bibbia agli Ateniesi, e lo sta facendo con chirurgica precisione, smantellando le loro filosofie una ad una.

Ai filosofi epicurei che credevano in divinità distanti e indifferenti, Paolo dice: “No! Il Signore non è un dio che dimora appartato in perenne riposo, disinteressato alle vicende umane. Non è il dio del ‘non mi riguarda’”.
Non stiamo parlando, come insegnavano i filosofi, di un mondo casuale assemblato da una fortuita combinazione di atomi.

Agli stoici che vedevano Dio come una forza impersonale diffusa in tutta la creazione, Paolo dice: “No! Dio è distinto dalla sua creazione. Non è una nebbia divina che permea tutte le cose. È il Creatore che sta al di sopra, oltre e prima di ciò che ha fatto.”

Paolo presenta un Dio completamente diverso: un Creatore sovrano e personale, un Padre attivamente coinvolto nel sostenere momento per momento la vita di ogni Sua creatura.

Notate la logica convincente di Paolo: Dio non è un architetto cosmico che ha disegnato l’edificio, consegnato le chiavi e se n’è andato. 
Dio non si confonde con il mondo – è il Creatore del mondo! 
Non è semplicemente Colui che ha creato il mondo – è il Signore unico che continua a governare il mondo che da Lui ha avuto origine!

Eppure, oggi molti non credono che Dio sia il Creatore. Pensano che l’universo e la vita siano emersi per caso, come se miliardi di pezzi di un puzzle si  fossero lanciati in aria e fossero miracolosamente caduti al posto giusto. 
Credono che la complessità straordinaria che ci circonda – dal DNA che contiene più informazioni di un’intera biblioteca, al cervello umano con i suoi 86 miliardi di neuroni – sia semplicemente il risultato di processi ciechi e casuali.

Ma persino dal punto di vista puramente statistico, questa idea è assurda.
George Gallup, il famoso statistico americano, affermò: “Posso dimostrare l’esistenza di Dio solo con le statistiche.” Disse: “Prendiamo il corpo umano. Il funzionamento del corpo umano, senza un Progettista e un Creatore, è una mostruosità statistica. È impossibile.”

Dio ha lasciato la sua firma ovunque nell’universo: l’universo è il teatro della gloria di Dio (cfr. per esempio Salmo 19:1-4; Isaia 6:3; Romani 1:19-20).

Ogni alba che dipinge il cielo, ogni foglia che cattura la luce, ogni onda che si infrange sulla riva; il vostro corpo, che in questo istante coordina migliaia di processi simultanei – pompando 5 litri di sangue, trasmettendo segnali nervosi a 400 km/h, sostituendo 25 milioni di cellule al secondo, filtrando tossine, combattendo virus, riparando ferite, costruendo nuove cellule, tutto orchestrato in perfetta armonia senza che voi ne siate consapevoli – tutto grida: “C’è un Creatore!”

C.S. Lewis scrisse riguardo alla creazione: “Nessuna teoria filosofica che io abbia ancora incontrato è un miglioramento radicale sulle parole della Genesi: ‘Nel principio Dio creò i cieli e la terra.’”

Ma ascoltate: Dio non solo ci ha creato e poi ci ha lasciati a noi stessi. È anche il governatore di questo mondo. Se possiamo respirare è grazie a Lui che ci dona la vita, il respiro (cfr. Genesi 2:7; Giobbe 12:10; 33:4; Isaia 42:5).
In questo preciso momento, mentre vi parlo, i vostri polmoni si stanno riempiendo e svuotando come mantici perfettamente sincronizzati. 
Il vostro cuore sta pompando sangue - circa 100.000 battiti al giorno senza che voi gli diciate di farlo. 
Le vostre cellule stanno ricevendo ossigeno attraverso una rete di capillari che, se stesi, potrebbero circondare la terra due volte. 

E tutto questo accade perché Dio, momento dopo momento, sostiene la vostra vita come un Padre regge suo figlio che impara a camminare.

Ma c’è di più! Dio provvede anche il cibo materiale affinché possiamo vivere (cfr. per esempio Salmo 104:14-15,27-28; 136:25; 145:15-16; Matteo 6:25-26; Atti 14:17; 1 Timoteo 6:17). 

Chris Benfield scrive: “Molti tendono a sentirsi come se si fossero fatti da soli. Sentono come se la loro prosperità fosse stata assicurata dalle loro capacità, dal loro duro lavoro e dalla loro saggezza. Sebbene queste cose contribuiscano certamente alla nostra vita, dobbiamo riconoscere la provvidenza di Dio. Se non fosse per la Sua abbondante benedizione in ciascuna delle nostre vite, non saremmo in grado di realizzare nulla. Egli ci fornisce il respiro che respiriamo, la forza per lavorare, la capacità di pensare e ragionare... Dio ci fornisce tutto ciò che sperimentiamo nella vita. Per mezzo di Lui viviamo, ci muoviamo e siamo!”

Vedete? Dio non è solo l’origine della vita, è il suo sostegno continuo! 
È la corrente elettrica che fa funzionare ogni lampadina 
È il vento che gonfia ogni vela
È la sorgente da cui sgorga ogni ruscello

Notate lo straordinario contrasto: Dio non ha bisogno di nulla, ma noi abbiamo bisogno di tutto, e Lui provvede generosamente e incessantemente!

Dio non è un orologiaio che ha costruito un orologio, lo ha caricato e poi se n’è andato in vacanza chissà dove. 
No! È un Creatore che sostiene amorevolmente ogni istante dell’esistenza delle Sue creature.
È il compositore che non solo ha scritto la sinfonia, ma continua a dirigerla, nota dopo nota, movimento dopo movimento.

Questo è il “segreto” basilare che molti ignorano: la nostra vita non è un caso cosmico, non è il risultato di processi ciechi e senza significato. 
La nostra vita proviene da Dio! Con intenzione, con amore, con scopo.
Ogni respiro è un dono del Creatore
Ogni battito del nostro cuore è sostenuto dalla Sua mano fedele
Ogni passo che facciamo è reso possibile dalla sua forza

Cercare il senso della vita senza considerare Dio è come studiare un capolavoro ignorando completamente l’artista: non si capisce l’opera senza conoscere chi l’ha creata e perché.

Il filosofo può speculare
Il poeta può cantare
Lo scienziato può investigare
 
Ma senza riconoscere la provenienza divina della vita, manca sempre il pezzo fondamentale del puzzle. È come cercare di capire una storia di un film senza conoscerne l’inizio.

Dunque, il primo passo per scoprire il segreto della vita è riconoscere che la nostra vita proviene da Dio. 
Non siamo incidenti cosmici portati all’esistenza da forze impersonali
Non siamo semplicemente animali evoluti che hanno vinto la lotteria biologica
Non siamo il frutto di una forza impersonale che si muove alla cieca nell’universo

Cosa siamo allora?
Siamo creature amate – pensate prima della fondazione del mondo
Siamo voluti – desiderati dal cuore di Dio
Siamo creati da un Dio personale che ci ha dato non solo l’esistenza biologica, ma anche la capacità di conoscerlo e di essere in relazione con Lui (cfr. per esempio Salmo 139:13-16; Geremia 9:24; Giovanni 17:3; Efesini 1:4-5).

Quando comprendiamo questa provenienza divina, tutto cambia. 
È come se qualcuno accendesse la luce in una stanza buia. 
La nostra vita acquista un valore intrinseco che nessuna circostanza può toglierci.

Non importa cosa il mondo pensa di noi, non importa quali siano i nostri successi o fallimenti. La nostra vita ha valore perché proviene da Dio – e questo nessuno può togliercelo.

Se ogni respiro è un dono di Dio, come cambia il modo in cui vivo la mia giornata?
Se la mia vita non è un caso, ma un progetto voluto da Dio, quale valore intrinseco porta con sé?
Se la provenienza della vita è divina, non dovrei forse cercare il senso della mia esistenza direttamente in Lui?

Queste domande convergono verso un’unica risposta: la nostra vita proviene da Dio e dipende da Lui in ogni istante. 

Questo significa che:
Posso iniziare la mia giornata con gratitudine, riconoscendo che ogni respiro è un dono
Posso affrontare le difficoltà con fiducia, sapendo che Dio non solo mi ha creato, ma continua a sostenermi
Posso vivere con dignità e speranza, perché il mio valore non dipende dai miei successi o fallimenti, ma dal fatto che sono voluto e amato da Dio

Una semplice pratica: oggi, fermati almeno una volta, inspira profondamente e ringrazia Dio per il respiro che ti sostiene. 
È un piccolo gesto che ti ricorda che la tua vita è nelle mani di un Creatore buono e fedele.

Ma il segreto della vita non si ferma alla nostra origine. Riconoscere che la vita proviene da Dio è fondamentale, ma cosa significa questo per il qui e ora? Come viviamo questa vita nel presente?
Consideriamo:
II LA PRESENZA DELLA VITA
1 Corinzi 10:31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.”

Lo scultore Henry Moore in una conversazione con il poeta Donald Hall riguardo al significato della vita, disse: “Il segreto della vita è avere un compito, qualcosa che fai per tutta la vita, qualcosa a cui dedichi tutto, ogni minuto del giorno per tutta la vita. E la cosa più importante è: deve essere qualcosa che non puoi assolutamente fare.”

Moore intendeva questo: il segreto della vita è dedicare tutto sé stesso costantemente a un compito, a qualcosa per tutta la vita.
Il compito deve essere qualcosa di irraggiungibile: è lo sforzo continuo verso l’impossibile che dà significato e direzione a ogni giorno. Non è il raggiungimento, ma la dedizione totale.

Moore presenta una visione affascinante: l’importante non è raggiungere, ma provarci con tutto sé stesso. 
È la dedizione totale che dà significato, non il risultato finale. 
È come scalare una montagna che continua a crescere mentre la sali – ma proprio questo, per Moore, rende la scalata significativa.

Secondo la Bibbia, il segreto della vita non è un compito impossibile che ci schiaccia: glorificare Dio in ogni cosa – dal mangiare al bere – è possibile.

Non è una meta irraggiungibile che ci frustra, ma qualcosa che possiamo fare, anche se a volte preferiamo dire che è troppo difficile, forse per giustificarci.

Isaia 43:7 insegna che Dio ci ha creati per la Sua gloria. 
Paolo aggiunge che ci ha salvati anche per la Sua gloria (Efesini 1:3-14). 

Dunque, Dio, non l’uomo, deve essere al centro di ogni cosa.

Protagora diceva: “L’uomo è la misura di tutte le cose.”
E in tempi più recenti Francis Schaeffer affermava: “L’umanesimo è la negazione sfidante del Dio che c’è, con l’uomo arrogantemente messo al posto di Dio come misura di tutte le cose.”

Eppure, guardate il mondo intorno a noi!
Viviamo in un’epoca in cui l’uomo si è messo al centro di tutto: “Segui il tuo cuore”, “Sii te stesso”, “La tua verità”, “Tu meriti il meglio” – questi sono i mantra del nostro tempo. 

L’individualismo regna sovrano. I social media hanno trasformato ogni persona nel centro del proprio universo personale – la mia immagine, i miei like, la mia presenza.

Abbiamo sostituito:
“Che cosa vuole Dio?” con “Che cosa voglio io?”
“Come posso glorificare Dio?” con “Come posso realizzare me stesso?”
È l’umanesimo portato all’estremo: l’uomo come misura di tutte le cose, l’uomo al centro dell’universo!

Uno dei principali promotori dell’umanesimo, Julian Huxley, diceva: “Le cose in cui abbiamo fede sono le capacità e le possibilità dell’uomo.”

L’umanesimo crede nell’uomo e nelle sue capacità di creare i propri valori, nel progresso proiettato verso un futuro sempre migliore e sempre più luminoso in questa vita, e non in Dio e nell’aldilà.
L’invocazione di Dio e del sovrannaturale deve essere abolita secondo l’umanesimo.

Tozer scrisse: “…dobbiamo praticare l’arte di una meditazione lunga e amorevole sulla maestà di Dio. Ciò richiederà un certo sforzo, poiché il concetto di maestà è quasi scomparso dalla razza umana. Il punto focale dell’interesse dell’uomo è ora sé stesso. L’umanesimo nelle sue varie forme ha soppiantato la teologia come chiave per la comprensione della vita.”

Infatti, il Manifesto Umanista del XX Secolo dichiarava: “Non troviamo prove sufficienti per credere nell’esistenza del soprannaturale; è privo di significato o irrilevante per la questione della sopravvivenza e del compimento della razza umana. Come non teisti, partiamo dagli esseri umani, non da Dio, dalla natura, non dalla divinità... Non possiamo scoprire alcun proposito divino o provvidenza per la specie umana... Nessuna divinità ci salverà; dobbiamo salvare noi stessi.”

Ma questa è una tragica inversione della realtà! Quando mettiamo l’uomo al centro, perdiamo il vero significato della vita. 
È come se un pianeta decidesse di non orbitare più attorno al sole – il risultato sarebbe il caos cosmico.

John Blanchard ha descritto perfettamente le conseguenze di questa inversione: “Escludendo Dio, l’umanesimo presenta un quadro in cui l’universo non serve alcuno scopo, l’umanità non ha significato duraturo, l’etica non ha base trascendente e la moralità non ha punto di riferimento fisso.”

La Bibbia ci richiama a una prospettiva radicalmente diversa: Dio al centro dell’universo e non l’uomo!
Paolo, scrivendo ai Corinzi, offre una risposta rivoluzionaria. Notate che non parla solo di momenti spirituali o di attività religiose. 
Parla di “mangiare”, “bere” e di “qualche altra cosa”. 

Paolo sta dicendo che ogni singolo momento della nostra esistenza quotidiana, anche gli atti più ordinari e semplici, può e deve essere vissuto in modo che il nome di Dio sia glorificato.

Non esiste nella vita del credente uno spazio neutro – o viviamo per la Sua gloria, o viviamo per la nostra.

L’espressione “alla gloria di Dio” indica la direzione, l’orientamento, lo scopo: glorificare Dio!
Quando vuoi glorificare il Signore, anche l’atto più semplice diventa sacro. 
Nella sua espressione più semplice, significa dare grande importanza a Dio in ogni cosa, magnificare e mostrare la sua insuperabile dignità in tutto ciò che facciamo.

Non è semplicemente fare cose buone o essere brave persone. È vivere con la consapevolezza che ogni momento deve essere (fate - poieite - presente attivo imperativo) un’opportunità per onorare Dio, il Creatore e il Sostenitore della vita!

Come osserva Verlyn D. Verbrugge: “Fare qualcosa per la gloria di Dio significa riflettere la gloria di Dio nel nostro modo di vivere. Quando gli altri ci guardano e vedono come viviamo, dovrebbero essere in grado di vedere che i nostri standard di vita sono diversi da quelli del mondo pagano che ci circonda.”

“Goditi il passaggio del tempo”, come canta James Taylor, può essere un buon consiglio, ma quale senso ha per noi, come creature di Dio, non vivere per la Sua gloria?

Vivere alla gloria di Dio abbraccia tutti gli aspetti ordinari della vita: il lavoro in ufficio, lo studio per un esame, il preparare la cena, il giocare con i figli, persino il guidare nel traffico!

Non c’è momento troppo piccolo, non c’è azione troppo ordinaria per essere vissuta alla gloria di Dio. 

Un bicchiere d’acqua bevuto con gratitudine al Creatore diventa un atto di adorazione 
Una conversazione condotta con gentilezza e verità riflette il carattere di Dio 
Un momento di riposo preso nella fiducia che Dio sostiene tutte le cose diventa un atto di riconoscenza

Questo è radicalmente diverso da una vita religiosa che divide il sacro dal secolare.
Non c’è distinzione nella visione biblica: tutta la vita è sacra, è un santuario quando è vissuta in relazione con Dio. 

Non dobbiamo aspettare la domenica mattina o il momento di preghiera per vivere per Dio. 
Ogni momento è un’opportunità di culto
Ogni luogo diventa terra santa
Ogni attività può essere santificata dalla presenza di Dio

Jonathan Edwards, il grande predicatore americano, scrisse nelle sue risoluzioni: “Prima risoluzione: che tutti gli uomini dovrebbero vivere per la gloria di Dio. Seconda risoluzione: che lo facciano gli altri o no, io lo farò.”

Questa è la sfida per ciascuno di noi oggi. Non domani, non quando le circostanze saranno migliori – oggi. 

Ogni respiro, ogni pasto, ogni conversazione, ogni responsabilità può diventare un atto di gloria a Dio.

Stai vivendo ogni momento per la Sua gloria? 
stai ancora cercando il significato della vita altrove?
In tutto ciò che pensi, dici e fai, glorifichi Dio o te stesso?

Abbiamo visto che la vita proviene da Dio e che deve essere vissuta per la Sua gloria nel presente. Ma c’è una terza dimensione essenziale: verso dove si proietta la nostra vita?
Esploriamo:
III LA PROIEZIONE DELLA VITA 
In Giovanni 17:3 leggiamo: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.”

La Bibbia proietta la vita all’eternità, mentre l’uomo contemporaneo non crede alla dimensione eterna e vive come se questa vita fosse tutto. 
Si dispera davanti alla morte, trova insopportabile la sofferenza, misura il valore dell’esistenza in termini di benessere materiale. È spiritualmente miope, incapace di vedere oltre l’orizzonte immediato.

La vera tragedia dell’uomo moderno è che ignora sempre di più Dio e pensa sempre meno all’eternità.

La cultura moderna ci dice che questa vita è tutto ciò che abbiamo, e che dobbiamo massimizzare piacere e successo nel breve tempo disponibile. 

Ma questa prospettiva genera un’ansia tremenda. Se tutto finisce qui:
Ogni fallimento è definitivo
Ogni perdita irreparabile
Ogni dolore insopportabile
Ma se c’è vita dopo la morte, se c’è Dio, allora questa vita non è che un prologo – il racconto vero e proprio deve ancora cominciare.

La Bibbia ci dice che in questa vita siamo di passaggio e ci parla del fatto che la vita continua anche dopo la morte: la vita eterna e la perdizione eterna (cfr. per esempio Matteo 7:13-14; Giovanni 3:16; 2 Tessalonicesi 1:6-10).

Chi vive senza prospettiva di eternità vive sotto il peso insopportabile di un tempo che fugge – chi crede nella vita eterna trova pace, gioia, consolazione e speranza nel presente.

Ma che cosa intende la Bibbia per vita eterna (zōē aiōnios)? Vediamo:
A) La consistenza della vita eterna
“Questa è la vita eterna.”
(1) La vita eterna indica un’esistenza senza fine
Indica un’esistenza continua che non è toccata dalle limitazioni del tempo. Non esiste la fine! Non esistono più giorni che si consumano, mesi che scivolano via, anni che ci invecchiano! 
È un tempo illimitato! Anzi, il tempo stesso cessa di esistere – entriamo nella dimensione dell’eternità dove Dio abita!

E notate questo: la vita eterna non comincia quando chiudiamo gli occhi per l’ultima volta su questa terra. No! Comincia nel momento esatto in cui una persona crede, nel momento della conversione (Giovanni 3:16; 5:24; 1 Giovanni 5:13), anche se ne godremo la pienezza perfettamente quando saremo alla presenza di Dio.

Come ha detto Samuel Shoemaker: “La vita eterna non inizia con la morte; inizia con la fede.” 

È come attraversare una porta – nel momento in cui metti piede oltre la soglia della fede, sei già nell’eternità!

Quindi la morte fisica? 
La morte non è la fine! È lasciare la tenda fragile per entrare nell’edificio eterno che Dio ha preparato per i credenti.
Non finisce tutto con la morte – è solo una transizione, non una conclusione. 
Il credente ha la certezza assoluta e incrollabile della vita eterna con Dio (2 Corinzi 5:1-10).

(2) La vita eterna indica un tipo di vita radicalmente diverso
La vita eterna non indica solo quanto a lungo vivremo, è molto più che vivere per sempre; non è semplicemente un’esistenza senza fine, poiché – anche i non redenti all’inferno vivranno per sempre (cfr. per esempio Matteo 25:46) – indica anche la qualità della vita!

Alcune persone rabbrividiscono all’idea della vita eterna. Perché? 
Perché la loro vita presente è un inferno sulla terra – piena di dolore lancinante, di fame che non si placa, di povertà che schiaccia, di delusioni che spezzano il cuore, di problemi che non finiscono mai. 
E pensano: “Se la vita eterna è solo questa miseria moltiplicata all’infinito, chi la vorrebbe?”

Qui sta il punto cruciale! La vita eterna non è semplicemente prendere la nostra vita attuale e allungarla all’infinito come un elastico teso. 
No! Non è solo eterna in durata – è completamente diversa in qualità! 
È come paragonare una prigione buia e fetida a un palazzo regale bagnato di luce!
È come confrontare pane ammuffito con un banchetto da re!

La vita eterna è una vita radicalmente, totalmente, gloriosamente diversa da quella che stiamo vivendo adesso! 
Non ci saranno più le lacrime che rigano i nostri volti
Non ci saranno più i litigi che distruggono le famiglie
Non ci sarà più lo stress che ci consuma dall’interno
Non ci sarà più il dolore che ci piega

La vita eterna è godere di un’intima comunione con Dio per sempre, abitare faccia a faccia per sempre con Dio!
Apocalisse 21:3-4 dipinge questo quadro magnifico: “Udii una gran voce dal trono, che diceva: 'Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.’”

Immaginate! Dio stesso che asciuga personalmente ogni lacrima dai nostri occhi. 
Non più morte che ci strappa le persone amate
Non più cordoglio che ci schiaccia
Non più grida di angoscia
Non più dolore che ci trafigge

Tutto questo – tutto! – sarà solo un ricordo sbiadito, perché le cose di prima saranno passate per sempre per i veri credenti!

Questa proiezione eterna cambia completamente la nostra prospettiva sul presente. 
Le difficoltà che affrontiamo, per quanto reali e dolorose, sono temporanee alla luce dell’eternità
Le gioie che sperimentiamo sono anticipazioni della pienezza che ci attende
Le relazioni che costruiamo hanno un valore eterno quando sono radicate in Cristo

Questa prospettiva eterna ci permette di gioire e di essere in pace nel Signore anche nel mezzo della sofferenza! Perché? Perché la sofferenza qui non dura per sempre. 

Paolo scrive: “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a nostro riguardo.” (Romani 8:18).

In confronto alla gloria che ci aspetta, le sofferenze presenti sono poca cosa! La gioia eterna supererà infinitamente ogni lacrima temporanea.

B) Il contenuto della vita eterna 
“Che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.”

“Che” (hina – congiunzione epesegetica) spiega, identifica o definisce che cosa si intende concretamente per vita eterna.

Qui abbiamo la definizione di vita eterna: conoscere veramente Dio e colui che ha mandato Gesù Cristo.

Conoscere Dio e Gesù Cristo:
Non è consapevolezza: sapere della loro esistenza
Non è avere informazioni: conoscere più dettagliatamente
Non è avere avuto un contatto diretto oppure emozionale

Conoscere Dio e Gesù Cristo è una conoscenza salvifica, è un incontro personale con Dio mediante Gesù Cristo, dove si riconosce il proprio peccato e si accoglie Cristo come Signore e Salvatore.

Questo implica una profonda, intima relazione personale; infatti il verbo greco “conoscano” (ginōskōsin – presente attivo congiuntivo), indica una conoscenza profonda, esperienziale, personale, relazionale, cioè avere comunione intima con Dio e Gesù Cristo.

La stessa parola è usata nel Nuovo Testamento per indicare la conoscenza sessuale (cfr. per esempio Matteo 1:25; Luca 1:34). 

William Barclay scriveva: “Conoscere Dio non significa semplicemente avere una conoscenza intellettuale di lui; significa avere con lui un rapporto personale intimo, simile al legame più vicino e caro che si possa vivere nella vita.”

Il verbo appare al presente, suggerendo una comunione continua.

Due aspetti specifici che riguardano Dio e Gesù Cristo in questa preghiera di Gesù. Cominciamo con:
(1) Il solo vero Dio
Notate bene cosa dice Gesù. 
Non dice semplicemente “conoscere Dio” – come se qualsiasi idea di divinità andasse bene. No! Dice conoscere “il solo vero Dio” (ton monon alēthinon theon).

Ogni parola conta. 
“Il” (ton – articolo attribuitivo - accusativo) indica non “un” dio tra tanti, ma IL Dio specifico, cioè il Padre (Giovanni 17:1).

“Solo” (monon - accusativo – aggettivo attributivo) indica che non CE NE SONO ALTRI, è unico nella categoria (cfr. per esempio Deuteronomio 6:4), non ce n’è un altro! 
Non è uno tra molti, non è il migliore tra tanti. È L’UNICO. 

“Vero” (alēthinon) significa non falso, non immaginario, fittizio come gli idoli che sono finzioni, proiezioni della mente umana, statue senza vita, ma autentico, reale, genuino.
Gli idoli sono finzioni, proiezioni della mente umana, statue senza vita. 
Tutti gli altri pretesi dèi sono falsi, inesistenti, frutto di invenzione umana.
Lui solo è Dio (cfr. per esempio Esodo 34:6; Numeri 14:18; 1 Tessalonicesi 1:9; 1 Giovanni 5:20).

Gesù sta tracciando una linea netta: la vita eterna non consiste nel conoscere una vaga idea spirituale, o il dio che tu ti sei immaginato, o che ti sei costruito su misura, o una divinità generica che va bene per tutti, o che ti fa comodo. No!

Consiste nel conoscere IL Dio che è veramente Dio, il Padre, che è l’unico autentico – Colui che si è rivelato nelle Scritture, Colui che ha mandato Suo Figlio Gesù Cristo.
C’è solo un Dio vero in mezzo a tutti gli idoli falsi, a tutte le divinità inventate, a tutte le concezioni distorte di chi è Dio. 

E la vita eterna dipende dal conoscere Lui – non una versione diluita, non un’idea filosofica, ma il Dio vivente e vero.

E poi:
(2) Colui che hai mandato, Gesù Cristo
Non è possibile conoscere Dio in alcun modo che scegliamo, ma lo possiamo conoscere solo attraverso Gesù Cristo, perché è Dio che lo ha mandato (cfr. per esempio Giovanni 3:36; 5:36-40; 6:38; 14:6; 20:31).

“Mandato” (apesteilas aoristo attivo indicativo) significa mandare qualcuno con uno scopo designato e con la piena autorità di chi lo ha mandato.

Gesù è l’agente esclusivo, l’unico rappresentante delegato del solo e vero Dio, e ne porta quindi la Sua autorità come rappresentante.

Così come esiste un solo vero Dio, esiste una sola via per giungere al Padre e avere la vita eterna: Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 14:6, 1 Timoteo 2:5)

“Gesù” (Iēsoun) è il Suo nome umano personale che significa “il Signore salva” (cfr. per esempio Matteo 1:21; 1 Timoteo 1:15). Indica una persona storica reale.

“Cristo” (Christon) non è il cognome, ma un titolo che indica “l’unto” – il Messia – il suo ruolo e ufficio, il Messia promesso (cfr. per esempio Matteo 1:1; Giovanni 1:41).
Quindi:
Non è un profeta auto-proclamato
Viene con l’autorità divina del Padre
La sua missione è divina, non umana
È l’unico mediatore autorizzato tra Dio e gli uomini

Oggi viviamo in una cultura che dice “tutte le religioni portano a Dio”, “scegli il percorso spirituale che ti fa sentire meglio”, “non importa cosa credi, purché tu sia sincero”.

Ma abbiamo visto che non ci sono altri modi per essere salvati e avere comunione con Dio.
Questo non è arroganza, è amore! Se ci fosse un altro modo per conoscere Dio e avere la vita eterna, credi davvero che il Padre avrebbe mandato il Suo unico Figlio a morire in croce? 

La questione non è quale religione ti piace di più, ma quale Dio è realmente Dio e quale via ha stabilito Lui.
La vita eterna dipende da questo: conoscere il solo vero Dio attraverso l’unico mediatore, Gesù Cristo.

CONCLUSIONE
Siamo partiti da una canzone di James Taylor che ci invitava a godere il passaggio del tempo.  E quando comprendiamo il vero segreto della vita, possiamo godere ogni momento in modo molto più profondo di quanto Taylor immaginasse.
Possiamo godere il presente perché sappiamo da dove veniamo: non siamo incidenti cosmici, ma creature amate da Dio
Possiamo vivere ogni momento con significato perché sappiamo che tutta la vita può essere vissuta per la Sua gloria
E possiamo guardare al futuro con speranza perché sappiamo che questa relazione con Dio non finisce mai

Il segreto della vita non è un principio filosofico, non è una tecnica psicologica, non è neppure semplicemente apprezzare il momento presente. 
Il segreto della vita è Dio stesso: la vita proviene da Lui, viviamo per Lui, e siamo proiettati verso Lui per l’eternità.

Oggi, la domanda per ciascuno di noi è: abbiamo scoperto questo segreto? Stiamo vivendo in relazione con Dio, o stiamo ancora cercando il senso della vita in altre direzioni?

Se oggi riconoscete che avete cercato il senso della vita altrove, la buona notizia è che Dio vi sta chiamando. 
La relazione con Dio è disponibile attraverso Gesù Cristo, che ha dato la Sua vita perché noi potessimo avere la vita vera, la vita eterna.
Che il Signore ci aiuti a vivere ogni giorno nella consapevolezza di questo meraviglioso segreto: che la nostra vita proviene da Dio, è vissuta per Dio, e si proietta verso Dio per sempre.

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