DIO È MORTO (1)
DIO È MORTO (1)
“Dio è morto”: questa frase risuona nella nostra cultura da oltre un secolo.
Il filosofo Friedrich Nietzsche la pronunciò nel 1882 non perché volesse affermare che Dio fosse morto come ucciso fisicamente, ma per dire che la civiltà occidentale, attraverso il progresso, il razionalismo e la scienza, aveva eliminato Dio come fondamento dei valori assoluti, lasciando l’umanità in un vuoto esistenziale senza bussola morale.
Quasi un secolo dopo, nel 1965, il cantautore Francesco Guccini riprese la stessa frase in una canzone (sebbene fosse ispirato dal poema “Urlo” del poeta statunitense Allen Ginsberg) appunto: “Dio è morto”.
Nel 1967 il brano fu inciso in contemporanea da Caterina Caselli e dal gruppo “I Nomadi”.
Questa canzone non nega l’esistenza di Dio, ma denuncia come Dio fosse stato tradito e svuotato parlando del dio del consumismo borghese, dell’ipocrisia religiosa istituzionale, dei totalitarismi che avevano tradito l’umanità nei campi di sterminio.
Dio è stato svuotato, tradito, reso irriconoscibile dall’ipocrisia religiosa, dal perbenismo, dai falsi miti, dalla politica vissuta come carriera, da ideologie che schiacciano le persone.
Ma oggi, cosa significa per le persone dire “Dio è morto”? Quest’affermazione prende cinque forme concrete e quotidiane:
• Dio è irrilevante: “Non mi serve per vivere la mia vita”
• Dio è assente: “Dov’era quando ne avevo bisogno?”
• Dio è sostituito: “Ho trovato altre cose che mi danno senso”.
• Dio è superato: “Era un’idea del passato, oggi siamo oltre”.
• Dio è inaccettabile: “Non voglio un Dio come quello della Bibbia”.
Oggi vogliamo esaminare tre di queste affermazioni e vedere cosa dice la Parola di Dio in risposta.
Dio è morto quando diciamo o pensiamo che sia:
I IRRILEVANTE
Mentre in realtà Dio è il fondamento della nostra esistenza, Colui che ci mantiene in vita.
Vediamo:
A) L’obiezione moderna
“Non ho bisogno di Dio per vivere. Mi sveglio, vado al lavoro, cresco i miei figli, pago le bollette, mi godo il fine settimana. La vita funziona perfettamente senza pregare, senza chiesa, senza Bibbia. Forse Dio serve a chi ha problemi psicologici, a chi ha bisogno di un sostegno emotivo. Ma io sto bene così. La scienza mi spiega come funziona il mondo, la medicina mi cura quando sto male, la tecnologia risolve i miei problemi pratici. A che serve Dio?”
Questa è l’esperienza di milioni di persone oggi. E non possiamo negare che in apparenza, la vita “funziona” anche senza pensare a Dio.
Puoi svegliarti domani mattina, andare al lavoro, tornare a casa, e Dio non ti ha fermato per strada chiedendoti il biglietto dell’esistenza.
È come essere su un aereo con il pilota automatico inserito e dire: “Vedi? L’aereo vola da solo! Non serve il pilota!” Funziona tutto, i motori girano, l’aereo si mantiene in quota. Ma prova a spegnere il pilota automatico. Prova a togliere chi governa davvero. Quanto duri prima di schiantarti?
Ma la Bibbia ci dice qualcosa di radicalmente diverso. Vediamo:
B) L’illusione dell’autonomia
Pensiamo di essere indipendenti. Ma l'indipendenza da Dio non esiste — è solo una sensazione, non una realtà. È come dire: “Non ho bisogno del sole, ho le lampadine”. Certo, le lampadine funzionano. Ma chi alimenta la centrale elettrica? Chi ha creato l’elettricità? Chi mantiene le leggi fisiche che permettono alla corrente di scorrere? Puoi accendere la luce senza pensare al sole, ma questo non significa che il sole sia irrilevante.
Paolo in Colossesi 1:16-17 scrive: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.”
Questi versetti parlano di Gesù che è il Creatore e che siamo stati creati in vista di Lui, cioè per la Sua gloria (cfr. per esempio Isaia 43:7).
E poi dice: “E tutte le cose sussistono in lui.”
Non “esistono accanto a lui” o “possono fare a meno di lui”, ma “sussistono in lui”, e questo porta l’idea dell’atto del creare e del mettere insieme in modo compatto e fare in modo che il mondo non si dissolva, non si disintegra; quindi, indica ciò che è duraturo (sussistono - synestēken - perfetto attivo indicativo) nella persona di Gesù Cristo!
“In Lui” (dativo di luogo) indica la sfera della nostra esistenza, Gesù Cristo è l’ambiente stesso della nostra esistenza.
Viviamo, ci muoviamo, esistiamo dentro Cristo, anche quando non lo riconosciamo.
È come se un pesce nell’oceano dicesse: “Non ho bisogno dell’acqua. Io nuoto benissimo da solo!” Il pesce non percepisce l’acqua proprio perché è completamente immerso in essa. Ogni movimento che fa è possibile solo perché l’acqua c’è.
Allo stesso modo, noi viviamo, respiriamo, pensiamo, amiamo, lavoriamo dentro Gesù, anche quando non lo riconosciamo.
Paolo lo dice ancora più chiaramente ad Atene in Atti 17:28: “In lui viviamo, ci muoviamo, e siamo.”
Paolo afferma che l’esistenza del genere umano è radicata in Dio; descrive l’esistenza umana con tre verbi:
• “Viviamo” – cioè, siamo vivi fisicamente
• “Ci muoviamo” – cioè, siamo esseri viventi in movimento, non oggetti immobili
• “E siamo” – cioè esistiamo
Lo studioso Albert Barnes commentava riguardo a Dio: “Che viviamo è un suo dono; che abbiamo il potere di muoverci è un suo dono; e anche la nostra continua e prolungata esistenza è un suo dono.”
Non possiamo vivere senza di Dio, che tu ci creda o no!
La nostra esistenza dipende costantemente, totalmente e assolutamente da Dio!
• Ogni battito del tuo cuore in questo momento è sostenuto da Lui
• Ogni respiro che prendi è un dono della Sua grazia
• Ogni pensiero che formuli è possibile perché Lui ti ha fatto a Sua immagine con la capacità di pensare
Stai usando il cervello che Dio ti ha dato per negare il Dio che ti ha dato quel cervello. È come se un quadro di Picasso dicesse: “Picasso? Mai sentito. Io mi sono dipinto da solo!”
E allora la verità è: l’autonomia da Dio è un’illusione!
• Nessuno di noi è autonomo. Pensi di esserlo?
• Prova a trattenere il respiro per cinque minuti e dimmi quanto sei autonomo
• Prova a fermare il tuo cuore per dieci secondi e dimmi quanto sei indipendente
Non puoi nemmeno controllare le funzioni base del tuo corpo per pochi minuti, e pensi di poter controllare la tua esistenza senza Dio?
Tu:
• Dipendi dall’ossigeno
• Dipendi dal cibo
• Dipendi dall’acqua
• Dipendi dalla gravità
• Dipendi dalle leggi della fisica
• E tutte queste cose dipendono da Dio!
Sei una dipendenza dentro una dipendenza dentro una dipendenza.
Sei una matrioska di dipendenze. E quando apri l’ultima bambola, quella più piccola, quella al centro di tutto, sai cosa trovi? Non trovi te stesso. Trovi Dio!
Il Salmo 14:1 ci dice: “Lo stolto ha detto in cuor suo: “Non c’è Dio.”
Perché è stoltezza? Non perché sei stupido intellettualmente, ma perché è come negare l’esistenza dell’aria mentre la respiri.
È come se un ramo tagliato dall’albero dicesse: “Non ho bisogno dell’albero. Guarda, ho ancora le foglie!” Sì, per ora. Ma quanto durano quelle foglie?
Un ramo staccato dall’albero non è libero. È morto. Sta solo aspettando che la morte diventi visibile.
• Quando uno scienziato studia le leggi della natura, sta studiando il modo costante in cui Dio governa l’universo
• Quando un medico ti cura, sta usando i meccanismi di guarigione che Dio ha progettato nel corpo umano
• Quando usi la tecnologia, stai manipolando le proprietà della materia che Dio ha creato
Ecco la domanda che dobbiamo farci: “Se Dio decidesse di ritirare il Suo sostegno anche solo per un secondo, cosa rimarrebbe?” Nulla! L’universo intero collasserebbe nell’inesistenza.
Tu non sei irrilevante per Dio. Ma Dio non può essere irrilevante per te, perché senza di Lui tu letteralmente non esisti.
La domanda non è “Ho bisogno di Dio per vivere?” La vera domanda è: “Per quanto tempo ancora continuerò a fingere di essere autonomo mentre ogni mio respiro, ogni battito del cuore, ogni secondo della mia esistenza dipende completamente da Lui?”
Dio è morto quando diciamo, o pensiamo che sia:
II ASSENTE
Mentre Dio è presente nel dolore.
Cominciamo con:
A) L’obiezione esistenziale
Questa obiezione non nasce dalla filosofia, nasce pensando alla sofferenza.
(1) Ci sono obiezioni storiche e collettive
• “Dov’era Dio ad Auschwitz? Perché permise milioni di morti nelle camere a gas?”
• “Dov’era Dio nei genocidi di Armenia, Cambogia, Ruanda (più di 4 milioni di morti)
• “Dov’era Dio nei terremoti?”
• “Dov’era Dio nelle guerre mondiali?”
• “Dov’era Dio nelle carestie?”
(2) Ci sono obiezioni personali e familiari
• “Dov’era Dio quando mio figlio è morto?”
• “Dov’era Dio quando ho perso il lavoro e non riuscivo a sfamare la mia famiglia?”
• “Dov’era Dio quando ho pregato per anni che mio marito cambiasse e invece è peggiorato?”
• “Dov’era Dio quando mia moglie moriva lentamente in mezzo a dolori atroci?”
Ho gridato a Dio, ma il cielo era silenzio. Se Dio esiste, è assente. È distante. Non gli importa niente della mia vita, della mia sofferenza.
È come chiamare il 115 mentre la tua casa brucia, e il telefono squilla a vuoto. Sei disperato, hai bisogno di aiuto adesso, e dall’altra parte nessuno risponde.
B) La considerazione biblica
Non è semplice dare una risposta a queste obiezioni, soprattutto trattandolo in un punto di un sermone, ma possiamo fare in senso generale tre considerazioni.
(1) Dio è sovrano
Dio è il nostro Signore e Creatore: fa quello che vuole e non deve dare conto a nessuno per come governa l’universo (Salmo 24.1-2; 103:19; Giuda 25; Apocalisse 4:11).
Dio agisce come vuole e fa tutto ciò che gli piace (Daniele 4:34-35; Salmo 115:3).
Ha tutto il diritto di fare ciò che vuole e di usare tutti i mezzi che vuole per realizzare i Suoi piani.
Questo suona duro? Lo è. Ma la verità è questa: noi non siamo i giudici dell’universo. Siamo creatura, non il Creatore!
Dio è il vasaio e noi siamo i Suoi vasi: ha il diritto di agire come vuole senza dare conto a nessuno! (Isaia 29:16; 45:9; Romani 9:20—21).
(2) Dio è trascendente
Dio è al di sopra, al di là di questa creazione e delle nostre facoltà intellettive.
Isaia 55:8-9 dice: “’Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie’, dice il SIGNORE. ‘Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.’”
Edward J. Young scriveva: “Ciò implica che, quanto i cieli sovrastano la terra così da non poter essere misurati dall’uomo, tanto le vie e i pensieri di Dio sovrastano quelli dell’uomo al punto di non poter essere afferrati nella loro pienezza. In altri termini, le vie e i pensieri di Dio risultano incomprensibili all’uomo”.
È come se una formica cercasse di capire il funzionamento di uno smartphone. Non perché la formica sia stupida, ma perché la realtà che deve comprendere è infinitamente al di sopra della sua capacità.
Noi siamo come formiche che cercano di capire l’Infinito. Siamo esseri finiti che cercano di giudicare il Dio eterno. E poi ci stupiamo che ci sfugga qualcosa?
Davanti al Dio infinito, l’Altissimo noi siamo terreni, esseri finiti, limitati, perciò abbiamo una ragione che non è in grado di capire pienamente le buone ragioni di Dio riguardo il male, o la sofferenza.
Possiamo capire alcune cause del male e della sofferenza nel mondo, ma rimane una parte misteriosa dei piani di Dio per la nostra vita che non possiamo comprendere pienamente (Romani 11:33-34), ma ha promesso la Sua consolazione (cfr. per esempio 2 Corinzi 1:3-4).
Dio ha delle valide ragioni anche se noi non le comprendiamo, dobbiamo solo fidarci perché è perfetto (Matteo 5:48), saggio (Romani 16:27), santo (Isaia 6:3) e giusto (Deuteronomio 32:4) e quindi non sbaglia mai!
Immagina un bambino di tre anni dal dottore. Il medico gli fa un’iniezione dolorosa. Il bambino piange, urla: “Perché mi fai male? Se mi amavi, non mi avresti fatto questo!”
Il bambino non capisce che quell'iniezione lo sta salvando da una malattia mortale. Vede solo il dolore immediato, non la salvezza futura.
Noi siamo quel bambino. Dio è quel medico. E un giorno, quando vedremo tutto, capiremo.
(3) Dio ha conosciuto il dolore
Gesù, il Figlio di Dio, la terza persona della Trinità, ha conosciuto il dolore (Salmo 22:24; Isaia 53:3-5) e ci può capire (cfr. per esempio Ebrei 2:14-18; 4:14-16).
Anche Lui si è sentito abbandonato dal Padre, sulla croce gridò: “Elì, Elì, lamà sabactàni?” cioè: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’” (Matteo 27:46).
In quel momento Gesù si caricava dei peccati dell’umanità! (cfr. per esempio Isaia 53:12; Matteo 1:21; 1 Corinzi 15:3; 1 Timoteo 1:15)
Senti il peso di questo grido?
• Dio stesso, fatto uomo, sperimenta l’abbandono.
• Non come osservatore esterno
• Non come filosofo che teorizza sul dolore
• Come vittima che lo subisce
Ma ecco la differenza fondamentale tra il grido di disperazione umano e la risposta di Dio: Gesù gridò “Perché mi hai abbandonato?” il venerdì, ma il terzo giorno, la domenica, risorse.
• Gesù non ha evitato il dolore – lo ha attraversato
• Non ha aggirato la morte – l’ha inghiottita e l’ha sputata fuori sconfitta
La resurrezione è la risposta definitiva all’assenza apparente di Dio.
Dio non ha abbandonato Gesù nella morte, e non abbandona noi.
Il silenzio di Dio non è assenza. A volte è attesa: attesa per una resurrezione che ancora non vediamo, ma che è promessa.
• Il venerdì Dio sembra morto
• Il sabato Dio sembra assente
• Ma la domenica – la domenica cambia tutto!
Romani 8:18 dice: “Io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a nostro riguardo.”
Paolo non minimizza la sofferenza, ma la colloca in una prospettiva eterna!
Le sofferenze presenti sono nulla alla luce della nostra gloria certa futura!
Paolo dice: “Facciamoci un po’ di calcoli. Ragioniamo un attimo: qui soffriamo, abbiamo tante afflizioni di vario genere, ma che cosa sono tutte le sofferenze che patiamo in paragone a dove andremo e a quello che saremo?”
È come confrontare:
• Una settimana di esami all’università con una vita intera di carriera realizzata
• Un’operazione dolorosa di due ore con cinquant’anni di salute
• Un inverno gelido con un’estate eterna
La risposta è: “Niente! Sono poca cosa!”
Quando paragoniamo le sofferenze con la gloria eterna, esse si rimpiccioliscono fino a diventare insignificanti!
Questa è la grande certezza dei cristiani!
Se stai attraversando un periodo in cui Dio sembra assente, non fermarti al venerdì! Tieni duro, la domenica sta arrivando.
Forse non in questa vita, ma certamente in quella che viene.
E quando arriverà quella domenica eterna, quando vedrai il Risorto faccia a faccia, quando entrerai nella gloria che Lui ha preparato per te – guarderai indietro a tutte le sofferenze del tempo presente e dirai con Paolo: “Non erano nemmeno paragonabili. Non erano niente. Perché questo – QUESTO – è tutto”.
Dio è morto quando diciamo, o pensiamo che sia:
III SOSTITUITO
Mentre, invece, solo Dio soddisfa.
In questo punto esploriamo:
A) L’obiezione pragmatica
“Forse Dio esiste, forse no. Ma francamente, ho trovato altre cose che mi danno senso e soddisfazione. La mia carriera mi realizza. La mia famiglia mi riempie di gioia. Il mio allenamento fisico mi dà disciplina. Le mie cause sociali mi danno uno scopo. Perché dovrei aggiungere Dio a questo? Sto bene così”.
Questa è probabilmente l’obiezione più comune nell’Occidente benestante dei nostri tempi del XXI secolo.
• Non è un rifiuto aggressivo di Dio, è semplicemente indifferenza: l’indifferenza più pericolosa
• Non nega Dio apertamente, semplicemente lo considera irrilevante
• Non è ateismo militante, è agnosticismo pratico: “Forse Dio c’è, forse no. Ma intanto io vivo la mia vita, e mi sta bene così”.
È come dire: “Forse esiste l’ossigeno, forse no. Ma intanto respiro e sto bene, quindi non mi interessa scoprirlo.”
Consideriamo:
B) La dichiarazione profetica
Ma Dio, attraverso il profeta Geremia, diagnostica questa condizione con parole taglienti.
“Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua” (Geremia 2:13).
È la follia più antica e più moderna del mondo:
• Abbandonare la sorgente per scavarsi delle cisterne
• Abbandonare l’infinito per accontentarsi del finito
• Abbandonare Dio per inseguire gli idoli
Ogni agricoltore desiderava avere una sorgente d’acqua corrente nella sua proprietà, il che avrebbe evitato di dover scavare una cisterna. Per assicurarsi che contenesse l’acqua, doveva intonacare l’interno con calce. Poi, quando pioveva, vi convogliava l’acqua piovana. Ma tali cisterne sviluppavano crepe e l’acqua filtrava via, lasciando l’agricoltore privo del prezioso bene vivificante.
Allo stesso modo Israele, che aveva a disposizione tutte le risorse del suo Dio, il Signore, la sorgente di acqua viva, si rivolse a surrogati senza valore, affidandosi a divinità impotenti che, non riuscirono a soddisfare i suoi profondi bisogni spirituali.
Chi sarebbe così sciocco da scambiare un pozzo artesiano con una cisterna rotta? Purtroppo, oggi molti lo fanno.
Oggi non ci inchiniamo a statue di Baal o Astarte.
Gli idoli moderni hanno nomi diversi, le “cisterne screpolate” oggi sono:
• Il materialismo
• Il consumismo
• L’individualismo
• La ricerca ossessiva del successo personale
E tutte lasciano un vuoto interiore!
Per esempio, il re Salomone, come leggiamo in Ecclesiaste 2, aveva provato tutto e aveva:
• Ricchezza illimitata – il più ricco del suo tempo
• Potere assoluto – re di Israele
• Piacere senza freni – “tutto quello che i miei occhi desideravano non l’ho loro negato”
• Saggezza rinomata – venivano da tutto il mondo per ascoltarlo
• Progetti grandiosi – costruzioni, giardini, opere d’arte
Salomone aveva tutto quello che tu stai cercando. Tutto quello che pensi ti renderebbe felice, lui lo aveva.
Qual è il suo verdetto finale? In Ecclesiaste 2:10-11 leggiamo: “Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia; poiché il mio cuore si rallegrava di ogni mia fatica, ed è la ricompensa che mi è toccata d’ogni mia fatica. Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole.”
La parola ebraica per “vanità” (hĕbēl) letteralmente denota“vapore”, “soffio”, o “respiro” (cfr. per esempio, Salmo 144:4; Proverbi 21:6; Isaia 57:13); ma qui seguendo il significato della parola, viene usato metaforicamente per indicare inconsistente, senza sostanza, che non ha valore, senza senso, privo di significato, vuoto, futile, inutile, inconsistente, illusorio (cfr. per esempio Giobbe 9:29; 35:16; Salmo 62:9; 94:11; Proverbi 21:6; 31:30; Isaia 30:7; 49:4; Geremia 8:19; 10:15;16:19; 51:18; Zaccaria 10:2), fragile, temporaneo, come la vita illustrata dal vapore (cfr. per esempio Giobbe 7:16; Salmo 39:5-6; 78:33; 144:4).
Salomone non dice che queste cose sono cattive. Dice che sono insufficienti. Promettono più di quanto possono dare. Sono come vapore: sembrano sostanziali, ma quando provi a tenerle strette non c'è nulla.
“Correre” (rĕʿût) è sforzarsi, un tentativo faticoso di raggiungere un obiettivo; uno sforzo per qualcosa che si desidera tanto da perseguirlo attivamente (cfr. per esempio Ecclesiaste 1:14; 2:11,17,26; 4:4, 6; 6:9).
Immagina di inseguire il vento. Corri, ti sforzi, ti esaurisci... ma non afferri mai nulla.
Anche il vento (rûaḥ), un fenomeno naturale (cfr. per esempio Genesi 8:1, Ecclesiaste 1:6), è spesso una metafora di cose che non hanno alcun valore duraturo, o sono inconsistenti, il “vento” indica futilità, o mancanza di significato (cfr. per esempio Isaia 41:29; Michea 2:11).
Infine, vediamo:
C) La soddisfazione concreta
Il Salmo 16:11 dice: “Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi son delizie in eterno.”
• “Gioie a sazietà” – non gocce, non assaggi. Pienezza.
• “Delizie in eterno” – non piaceri che sfumano dopo un’ora, un giorno, un anno. In eterno.
Chi è alla presenza di Dio sperimenta delizie che non finiscono mai. Non sono piaceri momentanei che svaniscono, ma appagamento eterno.
• La tua carriera può darti soddisfazione per qualche anno
• La tua famiglia può riempirti di gioia per decenni
• Il tuo corpo in salute e ben allenato ti fa sentire un dio
Ma poi?
• Quando la carriera finisce?
• Quando i figli crescono e se ne vanno?
• Quando il corpo invecchia e non puoi più allenarti?
Gli idoli sono fragili e sono per un tempo e non ti daranno mai ciò che Dio dona!
Tutte le cose, anche quelle buone finiscono, sono temporanee, sono parziali.
• Solo Dio offre pienezza
• Solo Dio offre eternità
• Solo nella Sua presenza c’è gioia che non finisce mai
Agostino d’Ippona pregava: “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.”
Quando manca Dio nella tua vita, tutto il resto, per quanto buono, diventa una cisterna screpolata che non tiene l’acqua.
Ecco la verità che Geremia proclama e che Salomone ha imparato a proprie spese:
Quando manca Dio, tutto il resto – per quanto buono – diventa una cisterna screpolata.
Puoi riempirla quanto vuoi.
Puoi versarci dentro carriera, famiglia, successo, piaceri. Ma l’acqua scorre via.
Non perché queste cose siano cattive. Ma perché non sono state create per portare il peso della tua sete infinita.
Non aggiungere Dio alla tua lista di idoli. Sostituisci gli idoli con Dio.
Solo Dio – la sorgente d’acqua viva – può soddisfarti veramente.
CONCLUSIONE
Abbiamo esaminato oggi tre modi in cui la cultura moderna dichiara "Dio è morto":
1) Dio è irrilevante – ma abbiamo visto che Dio è il fondamento stesso della nostra esistenza. Senza di Lui, letteralmente non esistiamo.
2) Dio è assente – ma abbiamo visto che Dio non è assente nel dolore. Infatti, Dio in Cristo è stato crocifisso per risuscitare il terzo giorno.
3) Dio è sostituito – ma abbiamo visto che solo Dio soddisfa. Le cisterne screpolate degli idoli non possono contenere l’acqua viva che solo Lui offre.
Ma non abbiamo finito.
Ci sono altre due obiezioni che la nostra cultura solleva contro Dio:
• Dio è superato – l’idea che la scienza e il progresso abbiano reso Dio obsoleto
• Dio è inaccettabile – il rifiuto del Dio della Bibbia perché non corrisponde ai nostri standard
La prossima volta, a Dio piacendo, affronteremo queste ultime due obiezioni.
Ma per oggi, lasciami chiudere con questa verità:
• Dio non è irrilevante – sei immerso in Lui come il pesce nell’acqua
• Dio non è assente – è presente anche nel buio, e la domenica sta arrivando
• Dio non può essere sostituito – solo Lui è la sorgente d’acqua viva
La domanda per te oggi è: continuerai a fingere che Dio non sia essenziale alla tua vita? O riconoscerai finalmente la realtà in cui già vivi?
Ringrazia Dio che oggettivamente non è morto, affidati a Lui, mediante Gesù Cristo, l’unico mediatore tra l’umanità e Dio, e godrai delle gioie a sazietà e delle delizie in eterno.
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