📖 Il Vuoto e la Pienezza

La diagnosi, la cura e la scelta che cambiano tutto

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Giovanni 14:13-14: L’atteggiamento di chi prega riguardo a Cristo

 Giovanni 14:13-14: L’atteggiamento di chi prega riguardo a Cristo
J. C. Ryle disse: “Il nome di Gesù è un passaporto infallibile per le nostre preghiere. In quel nome un uomo può avvicinarsi a Dio con audacia e chiedere con fiducia. Dio si è impegnato ad ascoltarlo. Pensateci. Non è forse questo un incoraggiamento?”

Giovanni 14:13 dice: “E quello che chiederete nel mio nome, lo farò.” 
Ancora nel v.14 è scritto: “Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.”

Gesù ci fa la promessa dell’esaudimento alla nostra preghiera, ma c’è un presupposto importante: Gesù ci dice di pregare nel Suo nome, e questa è una novità assoluta introdotta da Gesù nell’Ultima Cena.

Ma quante volte hai chiuso una preghiera con “nel nome di Gesù, amen” senza fermarti un secondo a pensare cosa stavi dicendo? Non per ipocrisia – per abitudine. 

Quella frase è diventata per molti ciò che la firma è per chi firma documenti tutto il giorno: necessaria, automatica, svuotata.
Eppure, Gesù non stava dando una formula – stava dando qualcosa di molto più grande.
Cosa significa pregare nel nome di Gesù? 

Pregare nel nome di Gesù non è una formula magica da allegare automaticamente alle nostre preghiere, garantendo che Dio risponderà; è piuttosto un riconoscimento della Sua persona di chi è, e un allineamento con il Suo carattere, missione, interessi, priorità e volontà, significa entrare nella sfera della Sua identità.

Pregare nel nome di Gesù significa prima di tutto:
I ACCETTARE GESÙ
Pregare nel nome di Gesù significa rispondere positivamente alla rivelazione salvifica di Dio. Non si entra nella preghiera come si bussa a una porta qualunque – si entra attraverso una porta precisa, aperta da una rivelazione precisa.

Pietro in Atti 2:21 riporta la profezia di Gioele: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”, ma prima parla di una rivelazione.

Pietro spiega che i segni della Pentecoste sono l’adempimento della promessa di Dio di effondere il Suo Spirito negli ultimi giorni come profetizzato dal profeta Gioele. 
Questi eventi dimostrano che la salvezza annunciata da Gioele è ora disponibile, e per questo chi invoca il nome del Signore sarà salvato.

La preghiera autentica nasce da ciò che Dio ha rivelato, non da ciò che l’uomo immagina.

Senza rivelazione non c’è preghiera mediante la quale chiediamo di essere salvati, come confermato anche da Romani 10:13 che fa la stessa citazione. 
Ma prima che il nome del Signore sia invocato deve essere creduto, e prima di essere creduto, deve essere ascoltato dirà ancora Romani 10:14.

Il nome è associato alla rivelazione salvifica di Dio, alla fedeltà del Suo patto nell’Antico Testamento come rivelato nel libro dell’Esodo.

L’onore del nome di Dio è fondato nel patto (Esodo 6:3-4) e nella Sua misericordia per redimere un popolo per Sé Stesso (Esodo 3:15; 6:3; 9:16).

Quando Dio libera Israele dalla schiavitù d’Egitto, Mosè collega ogni atto salvifico al nome di Dio (Esodo 15:3; 23:20-21; Numeri 6:27). 

E Gesù compie esattamente lo stesso movimento: ciò che nell’Antico Testamento apparteneva a Dio – la rivelazione salvifica – Gesù lo applica a Sé Stesso, nella pienezza del Nuovo Patto.

Pregare nel Suo nome significa dunque pregare secondo la rivelazione e il processo salvifico del Nuovo Patto in Cristo. 

Significa rispondere e identificarci con la salvezza che abbiamo in Lui, alla luce del Vangelo e dello scopo del Vangelo. Dio ci accoglie in virtù del Figlio Suo Gesù Cristo (Giovanni 1:12-13).

Forti di questa posizione che abbiamo in Cristo, possiamo pregare nel nome Suo nome.

In altre parole: pregare nel Suo nome significa pregare dalla posizione che occupiamo in Lui, e secondo l’identità che abbiamo in Lui: siamo figli di Dio in Cristo (cfr. per esempio Giovanni 1:12-13; Romani 8:14-17; Galati 4:4-6).
Dennis L. Okholm scrive: “Pregare “nel suo nome” significa pregare in modo coerente con la nostra nuova identità, realizzata grazie alla riconciliazione tra Dio e l’umanità in Gesù Cristo. In altre parole, l’uso del nome di Gesù nella preghiera non è efficace come una sorta di parola d’ordine utilizzabile indiscriminatamente da chiunque. È efficace pregare “nel nome di Gesù” solo se viviamo veramente nel nome di Gesù.”

Chiedere nel nome di Cristo significa chiedere come appartenenti a Lui, come autorizzati da Lui ad avvicinarci al Padre.

Ora, per gli ebrei il nome non era mai una semplice etichetta sonora. Era la persona stessa nella sua essenza, il carattere condensato in una parola (cfr. per esempio 1 Samuele 25:25).

Dio si è rivelato con diversi nomi che parlano di chi Egli è. 

Pregare nel “nome di Gesù” è dunque la preghiera riconoscendo la Sua autorità secondo la Sua rivelazione.   

E questa autorità si rivela in tre dimensioni che non si possono separare: Gesù Salvatore, Gesù Signore, Gesù Sommo Sacerdote. 

La preghiera è un atto di fede, radicato nella comprensione di chi è Gesù e nella sottomissione alla Sua autorità in queste tre dimensioni.

Cominciamo con la verità che dobbiamo:
A) Accettare l’autorità di Gesù come Salvatore
Il nome Gesù porta dentro di sé un annuncio: “Yahweh Salva”, o “Yahweh è la salvezza.” Non è un titolo onorifico – è una dichiarazione teologica. 

L’angelo a Giuseppe lo dice senza ambiguità: “È lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21). 

E Pietro davanti al Sinedrio lo proclama senza esitazione: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome dato agli uomini per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).
Un nome solo. Una porta sola. Una salvezza sola.

Accettare Gesù come Salvatore significa riconoscere il nostro bisogno reale che siamo peccatori impotenti a salvarci da soli (cfr. per esempio Giovanni 15:5; Romani 3:23; Efesini 2:9)
Accettare il Suo nome significa smettere di confidare nel nostro.
Non possiamo salvarci da soli: non con la nostra moralità, non con la nostra religione, non con la    nostra forza di volontà. 

Accettare Gesù come Salvatore significa ricevere il perdono come dono, non come premio (cfr. per esempio Giovanni 1:12; Efesini 2:8; 1 Giovanni 1:7)
Molti vivono ancora come se dovessero “meritare” il favore di Dio, ma è per sola grazia e non per opere (cfr. per esempio Romani 11:6).
Il nome Gesù ci ricorda che la salvezza è grazia, non per le nostre opere (cfr. per esempio Galati 2:16).

Accettare Gesù come Salvatore significa smettere di fuggire da Dio (cfr. per esempio Giovanni 3:17; 6:37; Ebrei 4:16)
Se Gesù è venuto per salvare, non per condannare, allora possiamo avvicinarci senza paura.
La salvezza non è un giudizio: è un abbraccio.

Accettare Gesù come Salvatore significa vivere nella libertà del perdono (cfr. per esempio Giovanni 8:36; Romani 8:1; Colossesi 3:13)
Non solo essere perdonati… ma vivere da perdonati.

Ma noi dobbiamo anche:
B) Accettare l’autorità di Gesù come Signore
Filippesi 2:9 dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.”

Dio ha sovranamente innalzato Gesù uomo e gli ha dato un nome – probabilmente Signore – (cfr. v.11) al di sopra di ogni nome.

Questo non è semplicemente un titolo di rispetto: è la dichiarazione della Sua autorità assoluta su ogni realtà creata, visibile e invisibile.

Nell’esperienza della chiesa primitiva, Gesù Cristo non solo era il centro della fede, ma anche il segreto del potere, infatti, nel nome di Gesù Cristo i discepoli guarirono uno storpio (Atti 3:6,16); quando i capi del popolo e gli anziani chiesero a Giovanni e a Pietro con quale autorità avessero fatto quella guarigione (Atti 4:7).

Pietro pieno di Spirito Santo risponde in Atti 4:10: “Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù che quest'uomo compare guarito, in presenza vostra.” 

Paolo rimprovera uno spirito immondo, in Atti 16:18 leggiamo: “Così fece per molti giorni; ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: ‘Io ti ordino, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei.’ Ed egli uscì in quell’istante.”

Accettare Gesù come Signore significa arrendersi alla Sua volontà (Matteo 16:25; Luca 6:46; 22:42)
Non è solo chiamarlo “Signore”, ma viverlo nella pratica pronti a morire per Lui, fare tutto ciò che ci dice di fare in completa sottomissione.

Accettare Gesù come Signore significa riconoscere che la Sua autorità è buona
La Sua signoria è un giogo dolce e leggero, dai comandamenti non gravosi, sapendo che è il nostro buon pastore che si prende cura di noi tanto da essere morto per noi.

Accettare Gesù come Signore significa portare il Suo nome nelle battaglie della vita come abbiamo visto
La chiesa primitiva non usava il nome di Gesù come formula, ma come posizione spirituale nel cacciare i demoni, o nel fare qualsiasi altra cosa (cfr. per esempio Marco 16:17; Colossesi 3:17)

Accettare Gesù come Signore significa vivere con coraggio 
Se ogni ginocchio si piegherà davanti a Lui, nessun potere ha l’ultima parola, se noi siamo dalla sua parte e Lui è con noi allora lo serviremo con coraggio (cfr. per esempio Matteo 28:18; Romani 8:31; Ebrei 13:6).

Questo ci porta a considerare che:
Accettare Gesù come Signore significa partecipare alla Sua missione 
Se Lui è il Signore, allora la nostra vita non ci appartiene più, il Suo regno e la Sua missione sarà la nostra priorità (cfr. per esempio Matteo 6:33; Giovanni 20:21; Atti 1:8).

Infine, nel nome di Gesù dobbiamo:
C) Accettare l’autorità di Gesù come Sommo Sacerdote
James W. Beeke; Joel R. Beeke scrivono: “Pregare nel nome di Cristo non significa basare la mia speranza e aspettativa di essere ascoltato sui meriti delle mie ‘buone’ preghiere. Piuttosto, è pregare mettendo tutta la mia fiducia nei meriti di Gesù Cristo e nella Sua intercessione.” 

Pregare nel nome di Cristo non significa presentarsi a Dio con le mani piene delle proprie buone preghiere. 
Significa presentarsi a mani vuote, ma rivestiti dei meriti di un altro, vale a dire di Gesù e non sui nostri meriti.

R. A. Torrey racconta di aver ricevuto un biglietto durante una conferenza da un uomo amareggiato per il fatto che Dio non avesse risposto alle sue preghiere. Il biglietto diceva: “Sono membro della Chiesa Presbiteriana da trent’anni e ho cercato di esserlo sempre. Sono stato sovrintendente della scuola domenicale per venticinque anni e anziano della chiesa per vent’anni; eppure, Dio non risponde alla mia preghiera e non riesco a capirlo.”
Torrey lesse il biglietto dal pulpito e affermò che la spiegazione era semplice: “Quest’uomo pensa che, poiché è stato un membro costante della chiesa per trent’anni, un fedele sovrintendente della scuola domenicale per venticinque anni e un anziano della chiesa da vent’anni, è convinto che Dio sia obbligato a esaudire le sue preghiere. In realtà, sta pregando nel proprio nome, e Dio non ascolterà le nostre preghiere se ci rivolgiamo a Lui in questo modo. Se vogliamo che Dio esaudisca le nostre preghiere, dobbiamo abbandonare l’idea di avere dei diritti su di Lui. Nessuno di noi merita nulla da Dio. Se ottenessimo ciò che meritiamo, ognuno di noi passerebbe l’eternità all’inferno. Ma Gesù Cristo ha grandi diritti su Dio, e noi dovremmo rivolgerci a Dio nelle nostre preghiere non sulla base di una nostra presunta bontà, ma sulla base dei diritti di Gesù Cristo.”

Tutta la fiducia, tutta la speranza, tutta l’aspettativa di essere ascoltati poggiano non su ciò che siamo, o abbiamo fatto, ma sulla nostra posizione spirituale in Cristo e su ciò che ha fatto, sui Suoi meriti e diritti su Dio.
Pregare nel nome di Cristo significa quindi pregare sulla base dei Suoi meriti e diritti presso Dio.

Nell’Antico Testamento il sacerdote era il ponte tra l’uomo e Dio – consacrato, chiamato, mediatore di culto e riconciliazione. 
Ma quel ponte doveva essere ricostruito ogni giorno, ogni anno, attraverso sacrifici che non potevano mai chiudere il debito. 

Era un sistema provvisorio. 
Gesù Cristo è diverso: il Suo sacerdozio non finisce, non si ripete, non si logora. È eterno, perfetto, definitivo.

L’autore di Ebrei lo mostra con chiarezza: il sacerdozio dell’Antico Patto purificava l’esterno; quello di Cristo purifica la coscienza. Apre una strada a Dio che non si chiude mai più (Ebrei 5:1,3; 7:27; 8:3; 9:9; 7:18-19; 8:7; 9:11-14; 10:19-22).

Pregare nel nome di Gesù significa accedere al Padre senza bisogno di un altro mediatore, perché Cristo ha aperto la via una volta per tutte.

Gesù opera come Mediatore e Garante del Nuovo Patto (Ebrei 7:22; 8:6). 
Il “Mediatore” è colui che si pone in mezzo tra due parti nemiche e le riconcilia. 
Gesù è il ponte che attraversa il baratro del peccato, largo e profondo quanto la distanza tra la creatura ribelle e il Dio santo. 

Il peccato ci aveva resi nemici di Dio; Cristo ci ha riconciliati. Come scrive Martinez: “Senza la mediazione di Gesù Cristo, la santità di Dio ci vieterebbe di avvicinarci a lui. I nostri peccati costituirebbero una barriera insuperabile.”

Ma Gesù è anche “Garante”, cioè colui che offre sé stesso come pegno, che si fa carico del debito altrui con la propria vita. 
Noi non eravamo in grado di salvarci: Lui si è preso l’impegno al nostro posto e lo adempie in modo perfetto. 
Garantisce a Dio che chi è in Lui è accettabile, perché ha pagato per loro. 
Garantisce a noi che tutte le promesse di Dio saranno adempiute. 

La certezza della salvezza non poggia sulla nostra coerenza – poggia sulla fedeltà di Gesù Cristo.
Gesù sacerdote autore di una salvezza eterna (Ebrei 2:16-17; 5:9). 

Per la Sua opera propiziatoria sulla croce siamo perfettamente giustificati e santificati (Romani 3:24-26; 1 Corinzi 6:11) e non solo, ma agisce anche come nostro unico intercessore (Romani 8:34; Ebrei 7:25; 9:24) e unico avvocato (1 Giovanni 2:1).

Gesù parla a favore nostro in virtù della Sua giustizia e sacrificio, infatti, noi leggiamo che Gesù è alla presenza del Padre (Giovanni 14:12), che è anche Giudice (cfr. per esempio Salmo 75:7; 96:13; Romani 2:5) dove intercede come avvocato per parlare a nostro favore.

Ma non come chi minimizza l’accusa o adduce circostanze attenuanti. Come scrive Smith: “Il nostro Avvocato non sostiene la nostra innocenza. Egli riconosce la nostra colpa e presenta la sua opera vicaria come base per la nostra liberazione.”

Non nega il peccato – lo ha già portato. E proprio questo lo rende un avvocato invincibile.
Con questa libertà e questa certezza il credente innalza le sue preghiere nel nome di Gesù – Salvatore, Signore, Sommo Sacerdote – sapendo che Dio ascolta non per i propri meriti, ma per i meriti di Lui. 
Come disse Emil Brunner riguardo a Gesù è: “Il fondamento, la giustificazione e la legittimazione delle nostre preghiere.”

Non ci sono altri accessi
Non ci sono scorciatoie
Non ci sono alternative

Pregare nel nome di Gesù significa riconoscere che Lui solo è la via mediante il quale possiamo andare liberamente a Dio tutte le volte che vogliamo (Efesini 2:18; 3:12; Ebrei 10:19), sapendo che accetta le nostre persone e accoglie le nostre preghiere.

Pregare nel nome di Gesù significa:
II ALLINEARSI ALLA SUA PERSONA
Accettare Cristo non è ancora tutto. 
Le preghiere nel Suo nome sono preghiere offerte in accordo completo, in sintonia con la Sua persona – con il Suo carattere, con la Sua volontà, con i Suoi desideri, così come si sono rivelati nella Parola.
Stedman scrive: “Chiedere nel nome di qualcuno significa chiedere come se fossimo quella persona. Questo significa che dobbiamo chiedere ciò che Gesù desidererebbe, ciò che lui desidera, e non i nostri desideri personali.”

Il nome, lo abbiamo detto, rappresenta la persona. 
Pregare nel nome di Gesù significa allora pregare come Lui pregherebbe – con i Suoi interessi, con la Sua prospettiva, con le Sue priorità, con i Suoi piani.
E non portando le nostre liste davanti a Dio mascherandole con una formula finale!

Donald Grey Barnhouse aggiunge: “Pregare nel nome del Signore Gesù Cristo significa cercare l’approvazione della nostra richiesta e tenere in considerazione che ciò che chiediamo sia coerente con la natura e i propositi del nostro Salvatore”.

E allora preghiere che nascono da motivazioni egocentriche, o egoistiche, da desideri centrati su noi stessi, da capricci, da ambizioni mondane, da richieste sciocche, autocelebrative, vittimistiche o addirittura contrarie alla Sua santità, Gesù non le ascolterà, si fermano sotto il soffitto, perché sono preghiere che non riflettono il cuore di Gesù, non sono veramente secondo il Suo nome. 

Saranno preghiere che portano anche il Suo nome, ma sono come vesti eleganti che coprono un cuore lontano!

Per familiarizzare con il carattere, la volontà e i desideri di Gesù occorre familiarizzare con la Sua Parola – non c’è altra strada e bisogna volerlo.

Allinearsi a Cristo significa identificarci completamente con Lui: desiderare ciò che Lui desidera, vedere le cose come le vede Lui, cercare ciò che per Lui è importante, muoversi nei Suoi progetti e non nei nostri. 

In altre parole:
È una preghiera che nasce dalla volontà di Cristo, non dai nostri impulsi
È una preghiera che riflette le Sue priorità, non le nostre urgenze
È una preghiera che si inserisce nel Suo piano, non nei nostri schemi

In questo senso: il regno di Dio ha la precedenza. Ogni circostanza, ogni necessità, ogni richiesta viene vista nella prospettiva dei piani di Dio secondo la rivelazione della Sua Parola.
Uscire da questo contorno – come avverte Martinez – significa profanare il santuario della preghiera. 

Non si può chiudere una preghiera “nel nome di Gesù” con un comportamento che non onora Gesù. 
Il nome finale non santifica ciò che il nome ha già contraddetto nel vissuto. 
È come firmare un documento con un nome che non ti appartiene: la firma non autentica l’atto, lo falsifica.

Finire una preghiera nel Suo nome implica riconoscere la Sua Signoria sulla mente, sui sentimenti, sulle decisioni, su tutto.

Infine, pregare nel nome di Gesù significa:
III AMARE LA SUA PERSONA
C’è infine qualcosa che va oltre l’accettazione e l’allineamento: l’amore. 
Perché si può accettare un’autorità senza amarla
Perché si può allinearsi a una volontà per disciplina, non per affetto

Ma chi ama davvero Gesù prega diversamente. Prega desiderando che il nome di Dio sia glorificato – perché questo è il desiderio di Gesù (cfr. per esempio Giovanni 8:50; 11:4; 17:1,4).

Chi ama è più interessato all’amato che a sé stesso!

Le sue preghiere non gravitano attorno ai propri bisogni – gravitano attorno agli interessi di Cristo.

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14:15) – e questo vale anche per la preghiera. 

L’amore è la radice da cui nascono sia l’obbedienza che la preghiera autentica e l’esaudimento per la gloria di Dio; infatti, Gesù dice al v.13, che lo scopo ultimo: che il Padre sia glorificato nel Figlio.

Pertanto, se Gesù risponde alle preghiere per la gloria del Padre, la nostra preghiera, come tutta la nostra esistenza, dovrebbe essere orientata verso questo obiettivo.

Johannes Beutler commenta: “Il riferimento alla ‘glorificazione del Padre attraverso il Figlio’ fornisce, quindi, non solo lo scopo della preghiera di supplica cristiana, ma anche i limiti di tale preghiera.’”

Pregare per qualcosa che non contribuisca alla gloria del Padre attraverso il Figlio, in altre parole, sarebbe fuori luogo.

Allora saranno esaudite le preghiere per la gloria di Dio; pertanto, non è sbagliato aggiungere alle richieste di preghiera la frase: “Se questo ti glorifica esaudisci questa preghiera”.

In effetti, la gloria di Dio è lo scopo di tutta la creazione (Salmo 19:1), di tutti coloro che fanno parte del Suo popolo che Dio ha salvato in Cristo (Isaia 43:7; 1 Corinzi 10:31; Efesini 1:3-14).

Ma lo era anche del Figlio stesso – Gesù – con la Sua obbedienza nel compiere la missione che il Padre gli aveva affidato (Giovanni 17:4).

Lo vediamo nella sua forma più alta e santa nel Getsemani. 
Quando Gesù affrontò l’angoscia della croce, pregò che il Padre allontanasse da Lui quel calice di sofferenza. 
Questo ci mostra che, quando siamo spaventati, provati o afflitti, possiamo chiedere a Dio di liberarci: Gesù lo fece. 
Ma la sua preghiera non si fermò lì; era guidata da una fiducia incrollabile nella volontà del Padre e da un ardente desiderio della gloria del Padre.
Per questo concluse: “Non la mia volontà, ma la tua sia fatta” (Luca 22:42), perché era per questo motivo che venne sulla terra (cfr. per esempio Giovanni 4:34; 6:38; Ebrei 10:7).

Come osserva A. W. Pink: “Pregare nel nome di Cristo significa mettere da parte la nostra volontà e sottometterci alla perfetta volontà di Dio.” 

Pregare nel nome di Gesù, richiede una trasformazione profonda della vita spirituale e un cambio di priorità e visione, da qualsiasi centrismo al Cristocentrismo: Gesù Cristo deve essere al centro della tua vita!

Pregare nel nome di Cristo significa che tutto il resto viene subordinato e la persona di Gesù Cristo esaltato; e questo avviene se l’amore per Gesù è superiore alla nostra vita stessa, ed è quello che Gesù richiede per ogni Suo discepolo (cfr. per esempio Matteo 16:24-25; Luca 14:26-27).

Quindi, solo l’amore per Cristo rende possibile una preghiera così sottomessa, così centrata sulla gloria del Padre, così libera da pretese personali. 

L’amore trasforma la preghiera da ricerca di benefici a comunione con il cuore di Cristo.
Senza amore, l’accettazione diventa religione
Senza amore, l’allineamento diventa legalismo
Con l’amore, tutto diventa comunione con cuore che ama prima ancora di chiedere

CONCLUSIONE
Ricordi la firma automatica con cui abbiamo cominciato? 
Quella che si appone senza pensare, svuotata dal gesto ripetuto?
Ecco cosa significa pregare nel nome di Gesù: trasformare quella firma in un atto consapevole. 

Non una formula, ma una confessione sentita
Non un’abitudine, ma un accesso riconoscente 
Non una chiusura, ma un inizio eterno

Perché dietro quella frase ci sono tre confessioni:
Accetto che senza di Lui non posso avvicinarmi
Mi allineo a ciò che Lui è
Lo amo abbastanza da desiderare la Sua gloria prima della mia risposta

Ogni volta che dici “nel nome di Gesù”, stai dicendo tutto questo. O dovresti dire tutto questo.



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